Giovedi, 9 Settembre 2010
    • Increase font size
    • Default font size
    • Decrease font size
  •  
  • Home
    Tag:livello mondiale

    L'Italia dedica alle coltivazioni biologiche una superficie di 1 milione di ettari e per questo si classifica al quinto posto, dopo Australia, Argentina, Cile e Stati Uniti. Nel 2007 gli acquisti di prodotti bio confezionati hanno registrato un incremento del 10% rispetto al 2006. In crescente aumento a livello mondiale, l'alimentazione biologica è al centro dell'edizione 2008 di SANA, il Salone Internazionale del Naturale giunto quest'anno alla ventesima edizione e in programma a Bologna dall'11 al 14 settembre.



     
    Dai e dai, alla fine anche Steve Jobs, patron della Apple, ha smesso di fare "orecchie da mercante". Il logo "A Greener Apple", inserito dalla Apple nell'home page del sito è un po' la risposta della casa americana alla campagna per l'elettronica verde messa in piedi circa un anno fa da Greenpeace. E ci sono volute ben tre guide, e i segnali positivi lanciati in questo senso da molte compagnie importanti (Nokia, Motorola, Dell, Lenovo ecc.) perché anche la casa di Cupertino decidesse di muoversi in questa direzione. Le promesse di Steve Jobs sono senza dubbio incoraggianti, anche se marcate ancora da evidenti lacune. Ma partiamo dalle buone notizie. Apple eliminerà i composti chimici più pericolosi dai suoi prodotti, ovvero i ritardanti di fiamma e il Pvc, entro il 2008. Sicuramente una buona prospettiva per il futuro degli utenti Mac.

    Il versante in cui Apple però, può fare ancora meglio, è quello relativo ai programmi di riciclo dei prodotti. Negli Usa infatti, la compagnia si è impegnata affinché i consumatori possano restituire i loro vecchi prodotti elettronici presso i punti vendita specializzati, evitando così che questi vadano ad aumentare le montagne di rifiuti elettronici che affliggono paesi come l'India e la Cina. Purtroppo però, a differenza di altre compagnie, questo non sarà possibile a livello mondiale ed è evidente che un marchio come la Apple, diffuso in tutto il mondo, ne ha una forte necessità. Diamo naturalmente tempo a Steve Jobs, che intanto, per sfatare questa sorta di Usa-centrismo che lo caratterizza potrebbe far inserire il banner "A Greener Apple" su tutti i vari portali nazionali della compagnia. In Italia, ad esempio, ancora non c'è.

     

     
    Ha compiuto un anno in questi giorni Zopa.it, la prima community italiana di social lending (prestito sociale) e festeggia con ottimi risultati: in un solo anno di vita Zopa.it sale sul podio del social lending europeo, aggiudicandosi il terzo posto, dietro a Smava (Germania) e ai 'cugini' britannici di Zopa UK, primi inventori assoluti a livello mondiale del peer-to-peer lending, con il lancio nel marzo 2005 del sito Zopa.com. I numeri di Zopa.it nel dettaglio. Al 14 gennaio 2009 gli iscritti alla community sono 30.173. In totale sono stati erogati 809 prestiti per un valore di euro 4.279.700. Il valore del prestito medio è pari a euro 5.290. A richiedere i prestiti sono principalmente uomini (84%) con un'età compresa tra i 35 e 44 anni (35%). Perchè tanto successo? Innanzitutto questo è dovuto all'eliminazione delle tradizionali forme di intermediazione che permette di ottenere tassi di interesse vantaggiosi per i Richiedenti e buoni rendimenti per i Prestatori. I numeri parlano chiaro: il TAEG medio per chi richiede un prestito è di 9,6%, contro il 14,69% medio effettuato dalle finanziarie per prestiti personali inferiori ai 5.000 euro (fonte: rilevazioni Banca d'Italia a fini anti-usura, periodo di applicazione 1 gennaio-31 marzo 2009), mentre il rendimento medio lordo per chi presta denaro è del 7,8 % (dati aggiornati alle 18 del 14 gennaio 2009).





