Ritorno in Iraq come scudo umano


Giorno dopo giorno, le notizie più recenti ci dicono che ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra con l’Iraq. Tantissima gente ovunque nel mondo si sente imbarazzata e insultata a questa prospettiva, avvertendo al contempo l’impossibilità di far udire la propria voce. Nelle città di tutto il mondo si sono tenute grandi manifestazioni in favore della pace.
Tuttavia, i notiziari ritornano velocemente al ritmo sempre più incalzante dei tamburi di guerra che preannunciano quello che sembra essere il
conflitto più coreografato e più a lungo pianificato della storia.

àˆ chiaro che coloro che soffriranno maggiormente saranno gli uomini, le donne e i bambini innocenti e vittimizzati dell’Iraq che ancora una volta
dovranno sopportare una guerra e un numero imprecisato di perdite umane. La loro colpa? Essere semplicemente i cittadini impotenti di una nazione ricca
di petrolio comandata da un dittatore violento che non soddisfa più le esigenze delle potenze occidentali che l’avevano appoggiato e armato in passato.

Ma non dobbiamo rimanere impotenti. Gandhi disse che ‘la pace non si otterrà con lo stridore delle armi, ma con la giustizia vissuta e portata avanti da nazioni non armate nonostante tutte le divergenze’. Quindi, cosa
accadrebbe se diverse migliaia di cittadini occidentali emigrassero in Iraq per affiancarsi alla popolazione irachena? Insieme ad alcune centinaia di
persone [per ora] delle centinaia di milioni che vivono in Occidente, andrò in Iraq come volontario per fare da scudo umano nell’interesse di proteggere
la vita umana. Ci uniremo ai concittadini del mondo in Iraq per portare una testimonianza di pace e giustizia.

Correremo il rischio di venire mutilati o uccisi, ma è semplicemente lo stesso rischio che dovranno affrontare gli iracheni innocenti. Preferisco morire in difesa della giustizia e della pace che ‘prosperare’ in complicità
con un assassinio di massa e una guerra. Non si tratta di appoggiare Saddam Hussein, come fece il nostro governo in passato. Si tratta di salvare le
vite di coloro che fanno parte della nostra famiglia umana. Faremo capire agli iracheni la verità e cioè che la maggior parte della gente in Occidente
non appoggia questa guerra criminale. E porteremo a casa, al popolo occidentale, il costo umano della guerra perché purtroppo la morte e la distruzione vissute giornalmente da innumerevoli milioni di esseri umani
come noi sembra in qualche modo un’astrazione impenetrabile a meno che non sia in gioco anche la vita degli occidentali.

Per me, questo è anche un atto di penitenza personale. Nel 1989, all’età di diciannove anni, commisi l’azione più ignorante di tutta la mia vita: mi unii al Corpo della Marina degli Stati Uniti. Nel 1991, commisi
un’azione ancora più ignorante prendendo parte ad una guerra criminale contro gli iracheni che alla fine incluse l’uso di uranio impoverito contro la popolazione civile. La mia ricompensa come ‘eroe americano’ fu quella di
essere utilizzato da Bush Senior come cavia umana insieme a diverse centinaia di migliaia di altri ‘eroi’. Non ci hanno ancora detto tutto sulla ‘Sindrome della Guerra del Golfo’ o quanti dei miei compagni ne morirono, ma
sappiamo qual è il valore che i nostri leader diedero alla nostra vita.
Quando i capi di una nazione non rispettano nemmeno le vite dei propri ‘figli’, il nemico non verrà mai lontanamente preso in considerazione. Le
centinaia di migliaia di persone uccise dalle sanzioni contro l’Iraq sono considerate un prezzo che vale la pena pagare. Sembra che i leader politici
quasi non riescano a cogliere il significato del costo umano di un’altra guerra in Iraq.

Ma, per come la vedo, siamo noi ‘cittadini’ i responsabili delle azioni dei ‘nostri’ governi. Siamo noi ad avere il privilegio di vivere nelle cosiddette ‘democrazie’ e quindi siamo collettivamente colpevoli di ciò che lasciamo accadere in nostro nome, sia nei confronti della popolazione civile in Iraq, sia nei confronti di altre persone nel mondo.
L’ignoranza non è una difesa. L’esistenza di altri tiranni, peggiori o migliori, non è una difesa.

Nel 1999, rinunciai alla cittadinanza statunitense perché con vergogna e disgusto ero arrivato alla logica, sebbene tardiva, conclusione che il mio
governo non meritava il mio finanziamento mediante le tasse, e certamente non meritava la mia fedeltà . Una cosa è pagare per le strade e per le scuole, una cosa completamente diversa è pagare fino alla follia per la
produzione di ‘Armi di distruzione di massa’ e alimentare l’oppressione globale. Nessun essere con una qualche morale può essere obbligato a
finanziare la guerra, la morte e l’assassinio.

Solo le persone più indottrinate non riescono a vedere l’ironia all’interno degli Stati Uniti, che da un lato vantano un lungo passato di interventi militari e dall’altro continuano in tutto il mondo questa guerra
contro il terrorismo. Un leader di una nazione con migliaia di armi nucleari, e che ha dichiarato il suo diritto ad usarle, è pronto a polverizzare uno dei paesi più poveri del pianeta con il pretesto che forse
questo stesso paese sta progettando di sviluppare armi simili.

Negli Stati Uniti e nel mondo intero, questa ‘Guerra al terrore’ alla fine sta diventando una ‘Guerra alla libertà ‘. George Bush ha affermato che ‘ora, ogni nazione, in ogni regione, deve prendere una decisione, o stai dalla nostra parte o stai dalla parte dei terroristi’.

Ma non abbiamo solo due opzioni. Per la cronaca, io non sto né con George Bush, né coi terroristi. E questa è la ragione per cui, quando questa guerra alla fine scoppierà , mi troverò in Iraq, con la gente dell’Iraq.
Invito tutti ad unirsi a me nel non dichiararsi cittadini di una nazione, ma cittadini del mondo pronti ad agire in solidarietà con i più sfortunati sulla terra e ad unirsi a noi o ad appoggiare i nostri sforzi in altri modi.
Facendo questo, rendo onore ai principi e alle leggi della Dichiarazioni Universale dei Diritti Umani. E se dovessi morire in Iraq, sarà la morte di un uomo in pace con se stesso perché aveva visto la verità e ha agito di
conseguenza.

[Articolo di Ken Nichols O’Keefe]

Documento originale Back To Iraq As A Human Shield

The Observer 29 dicembre 2002

Ken Nichols O’Keefe della Universal Kinship Society [Società per la
consanguineità universale] sta conducendo una missione volontaria di
attivisti per la pace che faranno da scudi umani in Iraq. Per ulteriori
informazioni, visitate il sito www.uksociety.org

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