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la crisi occidentale
Cerchero' in queste note di parlare insieme della crisi generale del mondo occidentale, della crisi europea e dell'euro, della crisi italiana; del resto le tre crisi appaiono tra di loro intrecciate ed hanno tra l'altro in comune il fatto che si ostinano a non passare. Cerchero' di fare il punto sulla situazione ad oggi e sulle prospettive che abbiamo davanti.
Cominciamo con il primo tema.Quella che e' partita nel 2007-2008 non e' una crisi globale, come da molte parti si dice, perche' essa nella sostanza tocca solo il mondo sviluppato. Per questo qualcuno in Asia la chiama piu' correttamente crisi atlantica. Essa non e' poi una crisi finanziaria, come anche molti pensano, forse non e' una crisi neanche prevalentemente finanziaria; si tratta soprattutto di una crisi dell'economia reale con risvolti finanziari molto importanti, comunque, se vogliamo, con un intreccio molto forte tra motivazioni finanziarie e motivazioni relative all'economia reale.
Molto brevemente, le ragioni della crisi hanno a che fare sostanzialmente con la caduta tendenziale della domanda di beni e di servizi da parte delle popolazioni dei paesi occidentali. Questa caduta della domanda e' stata originata a suo tempo da diversi fattori, ma uno fondamentale e' stato quello della crescita delle disuguaglianze. Nel corso degli ultimi decenni la ricchezza si e' concentrata sempre di piu' in poche mani, quell'1% di cui parlano gli indignados e il movimento Occupy Wall Street, mentre le classi medie e quelle popolari non hanno avuto di piu' e molto spesso hanno avuto di meno e quindi esse non avevano alla fine i soldi per comprare i beni e i servizi di cui avevano bisogno.
Di fronte a questo problema si sono cercati a suo tempo diversi rimedi. Uno dei primi e' stato quello, portato avanti in particolare negli Stati Uniti, di aumentare il numero delle ore lavorate; un secondo quello di far crescere fortemente il tasso di occupazione delle donne, perche' in famiglia non bastava piu' un solo stipendio. Il terzo, e alla lunga quello piu' importante, e' stato l'aumento dell'indebitamento
Ecco dove si innesca la dimensione finanziaria del problema. Si e' pensato, per risolvere la questione della mancanza di potere d'acquisto, di distribuire generosamente prestiti anche ai poveri, perche' essi potessero continuare a comprare i beni di consumo quotidiani, la casa, e cosi via.E per un po' di tempo, un po' di anni, la ricetta ha funzionato, ma poi il modello non ce l'ha piu' fatta a reggere e abbiamo cosi avuto la crisi del 2007-2008, da cui non si e' usciti e da cui forse non si e' in grado di uscire. La crisi della domanda, dovuta in gran parte a una distribuzione dei redditi e della ricchezza squilibrati, per altro verso e' anche una crisi relativa al fatto che non si e' piu' registrato, negli ultimi decenni, l'avvento di nuovi settori trainanti dell'economia.
Gli economisti keynesiani hanno cosi pensato che per far ripartire l'economia, bisognava trovare delle nuove fonti di domanda. Questo poteva succedere da una parte ridistribuendo la ricchezza, riducendo in particolare le tasse alle classi medie e popolari e semmai aumentandole a livello delle classi piu' benestanti, dall'altra individuando un qualche nuovo settore che poteva spingere in avanti l'economia e concentrare gli investimenti; esso e' stato individuato da molti nell'economia verde.E questo e' il disegno, detto in maniera molto semplice, sul fronte dell'economia reale che hanno proposto molti studiosi ed operatori di stampo keynesiano. Intanto sul fronte finanziario, dal momento che la stessa finanza era andata fuori controllo, bisognava ridimensionarla da una parte e ridurre il suo potere, dall'altra occorreva riportarla nell'alveo del sostegno all'economia reale.
Di fronte a queste possibili ricette cosa e' stato fatto? Sostanzialmente quasi nulla. La riconversione ecologica dell'economia va avanti molto lentamente, gli investimenti sono largamente insufficienti. Sul fronte finanziario e' stato fatta qualcosina, ma niente di piu'. I recenti scandali bancari che si sono susseguiti a catena negli ultimi mesi indicano quindi che la finanza non e' sotto controllo.
E questo per quanto riguarda la crisi generale dell'economia, che ripeto e' una crisi occidentale e che segna d'altra parte anche il passaggio del testimone, se vogliamo, della guida del mondo, dai paesi occidentali ai paesi orientali, in particolare all'Asia, in particolare alla Cina. Nel 2012 l'economia cinese dovrebbe avere superato quantitativamente, utilizzando almeno il criterio della parita' dei poteri di acquisto, quella statunitense.
Le classi dirigenti occidentali sono smarrite, incerte e si aggrappano disperatamente all'ideologia neoliberista. Il sistema capitalistico occidentale in passato, quando si e' trovato di fronte a delle difficolta', e' sempre riuscito a superarle e a riprendere i suoi processi di sviluppo grazie alla sua grande capacita' di trasformazione, sia in senso progressivo, come nel caso del varo del New Deal dopo la grande crisi, sia in senso conservatore, come nel caso della rivoluzione conservatrice di Reagan e della Thatcher, seguita ai problemi degli anni settanta. Questa volta esso mostra invece delle evidenti difficolta' a fare altrettanto, a rischio forse della sua stessa sopravvivenza di lungo termine. [1 di 3]
(Tratto da: http://www.finansol.it)