     

    Il 17 aprile è un giorno molto significativo per tutti coloro che stanno lottando per la loro dignitàƒ in tutto il pianeta. La Banca dei Semi dei Contadini inizieràƒ la sua attivitàƒ il 17 aprile, sulla terra dellà¢â‚¬â„¢Amrita Bhoomi (Pianeta Immortale), ricordando tutti i contadini del mondo che hanno dato le loro vite nella lotta, per continuare la battaglia per la dignitàƒ . 


    Questa Banca dei Semi è dedicata in modo particolare al Prof. Nanjundaswamy - Padre dellà¢â‚¬â„¢Amrita Bhoomi.


    Nel 1993, i contadini indiani hanno dato inizio al à¢â‚¬Å“Satyagraha dei Semià¢â‚¬?, una lotta non violenta contro i à¢â‚¬Å“Diritti di Proprietàƒ Intellettualeà¢â‚¬? in Agricoltura che le multinazionali esercitano attraverso i brevetti sugli organismi viventi, con un  raduno a Bangalore (India) al quale hanno partecipato 500.000 contadini.


    Al raduno i contadini indiani hanno annunciato la loro decisione di iniziare un Centro Internazionale per lo Sviluppo Sostenibile, come alternativa allà¢â‚¬â„¢agricoltura industriale, finalizzata allà¢â‚¬â„¢esportazione, imposta dalle multinazionali che stanno cercando di monopolizzare il mercato dei semi per controllare là¢â‚¬â„¢agricoltura, in particolare le coltivazioni alimentari, a livello mondiale.

    Molti paesi in via di sviluppo, inclusa là¢â‚¬â„¢India, vengono spinti ad applicare la legge sui semi redatta dalle Multinazionali Produttrici di Semi, particolarmente dalle compagnie Bio-tech, che riconosce il diritto di brevettare le risorse genetiche e stende un tappeto rosso ai semi modificati geneticamente che a loro volta contribuiranno allà¢â‚¬â„¢esclusione dei piccoli contadini dai loro diritti ancestrali di riseminare, selezionare e scambiare i loro semi.

    Quindi la lotta per conservare e moltiplicare i nostri semi e trovare una soluzione concreta contro gli OGM in Agricoltura e le cattive leggi spinte dalle multinazionali è sicuramente il bisogno del momento per proteggere il nostro Diritto a una vita sicura e sostenibile.

    Là¢â‚¬â„¢ à¢â‚¬Å“Amrita Bhoomià¢â‚¬? sta anche organizzando un Simposio Internazionale su I Semi e il Transgenico in Agricoltura a Mysore à¢â‚¬ India, che avràƒ luogo il 18 e 19 aprile 2006.  Il Simposio è aperto a tutti i contadini, alle donne contadine che tradizionalmente conservano i semi, agli scienziati, ai ricercatori e a tutti coloro che stanno lavorando per difendere la diversitàƒ su questo pianeta.

    Questo Convegno raduneràƒ persone provenienti da tutto il mondo (la maggior parte dallà¢â‚¬â„¢India, con una significativa rappresentanza di organizzazioni di contadini, professori universitari, studenti, giornalisti, scienziati, attivisti ecc.).

    Se siete interessati vi invitiamo a contattarci entro il 25 marzo. Vi chiediamo di portare unà¢â‚¬â„¢esposizione dei vostri semi da esibire il giorno della Festa dei Semi e di donare alcuni dei vostri semi alla Banca dei Semi dellà¢â‚¬â„¢Amrita Bhoomi per la conservazione e la moltiplicazione, nel più vasto interesse dei contadini del Karnataka. Vi chiediamo anche di portare qualsiasi attrezzatura tradizionale della vostra regione per il Museo Agricolo dei Contadini allà¢â‚¬â„¢Amrita Bhoomi.

    Essendo là¢â‚¬â„¢Amrita Bhoomi unà¢â‚¬â„¢organizzazione portata avanti dai contributi della gente e non dalle agenzie di finanziamento o dalle ONG (Organizzazioni Non Governative), non potremo sostenere le spese di viaggio, ma ci faremo carico dellà¢â‚¬â„¢alloggio durante la Festa dei Semi ed il Simposio.

