Tutti esaltano la comunicazione internet, la nuova (ormai non troppo) pionieristica frontiera dell'informazione. In realta' a me sembra uno strumento si efficace, ma pericoloso. Pericoloso perche' difficile da controllare. E qui apro una parentesi: come puo' una rivoluzione rovesciare un regime, che sia democratico oppure oligarchico poco importa, se il popolo non si riversa nelle piazze, se non imbraccia forconi e fiaccole -senso figurato e romantico delle rivoluzioni che furono- e non pretende furioso la testa dei grandi re? Quale altro potere efficace ha il popolo se non quello universalmente noto di cambiare gli assetti politici attraverso la violenza? (anche la guerra ha queste caratteristiche, ma e' una risoluzione estrema tra le Nazioni, e non tra i cittadini e l'apparato governativo...). Nessun altro.
Dicono che la sovranita' popolare del cittadino oggi e' il voto elettorale. Ma questo e' ovviamente una truffa: in una democrazia rappresentativa, infatti, attraverso il voto il cittadino non decide le questioni, ma decide chi deve decidere le questioni.
Mi sono dilungato per dire che dall'alba dei tempi cio' che e' forza e potere e' il sacrosanto diritto della Rivoluzione nelle piazze. Ecco, ho quasi la sensazione che Internet possa stravolgere questa millenaria caratteristica. Oggi la protesta nei confronti dello Stato e dei suoi oligarchi -oligarchi travestiti da parlamentari- si riduce, spesso e volentieri, nel dissenso virtuale dell'universo dei socialnetwork. Prendiamo ad esempio Facebook. Basta un 'mi piace' sotto un articolo o un commento di protesta per convincere lo scontento a dire 'il mio l'ho fatto'. E' sufficiente commentare l'invito di un sit-in contro la privatizzazione delle risorse idriche con un 'non potro' esserci, ma col pensiero saro' con voi' per pulirsi la coscienza da ogni passivita'. Oggi lo scontento contesta davanti al Pc, raccogliendo firme virtuali e spedendole, virtualmente, alle istituzioni. E' tutta una creazione intangibile del dissenso. Non che oggi le piazze siano sempre piu' vuote (o forse si?), ma in futuro lo saranno? E se lo saranno, in che modo il popolo potra' ancora una volta rovesciare i regimi e ridisegnare gli assetti politici? Vi e', in secondo luogo, un fattore intrinseco al potere di tutti i governanti della Terra, e di qualsiasi epoca, comunemente denominato 'potere invisibile', caratteristica che la nascente democrazia settecentesca intendeva, almeno idealmente, eliminare. Mafia, camorra, logge massoniche anomale, servizi segreti deviati e controllati, P2, P3 e P4: tutti poteri invisibili che funzionano e agiscono, segretamente, all'ombra del potere democratico.
Scrive Norberto Bobbio: 'che la democrazia fosse nata con la prospettiva di fugare per sempre dalle societa' umane il potere invisibile per dar vita a un governo le cui azioni avrebbero dovuto essere compiute in pubblico e' ben noto'. Anche Kant, nell'Appendice alla Pace Perpetua, dipinse la maschera del potere invisibile: 'Tutte le azioni relative al diritto di altri uomini la cui massima non e' suscettibile di pubblicita', sono ingiuste'. Che significa: un'azione che io sono costretto a tener segreta e' certamente un'azione non solo ingiusta ma tale che se fosse resa pubblica susciterebbe una reazione tale da rendere impossibile il suo compimento.
Il controllo pubblico del potere, a fronte della potenza del sistema invisibile che gli ruota attorno, e' dunque una necessita', tanto piu' in una eta' come la nostra, in cui chi detiene le redini del comando dispone di mezzi tecnologici cosi avanzati da poter controllare segretamente e illegalmente i cittadini. Nessun tiranno dell'antichita', infatti, come nessun monarca assoluto dell'eta' moderna, pur avendo a disposizione centinaia di spie e di informatori, poteva disporre di tutte le informazioni sui propri sudditi come oggi un qualsiasi governo democratico e' in grado di disporre. 'L'ideale del potente e' sempre stato quello di vedere ogni gesto e di ascoltare ogni parola dei suoi soggetti', scrive Bobbio.
