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Antropologia della percezione del tempo
"Ricordati che il tempo è denaro, chi potrebbe guadagnare col suo lavoro dieci scellini al giorno, e va a passeggio mezza giornata, o fa il poltrone nella sua stanza, se anche solo spende sei pence per i suoi piaceri, non deve contare solo su questi; oltre a questi egli ha speso, anzi buttato via, anche cinque scellini." (B. Franklin)
Il concetto di un tempo che "vale 5 scellini" mette bene in evidenza che nelle societàƒ occidentali il tempo assume tutte le caratteristiche del denaro: si puàƒÂ² spendere, risparmiare, guadagnare, investire.
Eppure, questa concezione del "tempo" che percepiamo come assoluta e universalmente condivisa, è solo il frutto della definizione che la nostra cultura dàƒ al cambiamento.


Il nostro modo di vivere e sentire la temporalitàƒ non è infatti, l'unico possibile, nàƒÂ© è condiviso da tutti gli esseri umani delle diverse culture. La lingua degli indiani Hopi dell'Arizona, ad esempio, non presenta nàƒÂ© termini, nàƒÂ© forme grammaticali, nàƒÂ© forme verbali che facciano riferimento al tempo. La struttura di questa lingua riflette non la differenza tra passato, presente e futuro, come avviene nella nostra, ma la contrapposizione tra ciàƒÂ² che è "oggettivo" e ciàƒÂ² che è "soggettivo". In ciàƒÂ² che è "oggettivo" rientra tutto ciàƒÂ² che è (o è stato) accessibile ai sensi ed anche la relazione tra gli eventi, mentre il "soggettivo" comprende la sfera del mentale, dello spirituale ed anche del futuro, in quanto non accessibile ai sensi. Se si puàƒÂ² intravedere in questa differenziazione "oggettivo - soggettivo" una implicita distinzione tra passato, presente e futuro, appare evidente che la percezione del tempo di questa popolazione è decisamente diversa da quella che si è sviluppata in Europa. E, anche volendo considerare unicamente le societàƒ europee, possiamo vedere che la concezione del tempo si è profondamente modificata nel corso dei secoli.
Nelle societàƒ preindustriali, ad esempio, il tempo non mancava mai: nell'esperienza di cacciatori e agricoltori se c'era penuria di qualcosa era penuria di beni, non di tempo. Il tempo coincideva con l'attivitàƒ e, nel caso dei popoli cacciatori, si consumava prevalentemente nel presente della soddisfazione dei bisogni basilari.
Il problema del rapporto tra il tempo naturale e il tempo del proprio lavoro emerge solo quando assume importanza l'agricoltura, la cui efficacia è condizionata dalla conoscenza delle fasi e dei momenti propizi alla semina, al raccolto, alla preparazione dei terreni...
Gli studi antropologici effettuati sulle popolazioni di cacciatori-raccoglitori autraliani ci permettono di sapere come l'idea del futuro interessi poco queste popolazioni, innanzitutto in quanto inconoscibile; emerge con chiarezza, inoltre la sensazione di non poter incidere molto sul corso degli eventi, e quindi un atteggiamento ben disposto ad accettare quello che verràƒ ...