    Vi invieremo ulteriori informazioni tecniche quando avremo una vostra risposta.

     
    Molti sicuramente ricorderanno Buskashì, il libro all’interno del quale Gino Strada raccontava i giorni dell’invasione americana dell’Afghanistan, ritrovandosi ad essere uno dei pochissimi testimoni occidentali ad avere assistito alla presa di Kabul.


    di Marco Cedolin


    Proprio negli ultimi capitoli di Buskashì, Gino Strada descriveva il nuovo volto della Kabul “liberata”, dove si moltiplicava la presenza delle ONG, (fuggite nelle settimane dei bombardamenti) dei grandi network televisivi, dei diplomatici e sedicenti tali, tutti con grandi disponibilità di denaro. “Centinaia di jeep nuove fiammanti fanno la spola fra i ministeri. L’aeroporto è ancora più trafficato del bazar, aerei ed elicotteri in continuazione volano così basso da far tremare i vetri”. Con queste parole Strada tentava di rendere il senso della situazione, aggiungendo che tutto lo staff dell’ospedale di Emergency era stato sfrattato dalla casa in affitto in cui viveva da tempo, poiché una ONG molto “ricca” aveva offerto 5000 dollari al mese contro i 300 pagati dal personale fino a quel momento.

    Oggi, a molti anni di distanza da quei giorni, un articolo comparso sul quotidiano inglese The Indipendent offre un interessante spaccato sulla “realtà dorata” nella quale vive la nuova elite di Kabul, mentre in tutto l’Afghanistan stragi e massacri di civili continuano a susseguirsi senza sosta.

    L’inchiesta del quotidiano inglese mette in evidenza come i consulenti stranieri a Kabul siano retribuiti sontuosamente con stipendi che vanno dai 250.000 ai 500.000 dollari l’anno, mentre la popolazione locale si dibatte nella miseria più nera. Al tempo stesso sottolinea il fatto che larga parte degli aiuti economici stanziati a livello mondiale in favore dell’Afghanistan in questi anni, anziché contribuire al sostegno del paese hanno finito per rimpinguare le casse delle società private occidentali e mantenere l’alto tenore di vita dei loro funzionari.

    A questo riguardo è interessante notare come interi quartieri di Kabul siano stati ricostruiti in maniera sfarzosa per ospitare le sedi di ambasciate ed ONG occidentali, mentre il 77% dei cittadini afgani ancora oggi non ha accesso all’acqua potabile. Altissimi sono anche gli esborsi economici destinati a salvaguardare l’incolumità dei funzionari occidentali, dal momento che ogni abitazione deputata ad ospitarli è stata convertita in una vera e propria fortezza ed i loro spostamenti avvengono sotto scorta, molte volte con l’ausilio di mezzi blindati ed elicotteri. Le imprese occidentali deputate alla ricostruzione delle infrastrutture (molte delle quali statunitensi) continuano ad ottenere enormi profitti, incassando cifre molto superiori a quelle necessarie per eseguire i lavori, che vengono poi sub appaltati ad imprese afgane mal retribuite. Tutto ciò ha finora fatto si che il grande sforzo economico messo in atto dall’occidente per la ricostruzione, non si sia tradotto in una riduzione della disoccupazione fra i giovani afgani (come sarebbe stato auspicabile) indispensabile per evitare loro un futuro di guerriglia e feroce repressione militare, ma abbia semplicemente contribuito ad incrementare gli utili delle grandi imprese di costruzione occidentali.

    Sfarzose ambasciate e lussuose sedi di ONG ed imprese private occidentali, con il loro corredo di guardie del corpo, jeep blindate nuove fiammanti ed hotel extralusso, alimentano il contrasto stridente fra il business dell’Occidente in Afghanistan e la penosa situazione nella quale la popolazione afgana continua ad essere costretta a vivere. Dopo 7 anni dalla “liberazione” oltre 25 milioni di afgani sono costretti a sopravvivere con meno di un dollaro al giorno, l’aspettativa di vita è di 45 anni, il tasso di alfabetizzazione risulta del 34% e oltre il 55% della popolazione vive senza elettricità, nonostante durante questi 7 anni un considerevole fiume di denaro pubblico abbia continuato a scorrere dai paesi occidentali in direzione Kabul. Senza dubbio non mancano gli elementi sui quali è imperativo riflettere.




