Piccolo viaggio nell"anima tedesca

Piccolo viaggio nell”anima tedesca è anzitutto un libro piacevole a leggersi.  Le autrici,  note corrispondenti dalla Germania per alcune testate nazionali, lo hanno scritto accompagnando il taglio giornalistico alla profondità di analisi. D”altra parte è lo stesso argomento trattato a rendere più necessaria che mai la qualità stilistica del libro. Questo è appunto un viaggio, compiuto attraverso l”identità tedesca, tramite il veicolo della lingua tedesca, a cinquantanove anni dalla caduta del terzo Reich, a quindici anni dalla riunificazione delle due Germanie, a un anno dalla presa di posizione contro la guerra in Iraq [Elisa Caldarola – Criticamente.it].


La scelta della lingua come filo conduttore richiama i metodi della storia della cultura e della mentalità , ma è soprattutto frutto di una riflessione sulla specificità dell”anima tedesca: i tedeschi, possiamo dire con formula un po”semplificatrice, sono un popolo convinto dell”importanza delle parole. Talmente convinto da eleggere ogni anno la propria parola dell”anno. Questa convinzione appare del tutto naturale, se si pensa alla ricchezza della loro lingua (che conta circa quattrocentomila parole, quasi centomila in più che l”italiano), alle sue caratteristiche di precisione e astrazione (i tedeschi sembrano avere una parola specifica per tutto, ma proprio tutto…), e anche alle regole grammaticali, che permettono di costruire nuove parole assemblando quelle conosciute (sino a comporre parole di sessanta e più lettere!).

Così ogni capitolo ruota attorno ad una parola che può fungere da spunto per raccontare la società tedesca (come Vergangenheitsbewà¤ltigung, o Feierabend*), che è famosa per essere stata accolta nelle altre lingue (come Weltanschauung**), che indica aspetti tipici della mentalità tedesca (Nestbeschmutzer, Mitlà¤ufer ***), o che, addirittura, non corrisponde a nessun concetto che nelle altre lingue si possa esprimere nello spazio di un solo vocabolo (è il caso di Zweisamkeit e Schadenfreude****). In alcuni casi le parole ritagliano lo spazio per il ricordo degli uomini e delle donne che hanno costruito l”identità plurale della Germania contemporanea: gli scrittori Heinrich Heine, Heinrich Bà¶ll e Gà¼nter Grass, e i politici, da Willi Brandt, a Helmut Kohl, sino a Joska Fischer e Angela Merkel, per citarne alcuni.

Il volto della Germania che ne viene fuori è come quello di un ritratto cubista: quello di un soggetto dipinto da più angolazioni che vengono a sovrapporsi l”una all”altra. La Germania nazista del secolo breve si affianca a quella verde e pacifista dei nostri giorni, la Germania orgogliosa del post-riunificazione a quella che ora sta pagando in termini di deficit economico lo scotto di quella svolta politica, i tedeschi del consenso al nazismo ai tedeschi del dissenso, dell”originalità perseguita a tutti i costi, a partire dagli anni “90, nonché, ovviamente, gli ossi (tedeschi dell”ex-Germania-est) ai wessi (tedeschi dell”ex-Germania-ovest).

Gettare uno sguardo a questo quadro è un”ottima occasione per incontrare i nostri vicini, con i quali condividiamo una fetta ormai molto grande di destino politico e dei quali, però, possediamo spesso soltanto immagini simili a caricature o bozzetti.Per concludere una curiosità : la parola dell”anno eletta nel 2002 è Teuro, un neologismo che gioca sull”accostamento dell”aggettivo teuer (caro, costoso) e del ben noto euro, la moneta comunitaria…che sia necessario importare una nuova parola dal tedesco nelle altre lingue?

Elisa Caldarola

* confronto con il passato, sabato;** visione del mondo;*** insozzatore del nido, connivente;**** solitudine a due, gioia per le disgrazie altrui.

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