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Un branco di psicopatici si è impadronito del pianeta e lo sfrutta a proprio beneficio. I loro nomi sono famosissimi ma nessuno puàƒÂ² fermarli perchàƒÂ© non sono persone fisiche bensàƒÂ¬ persone giuridiche, dunque ignorano i vincoli etici riservati ai nostri simili. Sono le grandi corporations , organismi dediti alla pura ed esclusiva ricerca dei profitti. Senza curarsi dei danni che le loro attivitàƒ possono arrecare allà¢â‚¬â„¢ambiente o ai consumatori, per la semplice ragione che questo non rientra nella loro sfera di competenza. Più brutalmente: non li riguarda.


PuàƒÂ² sembrare una tesi ardita, ma è quella cavalcata da un puntiglioso e inquietante documentario dà¢â‚¬â„¢assalto che esce venerdàƒÂ¬ in Italia dopo aver vinto il premio del pubblico al Sundance Film Festival: The Corporation di Mark Achbar, Jennifer Abbott e Joel Bakan, questà¢â‚¬â„¢ultimo anche autore del libro omonimo da cui è nato il film (Fandango, 235 pagine, 15 euro).
PerchàƒÂ© à¢â‚¬Å“psicopaticià¢â‚¬?? PerchàƒÂ© questo è il profilo dei grandi gruppi industriali se ne analizziamo le imprese usando i criteri adottati dagli psichiatri per le persone (Bakan ricorre agli strumenti della World Health Organization e al DSM-IV, classificazione standard della psichiatria). Lo psicopatico infatti è egocentrico, immorale, antisociale, mente di continuo e non esita a mettere in pericolo la vita altrui se gli conviene. Ora, sostiene Bakan prove alla mano, proprio questo fanno, oggi più che mai, le grandi corporations . Da non confondere ovviamente con chi le guida.
Manager e dirigenti possono essere persone squisite e sinceri democratici (il vicepresidente inglese della Shell, offre tè e biscotti ai contestatori penetrati nel suo bel giardino mentre la Shell Nigeria continua a emettere gas inquinanti e manda sulla forca 8 attivisti). Ma la corporation , per natura, pensa solo al proprio tornaconto trasferendo i costi (leggi: i danni) delle sue attivita allà¢â‚¬â„¢esterno.
Ed ecco una serie martellante di fatti e misfatti firmati da colossi dellà¢â‚¬â„¢economia. Che spesso vengono condannati a multe monumentali per danni a singoli o allà¢â‚¬â„¢ambiente, ma pagano volentieri perchàƒÂ© la multa è inferiore al mancato guadagno. Ecco à¢â‚¬Å“starà¢â‚¬? del no-global come Michael Moore, Naomi Klein e Vandana Shiva, ma anche capitalisti à¢â‚¬Å“convertitià¢â‚¬? o almeno preoccupati, analizzare (anche con ironia per fortuna) dati ed episodi spesso passati alla Storia (come gli affari della Ibm col Terzo Reich o le devastazioni causate dallà¢â‚¬â„¢indistruttibile Ddt). Ecco autorevoli esperti ricordare cose di cui si parla poco e malvolentieri. Come la febbre dellà¢â‚¬â„¢oro che seguàƒÂ¬ là¢â‚¬â„¢11 settembre. O la vera à‚«epidemia di cancroà‚» provocata dalla petrolchimica nel silenzio generale.
Mentre Jeremy Rifkin ci ricorda come dopo una lunga battaglia legale si possano ormai brevettare forme di vita e sequenze di Dna. Nel totale disinteresse collettivo, perchàƒÂ© quando la realtàƒ supera la fantascienza, facendosi inimmaginabile , è difficile perfino trovare i modi per reagire.

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