Mercoledì 20 Ottobre 2004
Scritto da Redazione
L'aria dei paesi europei è più inquinata di quanto dicano i monitoraggi. Soprattutto a causa delle auto, di cui si misurano male le emissioni. E l'obiettivo di Kyoto sembra compromesso [La Nuova Ecologia].
L'aria dei paesi europei è ben più inquinata di quanto dicano gli strumenti di controllo, soprattutto a causa delle auto, le cui emissioni pericolose sono misurate in maniera inadeguata. Lo afferma l'Agenzia europea per l'ambiente (Aea) che in un report dal titolo Ten key transport and environment issues for policy-makers (Ambiente e trasporti: dieci questioni chiave per i politici) lancia l'allarme sull'impatto eccessivo dei trasporti sulle emissioni dei gas a effetto serra nell'Ue. Secondo gli esperti di Copenaghen, à ‚Â«test non abbastanza accurati portano a sottovalutare le emissioni pericolose delle nuove autoà ‚Â». A causa delle errate misurazioni, l'obiettivo stabilito dal Protocollo di Kyoto per i paesi dell'Unione europea (ridurre di un quarto i gas a effetto serra dovuti al trasporto entro il 2008) sembra compromesso. Gli effetti più devastanti dei reali livelli di emissioni, spiega l'Agenzia in un comunicato http://org.eea.eu.int/documents/newsreleases/TERM2004-en, si fanno sentire soprattutto nei centri urbani, dove à ‚Â«l'inquinamento dovuto ai trasporti causa decine di migliaia di morti prematureà ‚Â». Nel mirino dell'Agenzia ci sono soprattutto i gas emessi dagli impianti di aria condizionata delle nuove auto, che non sono contabilizzati nelle attuali misurazioni, e i motori diesel super potenti, che aumentano sensibilmente le emissioni di sostanze dannose ad effetto serra. I volumi crescenti di trasporto stanno provocando un aumento della pressione sull'ambiente, in particolare rispetto al cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità ƒ . Gli sforzi attuali per neutralizzare queste tendenze nel migliore dei casi stanno soltanto rallentando il tasso di aumento. E se è vero che i progressi tecnologici stanno ridimensionando l'inquinamento atmosferico da trasporto su strada malgrado l'aumento dei volumi di traffico, diventa quanto mai necessario risolvere il problema dell'inquinamento atmosferico urbano. "Accertarsi che i veicoli rientrino negli standard di emissioni dovrebbe essere una priorità ƒ " ha commentato Jacqueline McGlade, direttore esecutivo di EEA.
Lunedì 27 Novembre 2000
Scritto da Redazione
Ambiente: LA VITTORIA DEL BUSINESS
di ANTONIO POLITO
Ci sono due sostanze che volano sul globo senza curarsi delle frontiere: i soldi e i gas. I soldi viaggiano lungo i cavi telefonici che collegano le Borse, i gas attraverso l'atmosfera. Il flusso dei soldi può essere governato dalla mano invisibile del mercato.Il flusso dei gas no. Il fallimento della conferenza dell'Aja é il suggello più eloquente allagrande contraddizione del secolo che si é appena aperto. VIVIAMO in un mondo globalizzato, ne traiamo benefici e disastri globali,ma non esiste un governo globale in grado di distribuire i primi e limitare isecondi. Sappiamo - perché ce lo dicono gli scienziati - che di questopassoanidride carbonica, metano e ossido di azoto formeranno una cappa capacedi imprigionare il calore e di elevare la temperatura della Terra tra i 3,4 ei 6,7 gradi centigradi per la fine del secolo. Immaginiamo gli effetti disastrosi che ne possono derivare: tempeste di pioggia, innalzamento dei mari, scioglimento dei ghiacci polari. Crediamo perfino di avere assistito a una prova generale del clima prossimo venturo in questo autunno "horribilis" dell'Europa, passato con l'acqua alla gola. Ma se l'Onu mette 180 nazioni intorno a un tavolo per cominciare ad affrontare concretamente il problema, il risultato non é la nascita di un governo globale dell'ambiente, ma la lite, l'ostinato egoismo degli interessi nazionali, e il fallimento. Il cuore del problema, come spesso accade di questi tempi, é l'America.Conil 4% della popolazione mondiale, emette nell'atmosfera il 25% dei gas dell'effetto serra. Come ha ricordato con un certo compiacimento Chirac, ogni cittadino statunitense inquina tre volte di più di un cittadino francese. Per cultura liberista e per rispetto sacrale del business, il governo di Washington non intende imporre alla sua industria e ai suoi cittadini una riconversione del modello di sviluppo e delle fonti di energia, chesarebbe costosa e faticosa. Trascinati da Clinton e soprattutto da Gore a firmareil patto di Kyoto, gli americani vorrebbero ora cavarsela con un compromesso, pragmatico e di mercato. Non calcolate solo quanti gas emettiamo - hanno chiesto agli europei - ma sottraete tutta l'anidride