 L'arrivo delle macchine
Prima dell'introduzione della macchina nel mondo del lavoro, anche l'attivitàƒ artigianale era regolata e retribuita in relazione agli obiettivi del lavoro. Si lavorava pensando alle mete da raggiungere più che al tempo necessario per realizzarle bene. Il tempo dell'attivitàƒ , nelle societàƒ pre-industriali era un tempo unico, indiviso. Non esisteva una separazione tra il tempo dedicato al lavoro e il tempo libero, proprio come non c'era una distinzione tra lo spazio del lavoro e lo spazio domestico. Nell'abitazione dell'artigiano, infatti, non c'erano locali destinati esclusivamente al lavoro, ma locali in cui la vita familiare e di relazione e l'attivitàƒ lavorativa si fondevano in uno spazio e in un tempo indistinti.
In queste societàƒ la rappresentazione del tempo era di tipo ciclico, legata alla logica della ripetizione, a livello individuale, naturale e sociale. Anche il calendario, infatti, svolgeva la principale funzione di ritmare gli eventi distinguendo quelli "sacri" delle festivitàƒ , da quelli "profani". Non è, infatti, un caso che le immagini con cui il tempo veniva rappresentato fossero circolari, come il serpente dello zodiaco che si morde la coda nella ruota della Fortuna medievale e nelle ruote indiane della Samsara.
La rappresentazione sociale del tempo è cambiata considerevolmente nel passaggio dalle societàƒ pre-industriali a quelle industriali, soprattutto in seguito all'introduzione delle macchine applicate al lavoro manuale ed alla conseguente necessitàƒ di misurare con esattezza i tempi del lavoro in vista della massima efficienza e della massima produttivitàƒ .


Campane
In realtàƒ , peràƒÂ², ancora prima dell'esplosione della vera e propria Rivoluzione Industriale, si assiste ad alcuni eventi che favoriscono una modificazione nell'idea e nel vissuto del tempo: nel cuore del Medioevo, il mercante, il monachesimo benedettino e l'orologio aprono la strada ad un tempo nuovo, lineare, prevedibile, misurabile e prevalentemente urbano.
Il lavoro viene regolamentato temporalmente ed il lavoratore comincia ad essere retribuito in base al tempo che impiega per svolgere il suo compito. Si moltiplicano le vere e proprie campane di lavoro che si differenziano da quelle delle chiese perchàƒÂ© battono un tempo che non è nàƒÂ© quello della festa nàƒÂ© quello della necessaria difesa cittadina. Il mercante pianifica il suo tempo e fa del tempo la sua occasione prima di guadagno, dato che l'attesa del rimborso del denaro prestato gli consentiràƒ un profitto, generando un conflitto col tempo della Chiesa, o meglio col tempo che è di Dio e quindi non puàƒÂ² essere venduto.
Proprio in seno alla Chiesa, peràƒÂ², si puàƒÂ² individuare un altro soggetto importante nella definizione della temporalitàƒ moderna. L'horarium dei monaci benedettini introduce l'importanza della regolaritàƒ temporale e della struttura lineare di un tempo che è fatto di istanti che si susseguono rigidamente.
L'invenzione dell'orologio meccanico (nel Trecento) si pone a questo punto come risposta ad un "problema" emerso in uno specifico ambiente culturale. Frutto, in Europa, di una mentalitàƒ meccanicistica, da una parte esprime la grande capacitàƒ tecnica degli artigiani medievali, dall'altra agevola il progresso tecnologico e scientifico garantendo una sempre maggior possibilitàƒ di misurare con precisione anche attivitàƒ precedentemente misurate in maniera approssimativa.
In Cina ed in Giappone, invece, l'orologio s'impone dall'esterno, come "prodotto d'importazione", perchàƒÂ© internamente non si avverte la stessa viva esigenza di precisione maturata in Europa. Mentre, ad esempio, in Cina c'è una forte e diffusa sensibilitàƒ per i macchinari utili all'irrigazione del terreno, l'orologio non risponde ad alcun "bisogno". L'àƒÂ©lite dominante di letterati considera il tempo in termini di lungo periodo, di mesi e di anni, quindi la misurazione delle ore e addirittura dei minuti non riesce ad imporsi come avviene invece in Occidente. L'orologio, al pari di altri strumenti quali i microscopi ed i telescopi, viene considerato come un giocattolo, una curiositàƒ tecnica o al pari di opere d'arte.
Questa considerazione non è stata assente nemmeno nell'Europa del Tre-Quattrocento, quando allo splendore della macchina non corrispondeva una pari precisione: Carlo V, grande collezionista di orologi, nella sua stanza misurava il tempo con una candela marcatempo. L'orologio installato nel 1370 sul campanile di Gand non aveva nemmeno le lancette e si limitava a suonare il passare delle ore e, quando si costruiva un orologio pubblico, era necessario che vi fosse un suo "governatore" che due volte al giorno lo caricasse e ne regolasse le lancette.
àƒË† nel corso del sedicesimo e del diciassettesimo secolo che, contemporaneamente all'affermarsi della Rivoluzione Scientifica, delle Accademie e della navigazione oceanica, si verifica la costruzione di orologi di precisione, tanto che la visione meccanicistica dell'universo e della vita si esprime spesso con riferimento ad una delle macchine più amate destinate a diventare un simbolo per eccellenza di questo periodo: Keplero, Boyle e Cartesio, ad esempio, paragonano l'universo ad un orologio.
L'orologio, quindi, risulta uno strumento chiave per la comprensione della civiltàƒ industriale e della prospettiva quantitativa di concepire la temporalitàƒ secondo una mentalitàƒ utilitaristica per cui il tempo si misura, si divide, si organizza per ottenere il minimo sperpero e la massima produttivitàƒ .


