Sono due i testi sentiti oggi (23 novembre) nell'aula bunker del Tribunale di Genova nell'undicesima udienza per il blitz alla scuola Diaz della notte tra il 21 e il 22 luglio 2001. La prima teste è M.B. infermiera professionale che ha fatto parte del servizio sanitario allestito dal GSF in supporto alle manifestazioni. In realtàƒ , all'inizio "pensavamo di doverci occupare soprattutto di problematiche relative al caldo e all'elevato numero di persone che sarebbero giunte a Genova in occasione delle manifestazioni". Le cose andranno poi ben diversamente e i sanitari dovranno occuparsi di un elevato numero di feriti. "Soprattutto lesioni agli avambracci, dita rotte: ferite da difesa insomma", racconta la teste.
M. la notte del 21 luglio è nell'infermeria della scuola Pascoli, con le finestre che danno di fronte, verso la Pertini. Vede l'aggressione a Mark Covell: "lui teneva le braccia alzate, i primi che sono arrivati hanno iniziato a spintonarlo. Poi si sono chiusi su di lui e lo hanno preso a calci. Sembrava un birillo". Vede poi l'ingresso dei poliziotti nella scuola Pertini, ma ben presto la sua attenzione è distolta dall'arrivo di un poliziotto anche nell'infermeria della Pascoli.
Il blitz infatti, seppur in maniera meno violenta rispetto a quanto accadràƒ alla Pertini, coinvolge anche la scuola Pascoli, sede del media center del GSF, dove verranno distrutti, tra le altre cose, i pc dei legali che contenevano le numerose denunce dei manifestanti contro i pestaggi delle forze dell'ordine nel corso delle manifestazioni del venerdàƒÂ¬ e del sabato. Il controesame delle difese degli imputati è un lungo, estenuante tentativo di innervosire la teste, forzandola a ricordare cose che non ha visto.
Quello che M. invece ricorda benissimo è il suo ingresso, immediatamente dopo i fatti, nella scuola Pertini: "c'era sangue, tanto sangue dappertutto. Ho sentito subito un odore di sangue mescolato a quello di feci e urina. Da un punto di vista medico, questo rilascio degli sfinteri puàƒÂ² essere provocato solo da una grande paura o un grande dolore".
Il secondo teste è A.C., classe 1939. Anche lui aveva scelto la palestra della scuola Pertini, per passare la sua unica notte a Genova. Un posto tranquillo, dice con tanti giovani che parlavano e molti che giàƒ dormivano. Si sveglia di colpo mentre la polizia entra nella scuola ed è il primo ad essere picchiato. Gli rompono un braccio (che verràƒ poi operato due volte) una gamba e dieci costole: "quando ho sentito i rumori, credevo che fossero i cosiddetti black bloc, invece era la nostra polizia di Stato". La difesa, di fronte ad una testimonianza di questo tipo avrebbe davvero poco da replicare, infatti l'avvocato Corini non trova di meglio che chiedere conto al teste di una vecchia condanna per discarica abusiva, "per valutarne l'attendibilitàƒ ". Il presidente Barone non puàƒÂ² che far presente che "non ha alcuna attinenza con il presente processo".
Domani, appuntamento alle 9.30 con altri due testi: R.B., uno degli organizzatori del Media center e M.C., medico del GSF. Due piani sopra, nell'aula della Corte d'assise, riprende, in contemporanea, anche il processo per Bolzaneto.
Il blitz infatti, seppur in maniera meno violenta rispetto a quanto accadràƒ alla Pertini, coinvolge anche la scuola Pascoli, sede del media center del GSF, dove verranno distrutti, tra le altre cose, i pc dei legali che contenevano le numerose denunce dei manifestanti contro i pestaggi delle forze dell'ordine nel corso delle manifestazioni del venerdàƒÂ¬ e del sabato. Il controesame delle difese degli imputati è un lungo, estenuante tentativo di innervosire la teste, forzandola a ricordare cose che non ha visto.
Quello che M. invece ricorda benissimo è il suo ingresso, immediatamente dopo i fatti, nella scuola Pertini: "c'era sangue, tanto sangue dappertutto. Ho sentito subito un odore di sangue mescolato a quello di feci e urina. Da un punto di vista medico, questo rilascio degli sfinteri puàƒÂ² essere provocato solo da una grande paura o un grande dolore".
Il secondo teste è A.C., classe 1939. Anche lui aveva scelto la palestra della scuola Pertini, per passare la sua unica notte a Genova. Un posto tranquillo, dice con tanti giovani che parlavano e molti che giàƒ dormivano. Si sveglia di colpo mentre la polizia entra nella scuola ed è il primo ad essere picchiato. Gli rompono un braccio (che verràƒ poi operato due volte) una gamba e dieci costole: "quando ho sentito i rumori, credevo che fossero i cosiddetti black bloc, invece era la nostra polizia di Stato". La difesa, di fronte ad una testimonianza di questo tipo avrebbe davvero poco da replicare, infatti l'avvocato Corini non trova di meglio che chiedere conto al teste di una vecchia condanna per discarica abusiva, "per valutarne l'attendibilitàƒ ". Il presidente Barone non puàƒÂ² che far presente che "non ha alcuna attinenza con il presente processo".
Domani, appuntamento alle 9.30 con altri due testi: R.B., uno degli organizzatori del Media center e M.C., medico del GSF. Due piani sopra, nell'aula della Corte d'assise, riprende, in contemporanea, anche il processo per Bolzaneto.
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