carbonica che lenostre foreste e il verde della nostra agricoltura assorbono, come un gigantesco lavandino. E, visto che si tratta di raggiungere una riduzione globaledelle emissioni del 5%, consentiteci di commerciare i veleni: compriamo noi le quote di anidride carbonica dai paesi che le riducono, così cambiando l'ordine degli addendi la somma non cambia. Se fosse passata questa proposta, gli Stati Uniti sarebbero restati nei limiti previsti dagli accordi senza intaccare sostanzialmente il loro modo di produrre e di consumare. l'Italia, molto meno inquinante, invece no. l'Europa non éstata al gioco e, dopo una notte drammatica di trattative, quando un'intesa sembrava a portata di mano, ha fatto saltare il tavolo. c'é stato sicuramente un eccesso di zelo europeo. è chiaro che laFrancia, che ha la presidenza semestrale della Ue, é andata all'Aja determinata a fare del clima il terreno di una battaglia culturale e politica più ampia, diretta contro l'egemonia globale americana. Chirac ha usato parole di fuoco, accusando esplicitamente gli Stati Uniti di essere i responsabili dell'effetto serra. Il suo intervento non ha certo ammorbidito Washington. Nella notte, quando gli inglesi e gli ospiti olandesi erano convinti diaver moderato la posizione americana, é stata la Francia a radicalizzare la posizione europea e a respingere il compromesso. Si può certamentediscutere della tattica negoziale, ma stavolta l'Europa ha avuto ragione. Se fossero passati gli "sconti" proposti dagli americani, la riduzione globale di emissione di gas-serra sarebbe stata intorno al tre per cento. Per capire la scala del problema, basta dire che gli esperti dell'Onu ritengono essenziale un risultato finale del 60%. Il danno arrecato all'ambiente é infatti già immane: c'é già oggi nell'atmosfera "unaquantità di anidride carbonica superiore a quante ce ne sia stata negli ultimi 420mila anni". I paesi del Terzo Mondo ne pagano le conseguenze in misura ben più drammatica di noi occidentali, perché non hanno i mezzi per fronteggiare un'emergenza causata da altri. un'inondazione nel Bangladeshfa più danni e più morti che un'alluvione in Val d'Aosta. Come ha detto il ministro della Nigeria, portaparola del gruppo dei 77 paesi in via di sviluppo, "loro hanno i soldi, loro hanno creato il prolema, loro devono risolverlo". Da questo punto di vista, molti avrebbero preferito un accordo di basso profilo piuttosto che nessun accordo. In fin dei conti, in materie così delicate, meglio cominciare un po' alla volta che non cominciare affatto. Se non si riesce a chiudere un accordo ora, con l'ambientalista Gore ancora alla Casa Bianca, che succederà se vince il petroliere Bush? Ma il fallimento dell'Aja non si lascia dietro solo macerie. La consapevolezza delle opinioni pubbliche sta crescendo. La democrazia dei consumatori comincia a funzionare. Le grandi "corporation" americane, che dopo Kyoto spesero tredici milioni di dollari in una campagna di lobbying tesa a sostenere che gli scienziati esageravano e che avrebbero avuto il solo risultato di far schizzare il prezzo della benzina, stanno cambiando tattica. Per difendere i profitti, si vestono di verde, riconvertono le loro produzioni. La Bp, British Petroleum, ha cambiato nome nei manifesti pubblicitari: si chiama sempre Bp, ma sta per "beyond petroleum", oltre il petrolio. La Du Pont ha dimezzato le sue emissioni di anidride carbonicain dieci anni. Il grande nodo del Duemila é la solitudine della superpotenza americana. Perché ci sono cose che neanche l'America può fare da sola. èsignificativo che la presidenza Clinton si chiuda con il fallimento di due grandiutopie: la pace in Medio Oriente e l'accordo sull'ambiente. l'insuccesso dell'Ajaé forse il primo effetto globale del vuoto di potere alla Casa Bianca. l'Europa ha il dovere di aiutare l'America a essere un po' meno sola. Il pianeta Terra, in fin dei conti, é il condominio dove viviamo tutti. Il battito d'ali di una farfalla in Florida, può trasformarsi in unacatastrofe ecologica nel Sussex. Esiste un diritto globale all'ambiente. Serve un governo globale dell'ambiente.
da "la Repubblica" 26.11.00
Mercoledì 09 Maggio 2007
Scritto da Redazione
 E' clima-style: per abbassare la febbre del Pianeta gli scienziati non dettano regole solo per i sistemi industriali ma ammoniscono gli abitanti del Pianeta e li invitano a cambiare stile di vita. Il riscaldamento globale c'e', ha accelerato negli ultimi anni ma si puo' combattere, hanno detto gli esperti del panel intergovernativo sui cambiamenti climatici dell'Onu (Ipcc) nel documento approvato lo scorso venerdi' sulla mitigazione degli effetti da gas serra.
