L’Istat, l’istituto di statistica che fotografa l’andamento sociale del nostro paese, qualche giorno fa, ci ha informato che l’Italia, grazie al contributo demografico dei cittadini stranieri, ha superato quota 60 milioni di persone presenti sul nostro territorio. Gli stranieri presenti, al primo gennaio 2008 sono circa 3 milioni e 430mila (http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/istat/istat-rapporto-immigrati/istat-rapporto-immigrati.html) , cifra senz’altro in difetto poiché buona parte di queste persone sono irregolari per cui invisibili a qualunque statistica. Stime della Caritas, senz’altro più aggiornate, ci dicono che in realtà gli stranieri presenti sono circa 4milioni, collocandoci al terzo posto in Europa per densità di immigrazione (di Ludovico Polastri). Le province di Prato, Mantova, Brescia, Piacenza e Asti sono le zone con la più alta concentrazione di madri immigrate; le aree in cui si è registrato il maggior numero di nascite da genitori immigrati sono state nel 2007 le province di Prato dove sono stranieri il 33,8 delle madri, Mantova (30,8%), Brescia (28,2%), Piacenza (27,4%), Asti (27,1%). Sono queste le città “pilota” per valutare e monitorare il fenomeno immigratorio. Circa il 20% dei bambini che nascono in Italia è straniero. Le etnie in ordine di presenza sono rispettivamente: rumeni, marocchini, albanesi. Interi distretti industriali italiani sono stati invasi e distrutti dalla presenza incontrollata di stranieri. Si pensi al distretto di Prato. Il Sole 24ore ha dedicato un dossier intitolato “attacco al made in Italy” in cui analizza questo fenomeno che ha condizionato e annientato un’economia fino a poco tempo fa florida. Intere zone delle città, specialmente i nostri bei centri storici, lasciati spesso all’incuria da incompetenti amministrazioni comunali, hanno fatto in modo che fossero colonizzati integralmente da frotte di stranieri. Andavano dati questi numeri per inquadrare il fenomeno immigratorio e per evidenziare un fenomeno sociale e globale che sta mettendo in forse la nostra stessa futura sopravvivenza ed identità nazionale. Cercherò di non fare facile demagogia ma di raccogliere i pensieri delle persone che quotidianamente devono vivere sulla propria pelle questo devastante fenomeno e cercare di dare elementi se questo evento epocale è veramente ricchezza come i più (purtroppo) sostengono o se è l’inizio dello scioglimento della nostra identità nazionale (ma si è mai sviluppato in Italia un senso di patria?). La visita di Ghedaffi ha evidenziato il comune senso del sentire di come viene percepito l’atteggiamento che ha lo straniero quando viene in Italia. Viene da padrone, non accettando neppure l’educazione nel rispettare le leggi del paese ospitante. Il fatto che questo beduino abbia piantato le sue tende nel giardino di Villa Panphilii, inosservante delle tradizioni del paese ospitante, il fatto che abbia dato del soprammobile ad una rappresentante del governo (diciamo anche che la ministra ha avuto altri “nomignoli” da svariati camionisti che espongono sui finestrini le sue curve), il fatto che abbia fatto fare la figura dell’imbecille al “ragazzo padre” Fini, il fatto che abbia vergognosamente parlato in una università ( la stessa a cui era stato negato il permesso al Papa), il fatto che girasse come un bamboccio con una fotografia sul petto e che quell’altro bamboccio che purtroppo ci rappresenta gli stringesse la mano ed accettasse di far parte della carnevalata, purtroppo avvallata anche dal nostro presidente della repubblica, altro vergognoso esempio di come si faccia calpestare la dignità del nostro paese ( non è neppure andato alle manifestazioni commemorative della battaglia di San Martino e Solferino, quando dovrebbe ringraziare le decine di migliaia di giovani che hanno dato la vita per questa bislacca Italia e gli hanno permesso di fare una vita da mantenuto), ebbene tutto ciò la dice lunga sul rispetto che gli stranieri hanno del nostro paese. E si badi bene, non è un “l’episodio di una persona originale” come l’ha definito lo psiconano. E’ quello che succede, mutatis mutandis, tutti i giorni nelle nostre città. Voglio inoltre sottolineare, a scanso di equivoci, che l’altro personaggio che si dice difensore della padania e che mi sembra ci stia molto bene a Roma (altrochè