Kakania, ovvero l’imperial regio governo austroungarico, trovò la sua dissoluzione con la prima guerra mondiale, 1915-18, e le nazioni che lo avevano formato con la prepotenza delle armi, si separarono diventando popoli indipendenti. La miseria e nuove violenze fecero poi di questi popoli altre monarchie e stati dittatoriali (fascisti, nazisti, comunisti) fino a una nuova distruzione con la seconda guerra mondiale (Mario Pancera).L’Italia, divisa oggi in accesi regionalismi, ricorda quel coacervo di regioni ed etnie europee forzosamente radunato con le armi sotto Francesco Giuseppe. Allora i cittadini kakani erano «sudditi» oggi sono «la gente». Per il monarca di ieri e i governanti di oggi sia i sudditi sia la gente sono la classe dominata, succuba, non valgono altro che come dipendenti da tenere agli ordini, per impiegarli dove, come e quando, indipendentemente dalla loro volontà.
Ma ha una volontà il suddito, ha una volontà la gente, agglomerato informe senza pensiero, né ideali, né fede? La «gente», così chiamata dal presidente del consiglio e dagli altri italiani come lui, non ha nemmeno la parola: le viene detto tutto e il contrario di tutto, deve stare agli ordini. Con i nuovi mass media si trova la menzogna inoculata nel cervello: non sa più cos’è la verità. Siamo al totalitarismo dell’ignoranza.
Questa «gente» attraverso la propaganda e la diseducazione massiccia della tv e dei giornali di proprietà degli imbonitori al potere, pensa che gli atti di guerra sono missioni di pace, che le menzogne dei kakani comandanti sono invenzioni dei kakani giornalisti, che la mafia è stata sconfitta dal presidente del consiglio, che è necessaria la mini-naja, che l’immondizia dell’intera Campania scompare in tre giorni e quella che si vede nelle strade non esiste, che i decreti sicurezza sono indice di libertà e così via. Ha dimenticato perfino la storia di ieri. La gente kakana ha perso tutto, perfino l’opposizione. In sintesi: il berlusconismo di questi ultimi quindici anni ha contribuito a fare dell’Italia la Kakania che è, per cui gli italiani non sono più cittadini, nemmeno popolo, ma soltanto «la gente». Tra breve potremo chiamarli popolino o gentaglia o plebe.
Siamo la gente che vota, la gente che corre a bere alle fontane cancerogene perché qualcuno grida al miracolo, la gente in crisi economica che ascolta senza batter ciglio i ciarlatani che da mesi parlano di crisi alle spalle, la gente che comincia a odiare il prossimo perché clandestino o di lingua e pelle diversa, la gente drogata da politici che pensano alla propria fazione, ai personali interessi, al proprio gruppo, anziché ai cittadini ai quali chiedono, non il sostegno per migliorare, ma il voto per rimanere saldi al proprio posto di comando. L’attuale presidente del consiglio è ritenuto, con ragione, uno dei più intelligenti imprenditori italiani: ha comperato tutto quello che voleva comperare, sempre con enormi guadagni, non soltanto in denaro, ma perfino in popolarità. Oggi Kakania è nelle sue mani.
È vero, ci sono alcuni oppositori, alcuni giornali si fanno sentire (Famiglia cristiana, Civiltà cattolica, ovvero i padri paolini e i gesuiti), ma molti degli stessi kakani, che si definiscono cattolici, li dileggiano o addirittura li disprezzano. Se il berlusconismo, oggi più forte per aver inglobato gli ex fascisti del Movimento sociale italiano (cui ha dato molte leve di comando, nel governo centrale e in quelli periferici), è considerato di destra, si può pensare che abbia un’opposizione nei giornali di sinistra. Si leggano allora, l’Unità (il giornale fondato da Gramsci e per decenni organo del Partito comunista italiano), il Manifesto, Liberazione, e si vedrà che a Kakania non esiste un’opposizione di sinistra. Dove sono finiti i loro grandi ideali?
Molti laici e laicisti che erano all’estrema sinistra ora sono berlusconisti o fascisti di ritorno: dirigono i media di Berlusconi o sotto la sua influenza; manovrano le sue televisioni; guidano le sue società industriali, commerciali, finanziarie, assicurative, sportive, cinematografiche oppure stanno tranquilli saltando qua e là secondo convenienza, pronti per ogni palcoscenico. Pronti a gridare da ogni pulpito che sono sempre stati di destra se il governo è di destra, che sono sempre stati di sinistra se il governo è di sinistra.
Sono arlecchini. La «gente» kakana questo ha. E allora? Solo quando «la gente» capirà di essere stata degradata e, rialzandosi, rivendicherà con precisa coscienza la parola e la dignità di cittadino (questa è anche l’espressione dell’arcivescovo di Milano, Tettamanzi), Kakania tornerà ad avere il diritto di ritenersi un popolo e il diritto di farsi chiamare Italia.
