Riportiamo di seguito l”intervento integrale di Ugo Biggeri, in rappresentanza della Rete Lilliput, alla manifestazione che si è svolta al Palacongressi di Firenze il 10 gennaio 2003, nel quale si sono confrontati attori politici e dei movimenti della società civile della scena italiana, da Rosy Bindi a Fabio Mussi, dalla CGIL con Sergio Cofferati, ai Girotondi per la democrazia con Nanni Moretti.
La Rete Lilliput nasce nel ’99, nei mesi precedenti il vertice di Seattle, sulla spinta di un Manifesto elaborato da un gruppo di coordinamento formato dalle principali Associazioni e Campagne di pressione nazionali. Obiettivo principale della Rete: far interagire e collaborare fra di loro le miriadi di esperienze locali che nel nostro Paese cercano di resistere alle disuguaglianze imposte dal sistema neoliberista a gran parte della popolazione mondiale: nel Sud come nel Nord del mondo.
Da allora cerchiamo di mettere in atto una ‘strategia lillipuziana’, con la quale poter bloccare il gigante disumano rappresentato dall’attuale sistema economico dominante, servendoci di piccoli fili, cioè di azioni mirate e concrete, da intessere insieme. Il metodo di lavoro della Rete è basato sulle opzioni fondamentali della nonviolenza attiva e della partecipazione che riteniamo debbano essere il volano imprescindibile sul quale basare il nostro impegno politico di cambiamento.
Una galassia aconfessionale
Non siamo una Rete confessionale come spesso frettolosamente veniamo definiti. Anzi, siamo una Rete dove organizzazioni cattoliche interagiscono con altre della galassia laica. Il Wwf insieme a Pax Christi, il Commercio equo e solidale accanto a Mani Tese, al Centro Nuovo Modello di Sviluppo, alla Campagna per la Riforma della Banca Mondiale. Oltre 800 organizzazioni in tutto il paese organizzate in 70 nodi locali che sperimentano nel concreto della quotidianità la costruzione di una società diversa in cui equità e giustizia, ambiente e pace siano coniugati a favore di tutte le persone che abitano il nostro pianeta.
Stiamo cercando di sovvertire un vecchio ordine precostituito che oggi mette al centro il profitto economico e non la persona. Critichiamo costruendo con le testimonianze di stili di vita pi sobri ed accoglienti, con il consumo critico, con l’agricoltura biologica, i gruppi di acquisto, il commercio equo, la banca etica, il microcredito e la finanza etica. Crediamo che mai come in questo momento ci sia bisogno di creare, sperimentare, osare una convivenza diversa sul pianeta.
Stiamo lavorando alla costruzione di una rete allargata di volti, persone e organizzazioni con cui condividere e sperimentare nuove forme di politica attiva, iniziando a scandagliare quell’affascinante mondo della democrazia partecipativa, complementare e non in contrapposizione alla democrazia rappresentativa.
Consumare diversamente
Rete Lilliput crede che la questione ambientale debba essere considerata in tutta la sua gravità , soprattutto sul fronte dell’uso delle risorse e delle questioni energetiche. Abbiamo superato la capacità di carico del pianeta: se tutti consumassero come noi italiani, avremmo bisogno di altri 3 pianeti e mezzo in risorse naturali. Senza risolvere questo nodo, non sarà possibile la giustizia sulla terra. Non si tratta di inquinare meno: si tratta di produrre e consumare in modo diverso. Il ‘consumo critico’, che sta muovendo i suoi primi passi nel nostro paese, dovrà riorientare le scelte di programmazione politico-economica verso un sistema di consumo più sobrio e rispettoso delle risorse. Non siamo tubi digerenti, ma cittadini. Dovremmo, in breve, poter scegliere i prodotti da acquistare anche in base alla loro storia sociale ed ambientale e quindi rendere pi trasparenti per legge le filiere produttive. Questo nuovo modo di pensare l’economia crediamo possa promuovere occupazione e maggior coesione sociale allo stesso tempo, puntando sulla qualità del lavoro e non soltanto sulla quantità .
L”Europa della cittadinanza
Chiediamo inoltre che l’imminente Convenzione Europea metta al centro i valori sociali e civili di cittadinanza, emancipandosi con forza dai dettami finanziario-economici imposti dai santuari sovra-nazionali della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e dell”Organizzazione Mondiale del Commercio [Wto]. L’economia interagisce con la politica, ma non può sostituirsi ad essa nel regolare i rapporti e i diritti delle persone.
