Primo piano informazione alternativa e indipendente http://criticamente.it/index.php/primo-piano Fri, 24 May 2013 04:02:17 +0000 Joomla! 1.5 - Open Source Content Management it-it IMPARIAMO DAI PAESI BASCHI http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23743-impariamo-dai-paesi-baschi http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23743-impariamo-dai-paesi-baschi (Fonte: comedonchisciotte.net) FONTE: CENTERFORNEWECONOMICS.ORG

Intorno al 1950 Padre Jose Maru­a Arizmendiarrieta, il parroco di paese di Mondrago'n, nella regione basca della Spagna, si fece promotore dello sviluppo di una serie di industrie possedute in forma cooperativa per impiegare giovani nella sua parrocchia. La sua idea era che, se i lavoratori erano essi stessi i proprietari, il benessere creato da nuove industrie si sarebbe distribuito fra i lavoratori ed in maniera piu' ampia a tutta la comunita' che li alimentava e li sosteneva.

Per saperne di piu', a febbraio abbiamo visitato la regione insieme ad alcuni membri del consiglio della moneta locale BerkShares; li' abbiamo conosciuto il direttore di Educazione Cooperativa per le Cooperative Mondrago'n (1).
(Tratto da: http://www.comedonchisciotte.net)]]>
nick@criticamente.it (Redazione) Primo piano Tue, 21 May 2013 01:01:00 +0000
Berlusconi condannato. Adesso si faccia da parte http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23707-berlusconi-condannato-adesso-si-faccia-da-parte http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23707-berlusconi-condannato-adesso-si-faccia-da-parte (Fonte: inviatospeciale.com)

Confermati in appello quattro anni di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici nel processo Mediaset sui diritti tv. Già partita la campagna contro i magistrati.

La sentenza è stata emessa dopo molte ore di camera di consiglio. Nel processo erano imputati oltre a Silvio Berlusconi, anche Fedele Confalonieri, Frank Agrama, il banchiere svizzero Paolo del Bue e numerosi dirigenti di Fininvest e Mediaset.

Gli investigatori hanno trovato i conti della Century One e della Universal Onedi, due società collegate alla ‘Silvio Berlusconi Finanziaria, registrata in Lussemburgo.

I magistati hanno accertato che le due imprese insieme ad altre società offshore gestivano fondi neri derivati dalla compravendita di diritti televisivi di film di produzione statunitense.

La tesi dell'accusa, che ieri i giudici di appello di Milano hanno ritenuto fondata, indicava in Berlusconi il protagonista dell'intera operazione, colpevole di aver intascato 280 milioni di euro in nero e di aver commesso falso in bilancio.

Di estrema gravità le reazioni di alcuni dirigenti del Pdl.

Mariastella Gelmini ha detto: "Una condanna incomprensibile. E' l'ennesima prova di un uso politico della giustizia sciagurato che non aiuta un clima di pacificazione che invece dovrebbe instaurarsi tra le forze poltiche". "E' un fatto estremanente grave e lesivo della democrazia. Si conferma un uso distorto della giustizia non più tollerabile", ha concluso l'ex ministro.

Renato Schifani, capogruppo Pdl al Senato, ed ex presidente di Palazzo Madama da parte sua ha aggiunto: "Continua la persecuzione giudiziaria nei confronti del presidente Berlusconi, leader politico che ha il consenso di dieci milioni di elettori. Evidentemente, per una certa magistratura la stagione della pacificazione è ancora lontana, e forse non arriverà mai. Soprattutto quando si nega con tanta ostinazione la verità dei fatti e ancor di più il buon senso".

Il richiamo alla presunta ‘pacificazione' fa riflettere sulla natura dell'attuale governo Letta. Nelle intenzioni del centro destra la collaborazione con il centro sinistra dovrebbe includere un colpo di spugna su reati che non sono certo ‘di opinione' e nè sono stati compiuti nell'esercizio delle funzioni politiche, ma che sono inscrivibili tra quelli comuni e commessi per interessi personali.

