Quaranta anni fa Gandhi, mentre si recava nel suo solito luogo di preghiera, viene accostato da un giornalista, Nathuram Godse, che gli si piazza innanzi e gli spara tre colpi di pistola. Missione compiuta per il militante della corrente più fanatica del nazionalismo indù che viene arrestato, condannato a morte e giustiziato. L'uomo che con un pugno di sale in mano aveva fatto crollare il grande impero britannico in India, cade di fronte ad un nano del fanatismo. Che dire? Un'ottica rovesciata, nei confronti dei comuni metri di giudizio, ci può venire da questa osservazione di Ernesto Balducci: "La Nonviolenza è l'abbandono dell'idea di sconfitta come idea di perdita. Fa parte della cultura di guerra l'idea che l'uomo si realizza soltanto quando riesce a trionfare. L'uomo si realizza anche quando è sconfitto".
Lord Mountbatten, l'ultimo vicerè inglese che nel 1947 comandava l'esercito, ebbe a scrivere: "Nel Punjab ho 500mila soldati eppure ci sono disordini gravi. Nel Bengala le nostre forze sono fatte di un uomo solo, e non ci sono disordini. Gandhi ha ottenuto con la persuasione morale ciò che quattro divisioni militari non avrebbero ottenuto con la forza". Non si tratta quindi della contrapposizione Forza-Debolezza ma della subordinazione delle ragioni della Forza alla Forza della Ragione. La Nonviolenza non è altro che questo.
Aldo AntonelliLord Mountbatten, l'ultimo vicerè inglese che nel 1947 comandava l'esercito, ebbe a scrivere: "Nel Punjab ho 500mila soldati eppure ci sono disordini gravi. Nel Bengala le nostre forze sono fatte di un uomo solo, e non ci sono disordini. Gandhi ha ottenuto con la persuasione morale ciò che quattro divisioni militari non avrebbero ottenuto con la forza". Non si tratta quindi della contrapposizione Forza-Debolezza ma della subordinazione delle ragioni della Forza alla Forza della Ragione. La Nonviolenza non è altro che questo.