Si puo' combattere utilizzando si' le tecnologie attualmente disponibili ma anche ripensando ciascuno le proprie abitudini quotidiane. E non c'e' tempo da perdere. Dal 2015 per gli esperti e' assolutamente categorico cominciare a ridurre le emissioni. I prossimi 20-30 anni saranno inoltre cruciali e entro il 2050 la CO2 deve essere tagliata tra il 50 e l'85 per cento. Obiettivi che pesano sulla testa di tutti e tutti nel loro piccolo, possono fare la loro parte. Ecco allora le nuove piccole grandi azioni in casa, a tavola, negli spostamenti e e perfino nel momento di fare la spesa. A pubblicare l' ''eco-Bignami'' delle buone pratiche anti-effetto serra il WWF. Meglio a piedi che in auto, meglio l'auto dell'aereo, meglio l'aereo che compensa le emissioni. Nel carrello della spesa e a tavola meglio i prodotti biologici, i prodotti made in Italy, le confezioni senza imballaggi o impacchettati con materiali biodegradabili. A casa check-up di efficienza energetica, buon isolamento e pochi sprechi.
Ecco capitolo per capitolo alcune delle buone azioni:
1) CASA SALVA-CLIMA:- lampadine piu' efficienti- termostato piu' basso di un grado (10% risparmio energia consumata per scaldare la casa)- temperatura frigo tra i 3 e 5 gradi- giu' le tapparelle quando fa buio per trattenere il calore- lavatrice a temperature basse 30-40 gradi- isolare intercapedini dei muri e tubazioni- doppi vetri- energie rinnovabili dove possibile- preferire solo legname certificato
2) SPESA:- sacchetti riciclabili per non accumulare buste di plastica- scelta di prodotti senza imballaggi superflui- prodotti che usano materie prime riciclate- favorire scambio di oggetti usati per ridurre acquisto nuovi- prodotti di pulizia piu' biodegradabili- pannolini di stoffa anziche' quelli usa e getta
3) VIAGGI:- a piedi o in bicicletta per andare a scuola o per brevi tragitti in citta'- auto elettriche o auto condivise- se si hanno pochi giorni di vacanza preferire l'Italia per non usare l'aereo e comunque preferire treni o autobus al posto dell'auto. Se l'aereo fosse indispensabile meglio le compagnie che utilizzano la compensazione dei gas serra- se il lavoro lo consente, lavorare a casa almeno un giorno a settimana
4) A TAVOLA:- si' ai prodotti semplici di fattorie o aziende locali (piu' freschi, meno imballaggi e meno gas serra di trasporto)- piccolo set di compostaggio in casa per gli scarti di cucina- prodotti naturali nelle mense scolastiche- orto in casa o organizzato con il condominio.
ANSA – 06/05/2007
Venerdì 16 Ottobre 2009
Scritto da Redazione
 Fonte: http://it.groups.yahoo.com/group/ambientalismorazionale/message/8
"Ecco un presidente di una nazione europea che da un contributo alla collettivita'."
Introduzione All'edizione Italiana del libro
Sono molto contento che dopo l'edizione ceca (maggio 2007), tedesca (dicembre 2007), olandese (luglio 2008), polacca (ottob... (continua).
re 2008), spagnola (ottobre 2008), e bulgara (novembre 2008), il mio libro Pianeta Blu, Non Verde esca anche in italiano.
L'apprezzo molto, dicevo, perche' sono convinto che il mio libro possa contribuire a una discussione piu' razionale del problema dei cambiamenti climatici rispetto a quanto ci sia stato fino ad ora.
E questo e' piu' che necessario, perche' nonostante tutta l'isteria che si e' creata attorno a noi, il clima e' rimasto negli ultimi diecimila anni sempre uguale. Non sta succedendo niente di drammatico.
Il panico artificialmente diffuso sui cambiamenti climatici ''' nel passato presumibilmente sconosciuti ''' e le loro conseguenze catastrofiche per il futuro della civilta' umana, non deve rimanere senza risposta da parte di quella maggioranza della popolazione mondiale, finora prevalentemente silenziosa, che ragiona razionalmente.
Essi dovrebbero sapere che questo panico non viene diffuso dagli scienziati e che alla sua base non c'e' la scienza. La sua sostanza, al contrario, e' fatta di abuso della scienza da parte di una ideologia in rapida espansione, illiberale e orientata all'autoritarismo, che forse meglio di tutto descrive il termine ambientalismo.
A questa ideologia, non alla climatologia, e' dedicato il mio libro. u stato scritto da un economista che si trova da sei anni nella posizione di capo di Stato e che e' stato motivato a farlo dalla quasi mancanza totale di una visione politico-economica nella discussione attuale.
