Martedì 29 Giugno 2004
Scritto da Redazione
Oltre le ricette neoliberiste di Cernobbio per l"impresa di un"economia diversa. La campagna Sbilanciamoci! invita a Parma dal 3 al 5 settembre società civile, movimenti, imprese e sindacati per discutere di economia solidale. In risposta al meeting di Cernobbio la Campagna Sbilanciamoci! - riunita con altre reti, organizzazioni e associazioni in un cartello di più di 50 realtà da anni impegnate a promuovere contenuti e valori alternativi al neoliberismo e alla guerra - lancia un appello alla società civile, ai movimenti, alle imprese, ai sindacati e alle istituzioni.
Privatizzazioni, riduzioni del welfare, flessibilità , precarizzazione del lavoro, allentamento dei vincoli ambientali, detassazioni: sono le ricette neoliberiste che economisti, aderenti a Confindustria, imprenditori, leader di Governo rinnoveranno come panacea per lo sviluppo del Sistema Italia durante il tradizionale workshop che anche quest"anno si terrà a Cernobbio dal 3 al 5 settembre. In risposta al Meeting di Cernobbio la Campagna Sbilanciamoci! - riunita con altre reti, organizzazioni e associazioni in un cartello di più di 50 realtà da anni impegnate a promuovere contenuti e valori alternativi al neoliberismo e alla guerra - lancia un appello alla società civile, ai movimenti, alle imprese, ai sindacati e alle istituzioni. L"appuntamento è dal 3 al 5 settembre a Parma, per la seconda edizione del Forum L"impresa di un"economia diversa - La società non è una merce: leva fiscale e spesa pubblica per i diritti e lo sviluppo, mentre il 2 ci sarà un prologo a Bologna.
Svolgiamo la nostra iniziativa a Parma dopo il disastro della Parmalat – affermano i promotori della Campagna Sbilanciamoci! nell"Appello scaricabile dal sito www.sbilanciamoci.org. Un disastro che simboleggia le collusioni perverse tra mondo finanziario e sistema industriale e che dimostra i fallimenti di un certo modello di sviluppo di impresa nato all"interno delle logiche speculative e finanziarie del mercato neoliberista. Per noi – scrivono ancora le associazioni di Sbilanciamoci! - al centro sono le persone con i loro diritti, un"economia davvero sociale e solidale e un ruolo responsabile delle imprese al servizio della comunità e del suo benessere, della qualità della vita. Per loro la società è una merce, per noi è uno spazio dove al centro ci sono i diritti, la giustizia, la realizzazione dei beni comuni.
La seconda edizione del forum a Parma è dunque occasione di confronto sulle alternative: un modello di sviluppo sostenibile, i diritti del lavoro, il ruolo positivo della spesa pubblica, l"uso della leva fiscale per la solidarietà , il diritto allo studio, il rafforzamento dell"economia sociale, il commercio equo e solidale, la finanza etica, lo sviluppo locale, il reddito di cittadinanza, la responsabilità sociale dell"impresa. Il forum di Parma sarà – assicurano - un laboratorio per affinare e promuovere le nostre proposte per Un"Italia capace di futuro e per un mondo più giusto e solidale fondato sull"equità , la pace, la dimensione umana e sociale di un"economia che abbia come misura le persone, i diritti, l"ambiente.
La strada intrapresa dalla Campagna Sbilanciamoci! rappresenta un percorso ineludibile per invertire la rotta intrapresa dal neoliberismo italiano che, anno dopo anno, conferma le proprie convinzioni durante il workshop di Cernobbio. Basta osservare alcuni dati per rendersi conto di come la persona e i suoi bisogni siano relegati in secondo piano. Se al capitolo spesa pubblica per la protezione sociale - fonte Eurostat - l"Europa dei 15 nel 2001 spendeva in media il 27,5% del Pil (-0,2% rispetto a dieci anni prima e -1,2% rispetto al picco del 1993), l'Italia già allora abbassava la media, impegnando solo il 25,6% del Pil (ai livelli della Slovenia). Per famiglia e bambini, tema sempre al centro del dibattito politico, l'Italia spende il 4% del totale delle sue spese sociali, contro l'8% della media europea, per malattia e disabilità siamo un terzo sotto la media e per casa ed esclusione sociale spendiamo meno di un decimo: appena lo 0,3% contro il 3,6% medio europeo.