Serve maggiore consapevolezza e coesione politica e sociale nel contrastare la ‘ragion di stato’ liberista portata avanti a tappe forzate dalle tre organizzazioni sopranazionali, per difendere le quali un anno e mezzo fa a Genova la democrazia del nostro paese stata sospesa ed stato ucciso un ragazzo, Carlo Giuliani. Su quei drammatici giorni stiamo ancora aspettando Verità e Giustizia, insieme a quella parte della società italiana che crede che manifestare il proprio dissenso sia un diritto legittimo e sacrosanto.
Una rete di economia solidale
Vorremmo costruire una società in cui la responsabilità sociale delle imprese vada oltre l’applicazione delle direttive internazionali, per costruire una rete di economia solidale che favorisca una vita dignitosa nel Sud del mondo ed una maggior equità nella distribuzione dei redditi. Vorremmo una gestione economica del nostro paese e dei nostri mille Comuni che la smetta una buona volta di privatizzare tutto ciò che è bene pubblico. Anche un diritto fondamentale per la vita come l’acqua, per qualcuno, anche a sinistra, è diventato un bene economico da smerciare.
Sempre in merito alle privatizzazioni, ci colpisce molto e siamo molto delusi dall’azione del Commissario Europeo Pascal Lamy, che in questo momento sta decidendo nel più completo isolamento e senza controllo alcuno, di proporre la liberalizzazione dei servizi pubblici nei negoziati GATS all’interno dell’organizzazione mondiale del commercio, che abbiamo avuto la fortuna di criticare a Seattle, dove — è bene ricordarlo per evitare semplificazioni politiche –, eravamo dalla parte opposta dell’allora governo di centrosinistra e del ministro per il commercio Piero Fassino. Ci interessa inoltre uno stretto controllo sui mercati finanziari, soprattutto in merito alle speculazioni valutarie, chiedendo che siano favoriti gli investimenti socialmente ed ambientalmente responsabili.
Accogliere, non bombardare
Vorremmo anche una società italiana, europea che sia in grado di accogliere e non ingabbiare nei centri di detenzione temporanea e nelle carceri i migranti che fuggono dalle loro realtà di miseria e povertà che, ne siamo tutti consapevoli, non derivano altro che dall’enorme sfruttamento che il Nord esercita verso il Sud del mondo grazie alle politiche liberiste.
Vorremmo soprattutto un mondo dove l’economia non sia militarizzata. Una società come la nostra che per difendere i suoi stili di vita eccessivi, opulenti è costretta ad uccidere, a bombardare popolazioni inermi, ad azzerare i diritti civili e di libera espressione è una società che non ci piace. Siamo contro la guerra, qualsiasi sia la sua ragione d’essere. E la politica di cabotaggio del nostro paese, spesso alla ricerca di un consenso poco consapevole e posticcio sia a destra che a sinistra, negli ultimi 10 anni non ha mai badato a quell’articolo 11 della nostra Costituzione repubblicana fondata sulla Resistenza, combattendo addirittura tre guerre: Golfo, Kosovo, Afganistan — e che si appresta a farne un’altra in Iraq. Non era mai successo prima. La pace preventiva è la miglior risposta alla violenza strutturale ed è per questo che siamo impegnati in difesa della legge 185/90 sul controllo delle esportazioni di armi, che a fine mese rischia di essere cancellata dal nostro Parlamento.
Un cambiamento sostanziale
Nel contesto di una globalizzazione così complessa e allo stesso tempo figlia di un sistema economico che consente ad un solo miliardo di persone su sei una vita dignitosa e priva di stenti, Rete Lilliput crede che valga la pena di impegnarsi costruendo una rete di relazioni e di pressione che abbia una valenza sia politica che culturale. Sono temi pi importanti e più alti di quelli che oggi troviamo in agenda politica, perché riguardano la possibilità di avere un futuro dignitoso per tutti.
E’ per questo che siamo qui: perché siamo contro il copyright delle idee. Se vogliamo cambiare in modo nonviolento non possiamo che essere favorevoli a portare questi temi nelle forze politiche, ma sappiamo bene che il cambiamento che chiediamo è sostanziale e non bastano certo dichiarazioni di intenti: ci vogliono fatti concreti. Se la politica avrà il coraggio di affrontare questi temi sul lungo periodo, daremo il nostro contributo; altrimenti non ci interessa: abbiamo da fare, nelle strade, in mezzo alla gente.
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