ladrona…) non ha mosso un dito, non ha fiatato. Nulla di nulla. Capisco che il livello culturale dei suoi seguaci non possa alzarsi al di sopra dei bar di periferia, però dove le mettiamo le ampolle, i canti celtici, i film sul Barbarossa e compagnia o meglio carroccio cantante? Torniamo ai luoghi comuni che fanno sì che l’italiano debba accogliere amichevolmente tutti gli stranieri, ossia l’opinione diffusa che poiché anche noi siamo stati immigrati, dobbiamo ricordarci di non trattare allo stesso modo chi viene in casa nostra anche senza regole, o meglio pretendendo che solo quelle degli stranieri siano rispettate in toto. Non mi soffermo su come erano trattati i nostri poveri emigranti. Ognuno di noi ha avuto un parente che se ne è dovuto andare e che ha raccontato i diritti ( nessuno) e i doveri ( tutti) che aveva in terra straniera. E’ emblematico invece vedere il filmato, e soprattutto quello che dice un cinese di Prato riguardo l’Italia (http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?p=1&IDmsezione=17&IDalbum=18778&tipo=#mpos). Descrive innanzitutto l’Italia come paese povero, anzi il più povero dell’Europa, poi si fa una bella domanda ovvero: me se questi italiani sono poveri che ci stiamo a fare qua? Bè la risposta è emblematica: stiamo meglio qua che non a casa nostra! E non hanno tutti i torti: dove li trovano degli stolti così? Dove trovano un paese così lassista e corrotto? Dove trovano una sottomissione ai comodi degli stranieri senza che nessuno dica nulla? Dove trovano scuola e sanità gratuita? Dove trovano uno stato nello stato, quello vaticano, che sta incondizionatamente dalla loro parte pur di fare proseliti? Stessa cosa vale per gli altri stranieri che popolano le altre città. Appena venuti in Italia imparano subito il modo prendersi gioco della legge e pretendere solo diritti e ben pochi doveri. I programmi scolastici, invece di promuovere l’eccellenza, devono essere modificati per appiattire il livello di apprendimento sui bambini che non conoscono la lingua italiana. Risultato: i bambini italiani resteranno ignoranti per sempre, quelli stranieri avranno imparato 2 lingue. Emblematico è quello che è successo in una scuola di Modena: ha dovuto chiudere perché troppi immigrati di etnie diverse non potevano convivere assieme (http://www.sassuolo2000.it/2009/06/16/modena-leoni-pdl-chiude-scuola-elementare-con-troppi-immigrati/). Ma poi, si facciano anche le seguenti considerazioni: cosa può interessare ad un bambino pakistano, cinese, rumeno della storia d’Italia, delle guerre d’indipendenza, delle guerre mondiali, degli atti eroici dei nostri nonni, degli sforzi dei nostri padri e madri per cercare di far crescere il benessere della nostra patria? Quali sono gli elementi collanti su cui si può poggiare la convivenza con questa gente così diversa se non l’indifferenza? Ho recentemente letto che il comune di Brescia per favorire l’integrazione dei rom, ossia zingari, ha stanziato milioni di euro per interventi a favore di questa gente (http://www.comune.brescia.it/stranieri) organizzando corsi linguistici, pagando mediatori culturali, fornendo abitazioni e servizi gratuitamente. Ma sono e siamo impazziti? Il ringraziamento è stato sporto qualche giorno fa, ma è la goccia di un mare, ovvero che costoro si dilettano a rubare nei cimiteri il rame dalle tombe (http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/13068/5/). La recente inchiesta apparsa sul “Corriere della Sera” parla da sola (http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_15/nino_luca_quartiere_carmine_brescia_be5f6134-4167-11de-8b5d-00144f02aabc.shtml). Sul mondo del lavoro, visto che c’è un tizio che siede al Quirinale che sostiene che senza gli stranieri le nostre fabbriche chiuderebbero rispondo dicendogli che non sono gli stranieri che mantengono la nostra economia (basterebbe analizzare le rimesse degli stranieri ai loro paesi di origine per capire semmai che esportano e rubano la nostra ricchezza in quanto non contribuisce allo sviluppo dell’Italia) http://www.rampelli.it/allegati/Nazione%2018.3.2009_2.pdf) ma sono gli scarsi investimenti tecnologici fatti dai nostri imprenditori-politicanti ben rappresentati dalla Marcegaglia a favorire questa invasione nei distretti industriali. Diciamolo pure: siamo fermi alle presse degli anni 