Pensate allora in che mondo potremmo mai vivere se la potenza di internet, il suo occhio sul mondo globale, fosse unicamente a disposizione di quella elite di oligarchici che manovra l'intero sistema: chi controllerebbe i controllori? La democrazia come governo visibile, in questo caso, sarebbe perduta per sempre. La computer-crazia, ovvero il sistema di controllo del potere da parte del cittadino, non dovra' mai tendere al suo contrario, e cioe' il controllo dei sudditi da parte del potere. In un mondo tristemente globalizzato e omologato, internet e' il piu' grande potere di controllo nelle mani del popolo. Ma se nutro certezze nella computer-crazia come sistema governante, al contrario, nutro dubbi nella computer-crazia come sistema governato. L'ipotesi, infatti, che la computer-crazia possa diventare fonte di democrazia diretta mi sembra una eventualita' disastrosa.
Scrive infatti il politologo Giovanni Sartori: 'La democrazia referendaria e' un animale che non esiste ancora ma aleggia nell'aria: e' un sistema politico nel quale il demos decide direttamente le singole questioni non piu' assieme, ma separatamente e in solitudine. E la democrazia elettronica ne costituisce l'incarnazione piu' avanzata. Qui il cittadino siede ad un tavolino davanti a un computer e ogni sera, mettiamo, gli arrivano dieci domande alle quali e' tenuto a rispondere 'si' o 'no' premendo un tasto. Con questo sistema arriviamo all'autogoverno integrale. Tecnologicamente la cosa e' ormai fattibilissima. Ma e' da fare? Il presupposto e la condizione necessaria di questi sviluppi e' che per passare dalla democrazia elettorale fondata sull'opinione pubblica a una democrazia nella quale il demos decide da se' ogni questione, occore un nuovo demos, un popolo che sia davvero informato e competente. Altrimenti il sistema diventa suicida. Se affidiamo agli analfabeti (politici) il potere di decidere questioni su cui non sanno niente, allora povera democrazia e poveri noi'.
A giudicare infatti da tutte le leggi che vengono emanate ogni giorno nei parlamenti, il cittadino sarebbe chiamato a esprimere il proprio voto almeno una volta al giorno, anche su temi a lui sconosciuti e troppo tecnicisti. L'eccesso di partecipazione democratica, quindi, finirebbe con il trasformare il cittadino in 'cittadino totale': il soggetto di un mondo dove tutto e' politica, e dove l'individualita' e le liberta' particolari si mischiano con quelle collettive e generali. Un mondo fantoccio. Nulla uccide la democrazia piu' dell'eccesso di democrazia.
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
Articoli più recenti:
- 12/01/2012 08:30 - L' ITALIA E' DIVENTATA FASCISTA ?
- 11/01/2012 00:00 - Gioventu' castrata
- 10/01/2012 10:50 - Le “vittime” di Equitalia e i suicidi da “insolvenza”
- 09/01/2012 20:19 - Ecco la classifica degli evasori. Sorpresa: l'idraulico arriva ultimo
- 03/01/2012 09:00 - Ah, se anche noi avessimo dei politici che servono la Nazione...
Articoli meno recenti:
- 30/12/2011 19:10 - Lettera a un giovane sedotto dall'ichinismo
- 28/12/2011 12:30 - Equitalia, sale la protesta "Troppa gente disperata"
- 25/12/2011 13:53 - TOGLIERE LA PAROLA AI POVERI? GIÀ FATTO
- 22/12/2011 08:25 - Appello dopo la morte di Schiavon
- 19/12/2011 09:27 - L'assalto all'indigenza