L"appello di Sbilanciamoci! è promosso da: Campagna Sbilanciamoci! – Altreconomia, Antigone, Arci, Arci Servizio Civile, Associazione Ambiente e Lavoro, Associazione Finanza Etica, Associazione Obiettori Nonviolenti, Associazione per la Pace, Beati i costruttori di pace, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Carta, CIPSI, Cittadinanzattiva, Cnca, COCIS, Cooperativa ROBA dell'altro mondo, CTM – Altromercato, Donne in nero, Emergency, GESCO, Gruppo O. Romero - SICSAL Italia, ICS, Legambiente, Lila, Lunaria, Mani Tese, Medici Senza Frontiere, Microfinanza, Pax Christi, Rete Lilliput, Uisp, Un Ponte per..., Unione degli Studenti, Unione degli Universitari, WWF, Alfazeta Observer, Arci Parma, Associazione Antiutilitarista di Critica Sociale, Associazione JAMBO, Associazione studentesca Mondoinfame, Azad, Ciac, CGIL Parma, Comunità di Santa Cristina, Cooperativa Mappamondo, Cooperativa Sociale Cabiria, Coordinamento Pace e Solidarietà , CoordinamentoSoci Banca Popolare Etica di Parma, Girotondo Prendiamo la parola, Legambiente Parma, Ya basta! Parma, Mani Onlus, Vagamonde, Rete Lilliput Parma, A Sud, CGIL Il testo completo dell"appello e il programma definitivo del Forum saranno disponibili all"indirizzo http://www.sbilanciamoci.org
Lunedì 23 Novembre 2009
Scritto da Redazione
Legambiente - Dal 2003 al 2007 la produzione dell'immondizia e' aumentata di oltre l'8%. Ogni italiano produce quasi 550 kg di rifiuti all'anno; 300mila tonnellate sono le buste di plastica tradizionale prodotte sempre in un anno. E' cosi che prende il via "Ridurre si puo'", la campagna di Legambiente per la prevenzione nella Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti. (Approfondisci la notizia su: http://www.terranauta.it/)
Lunedì 23 Febbraio 2004
Scritto da Redazione
L'iniziativa nata per inquinare meno è del Comune e coinvolge consumatori e commercianti.
Il comune di Chiampo sta promuovendo la campagna di sensibilizzazione per i cosiddetti "ecoacquisti", un progetto che coinvolge cittadini e commercianti per un rapporto più ragionato con i rifiuti solidi urbani. Gli obiettivi principali sono la riduzione della quantità dei rifiuti mettendo in vendita nei negozi, attraverso specifici accordi con i fornitori, prodotti con limitato uso di imballaggi o con imballaggi riciclabili in alternativa a quelli non riciclabili, oppure prodotti duraturi in alternativa a quelli usa e getta. Lo scopo è rendere più consapevoli i cittadini di fronte gli acquisti: una spesa ecocompatibile ed ecosostenibile.
«Le modalità del progetto- spiegano gli addetti ai lavori- consistono nel fare conoscere alla cittadinanza i "negozi ecocompatibili" che si adoperano per una riduzione dell'impatto ambientale della propria attività nell'interesse verso la salute di tutti i cittadini, e sensibilizzando i consumatori sulla prevenzione nella produzione dei rifiuti e sulla responsabilità di tutti nella salvaguardia ambientale».
I vantaggi saranno una riduzione dei rifiuti da smaltire ed una maggiore possibilità di scelta nei negozi per i cittadini. Meno imballaggi, meno costi. Per gli esercenti, infine, c'è un incremento di immagine, molto utile soprattutto per i piccoli negozi, che grazie anche a questa iniziativa possono rafforzare la propria identità di negozio a "misura d'uomo".