Quotidianamente leggiamo di decimi di gradi centigradi che mancano qua e la', della diminuzione dei ghiacciai, dell'aumento del livello dei mari, della quantita' di CO2 nell'atmosfera, dell'effetto serra, dell'influenza del Sole sul clima globale e cosi via, ma mancano delle serie considerazioni economiche sulla effettiva inesauribilita' delle riserve delle risorse energetiche, se trattate in modo economicamente razionale, sulla comparazione tra i costi e i benefici dei provvedimenti che oggi vengono proposti, sulla difficile relazione tra il presente e il futuro (che gli economisti analizzano attraverso il ricorso ai tassi di sconto), sulla difesa razionale contro il rischio (invece del principio fondamentalista della cosiddetta precauzione) dell'insostituibile e straordinariamente positivo ruolo del mercato, sul sistema dei prezzi e dei diritti di proprieta', e sul ruolo dello Stato.
Questo libro cerca di far fronte a questa mancanza. Parla di liberta' e prosperita' umana e della minaccia delle ambizioni ambientalistiche piuttosto che dell'andamento della temperatura terrestre.
Sono lieto che il libro esca ora anche in Italia, nel paese dove ho avuto la fortuna di studiare nel 1966 per sei mesi, nel paese che amo, nel paese che per due decenni non ha vissuto in liberta', un bene che sicuramente non vuole perdere.
Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno contribuito alla pubblicazione italiana del libro. Ho apprezzato molto l'aiuto del direttore dell'Ufficio estero di Czech Trade a Milano, gia' Console generale a Milano, Karel Beran, del direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni, Alberto Mingardi, del direttore ricerche e studi dell'IBL, Carlo Stagnaro e di Diana Mengo che ha tradotto il libro in italiano.
Vorrei anche fin da subito prevenire una incomprensione purtroppo assai frequente. La mia polemica con l'ideologia del riscaldamento globale non e' in contrasto con una posizione razionale verso la difesa dell'ambiente, perche' quella e' ''' e deve essere ''' l'elemento primario di qualsiasi cosciente comportamento umano.
Saro' molto lieto se questo libro trovera' l'interesse dei lettori italiani.
Vu¡clav Klaus, 16. marzo 2009
Autore: Vu¡clav Klaus
Editore: IBL Libri
ISBN: 978-88-6440-
002-0
Prima edizione: marzo 2009 (Tratto da: http://www.stampalibera.com)
Mercoledì 16 Febbraio 2005
Scritto da Redazione
Il Protocollo di Kyoto per la riduzione dei gas responsabili dell'effetto serra e quindi dei cambiamenti climatici è entrato in vigore. Uno strumento fondamentale, affinché il trattato funzioni, è che tutti i paesi sottoscrittori, tra i quali l'Italia, pianifichino come ridurre le loro emissioni inquinanti assegnando degli obiettivi di riduzione ad ogni settore responsabile della produzione di gas serra: centrali elettriche, industria, agricoltura, trasporti, abitazioni e via dicendo [Giulio Leben - www.vita.it].
Il Protocollo di Kyoto solo un inizio nella lotta ai guasti del clima: ne e' convinto il Wwf che ha lanciato un pacchetto di interventi in 9 punti ''9 ulteriori passi che il Pianeta deve compiere per combattere davvero il riscaldamento globale''. "Nonostante l'entrata in vigore del protocollo di Kyoto sia un ottimo inizio, non e' che il primo passo per contenere la minaccia dei cambiamenti climatici - afferma Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf - per far si' che gli intenti del Protocollo di Kyoto divengano realta' si devono fare sforzi ulteriori e governi devono dare l'esempio". Ecco quindi i 9 passi indicati dall'associazione perche' il Protocollo sia un successo: 1) introduzione di politiche piu' ambiziose per ridurre le emissioni di Co2 (anidride carbonica); 2) riduzione per il settore energetico della sua quota di emissioni di Co2 e indicazione di indirizzare gli investimenti sulle energie rinnovabili e pulite; 3) rinforzare sistema Ue di commercio di emissioni sia con limiti piu' stretti per le emissioni di Co2 che con maggiori incentivi per l'energia pulita; 4) incoraggiare le nazioni in via di sviluppo all' uso di tecnologie pulite; 5) sviluppo globale delle fonti di energie pulita e ricercare soluzioni energetiche piu' efficienti; 6) aumentare la pressione su Usa e Australia perche' taglino le loro emissioni di Co2 pur non avendo ratificato il Protocollo di Kyoto; 7) aiuti agli stati poveri contro i cambiamenti climatici; 8) impegno mondiale a rimanere sotto il tetto limite dell'aumento di 2 gradi della temperatura; 9) realizzazione di un piano tra tutti i Paesi firmatari di Kyoto per stabilire gli impegni di riduzione delle emissioni dopo il 2012, data di scadenza del primo periodo del