di Sandro Calvani
tratto da Vita.it
In privato sfottono: «Sarebbe come paragonare l'Internet al telegramma». Il paragone impossibile è azzeccato, perché i nuovi mercenari sono davvero un fenomeno completamente nuovo, che è cresciuto più attorno ai nuovi concetti di sicurezza dopo l'attentato terroristico a New York l'11 settembre 2001, che attorno alle vecchie esperienze simili alla Legione straniera. Ultimamente hanno dimostrato di essere capaci di sinergie efficaci con un altro business, quello del traffico di armi.
Secondo le Nazioni Unite, su 500 milioni di armi da fuoco in circolazione al mondo, il 40% passa di mano per vie differenti dal mercato ufficiale, cioè attraverso operatori clandestini o illegali. Tre i Paesi più forti nel business dei soldati in affitto: gli Stati Uniti d'America, la Gran Bretagna e il Sud Africa. Anche se la legge di quest'ultimo Paese vieta «qualunque forma di partecipazione di cittadini sudafricani in un conflitto armato, per guadagno privato». Il reclutamento, l'addestramento, il finanziamento, il marketing di servizi mercenari sono proibiti, sia fuori che dentro il Sud Africa. Ma, nonostante tutto, tre compagnie sudafricane – la Executive Outcomes (Risultati Esecutivi), la Meteoric Tactical Solutions (Soluzioni tattiche da meteora) e la Erinys (una società mista con capitale britannico) – stanno dando del filo da torcere ai grandi del settore come le britanniche Sandilines (Righe nella sabbia), Kroll, Rubicon, Global Risk, Armor e Control Risks. Ma c'è lavoro per tutti: dall'Iraq all'Afghanistan, da Haiti al Medio Oriente, la richiesta è sempre più in crescita.
La Convenzione delle Nazioni Unite contro il reclutamento, l'uso, il finanziamento e l'addestramento di mercenari ha tardato dieci anni prima di essere ratificata da un numero minimo di Paesi e non ha un sistema di monitoraggio né di registrazione delle truppe a noleggio. Un regolamento più chiaro e trasparente in questo settore è urgentissimo, se gli Stati non vogliono vedere sbriciolarsi a poco a poco il loro monopolio dell'uso della forza.
Le opinioni qui espresse non rappresentano
necessariamente l'opinione delle Nazioni Unite
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