Essere "radical"

Alcune sagge parole dai filosofi:    Perchè gli attivisti cosàƒÂ¬ spesso si concentrano su meri fatti, grandi quantitàƒ di cifre e argomenti aridi, trascurando di trattare le questioni intensamente umane della motivazione, la solitudine, l'esaurimento psicofisico, l'egoismo e la sofferenza? Perchè noi cosàƒÂ¬ spesso rispondiamo all'àƒÂ©lite al potere con rabbia, disgusto e, possibilmente, violenza? Come battiamo l'autoritàƒ illegittima mantenendo la nostra umanitàƒ ?
Essere radicali significa andare alla radice, e la radice è l'uomo.


Una rivoluzione integrale richiede idee politiche ed un onesto esame dei nostri cuori. Essere radical significa andare alla radice di ciàƒÂ² che è l'essere umano. Eppure, tali punti di vista sono tutti anche troppo prontamente abbandonati nei circoli verdi-di sinistra come “estranei”, “emotivi” o semplicemente non rivolti a sinistra.Ne “La pedagogia degli oppressi”, l'attivista ed educatore brasiliano Paulo Freire scrisse con conoscenza profonda:”La situazione dell'oppressione è una totalitàƒ disumanizzata e disumanizzante che colpisce sia gli oppressori che gli oppressi. ” Notare quella parola cruciale “sia”; oppressi e oppressori sono disumanizzati. Freire aggiungeva: “Uno degli ostacoli più gravi al raggiungimento della liberazione è che la realtàƒ oppressiva assimila quelli al suo interno e perciàƒÂ² agisce sommergendo la coscienza degli esseri umani.” La lotta per la libertàƒ è sempre a rischio, perchè quelli che sono oppressi possono perdere la loro umanitàƒ nella lotta. Dall'altro lato, ogni volta che le forze oppressive sono sconfitte, la visione umanista e libertaria di chi era oppresso da quel momento appartiene a tutti. Ogni individuo, idealmente, sperimenta un processo di “liberazione permanente”. Tale liberazione richiede costante autocoscienza ed esame dei nostri impegni, decisioni e azioni in situazioni specifiche. Questo è difficile, molto difficile. C'è una tendenza troppo umana a razionalizzare il nostro comportamento, specialmente quando agiamo irresponsabilmente o spregevolmente. Come scriveva lo psicologo tedesco Erich Fromm in “Paura della libertàƒ “: “Comunque irragionevole o immorale possa essere un'azione, l'uomo ha un'insuperabile urgenza di razionalizzarla, cioè, provare a se stesso e agli altri che la sua azione è determinata da ragione, senso comune o almeno da morale convenzionale. Egli ha poca difficoltàƒ nell'agire irrazionalmente, ma è quasi impossibile per lui non dare alla sua azione l'apparenza della motivazione razionale.”Tale razionalizzazione puàƒÂ² essere necessaria quando siamo agli ordini dei superiori, sia il nostro capo sul lavoro, un comandante militare o i nostri leaders politici. In tali casi, ci puàƒÂ² essere una forte, perfino schiacciante domanda a soggiogare la nostra individualitàƒ a qualche bene superiore. Ci puàƒÂ² essere anche un forte elemento di sottomissione volontaria, comunque. Come spiega Fromm: “Nel nostro sforzo di sfuggire a solitudine e impotenza, siamo pronti a sbarazzarci del nostro io individuale, o per sottomissione a nuove forme di autoritàƒ o per il conformarci compulsivo a modelli accettati.”Questi “modelli accettati” tendono a seguire i profili distruttivi formati dal potere stato-impresa. Positive – e non cosàƒÂ¬ positive – qualitàƒ umane sono dispiegate per servire fini distruttivi, come vediamo oggi in Iraq e Afghanistan. L'amore, la libertàƒ , il dovere, la coscienza sono stati tutti invocati dai capi per sostenere impulsi distruttivi. Questi impulsi sono razionalizzati, o perfino irragionevolmente assimilati, dai gruppi sociali di potere inclusi