Protocollo. E per festeggiare l'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto il Wwf ha in programma diverse iniziative: si parte gia' da domani con una campagna pubblicitaria sui principali quotidiani economici per sottolineare le opportunita' che si presenteranno per l'economia; un evento nella capitale in onore di San Valentino, come gesto d'amore per il clima, una mobilitazione sul web con cartoline virtuali per gli innamorati e altri gadget scaricabili da internet, lancio di un'indagine sui comportamenti 'virtuosi' salva-clima effettuata insieme a Cittadinanza attiva nell'ambito del progetto Banca del Clima e la promozione di un 'Galateo del clima''. "Il nostro Piano Nazionale sui gas serra non li riduce, ma li compensa". Cosi' il Wwf replica al Ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli. "Tutti i dati dimostrano come il nostro Paese abbia aumentato le proprie emissioni di una percentuale analoga a quella che avrebbe invece dovuto ridurre (+6,5% anziche' -6,5% rispetto alle emissioni del 1990) con il risultato - dichiara l'associazione - che oggi il nostro obiettivo di riduzione e' doppio rispetto a quello stabilito (-13% rispetto al 1990)". "Il piano del Governo - scrive il Wwf in una nota - sembra essere stato redatto sotto dettatura dei grandi produttori elettrici e paradossalmente consente l'aumento delle emissioni in questo settore. Certo queste vengono compensate con l' acquisto di quote di emissioni presso altri Paesi, ma le emissioni in atmosfera certo cosi' non diminuiscono. Sempre per citare il Piano governativo, il settore termoelettrico passerebbe da emissioni di Co2 pari a 110,5 milioni di tonnellate nel 1990 a 156,1 milioni di tonnellate nel 2010, dunque aumenterebbero le emissioni di circa 45 milioni di tonnellate di Co2". "Ha dunque perfettamente ragione il Ministro Matteoli quando sostiene che la sfida di Kyoto si puo' vincere - conclude il Wwf - ma non si vincera' mai con i bluff". L'Italia, infatti, malgrado sia tra i soci fondatori di Kyoto in quanto membro dell'Ue, arriva all'appuntamento ritenuto storico da molti osservatori fortemente in ritardo e con gravi inadempienze. Innanzitutto perché in questi anni si è andata sensibilmente allargando la forbice tra gli obiettivi proposti dal Protocollo e l'andamento reale delle emissioni. Ma a questo va aggiunto che il primo Piano nazionale per le emissioni, presentato tra l'altro fuori tempo massimo, è stato bocciato dalla Commissione ambiente di Bruxelles in quanto troppo generico e privo del censimento delle quote di emissione di ogni singolo impianto così come richiesto dalla direttiva Ue. Ripresentato, e alla vigilia della partenza del Protocollo, Bruxelles si accingerebbe, secondo indiscrezioni, all'ennesima stroncatura di Roma.
Giovedì 30 Ottobre 2003
Scritto da Redazione
Si chiama lipo-chimica la nuova frontiera nella produzione di energia pulita. Sfrutta gli olii vegetali per produrre bio-diesel super ecologico come carburante per auto
E' il nostro futuro. Lo dice Fabio Roggiolani, capogruppo dei Verdi in Regione, che ha presentato una proposta di legge volta ad incentivare la coltivazione e la trasformazione del girasole in Toscana. Nelle intenzioni si prevede la realizzazione di un'apposita filiera-agro-industriale in collaborazione con l'Arsia, per la lavorazione dei semi di girasole ad alto contenuto oleico.
Obiettivo: la produzione di un diesel completamente biologico e non inquinante.à‚«Il disegno à¢â‚¬ spiega Roggiolani à¢â‚¬ mira a produrre gasolio ed olii lubrificanti puliti, che non danneggino il clima e l'ambiente con emissioni inquinantià‚».
Secondo il capogruppo dei Verdi, il girasole alto-oleico (varietàƒ particolarmente ricca di acido oleico) è adattissimo a realizzare un carburante pulito che non immette nell'atmosfera anidride carbonica ed altri agenti inquinanti colpevoli dell'effetto serra.
Bio-ecologico è dunque bello. Tutto merito, secondo Roggiolani, di una rivoluzione che va sotto il nome di lipo-chimica, cioè di una chimica completamente naturale che non richiede l'impiego di petrolio. à‚«Una valida alternativa che puàƒÂ² aiutare il Paese a superare il deficit energetico sfruttando le risorse presenti nei vari territorià‚».
Il consigliere Verde pensa che nel nostro futuro ci possano essere vere e proprie fattorie energetiche. Il disegno di legge appena presentato, prevede infatti la possibilitàƒ per le aziende agricole di poter produrre in proprio il à‚«bio-carburanteà‚» per colmare il proprio fabbisogno anche come alternativa di reddito alle tradizionali attivitàƒ . Il sovrappiù dovrebbe essere immesso nel normale circuito energetico.
