da Nello sport, e nel mondo degli affari, occorre che le regole siano chiare e uguali per tutti. Se qualcuno approvasse una norma che imponesse alle squadre che affrontano il Milan di indossare scarponi da montagna, ne rimarremmo perplessi. Gli economisti dicono che il campo di gioco deve essere ben livellato. Non puo’ essere che una porta sia in salita e per fare gol nell’altra si vada in discesa. Lo stesso per le scarpe. E per tutto il resto.
La competizione per il controllo di una societa’ quotata e’ esattamente la stessa cosa. Pero’ il pubblico fa piu’ fatica a intendere che non si puo’ imporre ad una squadra di indossare gli scarponi. Perche’ nel mondo della finanza tutte le cose sono piu’ tecniche e difficili da intendere, rispetto a quanto sia nel mondo del calcio. Ma sono complesse quanto sono le regole del calcio per uno che non le conosca.
A parita’ di regole, Lactalis ha vinto la partita per la ‘coppa Parmalat’. Ha acquisito, seguendo le regole che valgono in questo sport, circa il 29% di Parmalat. Tanto basta per comandare. Nessuno contesta una scorrettezza in campo, che io sappia. Non ha acquisito piu’ del 29% di Parmalat perche’ in questo caso avrebbe dovuto comprarsele poi tutte, e cio’ sarebbe stato faticoso. Non impossibile a dire il vero. Ma faticoso. Lactalis si presentera’ all’assemblea della societa’ con questo 29% e conta che nessuno abbia piu’ azioni. Tutto regolare.
Perche’ questo non piace ? Per diverse ragioni. Diverse fondate. Ma nessuna di queste ragioni ha a che fare con Lactalis. In primo luogo, questo non piace perche’ e’ desiderabile che rimanga in Italia un apparato industriale italiano. Rimanga in Italia in senso fisico e in senso di centro decisionale. Questo e’ fondato. E’ un obiettivo molto importante. Ma cosi non e’ a causa della trascuratezza della politica industriale realizzata nel corso di diversi anni. Vediamo adesso il risultato. Non si possono cambiare le cose cambiando i risultati.
In secondo luogo, non piace perche’ la gestione di Parmalat basata su una logica strettamente industriale era stata gradita. E’ parsa molto opportuna, rispetto all’ubriacatura di finanza della gestione precedente. La gestione Bondi e’ stata molto accorta sotto il profilo industriale, ma a parere di tanti e’ stata pure troppo conservativa sul fronte finanziario, accumulando ingentissime liquidita’. Purtroppo nel mondo bancario sono in circolazione strumenti di ‘aggressione finanziaria’ molto efficaci. Lactalis riporta in Parmalat una logica finanziaria del governo della societa’ e rimette in subordine la logica industriale. Cio’ non piace. Ma in effetti il varco per assalire Parmalat e’ stato incautamente aperto attraverso la frammentarieta’ dell’azionariato e la forte disponibilita’ di risorse finanziarie, che ha allettato lo scalatore. Lactalis e’ passata di li. Chi doveva chiudere il varco non lo ha fatto.
In terzo luogo, l’operazione non piace perche’ altri la volevano realizzare con altri strumenti, con altre persone, con altri schemi. I promotori di schemi alternativi d’intervento (Banca Intesa, Ferrero, Granarolo, Legacoop, e forse altri) hanno diversi mezzi per sottolineare mediaticamente il loro disappunto. Comprensibile come il disappunto di una squadra che perde una partita. Ma anche su questo Lactalis non ha responsabilita’. Quindi potremmo procedere senza fare drammi.
Il governo ha preso provvedimenti a favore dell”italianita” di Parmalat. Per il momento ha deciso che la partita non termina al 90esimo minuto. Ci sono due mesi in piu’ prima di rivotare il consiglio di amministrazione. Poi seguiranno regole nel merito. Difendere l’italianita’ di Parmalat con regole di questo tipo vuol dire rendere meno ‘contendibile’, cio’ piu’ difficilmente ‘conquistabile’, un’impresa quotata in borsa. Cio’ contribuisce ad abbassare il prezzo delle azioni quotate sul mercato. Questa politica del governo svantaggia gli investitori che impiegano i loro risparmi nei fondi comuni di investimento. E’ una politica che va invece a vantaggio di chi ha pacchetti di controllo insufficienti al governo di un’impresa, ma che diventano sufficienti mediante un ‘aiutino’.
In conclusione: sarei per considerare con il massimo rispetto le regole del mercato finanziario e con la massima attenzione la pari possibilita’ dei francesi di fare transazioni economiche in Italia (ovvio che dobbiamo verificare la condizione di ‘reciprocita”, ci mancherebbe). Sarei invece per considerare con piu’ diffidenza le operazioni di acquisto da parte dei fondi sovrani. Ad esempio, il capitale di Unicredit, com’e’ noto, e’ stato acquisito in una quota significativa da un paese a noi adesso ‘contrapposto’, diciamo cosi. La reazione verso i francesi non mi sembra dello stesso tenore rispetto alla difesa dell’italianita’ esplicitata in quella occasione.
(Tratto da: http://www.finansol.it)
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