i capi politici, i capi delle grandi imprese e i commentatori dei mezzi di comunicazione influenti. Come ha notato Edward Herman recentemente: “E' la funzione degli esperti e dei mezzi di comunicazione ufficiali, normalizzare ciàƒÂ² che è irragionevole per il pubblico.” CosàƒÂ¬, diventa “accettabile” e “realistico” invadere nazioni povere e indebolite per introdurre quella che l'àƒÂ©lite al potere chiama “democrazia”.Nel frattempo, secondo la saggezza costituita, è “impensabile” rimpiazzare le istituzioni capitaliste con reti e pratiche eco-sociali per aiutare a salvare il popolo globale che si distrugge rapidamente. Invece, “noi” dobbiamo adottare un approccio “pragmatico” e fare commerci e investimenti “più efficienti”. Queste nozioni sono ciàƒÂ² che costituiscono il “senso comune” e la “pubblica opinione informata”. I tagli al welfare, le restrizioni e il “rigore” possono essere richiesti a breve termine. Comunque, queste misure dolorose, ma necessarie, assicureranno un futuro migliore per tutti, cosàƒÂ¬ ci viene detto. Sfidare le veritàƒ accettate puàƒÂ² essere una dolorosa esperienza, forse portare al ridicolo, alla prigione, alla tortura o peggio. Per quelli che sono all'interno dei circoli influenti, c'è il rischio di perdere l'appartenenza al “gruppo”, perdendo cosàƒÂ¬ il senso cruciale dell'”appartenenza”, perfino se quel senso è stato raggiunto a costo di perdere la capacitàƒ di sviluppare il proprio potenziale e la propria individualitàƒ . CosàƒÂ¬ le richieste sociali del potere stato-impresa vengono elevate al livello di norme etiche individuali.Ricordo quando lavoravo come geofisico alla Shell, sedici anni fa. Andai in aereo in Olanda per partecipare ad una estenuante giornata di colloqui nell'ufficio del capo della Shell all'Aja. C'erano otto diversi funzionari anziani di vari dipartimenti che mi interrogarono con severitàƒ in sedute diverse. Uno, in particolare, fu deliberatamente provocatorio. Mi chiese: “Allora, perchè vuole venire a lavorare per una compagnia che sta distruggendo l'ambiente e sfruttando il Terzo Mondo?”.Perchè davvero! La risposta “corretta”, naturalmente, fu che la Shell stava “investendo” nel “Terzo Mondo”, promuovendo lo sviluppo e sviluppando nuove tecnologie – combustibili più puliti, prodotti chimici a basso impatto, progetti di energia rinnovabile – che avrebbero protetto l'ambiente. Quella fu la risposta che diedi, in cui io credevo veramente – beh, credevo in parte – a quel tempo. Ed ho avuto il lavoro. Ma col tempo ho lasciato la Shell, quasi cinque anni più tardi, avevo perso la fede in quella dottrina. Sono sicuro che molti individui all'interno di grandi imprese e istituzioni statali credono al mito capitalista dell'intenzione benevola e dei risultati fruttuosi. Come potrebbero fare il loro lavoro coscienziosamente e diligentemente se pensassero altrimenti?Il mantenimento del sistema stato-impresa – e la sua continua concentrazione – attualmente richiede che assimiliamo le richieste dell'àƒÂ©lite e le portiamo al livello di etiche individuali. O, come dipendenti, semplicemente cerchiamo di ignorare il fatto che il tratto di fondo è il profitto, il profitto e il profitto, perfino quando significa – come succede invariabilmente – che le persone e il pianeta vengono distrutti. Il sistema stato-impresa richiede che i legami sociali fra le persone siano deboli; che ci sentiamo isolati, abbandonati e definitivamente demoralizzati. La societàƒ allora diventa, come avvertiva Emil Durkheim, “una polvere disorganizzata di individui”.Ma l'urgenza incredibilmente forte di stringere legami, di evitare di essere soli, è difficile da