Mercoledi, 19 Giugno 2013
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    L'Italia del futuro? Tanti poveri e pochi ricchi.

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    Potete lamentarvi, scioperare o peggio ancora suicidarvi ma il risultato non cambiera': stiamo vivendo una nuova selezione darwiniana sia sul piano imprenditoriale, professionale e familiare. Si salvera' in qualita' di imprenditore, lavoratore o padre di famiglia chi ha avuto piu' buon senso e lungimiranza degli altri negli anni passati, preservando il proprio patrimonio, continuando a risparmiare, limitando o proprio evitando il ricorso al debito, investendo nel nuovo che adesso sta emergendo, pensando come si suol dire fuori dal coro. Mi fanno ridere i servizi di inchiesta televisiva predisposti ad hoc dai talkshow italiani per cercare di suscitare la compassione dei telespettatori nei confronti di giovani coppie che si trovano adesso in difficolta' per il mutuo o gli eccessi di debito che hanno contratto con la loro banca. Sull'ultimo che ho visto veniva intervistata una giovane coppia in cui lei (in dolce attesa) lavorava a cottimo su chiamata in una cooperativa mentre lui faceva l'addetto in un call center. Si lamentavano del mutuo e inveivano con la banca perche' aveva inviato loro una comunicazione per il mancato pagamento delle ultime tre rate.


    Parliamoci chiaro: a persone come queste, nessuno ha puntato una pistola alla tempia e li ha obbligati a contrarre un mutuo a trentanni a tasso fisso, nessuno li ha obbligati a comprare a rate un mega appartamento con la station wagon fiammante nuova sotto il culo, nessuno li ha obbligati a richiedere ed utilizzare una carta di credito con plafond revolving per comprare la televisione al plasma o peggio ancora per andare in vacanza a rate. Troppo facile adesso prendersela con le banche. Prenditela con te stesso. Tu sei la causa dei tuoi mali se ti sei lasciato convincere a contrarre troppo debito facile, se hai intrapreso scelte di vita (come sposarsi e fare figli) senza avere messo da parte un minimo di risparmio per le spese di contingenza e i momenti di difficolta'. Sul fronte imprenditoriale forse e' ancora peggio: adesso si vede chi e' veramente imprenditore e ha capitalizzato la propria azienda, magari anche vendendola per abbandonare il mercato di riferimento iniziale per intraprendere un altro mestiere o una nuova attivita' imprenditoriale in altro settore.


    La propaganda mediatica ogni giorno ci racconta di sempre piu' persone che decidono di togliersi la vita perche' hanno perso il lavoro o perche' la loro azienda e' ormai in fin di vita: episodi di cronaca nera che purtroppo continueranno ad aumentare in numero crescente nei prossimi anni. Non si tratta di qualche mese e dopo ritornera' il sereno, siamo appena agli inizi. Una trasformazione epocale del mondo del lavoro, del modo di fare impresa e del modo di pianificare la nostra vita (famiglia, pensione, welfare). La maggior parte degli italiani (studenti, lavoratori e imprenditori) e' psicologicamente ancora impreparata a metabolizzare quanto sta caratterizzando questi ultimi due anni: la causa e' da ricercare proprio in un Paese come il nostro, il grande protettore, che ci ha sempre stati abituati ad essere protetti e supportati per qualsiasi richiesta o stato di malessere. Adesso che lo Stato deve limitare il suo intervento a sostegno del tessuto sociale, adesso che deve fare marcia indietro con il modello di stato sociale sfacciatamente protezionistico di cui si e' vantato negli anni prima, adesso percepiamo cosa significava in passato essere coccolati.


    Iniziate pertanto ad entrare il prima possibile in sintonia con questo cambiamento, come imprenditori e lavoratori metabolizzate il fatto che solo voi con le vostre risorse, il vostro estro, talento e i vostri risparmi potrete supportare momenti di tensione e di ulteriore futura contrazione economica. Non ci sara' mai piu' quella serenita' che ha contraddistinto la vita dei nostri genitori: quanto e' stato garantito loro infatti adesso lo dovranno pagare proprio i piu' giovani paradossalmente con ingenti sacrifici e rinunce, vivendo in uno stato di insicurezza e disagio continui. Non confidate nella politica (presente o futura) per uscire dal tunnel: ci siamo entrati e non ne usciremo mai piu'. Cominciate a familiarizzare il piu' possibile sull'immagine che proiettara' il nostro paese tra una decina di anni: la maggior parte della popolazione ridotta in uno stato di poverta' endemica, con livelli reddituali pavimentali, grande conflittualita' sociale amplificata dalla presenza di maestranze extracomunitarie ed infine una piccola nicchia del paese molto ricca e benestante. Sostanzialmente il modello sudamericano degli anni settanta: tanti poveri e pochi ricchi. (Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it) L'Italia del futuro? Tanti poveri e pochi ricchi.




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