di: Jaqueline Risset
Gli scandali e la corruzione, il caos delle liste
elettorali, il divario sempre piu' ampio tra
nord e sud. I giornali stranieri commentano
la situazione italiana
L'idea dell'Italia suscita
da secoli un'emozione
speciale nell'animo degli
europei. Come se lo
spazio della penisola
fosse fatto di una materia
differente: i suoi panorami, le sue citta',
i suoi paesi sono immersi in una sorta di
luce mitica il cui segreto resta inaccessibile.
I viaggiatori del Grand tour non hanno
mai smesso di descriverne il fascino. Gli scrittori hanno cercato spesso di svelarne il mistero. Di fronte alla sovrabbondanza di opere d'arte, Stendhal provava emozioni cosi forti da rasentare il malessere che
era condiviso da tanti altri visitatori. Secondo Nietzsche, l'Italia era luce, dolcezza, liberazione. Li non sentiva il bisogno di dire 'no', come succede a chi esce al mattino per le strade di una citta' tedesca, ma sentiva la luce, la musica e 'i dolci grappoli d'uva scelti per lui dalla fruttivendola' a Torino negli ultimi tempi della sua serenita'. Per Freud, invece, il pae se era una rivelazione necessaria ('quello che mi serve e' l'Italia') e la sua arte uno svelamento dell'inconscio, un'esperienza di alterita' e atemporalita'. Ancora oggi nella memoria del viaggiatore riaiora l'impressione d'incanto e di trasigurazione del primo incontro: i paesaggi armoniosi dei grandi laghi, il cafellatte francese che si trasforma nella schiuma delicata del cappuccino, il suono degli zoccoli di legno sul lastricato di Sirmione, l'allegria, gli alberi e i iori. Ma c'e' anche un altro versante, un versante nero da tempo noto ai poeti e agli scrittori italiani. Questo aspetto e' gia' stato esplorato da Alessandro Manzoni nei Promessi
sposi, un romanzo dal titolo innocente che non lascia intravedere gli abissi di oscurita' e tragedia che attendono il lettore. Come La Certosa di Parma, il racconto di Manzoni si basa su antiche cronache italiane violente e oscure, ma non ci sono ne' Fabrizio ne' Clelia ne' l'ombra di una Sanseverina. Siamo nel seicento, ai tempi della peste, in un'Italia dominata dagli spagnoli dove s'intrecciano intrighi tenebrosi e crimini oscuri. Pagine implacabili, pitture tragiche, che sembrano anticipare, per di piu', i misteri e gli scandali irrisolti degli anni di piombo e dell'Italia contemporanea, come l'ha vissuta, denunciata e subita Pasolini ino alla sua morte. Le radici della situazione attuale possono essere rintracciate nel fatto che in Italia il potere e' stato esercitato quasi sempre come 'fazione e oligarchia', come pratica autoritaria di fronte alla quale 'la cosa peggiore e' non avere protettori'. Questo alimenta un'atmosfera di ignavia, un termine che Leopardi usava a proposito della 'vilissima condizione' dei suoi connazionali. Ignavia e' l''inazione per incapacita' di comprendere' in una societa' simile a quella descritta da Manzoni.
Oggi prevale nuovamente l'ignavia, una passivita' e un'accettazione che ricordano che il fascismo ''' durato vent'anni grazie a un ampio consenso tra la popolazione ''' non e' mai stato sottoposto a un lavoro di rilessione e giudizio come in Germania con il nazismo. La costituzione italiana, elaborata dopo la guerra da personalita' di diverse appartenenze politiche ma tutte con una solida coscienza democratica, e' la migliore, la piu' chiaramente repubblicana e laica tra le costituzioni europee. Dopo la sua approvazione, pero', i governi democristiani non sono mai riusciti ad educare il popolo italiano alla democrazia. La sinistra italiana ''' un grande partito comunista di stampo gramsciano, piu' che marxista, e un forte partito socialista, all'epoca alleati ''' aveva una chiara vocazione pedagogica. Ma poi ha cominciato a indebolirsi negli anni settanta, scossi dai conlitti, dal terrorismo e dalla corruzione.