Lunedì 17 Marzo 2003
Scritto da Redazione
Sono le ore 13 di lunedi 3 marzo 2003. Il telegiornale, in coda, annuncia che Cofferati ha lanciato, in una conferenza stampa, una campagna per la pace di tipo completamente nuovo. Ha detto: 'Bloccare i treni delle armi e sacrosanto ma non sara sufficiente a fermare la guerra. E noi, che veniamo dalle grandi fabbriche, amiamo avere dei risultati concreti. Abbiamo fatto due conti e abbiamo appurato che la guerra fruttera miliardi di dollari agli Stati Uniti.
Prima dovranno distruggere e poi dovranno ricostruire. E intanto si prenderanno tutto il petrolio. Se vogliamo fermare la guerra abbiamo un solo sistema: trasformarla in un cattivo affare. Poi ha preso un lattina di Coca Cola e ha detto: 'Guardatela bene, perché questa e l'ultima Coca Cola che io aprirò fino a che gli Sta ti Uniti continueranno la loro politica di guerra!'
Poi ha rovesciato tutta la bevanda gasata per terra. I giornalisti deglutivano. Martedi 4 migliaia di associazioni e singoli individui mandano in tilt il sito della Cgil aderendo alla campagna 'Non compriamo la guerra'.
Mercoledi 5 .200 sindaci dell'Ulivo si ritrovano a Bari e approvano un piano di risparmio energetico che ha l'obiettivo di tagliare del 30% i consumi di energia entro 3 mesi. Parte cosi la campagna 'Pannelli solari per la pace: la guerra la si fa per il petrolio, tagliamo i consumi.'.
La Coop in serata comunica che rendera disponibili sui propri scaffali 20 nuovi prodotti in grado di diminuire i consumi di energia, acqua e combustibile con un risparmio annuo per le famiglie che li adotteranno di 500 Euro e un costo complessivo di 400 Euro. L'adozione del pacchetto ecologico si ripaga cioe in meno di 12 mesi e poi g arantisce un risparmio per parecchi anni. Inoltre le Coop adottano per tutti i loro mezzi il biodiesel come carburante. Infine la Coop lancia sul mercato la Coop Cola, 100% biologica, prodotta dalle cooperative sociali siciliane che hanno preso in gestione i beni della mafia.
17.000 tra cooperative e imprese seguono l'esempio dei comuni e delle Coop e si ripromettono di tagliare i consumi del 30%.
Giovedi 6 marzo le associazioni dei girotondi lanciano una campagna per la telefonia etica che offre un risparmio notevole agli abbonati e fa confluire mediamente 30 Euro per contratto in un fondo destinato a finanziare una televisione indipendente che verra trasmessa da una rete di 34 televisioni locali e via satellite. Vengono stipulati 12 mila contratti nelle prime 24 ore.
Sabato 8 marzo va in onda la prima trasmissione indipendente sponsorizzata dal sindacato giornalisti, da Banca Etica e da un trust di distributori di merendine biologiche e biancheria intima senza polifosfati. Vengono organizzati punti di visione collettiva in bar, bocciofile, stazioni ferroviarie, fabbriche occupate per l'occasione e cinema.
La trasmissione, durante la quale Sabrina Ferilli si presenta totalmente vestita di capi made in Usa e li fa a pezzi restando, finalmente, completamente nuda, e seguita da 8 milioni di italiani.
Vengono aperti in una sola notte 20.000 conti bancari etici e acquistate 1500 tonnellate di derrate alimentari di qualita superiore e 80.000 slip di cotone mistico. Vengono sottoscritti 118.000 contratti telefonici e si garantiscono cosi le trasmissioni dei primi 8 mesi di una televisione povera, aperta a tutti gli esperimenti e realizzata da un incredibile gruppo di artisti e intellettuali esclusi da tutte le TV. Nel giro di pochi giorni nascono centinaia di redazioni locali, gruppi di videoama tori sperimentali e si i nizia a produrre una fiction che si intitola: 'Bush e un alieno, ma e sexy' il cui contenuto resta misterioso.
