Politiche familiari, Italia fanalino di coda nell’Ue

Scarsi sussidi monetari, pochi servizi per l'infanzia, difficoltà di mandare i bambini negli asili pubblici. Aspetti che tracciano un quadro chiaro: quello di un Paese in forte ritardo sulle politiche familiari. Una situazione che si traduce in un triste primato: l'Italia si conquista la maglia nera in Europa quanto a richezza nazionale dedicata a questo settore, superata soltanto dalla Spagna con lo 0,4%. Soltanto lo 0,9% a fronte di una media del 2,3%. Basti pensare che, per esempio, la Grecia destina alle
politiche familiare il 2,1%, Francia e Germania il 3% mentre la Danimarca addirittura il 3,2% del Pil.


E' il risultato di uno studio Eurispes intitolato: “Politiche sulla
famiglia: l'Italia in grave ritardo”. Un'indagine che mette anche in evidenza la difficoltà delle famiglie italiane a concepire figli. Il tasso di fecondità è appena dell'1,2% e anche in questo caso il dato ci pone come fanalino di coda in Europa.
La strada per accedere ai sostegni economici è infatti spesso tortuosa e l'esito è quello di famiglie che, in fasce molto ampie, fanno i conti con la soglia minima di povertà .
L'Eurispes ha dunque analizzato gli strumenti a disposizione, a partire dai sostegni di natura fiscale. In Italia è infatti previsto un sistema di detrazioni Irpef per familiari a carico che viene regolato in base a reddito del contribuente e al numero dei figli. Ma, sottolinea, l'istituto di ricerche, risultano esenti da queste agevolazioni proprio le famiglie che ne necessiterebbero di più. Ossia quelle in cui entrambi i coniugi risultano disoccupati.
Quanto ai sussidi monetari, sottolinea l'Eurispes, essi risultano inadeguati soprattutto considerando che la nascita del primo figlio comporta per la famiglia una diminuzione del reddito disponibile tra il 18% e il 45%, ovvero
una spesa tra i 500 e gli 800 euro mensili. Pertanto, viene specificato, anche se nel Dpef è previsto un nuovo strumento per garantire un reddito minimo alle fasce più deboli della popolazione (Reddito di ultima istanza,
Rui) in realtà , non è indicato l' ammontare dell'assegno previsto. E' certo, tuttavia, “che le risorse destinate a tale misura dovrebbero essere consistenti per garantirne la copertura a tutte le famiglie che vivono in condizione di indigenza”.
Allarmanti appaiono i dati sulle famiglie che vivono in condizione di povertà relativa: circa 2 milioni e mezzo pari all'11% del complesso, concentrate per i due terzi nel Mezzogiorno d'Italia”. Se infatti al Nord la povertà interessa l'11,6% delle famiglie con cinque o più componenti, a
parità di condizioni, nel Sud si tocca il 32,4%.
Scarsa e di poco aiuto alle madri lavoratrici risulta inoltre la politica sociale dedicata all'infanzia. Un dato che si misura in particolare nella difficoltà di trovare asili pubblici disponibili, come dimostra il fatto che un terzo dei bambini è in lista d'attesa per accedere ad asili nido. Di contro l'offerta è coperta per oltre un quinto dalla presenza di strutture private che però detengono un costo troppo elevato per essere considerati una alternativa aperta a tutti.
“Assume pertanto importanza prioritaria – afferma Gian Maria Fava, presidente dell'Eurispes – l'assunzione di una nuova e più generosa politica familiare, basata sullo sviluppo di strumenti di natura economica paralleli
e alternativi agli assegni familiari e alle detrazioni di natura fiscale”.
E dunque, conclude il presidente dell'Eurispes, “assegni per figli minori, assegni alla nascita, forme di reddito minimo garantito, in parte previsti nel Dpef, costituiscono strumenti necessari a garantire il sostegno del
corso di mantenimento dei figli anche alle faimglie non coperte dai principali strumenti utilizzati nel nostro Paese”.

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