La corruzione, in particolare e' cresciuta in maniera costante negli anni ottanta sotto l'effetto della politica craxiana, che ha interrotto bruscamente la tradizione etica della sinistra e ha fornito un'ideologia utile a quel governo aziendalista che avrebbe poi intaccato le basi della democrazia. Con la famosa 'discesa in campo' del 1994 la societa' dello spettacolo si e' affermata (per citare il filosofo francese Guy Debord) e ha cominciato ad allungare i suoi tentacoli come una piovra: niente piu' passato ne' futuro, solo un presente immaginario, melliluo, ittizio. Due fenomeni danno la misura della particolarita' e della gravita' di quel momento storico: lo stato d'ipnosi in cui gli elettori hanno votato per una destra pseudoliberale e l''asservimento volontario' di uomini politici che, a parte quelli reclutati ad hoc (imprenditori, avvocati eccetera), in passato avevano mantenuto una certa dignita' e che in quel momento sono stati pronti a sostenere imperturbabili, con disciplina assoluta, il La valore intrinseco e 'buono per il popolo' di ogni nuovo colpo sferrato alla democrazia dal loro re Ubu. A quei tempi ci si chiedeva come un intero paese potesse essere trascinato in un sonno cosi profondo senza violenza (anche se la violenza non era tanto lontana e si e' vista poi al G8 di Genova). Le cause sono diverse e vanno cercate nella storia italiana recente e lontana. I mezzi, usati in modo ripetitivo, sono quelli relativi all'abolizione dei rapporti tra realta'
e inzione, un'abolizione progressiva raggiunta con forti dosi di una televisione allucinatoria. La vulgata governativa di allora, secondo cui la sinistra, e piu' precisamente il Partito comunista, avevano governato il pae se nei cinquant'anni precedenti, non era solo una trovata da campagna elettorale. La tranquillita' con cui l'opinione pubblica ha accettato quella curiosa riscrittura della storia recente rivela forse una convinzione segreta, e radicata, secondo cui il governo
'naturale' del paese sarebbe stato il regime fascista, artiicialmente interrotto in qualche modo dalla guerra e dalla disfatta militare. Allo stesso tempo un paese agricolo e cattolico si trasformava repentinamente in un paese industriale, edonista, senza legge, senza punti di riferimento. Scivolamento, liquefazione: il tessuto cede silenziosamente,
lo stagno si allarga. I danni sono ancora visibili: revival fascista, razzismo contro gli immigrati ''' a volte ridotti in schiavitu', come abbiamo visto poche settimane fa in Calabria ''', collusione con la maia sempre piu' centrale ed evidente. Negli ultimi tempi il paese e' arrivato all''anestesia totale', alla 'sonnolenza collettiva', alla 'narcosi', termini usati qualche giorno fa da giornalisti dell'opposizione. Di un'opposizione praticamente impotente, perche' secondo un recente sondaggio l'87 per cento degli italiani riceve informazioni solo dalla televisione che, privata o pubblica, e' sempre piu' nelle mani del governo. L'obiettivo originale del radicamento berlusconiano ''' che la giornalista Rossana
Rossanda deiniva come 'una capitolazione del paese di fronte all'azienda pura e semplice' ''' sembra ormai raggiunto, anche se oggi per la prima volta cominciano a manifestarsi sintomi di ribellione. Al di sopra della legge La protezione civile e' un'organizzazione destinata all'intervento rapido in caso di 'catastrofi naturali'. Si attiva durante le emergenze e opera al di sopra e al di fuori delle leggi. Da qui e' nato un potere assoluto che sfugge a ogni controllo ed e' fonte di ogni genere di corruzione. Alcuni esponenti della coalizione di governo, come il presidente della camera Gianfranco Fini e l'ex ministro dell'interno Giuseppe Pisanu, hanno preso le distanze dallo scandalo che ha coinvolto la protezione civile. 'L'orizzonte dell'interesse generale e' chiuso, si sono aperte le cateratte dell'interesse privato', ha detto Pisanu. Ogni giorno scoppia un nuovo scandalo. Forse si prepara una miscela esplosiva fatta di stanchezza ed esasperazione dei cittadini di fronte a una classe dirigente, 'non solo corrotta, ma decrepita', scrive Curzio Maltese, lucido analista del fenomeno in dalle sue prime manifestazioni. Durezza della crisi (migliaia e migliaia di operai e di ricercatori licenziati e ridotti in poverta'), la rivolta delle vittime del terremoto in Abruzzo ('Un anno dopo qui tutto muore'), il desiderio di un futuro per il momento inimmaginabile. Rivedremo presto il cielo italiano di Stendhal?
UN PAESE IMBARBARITO
di: Robert Maggiori
L'Italia rappresenta un'anomalia rispetto al resto dell'Europa. Non investe sulle nuove tecnologie, guarda troppa tv e si fa conquistare dai discorsi razzisti della Lega nord
L'Italia e' un paese normale? L'anomalia rappresentata da Silvio Berlusconi spingerebbe a rispondere di no. Il presidente del consiglio italiano controlla il potere politico e i mezzi d'informazione, usa il parlamento come una fabbrica per produrre leggi destinate a salvarlo dai processi, attacca continuamente i giudici, critica la costituzione,
riduce la politica a una barzelletta e si trascina dietro i suoi scandali sessuali. Ma la storia non inisce qui. Dopo essere
stata all'avanguardia in Europa, l'Italia e' dominata dal provincialismo. I suoi politici viaggiano poco e raramente parlano bene l'inglese. Il ruolo centrale attribuito alla televisione ricorda gli anni ottanta. Si va in tv vestiti a festa, tutto e' entertainment, pubblicita', talk show fatti di urla, minigonne e merletti. Sono pochissimi i programmi d'inchiesta, quasi inesistenti quelli di approfondimento a cui partecipano ilosoi, storici, sociologi, psicologi e scienziati. Raramente tra il pubblico delle trasmissioni si vede una
persona dalla pelle nera.