L'atteggiamento decisamente eversivo da parte di numerosi esponenti del Pdl, che non si limita a criticare la decisione dei giudici di appello (hanno confermato una analoga condanna in primo grado) ma che grida al complotto organizzato aprirà inevitabili polemiche nel Pd.

Come infatti i democratici possono condividere responsabilità con un partito che non rispetta la legittimità dei poteri dello Stato e che ha come leader un condannato interdetto dai pubblici uffici?

]]>
nick@criticamente.it (Redazione) Primo piano Thu, 09 May 2013 22:06:05 +0000
Andreotti, l'ultimo democristiano http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23709-andreotti-lultimo-democristiano http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23709-andreotti-lultimo-democristiano (Fonte: altrenotizie.org)

di Fabrizio Casari

Passato attraverso due guerre mondiali, sette papi, la monarchia, il fascismo, la Liberazione, l'Assemblea Costituente, la prima e la seconda Repubblica, per sette volte presidente del Consiglio (dal '72 al '92) e ventidue volte ministro (Difesa, Esteri, Finanze, Bilancio, Tesoro e Interni) Giulio Andreotti e' stato, quale che sia il giudizio che si voglia dare sul suo operato, un protagonista assoluto della storia politica italiana e in qualche modo lo specchio riflesso delle idiosincrasie del nostro paese.

Per alcuni un divo, per altri un diavolo, Andreotti e' stato un leader politico a tutto tondo. Insieme ad Aldo Moro e Amintore Fanfani ha rappresentato l'anima piu' profonda della storia della Democrazia Cristiana e, per certi aspetti, nella parte conclusiva della sua attivita', il tentativo meglio riuscito, pur se mai vincente, di dare un respiro autonomo sul piano delle politiche internazionali.

Per tutta la prima parte della sua infinita stagione politica, Andreotti e' stato uomo fedele al Patto Atlantico e fedelissimo a Oltretevere. Nella seconda parte della sua vita politica, invece, il rapporto con il Vaticano rimase a prova di fedelta' assoluta mentre lo stesso non pote' dirsi di quello con gli Stati Uniti. Da anticomunista deciso si adopero' con ogni mezzo per impedire l'arrivo del PCI al governo, non lesinando sforzi nella stessa costruzione di Gladio, la struttura clandestina anticomunista che venne creata per far fronte sul piano militare ad una eventuale vittoria elettorale del PCI. Partecipo' attivamente alla costruzione del muro che doveva impedire lo sfondamento delle sinistre in Italia e si dedico' con ogni energia al raggiungimento dell'obiettivo, cosi come del resto prevedeva la divisione del mondo in sfere d'influenze sancita con il Trattato di Yalta.

Non era Dossetti e la stessa scuola di De Gasperi gli andava stretta. Machiavelli era il mentore ideale. Come disse Indro Montanelli, "quando andavano in chiesa insieme, De Gasperi parlava con Dio, Andreotti col prete". Il potere, la sua stabilita', la capacita' di gestire, con Andreotti conobbero la dimensione dell'obiettivo in se'. Il potere non come mezzo per governare, ma il governare come strumento per raggiungere e conservare il potere. Il potere che "logora chi non ce l'ha", come disse.

In questo senso non si fece troppi scrupoli a costruire e rafforzare la sua corrente interna alla DC quali che fossero i rapporti da tenere: da Lima a Ciancimino per il rapporto con la mafia, cosi come Gava per quello con le parti meno nobili della Campania e poi Sbardella nel Lazio, tanti altri ovunque. Che Andreotti fosse l'anello di congiunzione tra Roma e Palermo e' cosa ormai accertata, pur non essendo ancora del tutto chiaro chi usava chi. Forse sarebbe utile, per capire, mettere le mani sui 3.500 faldoni che, dal 1944 in poi, custodiscono i suoi 'appunti riservati'. I segreti inconfessabili di quasi sessant'anni di potere, se li e' portati con lui.