 E oggi?
La cultura del tempo sta subendo certamente alcuni cambiamenti anche nella societàƒ tecnologica. La nuova temporalitàƒ che si sta costruendo anche grazie a Internet presenta almeno due aspetti. Il primo è l'"esperienza di accelerazione": tutto è più veloce e si afferma la simultaneitàƒ . La velocitàƒ , che giàƒ era una caratteristica tipica perlomeno delle civiltàƒ industriali occidentali, oggi diventa sempre più importante, tanto che chi usa la rete non tollera l'attesa. Un computer che non fornisce risposte immediate fa innervosire chi, ad esempio, invia un'e-mail, come se le lunghe attese all'ufficio postale per mandare una raccomandata fossero esperienze preistoriche.
Nell'utilizzazione dell'e-mail, poi, si verifica un'ansia della non risposta che è stata definita come "black hole". E' stato infatti riscontrato un elevato livello di ansia in coloro che non ricevono risposta ad un messaggio di posta elettronica che hanno inviato. Ma perchàƒÂ©? Innanzitutto se il mezzo è interattivo si pretende che lo sia davvero; inoltre l'incertezza della non risposta mette a nudo il nostro bisogno di conferme, di reazioni che ci aiutino a dominare le situazioni e a prevederle. Nello spazio vuoto della non risposta ciascuno proietta il proprio mondo interiore e le sue caratteristiche personali: c'è chi pensa che sia il computer che possa avere un guasto, chi invece pensa di aver senz'altro sbagliato qualcosa nella procedura d'invio, e chi, invece, pensa che l'interlocutore non risponda perchàƒÂ© adirato, poco disponibile, impreparato ecc. Magari, semplicemente, non aveva i VIVE acceso o ci stava lavorando, ma non ha controllato la posta. Il black hole è presente a vari livelli, non solo molto intensi e patologici. Basti pensare all'uso talvolta smodato della posta elettronica nei contesti lavorativi dove si ricevono telefonate per verificare se hai ricevuto la e-mail che ti è stata mandata e, nel caso, come mai non hai risposto.
Oltre all'esperienza dell'accelerazione, la nuova temporalitàƒ di internet si caratterizza, a mio avviso, per la presenza di maggiori "spazi per la riflessione". La comunicazione per e-mail, ma anche le chat sincrone offrono all'interlocutore un lasso di tempo per la risposta che è maggiore rispetto a quello che si verifica nella comunicazione vis-àƒ -vis. A fronte di una simulazione di presenza e di "tempo reale", c'è uno spazio per la riflessione che in alcuni casi torna a far apprezzare il valore del tempo "antico" lento, prezioso, circolare e amico. E aggiungerei che questo viene percepito come un tempo per sàƒÂ©, perchàƒÂ©, evidentemente il tempo di cui si avverte la mancanza è un tempo qualitativamente diverso da quello di cui si dispone.

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