Paura di internet
Retrocessa a provincia, l'Italia perde posizioni in molte classiiche internazionali che riguardano la scuola, la salute, l'ambiente, i diritti, la cultura (a cui sono stati tagliati drasticamente i fondi pubblici) o le nuove tecnologie. A ine gennaio Bill Gates ha accusato Berlusconi di aver diminuito gli aiuti allo sviluppo, facendo dell'Italia il piu' avaro tra i paesi europei. 'I ricchi', ha detto Gates, 'spendono molto di piu' per i loro problemi personali, come la calvizie, che per la lotta contro la malaria'. La stessa regressione si nota nell'uso della tecnologia. A causa del decreto Pisanu, per connettersi a internet in un luogo pubblico, come un aeroporto o un internet cafe', bisogna presentare un documento
d'identita'. Gli stanziamenti per lo sviluppo della banda larga sono congelati al 2008 e alcuni politici della maggioranza hanno chiesto un maggiore controllo sui social network come Facebook. Al governo sono arrivate molte petizioni per chiedere di liberare la rete da leggi che penalizzano il futuro del paese. Per quanto riguarda l'accesso al web, l'Italia e' gia' indietro rispetto al resto dell'Europa. Berlusconi infatti e' un uomo della televisione old style: per lui internet e' pericolosa perche' liquida, incontrollabile e fuori dal suo impero. Dal punto di vista sociale la regressione e' ancora piu' evidente. Berlusconi attira cosi tanto l'attenzione che all'estero non ci si rende conto del problema principale: la deriva
leghista, che provoca un degrado morale e civile. Un imbarbarimento dell'Italia. Il giornale La Padania ha scritto: 'Quando ci libererete dai negri, dalle puttane, dai criminali, dai ladri extracomunitari, dagli stupratori color nocciola e dagli zingari che infestano le nostre case, le nostre spiagge, le nostre vite, le nostre menti? Sbatteteli fuori, questi maledetti!'. La Lega nord di Umberto Bossi e' un'alleata importante del partito di Berlusconi e ha fatto eleggere i suoi uomini in un buon numero di amministrazioni locali e ministeri, difondendo i suoi valori e il suo linguaggio xenofobo.
Servirebbe una biblioteca grande come quella vaticana per elencare i discorsi di istigazione all'odio razziale, omofobi e antimeridionali pronunciati dai leader leghisti. Basta guardare su YouTube i video di Mario Borghezio o ascoltare alcuni programmi di Radio Padania Libera. Nessun paese tollererebbe un tale livello di odio razzista e stupidita'. Il governo difende i valori cristiani, la famiglia, il lavoro e il croceisso nelle scuole, ma poi impone una quota di alunni stranieri nelle classi, istituisce le ronde di sorveglianza (un iasco colossale perche' nessuno si e' presentato per farne
parte) e introduce il reato di clandestinita'. Daniela Santanche' ''' una piccola star della destra apprezzata da Berlusconi e che recentemente e' diventata sottosegretario ''' si e' distinta dichiarando che 'Maometto era un pedoilo'. Sempre Borghezio voleva disinfettare i treni presi dalle prostitute nigeriane, un altro leghista ha detto di voler 'eliminare tutti i bambini (rom) che vanno a rubare agli anziani' e, tra gli applausi del popolo della Padania, ha invitato i musulmani ad andare 'a pisciare nelle loro moschee'. Discriminazioni di ogni genere, aggressioni, spedizioni punitive, atti criminali,
striscioni e slogan razzisti alle manifestazioni della Lega, una vera e propria caccia al nero che, agli occhi della stampa internazionale, ricorda il Ku Klux Klan. Invece il ministro dell'interno Roberto Maroni ha dichiarato: 'Abbiamo dato prova di troppa tolleranza nei confronti degli immigrati'. Quello che succede in Italia ha suscitato poche reazioni in Europa. E probabilmente e' anche in questo senso che l'Italia e' provinciale: la si guarda da lontano e dall'alto in basso. Anche chi ama la sua cucina, la sua arte e i suoi paesaggi, non la prende sul serio, ne' nel bene ne' nel male. Cosa succederebbe a Londra, Parigi e Berlino se la Lega nord fosse un partito austriaco o francese, e se Bossi si chiamasse Jurg Haider?