60. I ricercatori se ne vanno (http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_30/La_lotteria_della_ricerca_che_danneggia_sempre_i_migliori_Edoardo_Boncinelli_1c6eefb2-6551-11de-853b-00144f02aabc.shtml) ma arrivano in compenso badanti ( classificate come “profili altamente specializzati”) e ballerine di lap dance. La nostra maggiore preoccupazione è la regolarizzazione delle badanti dell’est. Continuo a leggere inoltre che il nostro calo demografico è sostenuto dalle nascite degli stranieri. Rispondo con le osservazioni, condivisibili, di Ida Magli: “Gli Italiani fanno pochi figli per tre motivi principali. Il primo: siamo troppi per l’estensione del nostro territorio (260 abitanti per km.quadrato contro, per esempio, i 22 abitanti per km. quadrato degli Stati Uniti), senza tener conto del fatto che la maggior parte del territorio italiano è formata da montagne. La natura segue le sue leggi di sopravvivenza e, a causa dell’eccessiva densità, fa diminuire la prolificità. Non può sapere che i politici lavorano contro le sue leggi, col risultato che più gente entra, più la natura cerca di far diminuire gli abitanti, ossia gli Italiani dato che è nell’interesse degli immigrati fare più figli che possono per diventare maggioranza. Il secondo motivo consiste proprio nel senso di condanna a morte che si respira nell’aria. Non c’è bisogno di spiegazioni antropologiche: la gente sente benissimo di essere assediata e che non le è permesso neanche il più piccolo gesto di difesa. A che pro fare figli se non servono a conservare ciò che è italiano? Infine, il terzo motivo: la difficoltà concreta di provvedere ai figli. Sono state sempre le donne, prima del femminismo e del loro inserimento nel lavoro, ad assistere i malati, i bambini, i vecchi: è il cambiamento totale della vita quotidiana della società che avrebbe dovuto comportare anche il cambiamento totale della sua organizzazione, cosa che invece non è stata fatta. Questo problema sarebbe risolvibile soltanto se tutte le forze, il denaro, gli interessi della nazione fossero concentrati, non sull’immigrazione, ma sui bisogni della sussistenza fisica degli Italiani, dei bambini, delle madri, delle famiglie. Ma non è così”. La dimostrazione che l’integrazione di razze diverse non funziona l’ha già sperimentata, in tempi recenti l’Olanda e la Francia. Il modello francese è stato generoso nel concedere diritti politici, e di cittadinanza agli immigrati. Il fallimento è sotto gli occhi di tutti. Non solo. Si tratta di generazioni molto successive alle prime a cui sono state concesse abitazioni popolari. All’inizio hanno ringraziato poi hanno iniziato a pretendere e solo pretendere (http://www.ladifferenza.it/?238/Rivolta-in-Francia-timore-in-Germania). La situazione in Germania non si presenta certo più incoraggiante (http://www.loccidentale.it/articolo/i+turchi+dettano+legge-in+germania). Siamo di fronte all’ennesimo tentativo storico di far integrare culture diverse, etnie differenti, identità opposte. Aveva tentato la stessa alchimia anche Alessandro Magno obbligando le proprie truppe a sposare ed unirsi con le genti dei territori conquistati, lui stesso si adattò e condivise usi orientali. Non servì a nulla. Alla sua morte questo tentativo di integrazione ante litteram fallì miseramente. Oggigiorno l’elemento legante è il capitalismo. Dove non arrivò la forza deve arrivare la globalizzazione, il capitalismo marcio che fa vedere ricchezza per tutti. E tutti utopisticamente la proclamano. Deve esserci benessere per tutti, acqua per tutti, pane per tutti, diritti per tutti. Ratzinger esorta: “lavoro per tutti” (http://www.corriere.it/politica/09_luglio_04/papa_lettera_berlusconi_8ce34920-6892-11de-86b2-00144f02aabc.shtml). Sappiano che le persone che spalleggiano queste utopie ( da ou-topos= non luogo ovvero non possibilità di realizzazione) sono servi delle multinazionali e dei poteri forti che vogliono la massificazione delle razze non per fini pacifici ma per espandere definitivamente il loro potere su tutto il globo. E allora se forse l’unica via d’uscita, o meglio di resistenza, è ormai l’autarchia con prodotti coltivati vicino a casa, con una moneta locale, è altrettanto vero cha la nostra identità, quella in cui ci identifichiamo e sentiamo nostra và parimenti salvaguardata e protetta.