Lunedì 25 Febbraio 2008
Scritto da Redazione
 La produzione di biocarburanti potrebbe essere una soluzione peggiore del male, nella lotta ai cambiamenti climatici. Lo affermano due nuovi studi resi pubblici negli Stati Uniti nei giorni scorsi. Entrambi prendono in esame non la pura sostituzione di combustibili fossili con biocombustibili, dove il vantaggio ecologico è netto. L’uso di petrolio, carbone e gas naturale, infatti, libera in atmosfera anidride carbonica congelata da milioni di anni, contribuendo all’incremento della concentrazione di gas a effetto serra. L’uso dei biocombustibili, invece, ricicla l’anidride carbonica già presente in atmosfera [Pietro Greco, GreenReport.it].
Tuttavia sostengono due equipe di ricercatori – l’una che fa capo alla Princeton University´s Woodrow Wilson School of Public and International Affaire e l’altra alla University of Minnesota – per coltivare piante come il mais e la canna da zucchero (e ottenere etanolo) o piante come le palme e la soia (e ottenere biodiesel) occorre terreno. E non è detto che i coltivatori utilizzino il terreno già coltivato. È molto probabile, anzi, si pongano alla ricerca di nuove terre da coltivare. Abbattendo foreste. In questo caso il bilancio ecologico diventerebbe estremamente negativo.
La deforestazione, infatti, libera anidride carbonica congelata nelle biomasse. E la libera subito. Occorrerebbero, infatti, 413 anni prima che il risparmio conseguente alla transizione dai combustibili fossili ai biocombustibili pareggiasse i gas serra liberati dalla trasformazione di un ettaro di palude in Indonesia. E occorrerebbero 319 anni prima che la trasformazione di un ettaro di foresta in Amazzonia in un campo di soia per la produzione di biodiesel diventasse vantaggiosa.
Sostenere in maniera acritica la produzione di biocarburanti, sostiene Stephen Polasky, professore di economia applicata della University of Minnesota, a co-autore di uno degli studi significa incentivare la deforestazione e potrebbe favorire una maggiore e non una minore emissione di carbonio in atmosfera.
Agli autori dei due studi hanno già risposto i sostenitori dei biocarburanti: non è né necessario che per ottenere carburanti verdi vengano abbattute le foreste. È molto più logico che per coltivare mais, barbabietole o soia vengano utilizzati campi già coltivati.
La discussione è viva. Gli interessi in gioco sono molti. Ma ancora una volta emerge chiaro che il cambiamento del paradigma energetico fondato sui combustibili fossili è impresa né facile né priva di incognite. E che occorre una lucida guida politica per portarla a termine con successo nei tempi, brevi, che gli scienziati del clima indicano.
Lunedì 07 Dicembre 2009
Scritto da Redazione
 Nuovo rapporto shock 'Si scioglie il Polo Sud addio Maldive fra 100 anni' Maanche addio aunbelpezzo di Manhattan, una larga fetta di Londra, di Hong Kong, piu' mezzo Bangladesh. E, naturalmente, Venezia. Tutto destinato a finire sott`acqua, con buona parte delle coste di tutto il mondo, per un innalzamento generale del livello dei mari di quasi un metro e mezzo. E'unaprevisione molto piu' pessimistica di quella ufficiale, formulata dall`Intergovernmental Panel on Climate Change, la commissione Onu sull`effetto serra, che si era fermata a meno della meta': 59 centimetri di innalzamento per fine secolo. Nello studio - Il cambio climatico inAntartide e l`ambiente -redatto da nove scienziati (fra cui l`italiano Guido Di Prisco), con il contributo di oltre 100 ricercatori, per conto del Comitato Scientifico Internazionale per la Ricerca Antartica, invece, si sostiene che i mari si alzeranno, di almeno 1,4 metri. Non si tratta di scienziati contro scienziati. Le previsioni dell`Ipcc, infatti, non tenevano conto del possibile contributo dello scioglimenti dei ghiacci al Polo Sud nell`innalzamento dei mari. E non ne tenevano conto per un`ottima ragione: i ghiacci del Polo Sud, complessivamente, non si stanno sciogliendo. Ma il nuovo studio, definito il primo rapporto esauriente sul clima dell`Antar- tide, risolve questo mistero, sgombrando il campo da uno degli argomenti preferiti degli scettici dell`effetto serra, e avverte che l`eccezioneAntartide e' destinata a finire molto presto, con un impatto devastante