Dove va l'Italia?
da: El paus, Spagna
All'inizio di febbraio la procura di Firenze ha scoperto una rete di favori economici e sessuali gestita dai vertici della protezione civile. Poco tempo dopo la procura di Roma ha ordinato l'arresto di 56 persone, alcune con incarichi
pubblici, per corruzione e riciclaggio di denaro sporco. Dalle indagini e' emerso che uno dei senatori del partito del Popolo della liberta', Nicola Di Girolamo, e' stato eletto con l'aiuto della maia. Forse non sono i casi di corruzione piu' gravi e spettacolari che l'Italia abbia dovuto afrontare, ma sicuramente hanno colpito l'opinione pubblica. La sensazione difusa e' che nessuna istituzione si salvi dai modi di fare tipici di Silvio Berlusconi, e che il paese sia nuovamente, vittima di mali ben noti come i legami tra politica e criminalita' organizzata. Comincia a farsi strada
l'idea che l'immoralita' della vita pubblica abbia superato ogni limite. La situazione e' ancora piu' grave perche' l'opposizione e' disarticolata. Se gli italiani inora pensavano che il problema fosse il governo, in questo momento e' la repubblica nel suo insieme a preoccuparli. Le istituzioni sono indebolite dalla corruzione e dalle proposte di riforma che cercano di minare lo stato di diritto. Nessuno sembra sapere dove stia andando l'Italia, un pae se fondamentale nella costruzione dell'Unione europea. Non sembra saperlo neanche Berlusconi. La sua strategia e' priva di qualsiasi obiettivo che non sia garantirsi l'impunita'. L'attenzione dei cittadini e' sviata verso problemi artiiciosi, spesso creati al solo scopo di fare propaganda populista. Nel frattempo, l'Italia si avvicina a un baratro e nessuno sembra essere in grado di salvarla.
L'immagine della destra rovinata da un panino
di: Philippe Ridet
Dopo gli errori nella presentazione delle liste elettorali il Popolo della liberta' sembra un club di dilettanti che non conosce le regole della politica
Pasticci, denunce, ricorsi, cambiamenti delle regole del gioco: le elezioni regionali rischiano di trasformarsi in un imbroglio, se non in una farsa. L'8 marzo 2010 il Tar del Lazio ha respinto il ricorso del Popolo della liberta' (Pdl) che chiedeva di convalidare la lista di appoggio alla candidata governatrice della regione, Renata Polverini. La corte d'appello di Roma ha deciso di escludere la lista del Pdl di Roma e provincia perche' e' stata presentata in ritardo. La decisione del Tar e' una brutta notizia per il presidente del consiglio che, per rimediare al dilettantismo dei dirigenti del Pdl, ha fatto adottare in consiglio dei ministri un decreto 'interpretativo' della legge elettorale, che e' stato irmato dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano.
Cause di forza maggiore
Tutto e' cominciato il 27 febbraio. Quel giorno il rappresentante del Pdl e' entrato negli uici della commissione elettorale di Roma con i suoi faldoni sotto il braccio, alcuni minuti prima di mezzogiorno, l'ora entro cui doveva depositare le liste. Poco dopo, pero', e' uscito ed e' tornato solo a mezzogiorno passato. 'Una causa di forza maggiore', sostiene, spiegando di essersi fermato a 'mangiare un panino'. I funzionari dell'uficio elettorale non sentono ragioni: panino o no, l'orario va rispettato. Il rappresentante, malgrado le proteste, e' pregato di andarsene. Quello che sembrava solo un pasticcio assume l'aria di una farsa quando, due giorni dopo, anche la lista di Roberto Formigoni (Pdl) ''' governatore uscente della Lombardia e praticamente sicuro di ottenere un quarto mandato ''' viene esclusa dalla competizione elettorale. Motivo: non tutte le irme a sostegno di Formigoni sono valide. Per una settimana il dibattito si e' concentrato
sul problema di sapere se era necessario privilegiare la lettera della legge elettorale o il suo spirito, cioe' se permettere
a dodici milioni di elettori (nove in Lombardia e tre nel Lazio) di esercitare una vera scelta politica. Tra la delusione e la rabbia, Berlusconi ha studiato tre scenari: presentare tutti i ricorsi possibili in tribunale, rinviare le elezioni o adattare la legge elettorale alle circostanze. Alla fine ha prevalso l'ultima soluzione. Nel frattempo la lista di Formigoni in Lombardia e' stata riam messa grazie a una decisione del Tar.