Mario PanceraMa ha una volontà il suddito, ha una volontà la gente, agglomerato informe senza pensiero, né ideali, né fede? La «gente», così chiamata dal presidente del consiglio e dagli altri italiani come lui, non ha nemmeno la parola: le viene detto tutto e il contrario di tutto, deve stare agli ordini. Con i nuovi mass media si trova la menzogna inoculata nel cervello: non sa più cos’è la verità. Siamo al totalitarismo dell’ignoranza.
Questa «gente» attraverso la propaganda e la diseducazione massiccia della tv e dei giornali di proprietà degli imbonitori al potere, pensa che gli atti di guerra sono missioni di pace, che le menzogne dei kakani comandanti sono invenzioni dei kakani giornalisti, che la mafia è stata sconfitta dal presidente del consiglio, che è necessaria la mini-naja, che l’immondizia dell’intera Campania scompare in tre giorni e quella che si vede nelle strade non esiste, che i decreti sicurezza sono indice di libertà e così via. Ha dimenticato perfino la storia di ieri. La gente kakana ha perso tutto, perfino l’opposizione. In sintesi: il berlusconismo di questi ultimi quindici anni ha contribuito a fare dell’Italia la Kakania che è, per cui gli italiani non sono più cittadini, nemmeno popolo, ma soltanto «la gente». Tra breve potremo chiamarli popolino o gentaglia o plebe.
Siamo la gente che vota, la gente che corre a bere alle fontane cancerogene perché qualcuno grida al miracolo, la gente in crisi economica che ascolta senza batter ciglio i ciarlatani che da mesi parlano di crisi alle spalle, la gente che comincia a odiare il prossimo perché clandestino o di lingua e pelle diversa, la gente drogata da politici che pensano alla propria fazione, ai personali interessi, al proprio gruppo, anziché ai cittadini ai quali chiedono, non il sostegno per migliorare, ma il voto per rimanere saldi al proprio posto di comando. L’attuale presidente del consiglio è ritenuto, con ragione, uno dei più intelligenti imprenditori italiani: ha comperato tutto quello che voleva comperare, sempre con enormi guadagni, non soltanto in denaro, ma perfino in popolarità. Oggi Kakania è nelle sue mani.
È vero, ci sono alcuni oppositori, alcuni giornali si fanno sentire (Famiglia cristiana, Civiltà cattolica, ovvero i padri paolini e i gesuiti), ma molti degli stessi kakani, che si definiscono cattolici, li dileggiano o addirittura li disprezzano. Se il berlusconismo, oggi più forte per aver inglobato gli ex fascisti del Movimento sociale italiano (cui ha dato molte leve di comando, nel governo centrale e in quelli periferici), è considerato di destra, si può pensare che abbia un’opposizione nei giornali di sinistra. Si leggano allora, l’Unità (il giornale fondato da Gramsci e per decenni organo del Partito comunista italiano), il Manifesto, Liberazione, e si vedrà che a Kakania non esiste un’opposizione di sinistra. Dove sono finiti i loro grandi ideali?
Molti laici e laicisti che erano all’estrema sinistra ora sono berlusconisti o fascisti di ritorno: dirigono i media di Berlusconi o sotto la sua influenza; manovrano le sue televisioni; guidano le sue società industriali, commerciali, finanziarie, assicurative, sportive, cinematografiche oppure stanno tranquilli saltando qua e là secondo convenienza, pronti per ogni palcoscenico. Pronti a gridare da ogni pulpito che sono sempre stati di destra se il governo è di destra, che sono sempre stati di sinistra se il governo è di sinistra.
Sono arlecchini. La «gente» kakana questo ha. E allora? Solo quando «la gente» capirà di essere stata degradata e, rialzandosi, rivendicherà con precisa coscienza la parola e la dignità di cittadino (questa è anche l’espressione dell’arcivescovo di Milano, Tettamanzi), Kakania tornerà ad avere il diritto di ritenersi un popolo e il diritto di farsi chiamare Italia.
Articoli più recenti:
- 29/09/2009 23:34 - Militari morti a kabul: voci cattoliche contro la retorica della patria e della "missione di pace"
- 29/09/2009 23:30 - Sanatoria, tutti i motivi del flop
- 28/09/2009 23:49 - Prevedibile ed inevitabile
- 26/09/2009 14:38 - I cattolici in fuga dalla politica
- 19/09/2009 09:28 - Berlusconi, un delirio che parte da un complesso di inferiorita'
Articoli meno recenti:
- 15/09/2009 01:12 - Epurazione email dei precari nella scuola
- 11/09/2009 23:38 - Non inganniamo, ingannandoci
- 08/09/2009 22:36 - Caso Boffo: resa dei conti nella gerarchia cattolica?
- 07/09/2009 10:11 - Home schooling
- 05/09/2009 11:08 - Disegno di legge Lazzati







