“C’e’ un unico Dio politico, George W.Bush, e Tony Blair è il suo profeta, questa è la nuova dottrina politico-religiosa che vogliono costringerci ad accettare e seguire”: fragorosi applausi a scena aperta hanno accolto questa frase del presidente dello Zimbabwe Robert Gabriel Mugabe durante i lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
L’anziano ma deciso capo di Stato, che è al potere nel suo Paese da quasi un quarto di secolo dopo aver portato il suo Paese all’indipendenza dall’Inghilterra, ha quindi criticato i “calcoli” di Londra e Washington contro qualsiasi possibile riforma e allargamento del Consiglio di Sicurezza: “ ironicamente, si tratta di alcune delle stesse forze che dall’anno scorso hanno fatto piovere bombe e fuoco infernale su iracheni innocenti, in nome della democrazia…..L’iraq è diventato un enorme inferno creato da un’aggressione degli Stati Uniti, dell’Inghilterra e dei loro alleati patentemente e totalmente illegale”. Mugabe non si è limitato ad aggiungere la sua voce al grande dibattito sull’”illegalità ƒ ” della guerra in Iraq aperto la settimana scorsa da un’intervista del Segretario Generale dell’Onu alla Bristish Broadcasting Corporation (Bbc); ha anche denunciato l’esplicita attività ƒ del governo di Londra per il suo allontanamento dal potere, incluse le sanzioni che stanno in realtà ƒ danneggiando quasi esclusivamente la parte più debole del Paese. “Lo Zimbabwe ha dovuto fronteggiare – ha detto Mugabe – sanzioni non provocate, dichiarate e non dichiarate, imposte dalla Gran Bretagna e dai suoi alleati che si ostinano a far crollare il nostro governo legittimamente eletto…Il signor Tony Blair, il primo ministro britannico, ha con arroganza e senza vergogna dichiarato nel suo parlamento che il suo governo sta lavorando con il partito d’opposizione dello Zimbabwe per produrre un cambiamento di regime Ancora una volta, è emersa la natura fuorilegge di quest’ uomo che, insieme al suo maestro di Washington crede che Dio gli abbia ordinato di governare il mondo”. La figura personale di Mugabe e di buona parte di coloro che con lui governano è diventata bersaglio di continui e ripetuti attacchi nazionali e internazionali soprattutto a partire dal 2000 quando, dopo 20 anni di attesa, Harare, senza più attendere fondi e consenso inglesi, avvià ƒÂ² una dura e controversa riforma agraria ( anche con occupazione di aziende agricole) volta a riequilibrare la distribuzione delle terre coltivabili tra la popolazione autoctona e lo 0,6 per cento di popolazione bianca che ne deteneva la stragrande maggioranza e tuttora ne possiede una notevole quantità ƒ . Le iniziative dell’opposizione interna, rafforzata da evidenti legami soprattutto con Inghilterra e Stati Uniti, ha finora esacerbato i rapporti interni tra governo e opposizione e danneggiato in maniera sostanziale l’economia del Paese – con conseguenze gravi per le fasce sociali povere – più che fiorente prima del protratto scontro di potere.
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