Le regole non si cambiano
La manipolazione della legge elettorale e' stata denunciata con forza dall'opposizione. Il 7 marzo ci sono state proteste a Roma e in altre citta'. Un'altra manifestazione e' prevista per il 13 marzo nella capitale: l'obiettivo e' denunciare un presidente del consiglio che cambia le regole del gioco a suo piacimento e si comporta come se il pae se gli appartenesse. La destra non esce bene da questa serie di pasticci. Nato un anno fa, il Popolo della liberta' non sembra altro che un fan club, una corte di devoti a Berlusconi che non conoscono l'abc della politica e non sanno presentare i loro candidati alle elezioni. 'Il Pdl cosi com'e' non mi piace', ha dichiarato Gianfranco Fini, cofondatore del partito. 'Non sono nemmeno capaci di preparare le liste', ha detto Umberto Bossi, presidente della Lega nord e alleato di Berlusconi. La popolarita' del governo e' calata di quattro punti, secondo un sondaggio Ispo pubblicato il 7 marzo dal Corriere della Sera. Gli italiani che sostengono l'esecutivo non sono piu' del 39 per cento. 'Le convulse vicende di questi giorni hanno inluito negativamente sul grado di popolarita' del governo', spiega Renato Mannheimer, direttore dell'Ispo. Anche un altro sondaggio, realizzato da Demos eamp; Pi, pubblicato su Repubblica, testimonia le
conseguenze di questo imbroglio: il 45,3 per cento degli intervistati e' convinto che i partiti politici di oggi sono 'peggiori' di quelli della prima repubblica.
Truffatori in giacca e cravatta
da: The Economist, Gran Bretagna
Il governo italiano deve mostrare di voler combattere la corruzione per far dimenticare gli scandali
C'e' da ridere o da piangere? Il 1 marzo 2010 il consiglio dei ministri italiano ha dato il via libera a un disegno di legge contro la corruzione, proprio mentre il premier Silvio Berlusconi aspetta la ripresa di un processo in cui e' accusato di aver corrotto David Mills. L'avvocato britannico era stato condannato per aver accettato una tangente di 600mila dollari. Il 25 febbraio, pero', la corte di cassazione ha stabilito che il reato commesso da Mills e' caduto in prescrizione. I
tempi della prescrizione erano stati ridotti dal precedente governo Berlusconi, che aveva approvato alcune misure con cui diventava piu' diicile raggiungere una sentenza deinitiva nei processi contro i colletti bianchi. Anche il processo contro Berlusconi potrebbe interrompersi per scadenza dei termini della prescrizione. Ma il premier e' coinvolto in un secondo processo in cui e' accusato di frode iscale. In questo caso Berlusconi cerca di temporeggiare rivendicando il suo diritto a essere presente a ogni udienza per poi trovare il pretesto di un legittimo impedimento (impegni di governo) che gli impedisce di andarci. Berlusconi doveva presentarsi davanti ai giudici di Milano il 1 marzo, ma si e' assentato con la scusa del consiglio dei ministri per approvare il provvedimento contro la corruzione. La data dell'udienza, pero', era gia' stata spostata a causa degli impegni del premier. Quando i giudici hanno cominciato senza Berlusconi, l'avvocato Niccolo' Ghedini ha minacciato di ricorrere alla corte costituzionale per un presunto conlitto tra poteri. Ghedini e' uno degli ispiratori della legge sul legittimo impedimento, che permette ai ministri di rinviare i processi per adempiere agli obblighi legati alla loro funzione. Il disegno di legge contro la corruzione vieta ai condannati di ricoprire una carica locale, e forse nazionale, per cinque anni (il testo non e' deinitivo). Prevede inoltre la creazione di un osservatorio per vigilare sulla corruzione nella pubblica amministrazione. Il provvedimento e' stato elaborato in tutta fretta dopo uno scandalo sugli appalti della protezione civile. Le indagini dimostrano che alcuni imprenditori sono riusciti a ottenere degli appalti grazie ai loro contatti con i servizi segreti, la polizia, la magistratura e il parlamento. Ma nelle ultime settimane si e' rafforzata l'immagine dell'Italia come pae se degli intrallazzi. Dopo la scoperta di un'enorme trufa internazionale di evasione iscale e riciclaggio di denaro, il 3 marzo un senatore del Pdl ha dovuto dare le dimissioni dopo essere stato accusato di aver beneiciato dei voti della 'ndrangheta. In vista delle prossime elezioni regionali, il governo deve mostrare di voler combattere la corruzione per due motivi. Innanzitutto Berlusconi non ha scuse: puo' anche aver convinto gli italiani che i suoi problemi con la giustizia sono il frutto di una cospirazione ordita dai giudici di sinistra, ma questo non spiega le ultime indagini per corruzione. Inoltre le storie di loschi imprenditori che intascano i soldi dei contribuenti per pagare prostitute e funzionari pubblici rischiano di scandalizzare gli italiani piu' delle accuse di crimini inanziari, spesso incomprensibili, rivolte a Berlusconi (molti di questi crimini, compresa la presunta corruzione di Mills, sarebbero stati commessi prima che Berlusconi andasse al governo). Pur non coinvolgendo direttamente il premier, gli ultimi scandali indicano che durante il suo mandato la corruzione si e' difusa moltissimo. Non c'e' da stupirsi, visto che gli ultimi governi Berlusconi hanno assicurato l'impunita' a cosi tanti truffatori in giacca e cravatta