estinguere. Chiaramente, questo puàƒÂ² portare a molto che è buono. Ma c'è anche il rischio che, se perseguita senza saggezza, una tale urgenza puàƒÂ² realmente portare ad una spirale verso il basso di autoinganno. Sharon Salzberg, autrice di “Loving kindness” spiega:” Noi possiamo sacrificare la veritàƒ per salvaguardare la nostra identitàƒ , o preservare il senso di appartenenza. Qualcosa che minaccia questo puàƒÂ² dar luogo a paura e ansietàƒ , cosàƒÂ¬ noi neghiamo, tagliamo fuori i nostri sentimenti. Il risultato finale di questo modello è la disumanizzazione. Diventiamo separati dalle nostre vite e sentiamo una grande distanza anche dagli altri esseri viventi. Mentre perdiamo il contatto con la nostra vita intima, diventiamo dipendenti dai venti mutevoli del cambiamento esterno del senso di chi siamo, cosa ci interessa, e a cosa diamo valore. La paura del dolore che abbiamo tentato di fuggire diventa, in effetti, la nostra compagna costante.” Dove dirigersi allora? Carl Jung offre consolazione, facendo un'astuta osservazione sulla relazione fra amore e potere. “Dove l'amore fa le regole, non c'è volontàƒ di potere e dove il potere predomina, làƒÂ¬ c'è mancanza d'amore. L'uno è l'ombra dell'altro.” L'amore sincero si basa sull'uguaglianza, il rispetto reciproco e la condivisione; non c'è spazio qui per il potere violento e schiacciante. Questo è vero per l'amore e il potere nella societàƒ , come è fra gli individui. Servire gli interessi di quelli che bramano il potere, o di quelli che vogliono mantenere il loro potere, è intrinsecamente distruttivo delle forze d'amore nella societàƒ e dell'umanitàƒ , della solidarietàƒ , della pace e della compassione.Ma la Salzberg offre anche molte ragioni di speranza. Prima di tutto, dice: “Uno degli aspetti più potenti della delusione, o ignoranza, è la convinzione che ciàƒÂ² che facciamo non ha importanza veramente.” E invece è un segno del successo delle massicce e continue campagne di propaganda affaristica e governativa, che gli attuali sistemi di controllo stato-impresa sono generalmente pensati per essere essenzialmente benigni e, in ogni caso, irreversibili. Per mantenere lo status quo, è necessario per l'àƒÂ©lite al potere promuovere costantemente il mito che ciàƒÂ² che facciamo non importa, purchè continuiamo a consumare beni e servizi capitalistici e a conformarci alla linea ufficiale. La Salzberg controbatte come segue:”Noi abbiamo il potere di allinearci a certi valori e creare la vita che vogliamo facendo scelte morali. Quando siamo generosi, la vita è tangibilmente e qualitativamente diversa.” Albert Einstein sarebbe stato d'accordo:”L'uomo [e presumibilmente, la donna!] possono trovare un significato nella vita, per breve e pericolosa che sia, solo dedicandosi alla societàƒ .” Tale dedizione, quando applicata saggiamente, aiuta gli altri e noi stessi.La pratica della generositàƒ ha una notevole qualitàƒ rinnovabile: riempie e aumenta la nostra capacitàƒ umana intima di aiutare ad alleviare la sofferenza, dovunque la incontriamo. Questo segna la linea critica tra l'espressione d'amore e l'espressione del potere immorale. La Salzberg la mette cosàƒÂ¬:”La compassione non è affatto debole. E' la forza che viene fuori dal vedere la vera natura della sofferenza nel mondo. La compassione ci spinge a portare testimonianza di quella sofferenza, sia in noi che negli altri, senza paura; ci spinge a dare un nome all'ingiustizia senza esitazione e ad agire fortemente con tutta la capacitàƒ a nostra disposizione.” In questo risiede la radice di ciàƒÂ² che è essere radical.

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