sulle coste e sulla vita dell`uomo. In effetti, mentre al Polo Nord, la banchisa artica si restringe ogni anno di piu' e i ghiacciai della Groenlandia perdono sempre piu' velocemente volume, a sud, inAntartide, negliultimi30 anni, e' cambiato assai poco. Per gli scettici dell`effetto serra e' laprova che il riscaldamento del pianeta non e' un fenomeno globale, onnipresente e continuo. Ma il nuovo studio risolve l`enigma. La cosa piu' stupefacente, osserva John Turner, che ha coordinato i lavori del rapporto, e' la prova di come un impatto causato dall`uomo abbia schermato la maggior parte dell`Antartide da un altro impatto causato dall`uomo. L`eccezione Antartide, infatti, si spiega con un paradosso. Aisolare il Polo Sud dal riscaldamento globale e' stato, infatti, finora, il buco dell`ozono. Un altro disastro umano: lo strato di ozono dell`atmosfera, compromesso da una serie di prodotti chimici industriali, protegge, infatti, il pianeta dalle pericolose radiazioni ultraviolette della luce solare. Il buco dell`ozono sopra l`Antartide, negli ultimi decenni, ha, tuttavia, prodotto, secondo lo studio, un rafforza- mento di circa il 15 per cento dei venti oceanici, che hanno isolato il continente antartico dal riscaldamento globale. Ma tutto questo sta finendo. Grazie ad un accordo internazionale, non molto diverso da quelloche, neiprossimigiorni, si tentera' di raggiungere a Copenaghen sull`effetto serra, i componenti chimici industriali che attaccano l`ozono sono stati messi al bando. Il risultato, paradossale, e' che, il buco si sta chiudendo e, nel corso di questo secolo, scomparira' del tutto. Cosi, l`Antartide sta cominciando ad esserepienamentecoinvoltanel riscaldamento globale. La concentrazione di anidride carbonica e di metano nell`atmosfera, dice Turner, e' senza precedenti negli ultimi 800 mila anni. Gli scienziati non si aspettano mutamenti drammatici sullamassa continentale antartica. Sullaterraferma, l`aumento di temperatura non dovrebbe superare i 3 gradi, insufficienti a sciogliere i ghiacciai del continente. Ma il problema sono i ghiacci marini, che circondano l`Antartide e che verranno raggiunti da acque piu' calde. Lo studio prevede che un terzo dell`attuale ghiaccio marino, se l`effetto serra non verra' fermato, si sciogliera'. Significa 2, 6 milioni di chilometri quadrati di ghiaccio che si tramuta in acqua. Quanto basta per raddoppiare l`effetto sul livello dei mari dello scioglimento nell`Artico e in Groenlandia. Il totale e' mari e oceani piu' alti di almeno 1,4 metri, a sommergere coste ed isole. Una buona parte delle coste italiane - soprattutto l`alto Adriatico, dal Po a Trieste, ma anche sulTirreno, dallaToscana alla Campania - finirebbe sott`acqua. La situazione sarebbe, comunque, drammatica in tutto il mondo. Storicamente, il grosso dell`urbanizzazione e' sempre avvenuto in prossimita' delle coste e la popolazione si addensa vicino al mare. Quasi tutte le grandi megalopoli moderne sono anche dei porti, nei paesi sviluppati come in quelli emergenti: New York, Londra, Sydney, come Lagos, Calcutta, Shanghai. Difendersi da un mare che si alza di qualche centimetro ogni anno non e' la stessa cosa che fermare uno tsunami. Ma l`Olanda testimonia l`impegno e gli sforzi enormi necessari per frenare il mare. E le ricorrenti inondazioni del Bangladesh di cosa succede quando questo non e' possibile. Il rapporto degli scienziati sull`Antartide non e' comunque solo pessimismo. Probabilmente, agli abitanti delle Maldive, condannati a seguire il destino di Atlantide non importera' molto. Ma, dicono gli scienziati, i pinguini dell`Antartide, nei prossimi decenni, dovrebbero cavarsela lo stesso egregiamente. (Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
Mercoledì 17 Gennaio 2007
Scritto da Redazione
Fonti rinnovabili, produzione biologica e forestazione. Sono i punti forti dell'agricoltura per contribuire a contrastare i mutamenti climatici provocati dall'uomo. L'impegno del modo agricolo può, secondo la Cia (Confederazione italiana agricoltori), fornire un rilevante apporto alla riduzione dell'effetto serra, grazie alla diffusione del biologico, delle biomasse e alla valorizzazione dell'ambiente. Serve ora un Piano di sviluppo delle rinnovabili in agricoltura.