Lo strappo nel tricolore
di: Gerhard Mumelter
Nel 2011 si festeggiano i 150 anni dell'unita' d'Italia. Ma il nord e il sud del paese non sono mai stati cosi distanti. L'analisi di Der Standard
I due scai aspettano d da cinquant'anni le loro vele di marmo. Gli scheletri di cemento sono corrosi dalla salsedine
e le basi, invase dalle erbacce, sono coperte di graiti sbiaditi. Nel 1986 il presidente del consiglio Bettino Craxi pose a
Marsala la prima pietra di un gigantesco monumento dedicato allo sbarco dei mille in Sicilia. Venticinque anni dopo, il triste relitto di travertino bianco e' diventato il simbolo della precaria unita' d'Italia, che nel 2011 compira' 150 anni. 'Unita' d'Italia? Che ci sara' mai da festeggiare?', ha scritto La Padania, secondo cui la nascita dello stato unitario e' 'un atto contro la natura e la storia, un relitto storico da rifondare attraverso il federalismo'. E con i preparativi per il giubileo del 2011, il tema e' diventato d'attualita'. Storici, scrittori e sociologi hanno cominciato a discutere: l'uniicazione del paese ha segnato la nascita di una nazione o e' stata un atto di violenza carico di conseguenze negative? Perino il comitato dei garanti per le celebrazioni del 2011, ricco di nomi eccellenti, non ha retto al peso delle polemiche: lo storico Ernesto Galli della Loggia e il ilosofo Marcello Veneziani si sono dimessi in segno di protesta. Accusano i politici di tutti gli schieramenti di una totale mancanza di idee. 'In altri paesi si penserebbe, per esempio, ad allestire una mostra memorabile, a mettere in piedi un grande museo della storia nazionale. Da noi invece no. L'unico scopo che ci tiene insieme sembra essere oramai quello di spartirci il bilancio dello stato, di dividerci una spoglia', ha scritto Galli della Loggia. Il suo giudizio positivo sull'unita' d'Italia, che avrebbe portato piu' benessere e liberta' d'espressione nel paese, e' contestato da altri storici.
Un thriller politico pubblicato su internet immagina la secessione del Veneto. Nell'estate del 2010 il governo cade per colpa della Lega nord. L'economista Mario Monti e' chiamato alla guida di un governo tecnico e per arginare l'enorme debito pubblico taglia drasticamente i fondi destinati alle regioni. A quel punto Luca Zaia, il nuovo governatore del Veneto, scioglie il consiglio regionale e proclama la liberazione della 'Nazion Veneta'. Nel febbraio del 2011 le elezioni ne sanciscono deinitivamente l'autodeterminazione.
Un libro profetico
L'originale romanzo Fratelli d'Italia? e' stato pubblicato in forma anonima e l'identita' dell'autore non e' stata svelata. Ma la prima previsione potrebbe avverarsi a ine marzo. Se Luca Zaia vincesse le regionali in Veneto sarebbe il primo leghista a essere eletto come governatore. Il ministro dell'agricoltura non sogna solo di combattere la difusione di kebab e couscous a colpi di risotto al radicchio, ma cerca di scaldare gli animi anche con richieste discutibili come quella di usare il dialetto veneto a messa, nei telegiornali o nei film. Oppure propone di sottoporre gli insegnanti a test sulla conoscenza del dialetto veneto. Nel 2009 il consiglio provinciale di Vicenza ha votato contro la nomina di presidi provenienti dal sud con 26 voti su 27. L'ostilita' tra nord e sud e' reciproca e in aumento. Un terzo degli abitanti del nord e' convinto che il Mezzogiorno sia un peso per lo sviluppo dell'Italia. Fino a dieci anni fa il 42 per cento degli italiani dichiarava di provare un senso di appartenenza alla nazione ma oggi la percentuale e' decisamente inferiore. Il 26 per cento degli abitanti del nord si sente 'distante' nei confronti del Mezzogiorno e il 29 per cento delle persone che vivono al sud si sente 'lontano' dal nord. A unirli e' solo la rabbia per l'ineicienza dello
stato. La nuova terra promessa si chiama 'territorio'. Con uno zelo quasi religioso la Lega nord promuove quell'intreccio di relazioni locali che fa sentire le persone legate da tradizioni e da un dialetto comuni. Gli italiani del sud sono considerati degli intrusi. Il deputato leghista Matteo Salvini considera i napoletani 'colerosi'. I sindaci della Lega vorrebbero sostituire il tricolore con i 'colori del territorio'. Cristiano Aldegani, il primo cittadino di Ponteranica, in provincia di Bergamo, ha fatto rimuovere dalla biblioteca comunale la targa dedicata a Peppino Impastato, un giornalista siciliano ucciso dalla maia. Nel frattempo, in Sicilia, il sindaco di Capo d'Orlando Enzo Sindoni ha distrutto a martellate la targa 'piazza Garibaldi', chiamando l'eroe risorgimentale 'feroce assassino al servizio della massoneria e dei servizi inglesi'. Giuseppe Maria Reina, del partito siciliano Movimento per le autonomie, ha criticato
