Giovedi, 29 Luglio 2010
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  • Home Società e politica Il punto di non ritorno

    Il punto di non ritorno

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    Nel 2008 gli Stati salvarono le banche dal fallimento, quelle stesse banche che avevano causato la crisi. Da allora e' iniziato un domino mondiale. Dalla crisi finanziaria durata qualche mese, il tempo necessario per iniettare liquidita' nelle banche, si e' passati alla crisi economica con effetti a catena. Chiusura delle aziende, licenziamenti di massa, calo dei consumi, crollo del valore del mercato immobiliare, diminuzione del gettito fiscale. Per evitare il collasso gli Stati hanno usato il debito pubblico. Hanno indebitato i cittadini in modo inconsapevole (il debito pubblico nell'immaginario e' sempre di qualcun altro), prima per tenere in vita le banche, poi per le spese correnti. L'innalzamento del debito ha avuto come effetto l'aumento degli interessi che gli Stati devono pagare a chi ha comprato le nuove emissioni di titoli. Gli interessi sono un cappio al collo dello sviluppo del Paese. Piu' interessi dal debito, meno capacita' di politica economica. Piu' cresce il debito, piu' i tagli allo Stato sociale sono l'unica soluzione possibile.
    Se uno Stato, prima della crisi, aveva un alto debito pubblico, ha dovuto indebitarsi oltre il punto di non ritorno. La domanda che tutti si pongono e': "Quando si raggiunge il punto di non ritorno?". E' semplice, quando nessuno compra piu' i titoli di Stato. In mancanza di compratori lo Stato deve dichiarare bancarotta, va in default, non paga gli stipendi ai dipendenti pubblici e le pensioni. Un'altra domanda che ci si deve porre e': "Quali Stati hanno piu' probabilita' di fallire?". Anche in questo caso la risposta e' semplice, quelli che oltre a un grande debito pubblico pre crisi e a un suo forte incremento post crisi hanno diminuito la loro capacita' produttiva. Producono di meno (il cosiddetto PIL) e, allo stesso tempo, aumentano il loro debito. Nell'UE gli Stati con queste caratteristiche sono almeno tre: Grecia, Italia e Spagna.
    Grecia e Italia sono accomunate dalla stessa strategia, vendere il loro debito agli Stati extra UE, in quanto la UE non riesce a soddisfare l'offerta continua di Temorti e di George Papandreou. Tremorti ha venduto il nostro debito in Cina lo scorso mese, curiosamente, dato che il debito e' nostro, non sappiamo il valore della vendita. La Cina con il debito ha comprato una parte della nostra sovranita' nazionale, forse Termini Imerese o scivoli privilegiati per il commercio estero. Anche la grande Cina ha pero' i suoi limiti e, dopo aver digerito Tremorti, non ha acquistato i 25 miliardi di euro di titoli greci proposti la scorsa settimana dalla Goldman Sachs.
    A Davos stanno discutendo dell'economia mondiale le stesse persone che hanno provocato la piu' grande bolla degli ultimi 150 anni. Circola una domanda: "Fallira' prima l'Italia o la Grecia?". Gli investitori internazionali hanno gia' dato una risposta tecnica. I titoli di Stato dei Paesi a rischio sono coperti da un'assicurazione sul loro fallimento detta CDS, Credita' Default Swap. L'Italia e' prima assoluta, con molte lunghezze sul secondo in classifica. La Grecia e' solo quinta. Alla catastrofe con ottimismo.

    (Tratto da: http://informazionesenzafiltro.blogspot.com)


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