Dopo le polemiche suscitate da una sua opinione sconcertante ("E' piu' facile educare un cane di un rom") nel corso di un'intervista concessa a 'Radio 24', la giornalista Tiziana Maiolo - gia' parlamentare indipendente di Rifondazione comunista, in seguito assessore milanese e deputata di Forza Italia - si e' ieri dimessa da portavoce meneghina di 'Futuro e liberta'', il movimento fondato da Gianfranco Fini.
Curiosamente, scorrendo la biografia della signora su Wikipedia, non compare il suo passato di cronista (giudiziaria e non soltanto) del quotidiano 'il manifesto', ricoperto dalla redazione milanese. In quegli anni, Maiolo diede sponda professionale al suo impegno fieramente antiproibizionista, che l'ha dapprima condotta in consiglio comunale (sempre a Milano), eletta in una lista vicina ai Radicali, e poi alla candidatura nelle file del partito neocomunista, allora guidato da Sergio Garavini e Armando Cossutta.
A giudicare da come vengono comunemente utilizzate sul versante massmediatico le opinioni dei personaggi pubblici - nell'attuale, penoso circo barnum della politica italiana - un qualunque cittadino avrebbe potuto attribuire scopi propagandistici ad una 'sparata' come quella pronunciata da Maiolo. Senonche' il cerchio della dietrologia non si chiude, visto e considerato che sono appena morti bruciati quattro bimbi in un campo alla periferia di Roma (ne abbiamo scritto nell'articolo visibile qui) e il fatto luttuoso ha indotto al silenzio ipocrita persino le schiere piu' razziste della politica; inoltre, la giornalista ex comunista aveva appena trovato spazio nella formazione del centrodestra finiano, con le annesse velleita' neogolliste del tutto contraddittorie con talune violente manifestazioni del pensiero.
Dunque, la logica suggerisce che le 'opinioni' della signora abbiano rappresentato uno sfogo in qualche modo sincero, di quelli che si possono ascoltare in certi ambienti della periferia urbana o tra i pasdaran di qualche remota sezione della Lega Nord. Percio' e' presumibile che il collega Giuseppe Cruciani, conduttore della 'Zanzara' su 'Radio 24', non abbia creduto alle sue orecchie ascoltando le seguenti parole, pronunciate dall'ex parlamentare nel corso dell'intervista a lui stesso concessa: "I cagnolini e i bambini, se tu li educhi, dopo sono educati… ma se nessuno li educa… ma se fanno la pipi sui muri! Neanche il mio cagnolino la fa sui muri, solo sugli alberi".
E ancora: "Tutte le etnie sono integrabili tranne i rom… non vogliono assolutamente lavorare… a noi ci odiano e pensano soltanto a sfruttarci, ci chiamano gaggi, gage', non so, quella parola li… non hanno il senso dell'igiene… fanno bambini perche' li mandano a rubare… in molti casi avviano i bambini alla prostituzione minorile". Non contenta, l'ex parlamentare comunista (in seguito niente meno che assessore alle Politiche sociali, nella giunta milanese guidata da Gabriele Albertini) ha attaccato il Presidente Napolitano, evidentemente reo di aver solidarizzato con i due genitori che hanno perso i quattro figli nel rogo: "Ha sbagliato perche' ha parlato senza cognizione di causa: ha detto che devono avere una casa, e perche' gli italiani no? Quelli ci odiano e ci vedono solo come possibilita' per sfruttarci o rubarci qualcosa e noi gli diamo la casa: ma l'italiano che non ha una casa cosa dovrebbe dire?".
La vicenda e' talmente grave da meritare una attenta riflessione, da vari punti di vista. In primo luogo, se un'esponente politica che ha ricoperto ruoli amministrativi nella seconda citta' d'Italia (perdipiu' a stretto contatto con le esigenze e i problemi di natura sociale dei cittadini) e' capace di scadere nel turpiloquio politico venato di razzismo e nel piu' banale, becero e grottesco qualunquismo, e' segno inequivocabile che il livello di allarme per lo stato della politica italiana e' giunto ben oltre la soglia di guardia. Non puo' stupire, dunque, che il senso di disgusto che pervade milioni di cittadini possa travalicare la vicenda di un premier chiacchierato in ogni angolo del mondo o le piu' comuni considerazioni in merito alla violenza politica e verbale di un partito autodefinitosi per anni "secessionista".
Il degrado va ben oltre e coinvolge, a quanto pare, settori della politica che - aldila' delle eventuali, successive collocazioni di schieramento - potevano apparire immuni da certe degenerazioni. "Via gli accampamenti rom da Ponticelli", intimava ad esempio, l'anno scorso, un manifesto del locale circolo del Pd napoletano. "Abbiamo vinto la nostra battaglia! E' finalmente avvenuto lo sgombero del campo nomadi di via degli Angeli", esultava poco prima un altro manifesto, firmato dal circolo Pd del sesto Municipio di Roma.
A nessun estensore di siffatte battaglie politiche 'da sinistra' sara' venuto in mente di paragonare i comportamenti dei rom a quelli dei cani, come ha esplicitamente fatto l'ex deputata, ma appare evidente che i temi della convivenza 'difficile' mettono in crisi anche settori progressisti.
Per la cronaca, Maiolo ha ieri parzialmente (e assai goffamente) ritrattato, per poi dimettersi dal suo attuale incarico, come detto all'inizio: "Ho deciso, benche' non mi sia stato chiesto ne' sollecitato, di rimettere il mio incarico di portavoce milanese di Fli nelle mani del coordinatore regionale della Lombardia, senatore Giuseppe Valditara - ha scritto l'interessata in una nota -. L'ho fatto con convinzione, per assumere la responsabilita' di una mia leggerezza, di cui avrei dovuto valutare meglio le conseguenze e le possibili ambigue interpretazioni".
Poche ore prima, la giornalista aveva definito la sua frase maggiormente incriminata (quella con l'odioso paragone tra esseri umani e non) come "infelice", non intravedendo evidentemente alcun nesso tra gli insulti e i successivi giudizi sommari (per usare un eufemismo) sulla vita e le abitudini delle popolazioni romani. "Ma i problemi di integrazione restano", ha infine precisato.
Le dimissioni della giornalista sono comunque state accolte dal coordinatore del movimento finiano Valditara, in seguito ad "E'n'assunzione di responsabilita' che dimostra come i nostri dirigenti non siano attaccati alle poltrone o agli incarichi politici". Mentre assai piu' duri sono stati i giudizi pronunciati dai dirigenti nazionali di Fli, a cominciare da Adolfo Urso. Comprensibilmente preoccupati che la complessa svolta 'moderata' architettata dal presidente della Camera possa perdere credibilita'.
Paolo Repetto
Foto di Davide Falcioni
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