in parlamento la 'falsiicazione storica' che celebra come una liberazione lo sbarco di Garibaldi in Sicilia. Lo scrittore
Andrea Camilleri vede in quel fatto le radici dei tanti mali che aliggono la Sicilia di oggi: 'I piemontesi non vennero come compatrioti, ma come conquistatori. Il nuovo stato, inteso come comunita', non esisteva. Solo la sua macchina repressiva funzionava a dovere. E la maia seppe astutamente occupare quel vuoto di potere'. Il risorgimento italiano non fu un movimento popolare. u stato piu' che altro il frutto di un'e'lite politico-culturale di aristocratici, liberali, repubblicani e anticlericali che nel 1861 saldarono insieme l'Italia in una creazione artiiciale, a cui mancava l'elemento fondante di una cultura comune: la lingua. Solo il 2 per cento della popolazione parlava italiano e alla prima seduta del parlamento furono chiamati dei traduttori per assicurare la comprensione reciproca. Per i torinesi la questione meridionale non era delle piu' urgenti. Il sud fu umiliato da dure politiche iscali e dall'introduzione della leva militare, approfondendo la frattura tra il nord industrializzato e il meridione agricolo. I piccoli coltivatori e i braccianti che speravano in una redistribuzione dei grandi latifondi rimasero delusi e la loro rivolta fu repressa nel sangue da Nino Bixio. Alla ine il tumultuoso movimento unitario partori quello che nessuno dei protagonisti avrebbe voluto. Non un'Italia divisa in tre come sperava Cavour, ma uno stato unitario. Non la repubblica desiderata da Giuseppe Mazzini, ma una monarchia. Non uno stato federalista, ma un governo centrale autoritario.
In Lombardia il reddito annuo procapite e' 32.100 euro, in Sicilia 16.500
'Una somma di elementi eterogenei costretti a convivere alla bell'e meglio', commenta l'ex direttore del Corriere della Sera Piero Ottone. 'Non abbiamo ne' una storia ne' una letteratura comune in cui specchiarci', spiega lo scrittore Maurizio Maggiani. L'unita', ironizza lo scrittore Antonio Scurati, ha dato agli italiani una 'patria immaginaria'. Per decenni la storiograia uiciale ha abbellito quella che il giornalista Pietrangelo Buttafuoco deinisce 'una menzogna istituzionalizzata'. Militari violenti come Bixio sono stati presentati come modelli di patriottismo, mentre a Carlo Pisacane, volontario di guerra e membro della legione, straniera morto suicida, sono state intitolate molte scuole. Il nostalgico recupero di vecchi monumenti diicilmente cambiera' il fatto che nella memoria collettiva i protagonisti dell'unita' d'Italia sono associati ormai solo ai nomi delle strade a loro intitolate. Siamo 'un paese spaesato, che fa sempre piu' fatica a riconoscere le ragioni dello stare insieme', scrive il Corriere della Sera. I contrasti sull'unita' d'Italia fanno emergere una volta di piu' le profonde lacerazioni del paese. I contrasti tra nord e sud, comunisti e democristiani, fascisti e antifascisti, berlusconiani e antiberlusconiani hanno sempre spaccato il paese in fronti opposti e impedito la nascita di un comune senso d'identita'. Non sorprende che i colpi della Lega nord riaprano le crepe nascoste sotto la supericie dello stato unitario. Il saggista Giorgio Rufolo, nel libro Un paese troppo lungo (Einaudi 2009), si chiede se l'uniicazione d'Italia dev'essere vista come un merito o una colpa. Gia' gli arabi consideravano la penisola troppo estesa per riuscire a dominarla interamente. Saraceni, longobardi, franchi, bizantini, normanni e Borboni hanno diviso il paese determinandone il futuro. Il diplomatico austriaco Metternich sosteneva che l'Italia 'altro non e' che un'espressione geograica'. Il bilancio di Rufolo e' amaro: il paese e' minacciato dalla 'decomposizione, la vendetta suprema dell'antirisorgimento'. Ancora piu' netto il giudizio del sociologo Luca Ricoli: 'Basta uno sguardo ai dati economici per renderci conto che siamo gia' un paese diviso. La spaccatura tra le due Italie non e' un prodotto della Lega, ma una costante della nostra storia nazionale'. Se il meridione riceve cento euro di aiuti, ne spreca almeno quaranta, fa notare Ricoli, autore del libro Il sacco del nord (Guerini e associati 2010). Per decenni Roma ha pompato somme enormi in un pozzo senza fondo. La Cassa del Mezzogiorno, che e' stata chiusa nel 1992, ha fatto arrivare al sud piu' di 140 miliardi di euro ma tutti questi soldi sono stati sprecati. 'Il pil del sud e' fermo da trent'anni e il tasso di disoccupazione e' il doppio rispetto al nord', ha osservato il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. Nella scuola, nella giustizia, nei servizi sociali, nel sistema sanitario, nello smaltimento dei riiuti e nell'approvvigionamento idrico 'il divario interno al paese e' allarmante'.
