La perizia effettuata dall'Istituto di medicina legale dell'Universita' La Sapienza di Roma individua responsabilita' dei medici.
Non e' morto per disidratazione, come aveva sostenuto la Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficienza del servizio sanitario, presieduta dall'esponente del Pd Ignazio Marino, in una relazione approvata all'unanimita'. Dopo le indagini effettuate dal professor Paolo Arbarello a capo di un'equipe medica nominata dal pm Vincenzo Barba ha invece indicato la causa del decesso nella negligenza dei medici che non lo hanno curato.
"Abbiamo registrato omissioni e negligenze nelle terapie. Un paziente in quelle condizioni doveva essere trasferito in un reparto adeguato e andava trattato diversamente da come e' stato fatto", ha detto il professore che ha eseguito la perizia disposta dalla procura.
Per Arbarello la terapia doveva essere diversa: "Cucchi non e' stato curato bene, non e' stata colta la gravita' della sua condizione, non sono state messe in atto terapie che avrebbero potuto scongiurarne la morte". "Aveva la vescica piena perche' aveva bevuto tre bicchieri di acqua il giorno prima". Nella perizia si spiega pure che il decesso non e' stato causato da lesioni vertebrali, antiche e recenti.
Il senatore dell'Italia dei Valori, Stefano Pedica, ha commentato che la relazione dei medici legali "svela qualcosa che gia' sapevamo, che Stefano Cucchi non e' stato curato come doveva essere fatto ed e' morto. Il problema vero pero', che si sta pericolosamente mettendo in secondo piano, e' chi abbia materialmente 'mandato' Cucchi all'ospedale dal quale non e' piu' uscito vivo".
"La malasanita' e' un problema gravissimo - ha osservato Pedica - ma ancor piu' grave e' che un ragazzo affidato alle forze dell'ordine venga restituito alla famiglia morto. Se non viene affrontato questo problema, se non si scopre come mai Cucchi e' arrivato al carcere di Regina Coeli fratturato e contuso, se non vengono fuori i nomi e cognomi di chi ha ridotto Stefano in quel modo, forse e' perche' lo Stato ha paura di scoprire una verita' troppo cruda. Come rappresentante delle istituzioni mi appello alla magistratura perche' non chiuda un caso che e' ancora tutto aperto e continui ad indagare sui fatti accaduti prima dell'arrivo in carcere".
Secondo il senatore "arrestare la verita' alle sole responsabilita' dei medici sarebbe un affronto alla famiglia Cucchi e a tutti i cittadini che ancora credono nella credibilita' della giustizia, perche' il caso Cucchi rappresenta il simbolo di tutte quelle morti che nelle carceri italiane continuano a verificarsi senza colpevoli".
La sorella del ragazzo, Ilaria Cucchi ha detto da parte sua: "Ringrazio i pubblici ministeri per le indagini fin qui espletate e i nostri legali per il lavoro investigativo che ha permesso di ricostruire cio' che e' avvenuto a Stefano prima e dopo il suo arresto. Il quadro che si e' delineato e' perfettamente compatibile con la perizia dei nostri consulenti medici, che porta alla luce delle verita' scientifiche dirompenti e incontestabili".
La donna, che con coraggio sin dal primo giorno dopo la scomparsa del fratello ha chiesto chiarezza ha continuato: "Continuare a sostenere la tesi delle fratture pregresse, mi sembra quasi paradossale. Mi domando come una persona possa condurre una vita normale e praticare attivita' sportiva quotidianamente con una vertebra rotta. Non sono un medico, ma sono la sorella di Stefano. Non pensate che me ne sarei accorta? Confido che venga resa giustizia alla morte di mio fratello".
(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)- 28/04/2010 10:00 - La sanita' che affama
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