Secondo la Confederazione l’agricoltura italiana, se rispettosa dell'ambiente, può ridurre le sue emissioni in atmosfera e contribuire ad assorbire la CO2 prodotta da altri settori produttivi. La soluzione è fornita dalla diffusione delle colture biologiche che, riducendo l’uso dei fertilizzanti e pesticidi chimici, abbatte le emissioni dal 10 al 50%, dalla diminuzione delle lavorazioni superficiali del terreno, dalla fornitura di biomassa per l'energia in sostituzione delle fonti fossili. La Cia ricorda il recente accordo quadro di filiera firmato presso il ministero delle Politiche agricole per produrre 70.000 tonnellate di biodiesel da 70.000 ettari coltivati a colza e girasole e la Finanziaria 2007 che ha impostato un programma organico per la utilizzazione dei biocarburanti e sembra volere finalmente destinare gli interventi unicamente alle fonti rinnovabili, escludendo quelle impropriamente assimilate alle rinnovabili che hanno sottratto sino ad oggi una grande porzione dei finanziamenti. Per rispettare gli obblighi imposti dal Protocollo di Kyoto, la Cia ritiene "urgente la predisposizione di un vero Piano di sviluppo delle energie rinnovabili in agricoltura che preveda finanziamenti a quei produttori agricoli che possano produrre bioenergie o partecipare alla gestione di impianti di microcogenerazione da 1 e 2 megawatt. Ciò, oltretutto, darebbe uno sbocco significativo alla multifunzionalità come nuova opportunità del settore primario". "Tuttavia, - precisa la Confederazione - la complessità della materia e la sua stretta interconnessione con altre problematiche (desertificazione, effetto serra, penuria idrica, salvaguardia della biodiversità, diffusione degli incendi) impongono preliminarmente, a giudizio della Cia, un approfondimento, che, tra l’altro, faccia un bilancio tra i costi degli interventi del Piano complessivo e i costi ambientali che il Paese sarebbe costretto ad affrontare per il suo disimpegno in questo campo". "Da tempo la Cia - ribadiscono gli agricoltori - sostiene e si batte perché sia riconosciuto il ruolo essenziale (già assunto dalla Convenzione Onu sui cambiamenti climatici e dal Protocollo di Kyoto) che possono avere le modalità di gestione dei suoli agricoli e delle foreste nelle strategie di mitigazione dell’effetto serra, primo responsabile dell’aumento medio della temperatura atmosferica. Rivendicazione, sempre più largamente supportata da autorevoli studi e ricerche scientifiche, che assume maggiore consistenza all’indomani della recente comunicazione della Commissione europea al Consiglio in materia energetica, che fissa l’obiettivo di coprire entro il 2020 almeno il 20 per cento del fabbisogno dell’Ue con le energie rinnovabili e il 10 per cento del consumo nei trasporti con i biocarburanti". "Un’imposizione - conclude la Cia - che deve valere e può essere proficua in modo particolare nella situazione italiana, nella quale, da una parte si registra negli ultimi anni addirittura una diminuzione percentuale della porzione di fabbisogno energetico coperto dalle fonti rinnovabili, con conseguente aumento delle emissioni e, dall’altra -fa notare la Cia- dal fatto che un possibile aumento medio della temperatura penalizzerebbe maggiormente i nostri agricoltori piuttosto che quelli dei paesi dell’Europa continentale sia per il rischio di un maggiore sviluppo di parassiti, sia per la modifica del microclima che interferisce con il ciclo vegetazionale". [HelpConsumatori.it, AA]
Mercoledì 12 Dicembre 2007
Scritto da Redazione
 In Italia, non mancano fonti di energia rinnovabile. Dai dati diffusi dall'associazione degli esperti di biomasse Itabia e dall'Unione nazionale costruttori di macchine agricole, Unacoma, è emerso che le disponibilità di residui agricoli che potrebbero essere sfruttati per produrre energia pulita ammontano a poco meno di quindici milioni di tonnellate annue da cui sarebbe possibile recuperarne almeno otto milioni per usi energetici [Greenplanet.net].
La regione italiana che possiede il potenziale di biomasse più alto è la Sicilia con quasi due milioni di tonnellate annue, seguita dal Piemonte, dal Veneto e dalla Lombardia che producono oltre un milione di tonnellate annue ciascuna. Le quattro regioni complessivamente detengono il quarantacinque per cento del potenziale nazionale di residui vegetali. Praticamente, con solo centomila tonnellate annue di residui ligno-cellulosici provenienti da colture erbacee ed arboree sarebbe possibile alimentare una centrale termoelettrica da dieci mega watt. Attualmente le biomasse disponibili, in Italia, potrebbero alimentare centotrenta centrali elettriche da dieci mega watt e l'energia potrebbe essere impiegata in impianti di termoriscaldamento, per soddisfare esigenze termiche e di acqua calda di 4 milioni di abitazioni di cento metri quadri di superficie.
Sfruttare le biomasse è fondamentale per ridurre le bollette energetiche e l'effetto serra. Nel nostro paese, i residui agricoli, non sono utilizzati adeguatamente per la mancanza di macchinari specifici per la raccolta, il trasporto e il trattamento della materia prima. L'amministratore delegato di Unacoma, Guglielmo Gandino, ha spiegato che la società sta investendo nello sviluppo di nuovi macchinari in collaborazione con università italiane ed istituzioni europee. "Le biomasse sono la fonte energetica rinnovabile più strettamente legata al territorio e all'ambiente, ha affermato Guglielmo Gandino, incentivarne la valorizzazione è un passo necessario per riuscire a rispettare gli impegni vincolanti sottoscritti con gli accordi di Kyoto".
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