Resto' fermamente anticomunista anche nella prima meta' degli anni '70, quando il PCI varava il compromesso storico e iniziava la separazione da Mosca, scontrandosi duramente con Aldo Moro che avviava la stagione delle cosiddette 'convergenze parallele'. Per Andreotti invece il problema non era coinvolgere il PCI nell'area di governo, ma salvaguardare il ruolo centrale della Democrazia Cristiana. Sul piano dell'elaborazione politica conio' la strategia dei due forni, che vedeva la Dc al centro del sistema politico e che, di volta in volta, sceglieva il "panettiere" piu' conveniente tra sinistra e destra.

Per rafforzare il suo potere, non esitava a scegliere qualunque tipo di terreno. E, cosi come sul piano della raccolta dei voti non guardava per il sottile, nell'ambito di questa strategia non si sottraeva a nessun tipo di compagine governativa: dal monocolore all'alleanza con la destra, dal pentapartito a quella con i socialisti, fino all'unita' nazionale che, poche ore dopo il rapimento di Aldo Moro, vedeva la nascita di un monocolore democristiano con Presidente Andreotti grazie all'astensione del PCI.

Nei primi anni '80, giudicando ormai sostanzialmente superato il rischio di una presa del potere da parte dei comunisti, Andreotti si convinse che era giunto per l'Italia il momento di allentare i cordoni che tenevano il paese nella dimensione del protettorato Usa e si adopero', per il resto della sua vita politica, ad un disegno strategico che tendeva a inglobare il PCI ormai lontanissimo da Mosca e da qualunque ipotesi di conquista del potere e, nel contempo, a sviluppare una politica estera improntata al dialogo con i paesi del Medio Oriente.

Andreotti pensava che una forza come il PCI non poteva rimanere a lungo vittima della conventio ad excludendum e che piu' utile sarebbe stato farla approdare con decisione nell'alveo europeo delle sinistre moderate piuttosto che tenerla ai margini del sistema nel quale, peraltro, il PCI costruiva la sua forza, governando tutte le principali citta' italiane e molte delle sue regioni. Come disse una volta, 'senza il PCI la Camera non puo' fare nemmeno gli auguri di Natale'. Dell'appoggio del PCI c'era bisogno sia per governare l'Italia, sia per un ruolo determinate italiano in Europa.

Sedette alla Farnesina dal 1983 al 1989 svolgendo in prima fila il ruolo di collegamento e dialogo politico tra Occidente e Oriente. Fu protagonista indiscusso dell'apertura al dialogo con l'Est europeo e svolse con assoluta efficacia il ruolo sempre in sintonia con le posizioni vaticane. Aveva un disegno di politica estera preciso: riteneva che la salvaguardia degli equilibri geopolitici dell'area del Mediterraneo era la sola strada possibile per la costruzione di una Europa che avesse un senso politico oltre che economico e che, in tale contesto, l'Italia doveva e poteva svolgere un ruolo di cerniera importante con la sponda mediorientale.

Proporsi come interlocutore privilegiato in Medio Oriente era da lui ritenuto il viatico principale per il riconoscimento della funzione fondamentale italiana, altrimenti ridotta a dimensione minore nel contesto europeo, visto lo strapotere politico, diplomatico, militare ed industriale di paesi come la Francia, la Gran Bretagna e le stessa Germania.

L'Unione dell'Europa era un progetto al quale l'ex esponente democristiano credeva (e' sua la firma italiana sul Trattato di Maastricht, peraltro) e la crescita poderosa della Germania ricostruita lo inquietava a sufficienza, al punto che tra le sue battute piu' celebri si ricorda quella successiva alla riunificazione tedesca. Al giornalista che lo intervistava chiedendogli un parere sulla riunificazione, rispose con l'abituale ironia: 'Amo cosi tanto la Germania che preferirei fossero due'.