12 marzo: in tutto il mondo i quotidiani raccontano in prima pagina il caso Italia, primo Paese al mondo dove una televisione autofinanziata dai telespettatori batte in ascolti tutti i telegiornali. Gli analisti finanziari registrano un vero e proprio crollo dei consumi dei prodotti Usa e inglesi.
In Francia, Germania, Olanda e in molti altri Paesi le parole d'ordine italiane vengono rilanciate e nascono ovunque comitati di consumatori etici e gruppi d'acquisto per la pace.
16 marzo Bush annuncia l'attacco all'Irak per il 24 marzo.
Le principali banche del mondo ricevono una lettera firmata da 50 milioni di risparmiatori che chiedono di ritirare tutti i loro soldi da fondi di investimento e fondi pensionistici che investono in aziende Usa e inglesi. Lunedi' 24 marzo, a lle ore 7 del mattino la Casa Bianca annuncia che l'attacco all'Irak e rimandato e che si aspetteranno nuove ispezioni e il mandato dell'ONU.
Adoriamo sognare. E a furia di sognare, a volte, i sogni si avverano.
Dario Fo, Franca Rame, Jacopo FO
Lunedì 26 Ottobre 2009
Scritto da Redazione
Consumo Critico - Torna nella Capitale, un appuntamento aspettato da molti cittadini romani, per cercare di risparmiare sulla spesa quotidiana, e fare quindi degli ottimi affari. Ma non solo. I Farmer's Market non sono dei normali mercati, ma piuttosto dei luoghi di incontro e di convivialita'. Finalmente la campagna torna in citta'. (Approfondisci la notizia su: http://www.terranauta.it/)
Lunedì 20 Marzo 2006
Scritto da Redazione
Il 18 marzo, a Roma, oltre centomila persone hanno dato voce alle ragioni della pace sfilando contro la guerra senza alcun incidente. Il 18 marzo è stato il terzo anniversario dell'inizio della guerra all'Iraq. Vi è stata una giornata internazionale di mobilitazione, con manifestazioni e iniziative in tutto il mondo. Ma la notizia è scomparsa dai mass media. In parte per lo sciopero dei giornalisti. Ma anche per un'informazione che non funziona e che censura. E dire che il 10 marzo avevamo promosso verso la Rai e i mass media la campagna "Diamo voce alla pace"! [Peacelink]
Si vede un breve servizio su Raitre. Ma è poca cosa, anche se devono dire che ci sono state "oltre centomila persone" e che il corteo "è sfilato senza incidenti". Pertanto, cari amici che avete marciato nel corteo, scrivete voi la cronaca di ciò che per i mass media non è mai esistito. Fatelo liberamente cliccando su
http://italy.peacelink.org/pace/indices/index_2124.html
Ma non solo viene censurata la pace: viene censurata anche la guerra sui mass media. In Iraq infatti l'esercito degli Stati Uniti ha lanciato una nuova offensiva. E' in corso un bombardamento a tappeto, a nord di Baghdad e a Samarra. E' un bombardamento a cui i mass media hanno messo il silenziatore. Eppure è il bombardamento più massiccio di questi tre anni, dicono gli esperti. Sono entrati in azione 250 tra veivoli tattici, aerei ed elicotteri. Non si conoscono né il numero delle vittime né i danni materiali.
Si sa che Baghdad una città barricata e deserta. Non si hanno immagini e quindi la guerra non esiste. Fa il paio con questo corteo che è sfilato massiccio ma che, come la guerra, non esiste. Per lor signori, ovviamente.