I numeri della crisi
In Lombardia il reddito annuo pro capite e' di 32.100 euro, in Sicilia di 16.500 euro. L'amministrazione pubblica dell'isola e' piena di debiti, ma da' lavoro a 21mila persone, piu' che in tutte le regioni del nord messe insieme. La citta' di Catania e' stata salvata dalla bancarotta solo grazie all'intervento pubblico e ora e' Palermo vicina al fallimento. Decine di migliaia di costruzioni abusive deturpano coste e paesaggi. Ogni anno se ne aggiungono altre 25mila. I siti archeologici come Pompei sono minacciati da un'urbanizzazione selvaggia. Un milione di falsi invalidi costa allo stato otto miliardi di euro all'anno. Un processo che a Torino in media dura 207 giorni, a Messina ne richiede 1.040. La chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese simboleggia il fallimento della politica industriale. 'Chiudere gli occhi di fronte alla situazione del Mezzogiorno non basta piu'', ammonisce l'economista Mario Deaglio. Ma il governo cerca di risolvere i problemi 'sempre con le stesse ricette vecchie e ineicaci'. Tra queste, il progetto insensato del ponte sullo stretto di Messina. Migliaia di infrastrutture mai terminate, come l'ospedale Padre Pio di Benevento, testimoniano il lassismo degli amministratori locali. A Reggio Calabria 13mila famiglie non pagano le bollette della luce. 'Il Mezzogiorno non ha alcun interesse immediato a cambiare uno stato di cose che inora gli ha permesso di vivere largamente al di sopra dei propri mezzi', scrive Ricoli. Le cifre sono impressionanti: ogni anno il sud sottrae al nord cinquanta miliardi di euro. La diagnosi e' impietosa: 'I territori che vivono di trasferimenti hanno inito per soffocare i territori che producono'. Il pil del Mezzogiorno e' solo il 23,8 per cento di quello nazionale. Meno che nel 1951. Nel sud, pero', ioriscono gli afari della maggiore impresa italiana: la mafia. La maggioranza dei calabresi accetta il dominio della 'ndrangheta, che controlla tutti i settori dell'economia. 'La 'ndrangheta diventa sempre piu' potente, ricca e pericolosa', avverte il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone. Il magistrato napoletano Antonio Bonaiuto, invece, riconosce alla camorra un 'controllo quasi totale del territorio '. I politici non hanno il coraggio di combattere seriamente la 'ndrangheta, spiega il procuratore Nicola Gratteri. 'In alcune zone della Calabria il 70 per cento delle attivita' commerciali e' in mano ai clan, il restante 30 per cento paga il pizzo'. Il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, puo' vantare un piccolo successo: oggi le imprese sospettate di legami con la maia sono escluse dall'associazione degli industriali. 'Ma senza la comprensione del fenomeno e un'autocritica da parte di politici e amministratori potra' cambiare poco', dice Lo Bello. 'Nel meridione d'Italia da una societa' agricola di vecchio stampo
e' nata direttamente una borghesia parassitaria spesso compromessa con la maia'. La cattura di alcuni boss, presentata come un successo dal governo, non va di pari passo con l'abbandono di una mentalita' assistenzialista o l'affermarsi di una cultura della legalita'. Molti ragazzi del sud se ne vanno per scappare da un circolo vizioso di disoccupazione, clientelismo, rassegnazione e mancanza di senso civico. Tra il 1990 e il 2005 piu' di due milioni di persone, tra cui molti laureati, hanno lasciato il sud. La soluzione della questione meridionale rimane una chimera. Sui manifesti dell'Unione di centro campeggia un grande tricolore strappato come monito del pericolo di una lacerazione dell'Italia. L'Udc attribuisce alla Lega una 'precisa strategia per la divisione del paese'. Questa strategia e' gia' in corso ma non viene messa in atto in Padania ne' nel Sud Tirolo. La secessione avviene a sud, in silenzio, senza slogan o proclami. Giorno dopo giorno, il meridione va alla deriva e si allontana dall'Europa. Nessuno sembra in grado di fermare questo processo. Il nord guarda altrove e stavolta non si vede un Garibaldi all'orizzonte.







