
Dunque, il Presidente non e' competente a decidere sulla Tav eppure si schiera apertamente a favore di un'opera che e' riuscita laddove tutti i retorici discorsi presidenziali in occasione del centocinquantesimo anno dall'unita' d'Italia sono puntualmente falliti: ha creato reale coesione territoriale e sociale; nel nome dell'opposizione al mostro TAV, la Valle di Susa ha realizzato localmente un'unita' popolare quasi perfetta e riscosso solidarieta' dalla Valle d'Aosta alla Sicilia.
Non ci stupiamo pero' del comportamento di Napolitano. Dall' interlocutore privilegiato di Obama, della cancelliera Merkel e del francese Sarkozy, gia' acceso sostenitore dell'intervento italiano nella guerra in Libia (nonostante la Costituzione che Napolitano dovrebbe garantire ripudi la guerra come risoluzione delle controversie internazionali), dall'uomo che ha controfirmato tutti i provvedimenti piu' discutibili del Governo Berlusconi, da chi alla tenera eta' di 87 anni ha deciso al posto degli italiani quale fosse il governo da insediare in ossequio ai desideri della BCE, non ci si poteva certo aspettare particolare sensibilita' nei confronti delle istanze popolari.
Quello che casomai lascia perplessi, e' la perenne aurea di sacralita' e di intangibilita' che permette al Presidente di agire impunemente. Si tratta di una patologia che colpisce in primis i media main stream: nessun editorialista dei principali quotidiani o nessun opinionista televisivo osa muovere qualche critica politica al Capo dello Stato. Davvero preoccupante.
E' fatto oggetto di un coro di lodi ai nostri occhi incomprensibile, e si che la sua storia politica personale e' non proprio coerente e irreprensibile: nel 1942 collaborava con la rivista 'IX maggio' dei Giovani Universitari Fascisti scrivendo articoli a sostegno della guerra dell'Asse, tre anni dopo, a regime sconfitto, chiedeva la tessera del Partito Comunista. Nel 1956, quando i carri armati sovietici invadevano l'Ungheria, Napolitano dichiarava apertamente il proprio appoggio all'intervento dei carri armati sovietici, per poi pentirsene 50 anni dopo' chissa' se tra qualche tempo si pentira' anche del suo appoggio alla guerra della Nato contro la Libia.
Riteniamo che iniziare a guardare con obiettivita' all'operato di Sua Altezza Reale il Presidente Napolitano sia una premessa importante per smettere di essere sudditi e tornare ad essere cittadini nel senso indicato dai valsusini, che poi e' l'unico senso possibile: cittadino e' colui che ha dei diritti ma anche dei doveri, tra cui quello principale che consiste nell'assumersi la responsabilita' di contribuire a costruire una vera democrazia. Dove le decisioni siano prese rispettando la sovranita' popolare e non gli interessi dei poteri forti.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)- 21/03/2012 00:00 - Licenziamoli tutti!
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