Alessandro Marescotti
presidente di PeaceLink
Note:
Giornata di mobilitazione internazionale contro la guerra e le occupazioni
18 marzo 2006
Manifestazione per la pace a Roma
Il comitato organizzatore
http://www.18marzo.unmondodiverso.it
Leggi anche:
"Diamo voce a tutti i militari che sono in Iraq ma non vogliono rimanerci"
di Ornella Sangiovanni - Osservatorio Iraq, 18 marzo 2006
http://www.osservatorioiraq.it/modules/wfsection/article.php?articleid=2078
Lunedì 28 Febbraio 2005
Scritto da Redazione
Gli aiuti stanziati da governi e privati per i paesi colpiti dallo tsunami hanno ormai superato i 5,5 miliardi di dollari. La cifra è decisamente ragguardevole se si considera che in media ciascun individuo direttamente colpito riceverà una somma che supera di circa venti volte il valore pro capite degli aiuti stanziati nell"immediato dopo-catastrofe.(1) Un simile risultato probabilmente non sarebbe stato possibile se l"opinione pubblica non avesse guidato la campagna di mobilitazione internazionale. Ma sarebbe utile che l"esultanza per l"entità degli aiuti fosse accompagnata da un"analisi di come sono stati elargiti. Quanto hanno ricevuto esattamente i paesi colpiti, e da chi?
Chi dà e chi riceve Anzitutto è bene notare che dei 5,5 miliardi di fondi registrati al 10 febbraio 2005 dall"Office for Coordination of Humanitarian Affaires (Ocha) delle Nazioni Unite, circa 4,4 miliardi erano stati destinati indistintamente alla "regione" nel suo complesso e solo poco più di 1,1 miliardi erano già stati direttamente allocati ai singoli paesi colpiti. Lo schema di queste allocazioni è comunque piuttosto interessante. Se consideriamo la composizione degli aiuti dal punto di vista dei donatori, la media vede l"80 per cento dei fondi destinati alla "regione" nel suo complesso: per quasi tutti i donatori tale quota supera il 90 per cento. Due paesi fanno eccezione: il Giappone, che alla regione ha dato solo il 37 per cento dei propri aiuti, e l"Australia che ha destinato solo il 6 per cento alla regione e ben il 93 per cento dei propri aiuti all"Indonesia. Considerando che Australia e Giappone sono i paesi maggiormente coinvolti in termini di interessi geopolitici nella regione, è difficile non pensare a un utilizzo degli aiuti che prescinda da considerazioni esclusivamente umanitarie. Analizziamo ora la composizione dei flussi di aiuti dal punto di vista dei paesi riceventi. Sul totale degli aiuti allocati direttamente ai singoli paesi colpiti, il 69 per cento è stato destinato all"Indonesia, il 27 per cento allo Sri Lanka, e il 4 per cento alle altre nazioni. Questa variabilità rispecchia in larga parte un criterio di "bisogno" quantificato in termini di numero delle vittime, che in Indonesia e Sri Lanka è stato rispettivamente di quasi 115mila e quasi 31mila persone (2). Il criterio appare però violato quando le Maldive con 82 morti ricevono circa il 3 per cento degli aiuti, e l"India e la Tailandia con 11mila e 5.400 morti ottengono ciascuna lo 0,8 per cento degli aiuti. Flussi degli aiuti e interessi geopolitici Per approfondire le motivazioni che guidano l"allocazione dei fondi, è utile esaminare i flussi di aiuti dai principali donatori ai singoli paesi riceventi, indicati nella tabella 1. Le cifre riportate rappresentano la percentuale di aiuti che il paese elencato in testa a ciascuna colonna riceve dai singoli donatori. Per esempio, esaminando la prima colonna si vede che sul totale degli aiuti ricevuti dall"Indonesia, il 3,5 per cento proviene dalla Germania, l"1,1 per cento dalla Commissione europea, e così via. In termini molto grezzi, possiamo pensare a queste cifre come una misura della "dipendenza" negli aiuti (o della "riconoscenza") che ogni beneficiario potrebbe avere nei confronti dei vari donatori. Se i flussi bilaterali fossero neutrali o "ciechi", ci si aspetterebbe che le colonne fossero simili fra loro. Quello che si osserva è invece una matrice piuttosto