Fondi e conflitti

II governo intende accelerare i decreti per l'attuazione della legge delega che promuove i fondi pensione. Saràƒ un'innovazione molto importante, che avvicina l'Italia ai Paesi anglosassoni. Ma saràƒ anche bene evitare ogni trionfalismo: non foss'altro perchàƒÂ©, finora, i più accesi sostenitori dei fondi pensione non sono stati tanto i futuri beneficiari quanto le societàƒ (banche e assicurazioni) destinate, dietro compenso, ad organizzarli e i grandi gruppi nei cui titoli le risorse raccolte verranno investite. [Massimo Mucchetti]


Per cominciare, dal punto di vista dei lavoratori, non àƒÂ© possibile misurare l'interesse a sottoscrivere le quote dei fondi pensione fino a quando non saranno definiti i benefici fiscali che dovrebbero rendere preferibile questa destinazione del risparmio rispetto ad altre. Certo àƒÂ© che la convenienza di trasferirvi i futuri accantonamenti al trattamento di fine rapporto, come suggerisce il governo, non pare un articolo di fede. E' stato lo stesso presidente della Covip, l'Autoritàƒ garante del settore, Luigi Scimia, aspiegare come, negli ultimi cinque anni, il rendimento lordo cumulato del Tfr, pari al 17,9%, sia stato superiore a quello dei fondi pensione esistenti che oscilla tra il 5 e il 17,5%. Naturalmente, a lungo termine àƒÂ© possibile che i fondi pensione, grazie all'investimento azionario, rendano qualcosa in più. Nell'arco di un secolo le azioni americane hanno reso tra i1 6 e l'8% in più rispetto ai bond del Tesoro, anche se altrettanto non si puo dire di quelle italiane.

Ma come diceva Keynes, a lungo termine siamo tutti morti
. E la pensione serve quando arriva l'etàƒ del ritiro, e non dopo perchè bisogna aspettare la ripresa dei mercati. Ragion per cui la clausola del silensio-assenso in base alla quale, secondo la legge delega, il Tfr passa automaticamente al fondo pensione in mancanza di comunicazioni contrarie sembra una soluzione poco liberale. II Tfr rappresenta un salario differito sicuro, garantito dall'Inps in caso di fallimento. Cambiarne la destinazzone verso impegni comunque più rischiosi dovrebbe essere una scelta fatta in positivo senza alcun automatismo, come dire?, spontaneo. E' più facile, invece, farsi un'idea dell impatto che i fondi pensione potranno avere sull'economia. Secondo le stime correnti, circa la metàƒ del flusso  annuale del Tfr, e cioàƒÂ© circa 7 miliardi, sara destinato at fondi pensione. Si tratta di risorse che, al momento, vengono fatalmente investite nell'economia reale. La legge delega stabilisce che le imprese, se private di questo prestito da parte dei loro dipendenti, vengano compensate attraverso il credito agevolato con integrazione degli interessi a carico del governo nella misura del 3-4% sulla quota di Tfr concretamente trasferita.

Se le agevolazioni fiscali saranno attraenti (il ministero dell'Economia sta facendo i conti di quanto ciàƒÂ² costeràƒ all'Erario), i nuovi fondi pensione potranno rastrellare in 10 anni ben di più dei 70-80 miliardi che al momento si prevedono attraverso la manovra sul Tfr. BenchàƒÂ© non sia paragonabile all'enorme deflusso di risparmio dai titoli di Stato alle azioni e ai fondi comuni degli anni Novanta, si tratta pur sempre di una somma molto importante, che si aggiunge ai 37 miliardi giàƒ amministrati dai fondi pensione esistenti. Una somma piu che sufficiente per esigere risposte adeguate a tre questioni di fondo: chi e come la gestiràƒ ; chi controlleràƒ i gestori; quali saranno gli oggetti dell'investimento delle risorse.

L'Italia non ha una classe di gestori indipendenti di fondi pensione. In compenso, come osserva Mediobanca, he i fondi comuni di investimento piu costosi d'Europa.
Da noi i gestori del risparmio sono quasi tutti legati a banche e assicurazioni, che hanno giàƒ corposi interessi nell'emissione e nel collocamento di titoli e nella gestione di imponenti portafogli. C'è un conflitto d'interessi evidente, e forse inevitabile nell'infanzia dei fondi pensione. Un sistema bancario che he riempito di Cirio e di Parmalat i propri clienti àƒÂ© forse più credibile se, invece delle gestioni patrimoniali, si trova ad amministrare fondi pensione? Un sistema assicurativo che spesso carica sull'assicurato nei primi tre anni il costo di acquisizione di una polizza individuale previdenziale, legando cosàƒÂ¬ a sè il poverino con un handicap che ne impediràƒ la fuga, dàƒ migliori garanzie? Con questo non diciamo che i fondi pensione non si possano fare bene avendo alle spalle il mondo finanziario italiano e non quello anglosassone. Diciamo che bisogna stare attenti.
Anche perchàƒÂ©, come dimostrano le recenti indagini del giudice di New York, Eliot Spitzer, su broker e compagnie, perfino nell'America postmoderna e puritana i furbi dilagano.
Stare attenti significa, definire in modo serio, prudente, trasparente e verificabile i criteri d'investimento e dotare di effecaci poteri d'intervento l'Autoritàƒ di Garanzia, poco importa se sia ancora la Covip o una, più generale. Oggi, per esempio, a differenza dell'epoca precedente al 1993, i fondi pensione non possono acquistare direttamente immobili ma devono limitarsi a quote difondi immobiliari o ad azioni di societàƒ immobiliari. Devono cioè pagare un margine a chi di dovere. E perchàƒÂ© mai?
Sempre oggi la Covip non puàƒÂ² impedire a un fondo pensione di acquisire obbligazioni senza rating. PuàƒÂ² solo sconsigliare. Un po' poco.

Ma il punto cruciale saràƒ la destinazione delle risorse. Dopo i loro primi 10 anni, i fondi pensione negoziali (a presenza sindacale) e aperti (senza sindacati) hanno investito rispettivamente il 22,1 e il 26,9% delle risorse in azioni e il 71,8 e il 30,1 in obbligazioni. I fondi aperti, in compenso hanno scommesso molto, il 35%, su quote di fondi comuni, anche immobiliari. Nel complesso, i titoli di Stato italiani rappresentano 148% dell' investimento obbligazionario. Ma la Covip non àƒÂ© in grado di dire quante siano ad le azioni e le obbligazioni emesse da societe italiane sottoscritte dai fondi pensione. Certo àƒÂ© che non sono molte ed è verosimile che vengano da un ristretto numero di societàƒ quotate, la punta dell'iceberg dell'economia reale. In ogni caso, difficilmente le partecipazioni azionarie saranno stabili perchè i fondi pensione dovranno ogni giorno salvaguardare un certo grado di liquidabilitàƒ del portafoglio per poter onorare i propri impegni verso i pensionati.
Morale: questi fondi serviranno a dare una pensione integrativa ai giovani, e questo àƒÂ© bene, pur sapendo che nemmeno i fondi potranno garantire pensioni ricche ai giovani poveri; i fussi di investimento azionario dei fondi pensione in Italia offriranno una risorsa aggiuntiva non trascurabile e crescente, e staràƒ alle aziende che formano il corpo sommerso dell'iceberg darsi la struttura per intercettarli onde evitare che tutto si risolva in un'affare dei soliti noti.

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