     

    In Germania, nella tratta di 31 km fra Lathen e Melstrup, il Transrapid, un vero mostro tecnologico in grado di declassare i TAV nostrani al ruolo di anacronistici retaggi del passato, si è schiantato alla velocità di 200 km/h contro una piattaforma mobile destinata alla manutenzione causando la morte di 23 fra i 30 passeggeri del convoglio. Un brivido corre lungo la schiena al solo pensiero di cosa sarebbe potuto accadere se anziché una corsa di prova con una trentina di passeggeri a bordo si fosse trattato di una normale corsa di linea con il convoglio occupato da centinaia di persone e i brividi si moltiplicano se pensiamo che il treno si è praticamente polverizzato a 200 km/h una velocità inferiore alla metà di quella massima di 450km/h di cui il Transrapid è accreditato [Marco Cedolin].


    La causa della sciagura è stata attribuita ad un errore umano imputabile agli addetti alla manutenzione, ma il vero errore umano si palesa senza dubbio nello sciagurato progetto che pone sulla rotaia (per la precisione a circa 10 cm. dal suolo trattandosi di un treno a levitazione magnetica) un mezzo privo di conducente in grado di sfrecciare ad oltre 400 km/h nell’evidente impossibilità di porre rimedio ad una imprevista situazione di pericolo.

    Il treno a levitazione magnetica, attualmente a livello mondiale operativo solo nel collegamento fra Shanghai ed il suo aeroporto, rappresenta il gradino successivo al TAV nella scala evolutiva dei treni superveloci. Rispetto al “nonno” può vantare una superiore velocità ed un minore impatto ambientale delle infrastrutture (pur sempre fortemente invasive) deputate a farlo correre. La complessità delle stesse infrastrutture le rende però enormemente costose ed esistono forti perplessità legate alle conseguenze sul corpo umano del forte campo magnetico necessario per muovere il treno.

    L’incidente tedesco, oltre a porre in risalto la pericolosità di sistemi di trasporto tanto avveniristici quanto scarsamente inclini al rispetto delle più elementari regole della sicurezza, ci porta ad una riflessione sulla spasmodica ricerca di “velocità” che ammorba la nostra società contemporanea.

    E’ lecito domandarsi quante risorse energetiche ed ambientali sia ragionevole sacrificare sull’altare di un molte volte risibile risparmio di tempo.

    Nonostante la diffusa propensione all’ipercinetismo e un’artificiosa “fretta compulsiva” che sempre più s’insinuano nelle nostre giornate, credo sarebbe opportuno riconsiderare razionalmente ritmi e tempi che ci stanno sempre più sfuggendo di mano.

    Una normale linea ferroviaria, scarsamente impattante dal punto di vista ambientale, sulla quale corrano treni altrettanto normali, pilotati da un conducente in carne ed ossa, possibilmente puliti e sicuri, rappresenterebbe un vero segnale di progresso.

    Il futuro non alligna nell’illusorio risparmio di tempo pagato a caro prezzo ma nella capacità di usare in maniera costruttiva il tempo che si ha a disposizione, premurandosi che ne ereditino un poco anche  i nostri nipoti.

     

    Negli ultimi anni si è assistito a livello planetario ad un vero e proprio boom dell’energia eolica e per il futuro si prevede un trend ancora più forte. Solo nel nostro paese, le domande per l’istallazione di nuove centrali prevedono una produzione di energia pari a quella oggi generata dall’eolico a livello mondiale. In Italia, però, norme e incentivi hanno spinto le società produttrici e molti comuni - che vedono nei parchi eolici un’occasione di riscatto - a istallare pale del vento su tutto l’Appennino, senza la necessaria pianificazione...

