Giovedi, 29 Luglio 2010
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    Un fiore nel deserto dell'informazione scorretta

    di Felice Capretta '' http://informazionescorretta.blogspot.com/

    Per una volta, la stampa mainstream fa un buon lavoro.
    Spazio dunque a La Stampa che ha osato dedicare il giusto spazio ad un articolo un po' fuori dal comune sul suo sito.
    Ve lo proponiamo, un po' perche' e' venerdi, un po' perche' anche nel peggior crollo economico ci teniamo a ricordare che la felicita', la gioia e la serenita' sono destinate a prevalere per chi vorra' farle prevalere.
    E parla di temi cari a noi che scriviamo di informazione scorrettissima.
    Originale su La Stampa , recensione di un libro che non ci sentiamo di suggerire ne' nel bene ne' nel male, dal momento che non l'abbiamo letto -)
    Prima di procedere, comunichiamo il dato ufficiale atteso per oggi sulla disoccupazione USA, che e' scesa dal 10,2% al 10% su base annua. (c'e' chi la spaccia per buona notizia...

    Parlate con amore: e' la via maestra per combattere le ingiustizie.

    di Ciro Imparato

    C'e' poco da fare: nessuno ama i soprusi. Nessuno sopporta i furbetti. Nessuno tollera le situazioni in cui qualcuno si arricchisce a scapito di altri. Tutti noi viviamo anelando ad un mondo giusto e corretto che pero', giorno dopo giorno, telegiornale dopo telegiornale, sembra dileguarsi sempre piu' lontano all'orizzonte.

    Per questo motivo, sollecitati dalla nostra ricerca di verita' e autenticita', sovente diventiamo nervosi e commettiamo errori cruciali. Spinti da un irrefrenabile desiderio di giustizia (e certi di essere nella ragione), iniziamo a combattere vere e proprie crociate contro cio' che reputiamo iniquo e insopportabile. In realta', ironia della sorte, spesso in questo modo non facciamo che dare forza a cio' che vorremmo neutralizzare.

    Perche' ve ne sto parlando? Perche' questo e' un argomento che mi sta molto a cuore e che ho trattato nella seconda parte del mio libro.

    Molte persone mi dicono: "Non si puo' essere sempre positivi: il male esiste e quindi va eliminato, e il modo migliore e piu' veloce per farlo e' quello di parlarne per sensibilizzare chi abbiamo intorno".

    Che il male vada combattuto non c'e' dubbio. Che il modo migliore per farlo sia quello di parlarne, invece, purtroppo non e' vero. Fateci caso. Tutto cio' di cui si parla, per il fatto stesso di parlarne continua ad esistere. E anzi, piu' ne parliamo con animosita' e acredine, piu' permane nella nostra mente e nella nostra vita, sospinto con forza dal coinvolgimento emotivo. Questa, ad esempio, e' la causa per la quale molte persone rimangono innamorate a vita di qualcuno che non le ama piu': l'errore che commettono e' quello di parlare tutti i giorni di quanto quella persona le abbia fatte soffrire rievocando ogni volta il ricordo.

    La verita' e' che noi rendiamo concreto e vivo tutto cio' di cui parliamo. Viceversa, spesso il problema non esiste finche' non se ne parla. Per questo motivo, se vogliamo davvero assicurare una vita felice a noi e a chi amiamo, dobbiamo combattere il male impegnandoci a non nominarlo mai. Viceversa, occorre parlare sempre con amore. Fateci caso: questa e' la lezione dei grandi della storia, ad esempio Martin Luther King e Papa Wojtyla. Parlavano d'amore non perche' le ingiustizie non esistessero, ma perche' l'unico modo per neutralizzarle consisteva nel non evocarne mai la presenza.

    Madre Teresa di Calcutta un giorno disse: "Qualcuno mi ha chiesto perche' non partecipo a manifestazioni contro la guerra. Ho risposto che non lo faro' mai. Ma sono pronta a partecipare a qualunque manifestazione per la pace."

    Maharishi Mahesh Yogi, il Guru indiano che insegno' la Meditazione Trascendentale ai Beatles, viene spesso ricordato per questa frase: "Don't fight darkness - bring the light, and darkness will disappear" (Non combattere l'oscurita' - porta la luce, e l'oscurita' svanira').

    Anche io ho vissuto per anni con la convinzione che fosse giusto combattere le ingiustizie. Lo penso anche ora, ma ho cambiato strategia. Ora le combatto nominandole il meno possibile.

    Perche' la felicita' e' un fatto matematico.

    Se abbiamo 5 ore e le trascorriamo parlando di problemi saremo infelici per 5 ore.
    5 ore che non ritornano.
    E se lo faremo tutto il mese, saremo tutto il mese infelici.
    E se lo faremo tutta la vita saremo tutta la vita infelici.
    E i problemi? Siamo sicuri che saranno svaniti?

    Se una persona sta per inciampare occorrera' dirglielo. Se un bambino fa qualcosa di pericoloso, va fermato. Ma se cio' che diciamo anziche' risolvere un problema crea solo malumori a noi e agli altri, va evitato assolutamente.

    Per cui, la sintesi che vi propongo e' questa: "Tutto cio' che pensi, ancorche' giusto, se ti rende infelice e' sbagliato: se desideri essere felice devi decidere di esserlo."

    Per essere felici, parlate di cose belle: la gioia e' incredibilmente contagiosa.
    E' cosi che si cambia il mondo.

    Ciro Imparato

    (Tratto da: http://www.stampalibera.com)


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