Commentatori e giornalisti che per anni hanno evitato lo scontro frontale con Berlusconi si scoprono affascinati dal 'cambiamento' proposto dal professor Monti.
Per almeno venti anni un esercito di reporter, esperti, opinionisti televisivi, analisti e professori hanno pontificato sul berlusconismo. Quasi tutti hanno evitato accuratamente di accorgersi che l'Italia diventava ogni giorno di piu' una Tortuga popolata da tronisti, concorrenti di reality e parlamentari scelti in discoteca (quando andava bene).
Dall'alto della propria autorevolezza intellettuale, non rari mau®tre a' penser dei partiti e dei grandi quotidiani, anche quelli di ispirazione rigidamente antiberlusconiana, elaboravano raffinate indagini sul 'grande comunicatore'. Nello stesso tempo diventava di moda prendere le distanze (con toni non di rado demenziali, ma 'garantisti') dalle iniziative giudiziarie di magistrati che con risultati nulli tentavano di sfuggire alle leggi ad personam (che il Cavaliere di faceva varare a raffica da maggioranze compiacenti) per tentare di perseguire i reati piu' vari, dalla corruzione al falso in bilancio, compiuti, almeno secondo il parere dei giudici, da esponenti del Pdl, da loro amici e compari ed anche da qualche furbacchione del centro sinistra.
Nel quasi ventennio berlusconiano, contro il lavoro delle procure che all'inizio degli anni '90 avevano provato a smantellare la corruzione dilagante organizzata intorno al governo Psi-Dc di Bettino Craxi ed Arnaldo Forlani, non sono state poche le voci che hanno definito 'criminale' l'azione della magistratura.
Non solo a destra, ma anche a sinistra, l'ex premier Bettino Craxi, ritenuto colpevole di diversi reati e fuggito all'estero, e' stato riabilitato e descritto come un "grande statista".
Ora, dopo le dimissioni di Berlusconi, gli stessi 'liberi pensatori' e le stesse penne argute si preparano a salutare il 'nuovo che avanza'.
L'abitudine a salutare il potente di turno e' d'altra parte lo sport storico praticato dagli intellettuali italiani.
Ma come sempre c'e' un pero'. Il professor Mario Monti, persona al di la' di ogni ragionevole dubbio integra ed onestissima, e' tuttavia il rappresentante di una corrente di pensiero (e di azione) che nulla ha ache vedere con tradizione e con le idee progressite.
Il nuovo premier, se riuscira' a vincere la battaglia con partiti affamati di sedie e potere, applichera' una politica di lacrime e sangue che per nulla sara' 'interclassista'. Perche' 'togliere' mille euro a chi ne ha centomila e' cosa ben diversa dal toglierne dieci a chi ne ha mille.
La soluzione della crisi italiana sara' affrontata dal futuro governo segendo formule monetariste e paleo-liberiste inaccettabili da una sinistra seria. E secondo un principio generale che non denucia la sconfitta politica dell'Europa di fronte alla crisi mondiale, ma che piuttosto guarda all'Ue come alla patria non dei cittadini del Vecchio Continente, ma come a quella dell'Euro.
Non esiste al momento in Italia alcuna ipotesi alternativa alla linea decisa da Bcn, Bruxelles e dai leader (anche loro in scadenza) di Francia e Germania, Sarkozy e Merkel.
In un articolo su Unita'.it, al quale il giornale on line del Pd ha dato scarsissimo rilievo, si legge tra l'altro: "Dopo esser riusciti a piazzare un ex membro del board della Bce, Lucas Papademos, alla guida del governo greco al posto del democraticamente eletto leader socialista Papandreou; e dopo che un altro membro non della Bce ma graditissimo alla Bce come Mario Monti ha preso il posto di Silvio Berlusconi alla guida del governo italiano, terza economia europa, un altro esponente della cerchia di Francoforte potrebbe assurgere a uno dei posti piu' ambiti in Spagna e gestire in prima persona i cordoni della borsa di Madrid. Se i popolari spagnoli vinceranno le elezioni con la guida di Mariano Rajoy potrebbe infatti essere un altro membro della Bce, l'accademico Manuel Gonzalez Paramo, il nuovo ministro dell'Economia".
L'intero 'affaire' Monti e' riassunto nelle poche righe pubblicate sul quotidiano che fu del Pci. Da Bersani a D'Alema, dai rottamatori a Veltroni, da Franceschini a Marini, nessuno sembra essersi accorto di questo strano uniformarsi del 'nuovo' alla strategia della Bce.
E neppure se ne accorgono i pifferai del 'rinnovamento', quei notisti e reporter che come venti anni fa non si accorsero del pericolo Berlusconi oggi non vedono la liquidazione non solo della stessa ragion d'essere dell'Unione Europea, ma anche della sovranita' nazionale dei singoli Paesi dell'Unione.
Certo, il professor Monti e' adesso una scelta obbligata dopo i disastri prodotti dal berlusconismo, ma non ci si illuda che il futuro riservi panorami da sogno.
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