    [Articolo di Silvia Perdichizzi- Fonte: Modus Vivendi, n. 29, gennaio 2002, in edicola ogni mese con Il Salvagente]

    Per leggere l'articolo, clicca su: http://www.graces.it/journal/view.asp?id=86
     
    Meeting di Ong provenienti da tutto il mondo per discutere di come continuare ad intensificare il dialogo tra la società civile internazionale e i rappresentanti dei paesi del G8 che si riuniranno quest’anno dal 7 al 9 luglio nell’isola giapponese [Lucia Venturi, GreenReport.it].



    Si svolge il 23 e 24 aprile ad Okkaido, in Giappone, il forum civile del G8. Un meeting di Ong provenienti da tutto il mondo per discutere di come continuare ad intensificare il dialogo tra la società civile internazionale e i rappresentanti dei paesi del G8 che si riuniranno quest’anno dal 7 al 9 luglio nell’isola giapponese e che il prossimo anno si riuniranno alla Maddalena, in Sardegna.

    I temi in agenda di questo Civil forum, oltre ai diritti umani e alla lotta alla povertà, avranno una particolare attenzione alle problematiche ambientali, con una sessione plenaria (domani 23) e due workshop dedicati ai cambiamenti climatici fissati per il 24. L’obiettivo del forum sarà quello di lanciare un appello ai leader degli 8 grandi del pianeta, affinché le rispettive nazioni, si assumono una particolare responsabilità di contribuire alla risoluzione delle questioni climatiche, della povertà e della diseguaglianza a livello mondiale. L’appello sarà rivolto anche verso la ricerca di un indirizzo globale dei diritti umani e della pace.

    Il G8 dovrebbe quindi farsi portavoce della ricerca di una leadership internazionale così da avviare una azione proattiva per arrestare il surriscaldamento del pianeta, eliminare i fattori che a livello internazionale portano al conflitto, avviare azioni di salvaguardia dei diritti umani nel mondo, alleviare la povertà e promuovere lo sviluppo sostenibile nei paesi ad economia emergente.

    L’appello che viene rivolto ai governi è anche quello di aprire il vertice del G8 alla partecipazione della società civile, in particolare, di creare opportunità di dialogo tra i rappresentanti del governo delegato e il forum civile, che organizzerà un summit alternativo dal 6 all’8 luglio. Appelli già accolti anche nei precedenti summit dei G8 ma che sono stati però seguiti da pochi impegni concreti.

    Anche la dichiarazione finale dei leader del G8, siglata a Heiligendamm in Germania lo scorso giugno, aveva ripreso nuovamente gli impegni assunti sugli aiuti pubblici allo sviluppo (già assunti due anni prima a Gleneagles) e sul raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio (Millennium Goals).

    Ovvero un aumento in termini di aiuto di 50 milioni di dollari entro il 2010 e un incremento dell’aiuto per l’Africa da 25 a 50 milioni di dollari. Promesse disattese come richiamava pochi giorni fa anche il direttore della Banca Mondiale. Quello che in realtà in linea generale avviene durante i G8 e che è avvenuto anche un anno fa , è una universale assunzione di impegni, senza che sia seguita poi né da cifre, né da una calendarizzazione dei tempi.

    E soprattutto senza che ci sia l’impegno più concreto a trovare una leadership che sia oltre la stessa rappresentanza degli paesi che partecipano al G8, così da definire una governance mondiale in grado di dare anche continuità agli impegni. Perché se non è accettabile (come non lo è) che siano 8 nazioni a decidere il futuro economico del pianeta, è anche impensabile che si assumano la responsabilità di prendere impegni verso un effettivo cambiamento.


     
     
    Powered by Tags for Joomla

    Denunce

     

    La speculazione sul grano

    www.centrofondi.it

     

    Il sindaco anti-camorra di Pollica ucciso in un agguato, i killer gli sparano nove volte

    Angelo Vassallo, 57 anni, e' stato colpito intorno alle 2 di mattina mentre era alla guida della sua auto. Rientrava a casa in una stradina dietro la sua abitazione (Tratto da: http://informazionesenz...
    Sostieni l'informazione indipendente!

    SATIRA

    Block Notes

     

    farneticazioni vescovili

    (Articolo tratto da: http://bellaciao.org)