vuota con una concentrazione marcata in alcune celle. Per esempio, oltre il 78 per cento degli aiuti ricevuti dalle Maldive viene dal Giappone, il 68,6 per cento di quelli ricevuti da Myanmar arriva dalla Germania, il 35,4 per cento degli aiuti all"India proviene dagli Stati Uniti e il 17,4 per cento dal Regno Unito. Particolarmente interessanti sono le colonne relative a Indonesia e Sri Lanka, i principali beneficiari in senso assoluto. Ben il 52,8 per cento degli aiuti all"Indonesia proviene dall"Australia, e il 25,3 per cento dal Giappone. La lettura di questi dati in chiave di controllo strategico della regione non è particolarmente difficile. Nel caso dell"Australia, poi, il pacchetto di aiuti promesso dal primo ministro Howard (pacchetto che non ha precedenti in tutta la storia del paese) è stato visto dall"opinione pubblica come un chiaro tentativo di migliorare le relazioni tra i due paesi dopo il coinvolgimento australiano nell"indipendenza di Timor Est nel 1999. Quanto allo Sri Lanka, che riceve il 32,4 per cento dei propri fondi dal Giappone e il 18,7 per cento dagli Stati Uniti, la posizione strategica del paese e il suo possibile utilizzo come nodo cruciale nel trasporto del petrolio sono solo due delle ipotesi avanzate dalla stampa locale in una visione critica degli aiuti. Si è soliti pensare che gli aiuti stanziati per far fronte a disastri naturali siano diversi dagli aiuti allo sviluppo in senso lato: meno politicizzati, meglio spesi. Se questo è uno dei motivi per ridurre i fondi allocati alla cooperazione internazionale a vantaggio del "relief aid", bisognerebbe controllare meglio.
Sabato 16 Giugno 2007
Scritto da Redazione
Entro la fine di questo mese lavoratrici e lavoratori del settore privato dovranno decidere il destino del loro TFR. Se non compileranno l'apposito modulo, chiedendo di tenersi il TFR, questo finirà automaticamente nei fondi pensione. I sondaggi ci dicono che la stragrande maggioranza dei lavoratori non ha ancora conferito ai fondi, nonostante la fortissima propaganda di gestori finanziari, sindacati confederali, governo. Sono ancora tanti però i lavoratori che non hanno deciso. E' quindi importate che ci si mobiliti il più possibile contro lo scippo del TFR, mandando mail, volantinando in luoghi pubblici e davanti ai luoghi di lavoro.
Per altre informazioni: La campagna su TFR e Fondi pensione http://italia.attac.org/spip/rubrique.php3?id_rubrique=58
Mercoledì 21 Gennaio 2009
Scritto da Redazione
 Barack Obama e' un uomo, ma e' anche un punto di vista, e sicuramente, un punto di svolta. Per quello che ha promesso, per come lo ha detto, per cio' che rappresenta nell'immaginario collettivo dopo questo lunghissimo reality globale che è stato la campagna elettorale americana. Obama poi e' un predestinato, grazie a George Double. Perché la rassegnazione mondiale di fronte alle imbarazzanti scelte del peggior presidente della storia degli Stati Uniti, finivano con un allargamento di braccia e un pensiero al 2009, quando sarebbe arrivato il 44esimo presidente, che in ogni caso avrebbe rappresentato un taglio netto rispetto al passato, basti pensare al protocollo di Kyoto [Diego Barsotti, Greenreport].
Barack Obama è anche un simulacro in cui sono riversate aspettative da mezzo mondo perché nello sbandamento generale viene considerato come qualcosa a cui aggrapparsi per uscire dalla nebbia. Non si può negare che qualche brivido venga al pensiero di alcuni miliardi di persone che invocano da un solo uomo il cambiamento. Ma se è vero che Barack Obama è un uomo con tutti i suoi difetti e le debolezze – e i suoi errori che inevitabilmente arriveranno - è pur vero anche che Obama rappresenta almeno nelle premesse e nelle promesse, una potenziale riconquista del ruolo della politica, del governo della cosa pubblica per l’interesse collettivo, che sembrava ormai abdicato, in tutto il mondo, agli interessi di parte della collettività.
