Il clima é impazzito. La terra é a rischio: bisogna intervenire. E' il grido di allarme che scienziati e politici lanciano dal parco della tenuta di San Rossore, nei pressi di Pisa, dove in questi giorni si svolge il quarto convegno internazionale sul futuro della terra. Si discute del disastro ambientale determinato dall'aumento della concentrazione di gas serra nell'atmosfera.
Il clima é impazzito. La terra é a rischio: bisogna intervenire. E' il grido di allarme che scienziati e politici lanciano dal parco della tenuta di San Rossore, nei pressi di Pisa, dove in questi giorni si svolge il quarto convegno internazionale sul futuro della terra. Si discute del disastro ambientale determinato dall'aumento della concentrazione di gas serra nell'atmosfera, conseguenza dell'uso di combustibili fossili e della deforestazione tropicale, a loro volta causa l'aumento della temperatura e quindi il diverso andamento delle stagioni, delle precipitazioni, l'aumento dei livelli dei mari, lo scioglimento dei ghiacciai, la desertificazione delle pianure e altre conseguenze a catena.
Partecipano al convegno Al Gore, Romano Prodi e Giovanni Sartori e i maggiori esperti mondiali di ambientalismo. Ad esempio Edward Goldsmith che ha aperto i lavori in veste di padrone di casa.
Goldsmith è padre fondatore dell'ambientalismo, saggista con molte pubblicazioni all'attivo, presidente del Climate Initiatives Fund, fondatore e editore di The Ecologist. La rivista, nata nel 1969, fu la prima nel suo genere e oggi e presente in molti paesi dell'Europa e del mondo, prossimamente, in versione un po' diversa dall'originale, uscirà anche in Italia. Il numero uno pubblicherà la traduzione dell'importante saggio di Goldsmith “Come alimentare il mondo”.
Professor Goldsmith, se ho ben capito, da una parte dovremmo ridurre le emissioni di carburanti fossili, dall'altra, cos^ facendo, metteremmo alla fine milioni di persone.
“Più che ridurre le emissioni, bisognerebbe quasi eliminarle, provando a sostituire le attuali metodologie di produzione energetica con metodi alternativi, energia eolica e solare, attraverso politiche di incentivazione che si sarebbero dovute mettere in atto gia da molto tempo. Invece, portroppo, la nostra agricoltura, e piu in generale la nostra vita, continua a dipendere in gran parte dall'uso dei combustibili fossili che stanno uccidendo il pianeta. E perciò accade quello che lei rilevava. A questo proposito é emblematico l'esempio di ciò che é successo nella Corea del nord che rimase per mesi senza petrolio perché il governo non si poteva più permettere di pagarlo, milioni di contadini morirono di fame per l'impossibilità di sostenere l'agricoltura meccanizzata da cui completamente dipendevano”.
Il presidente Prodi, rinnovando l'appello agli Stati Uniti per l'adesione al trattato di Kyoto, ha sottolineato la necessità che anche India e Cina ne entrino a far parte al più presto e ha annunciato che per la Russia potrebbe essere vicina la firma.
“E non sarà facile convincere Cina, Russia, India e anche Arabia Saudita che non potranno seguire le orme dell'occidente per il proprio sviluppo, dato che ormai é chiaro che il modello agricolo industriale, dipendente dai carburanti fossili, distrugge il pianeta e che per il futuro é necessario assicurare la produzione naturale. Tornare dal globale al locale. Gli interventi tecnologici, venduti dalle multinazionali come rimedio alla fame nel mondo, hanno ottenato l'effetto opposto a quello desiderato”.
Forse il limite di questo argomento é che ogni volta che si tratta sembra essere sempre tinto di ideologia che divide gli esperti in due fazioni: chi considera che questo sia un normale cambiamento epocale e chi – come lei – sostiene che il cambiamento sia dovuto allo scellerato intervento dell'uomo sulia natura.
“Ci sono quattro o cinque climatologi che dicono che il problema non esiste perché hanno interessi nelle multinazionali. Ci sono ancheesperti che dicono che i pesticidi non sono nocivi e altri che invece attribuiscono molti tumori all'esposizione a prodotti chimici. I dati in nostro possesso peggiorano di anno in anno. Più approfondiamo gli studi e più gli scenari peggiorano. Gli oceani e la terra assorbono circa la metà dell'anidride carbonica prodotta e quindi sono un elemento stabilizzante per il clima. Continuando però a immettere veleni nel suolo il rischio é che la terra cominci ad emettere carbonio anziché assorbirlo. Inoltre, recenti ricerche inglesi risulta che se continuiamo cosi la temperatura si innalzerà di circa 9 gradi entro la fine del secolo”.
Cosa si può fare realisticamente?
“La situazione é gia in gran parte compromessa e ciò che si può fare per salvare il salvabile é semplicemente smetterla di distruggere la natura e di immettere veleni nella terra. Anche così non si annullerà il problema quantomeno lo si rallenterà , permettendo agli ecosistemi di adattarsi”.
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