Nella teoria ci troviamo cioè di fronte alla possibilità di recuperare la corretta grammatica del governo dei beni comuni: dove il mercato torna ad essere non più il fine, ma lo strumento (economia) attraverso il quale organizzare le risorse (ecologia) per bisogni individuali e collettivi in rapporto agli altri uomini e alla natura (polis).
L’errore potrebbe essere quello di creare inutili feticci che tra qualche mese o anno potrebbero venir sbranati dagli interessi delle stesse lobbies che hanno manovrato fino a oggi il mondo e il suo burattino più potente, ma senza alcun dubbio è data per gli Usa, con l´insediamento del suo 44° presidente e con ciò che ha dichiarato sino ad ora, l’incredibile occasione di impostare i prodromi per ridisegnare un nuovo modello economico, meno dissipatore di energia e di materia, che potrebbe aprire le possibilità di estendersi ad altre parti del pianeta. Creando quindi le condizioni per un futuro stabile, equo e socialmente e ambientalmente sostenibile.
Obama in realtà ha promesso di fare cose piuttosto logiche se il punto di vista è quello di garantire l’interesse collettivo non solo alla generazione attuale ma anche a quelle che verranno: in quest’ottica va letta l’apertura a un dialogo più tollerante con il Medio Oriente, ma anche la creazione di una solida industria delle fonti rinnovabili per avviare l’uscita dalla dipendenza del petrolio, che altro non è che anticipare il fisiologico esaurimento (tra 10, 50, 100 o 500 anni che siano) di questo combustibile; avviare una ristrutturazione della rete energetica nazionale in direzione di un’efficienza maggiore altro non è che un investimento ad alto rendimento per le generazioni future; rivoluzionare il sistema sanitario americano e investire in manutenzione delle opere pubbliche esistenti altro non è che un miglioramento della qualità della vita dei cittadini e un prolungamento del godimento di beni collettivi, che rappresentano oggi l’unica vera crescita ancora da scalare e conquistare dopo aver raggiunto la vetta dell’economia, che non può crescere all’infinito, e dove invece sarà opportuno fermarsi a costruire un solido stato stazionario nel quale l’utilizzo delle risorse e la loro rigenerazione siano finalmente in equilibrio dinamico.
Un sogno? Certo, ma dal nostro punto di vista anche una possibilità, che confida nell’effetto di trascinamento che le scelte degli stati Uniti potranno avere nei confronti degli altri Paesi, a partire dal processo di avvicinamento a Copenhagen 2009. E male che vada sarà almeno la fine di un incubo durato otto anni!
Martedì 20 Maggio 2008
Scritto da Redazione
Usare l'auto in modo intelligente? Arriva a Bologna "C'è posto per te", l'iniziativa auto condivisa che permette, aumentando il numero di occupanti nel veicolo e combinando i percorsi comuni, di diminuire il numero delle auto in circolazione e, di conseguenza, anche l'inquinamento. Il progetto, promosso dalla Provincia di Bologna, in collaborazione con 15 comuni - impegnati da tempo in processi di Agenda 21 e in progetti di sostenibilità a stretto contatto con i propri cittadini - è stato presentato al Forum Pa a Roma. "Questa pratica già molto diffusa nel Nord Europa - ha spiegato la responsabile del progetto, Caterina Alvisi - dà la possibilità a chi fa gli stessi percorsi di mettersi in contatto attraverso un software disponibile on-line, che incrocia in automatico le richieste e le offerte di passaggi da parte degli iscritti, in base a orari e percorsi simili". Il sistema è disponibile sul sito web di "C'è posto per te" dal mese di gennaio 2008 e ad oggi conta 135 iscritti e 100 offerte inserite."E' stato realizzato un Protocollo d'Intesa - ha concluso Alvisi - la Provincia coordina il progetto, realizza il software e la campagna di comunicazione, mentre i Comuni si impegnano ad avviare, attraverso un percorso partecipato, la sperimentazione concreta presso i propri cittadini." [HelpConsumatori.it].
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