La ostpolitik verso i paesi arabi gli valse pero' lo scontro frontale con la strategie statunitense, che culmino' nel fronteggiamento dei VAM italiani con la Delta Force USA sulla pista dell'aereoporto militare di Sigonella, dove Reagan aveva ordinato di farsi consegnare Abu Abbas e Andreotti e Craxi decisero di opporsi. Si scontrarono due idee ormai contrapposte di quale dovesse essere il ruolo dell'Italia in Medio Oriente: se gli USA pensavano al nostro Paese come ad una sostanziale loro portaerei, alla propaggine ultima del loro impero, Andreotti (e anche Craxi) ritenevano invece che, pur senza mai mettere in discussione la scelta atlantica, per Roma era giunta l'ora di elaborare e condurre una propria politica estera nel Mediterraneo, contesto geopolitico di riferimento.

E, insieme a cio' e forse prima di cio', che la politica estera dovesse accompagnarsi ad una politica economica che vedesse nell'import-export con i paesi mediorientali un'occasione importante per cementare reciproca fiducia politica, crescente interdipendenza economica e crescita esponenziale della nostra industria, oltre che garanzia di salvaguardia delle forniture energetiche.

Gli Stati Uniti, che non hanno mai apprezzato l'indipendenza altrui, fecero pagare caro ad Andreotti e Craxi quella ribellione, quello spunto di autonomia arrivato qualche decennio dopo Enrico Mattei. Non e' un caso che i sei processi per mafia subiti da Andreotti (che vi partecipo' da imputato senza mai chiedere leggi ad personam o legittimi impedimenti) sul piano accusatorio siano stati montati anche grazie alla collaborazione del FBI che manovro' a dovere Tommaso Buscetta.

La P2 e l'uccisione di Pecorelli (il direttore di OP), Sindona, Calvi e Marcinkus; nessuna delle vicende piu' oscure del potere italiano lo vide estraneo, ma nessuna condanna venne pronunciata. Venne sconfitto a un passo dalla Presidenza della Repubblica nel 1992; troppi i nemici non dichiarati rispetto agli amici presunti. Del resto Andreotti non fu certo un santo e la sua passione per il potere (unica, oltre a quella per la Roma) ne ha fornito costantemente un'immagine cinica, accostandolo ora a Machiavelli, ora a Belzebu'. Difficile stabilire a chi assimilarlo, forse a entrambi o forse a nessuno dei due. Perche' se l'esistenza del diavolo e' una grande invenzione della chiesa cattolica, smentire l'esistenza del diavolo e' il capolavoro del diavolo stesso.

(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)]]>
nick@criticamente.it (Redazione) Primo piano Tue, 07 May 2013 00:00:00 +0000
Italia, potenza scomoda: dovevamo morire, ecco come http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23692-italia-potenza-scomoda-dovevamo-morire-ecco-come http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23692-italia-potenza-scomoda-dovevamo-morire-ecco-come Nino GalloniIl primo colpo storico contro l'Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall'allora ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e 'nonno' della Grande Privatizzazione che ha smantellato l'industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E' il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d'Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese. Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anno dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell'Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l'Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all'euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente piu' pericoloso: noi. A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della 'casta' corrotta della Prima Repubblica, c'e' chi e' pronto a sacrificare l'Italia all'Europa 'tedesca', naturalmente all'insaputa degli italiani.

E' la drammatica ricostruzione che Nino Galloni, già docente universitario, manager pubblico e alto dirigente di Stato, fornisce a Claudio Messora per il blog "Byoblu". All'epoca, nel fatidico 1989, Galloni era consulente del governo su invito dell'eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca. Non era "provincialismo storico": Andreotti era al corrente del piano contro l'Italia e tentò di opporvisi, fin che potè. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno "remava contro" il piano franco-tedesco. Galloni si era appena scontrato con Mario Monti alla Bocconi e il suo gruppo aveva ricevuto pressioni da Bankitalia, dalla Fondazione Agnelli e da Confindustria. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l'ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l'aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul "pizzino", scrisse la domanda decisiva: "Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?". Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».

(continua) (Approfondisci la notizia su: http://www.libreidee.org)

]]>
nick@criticamente.it (Redazione) Primo piano Thu, 02 May 2013 06:00:00 +0000
Le ginocchiere del governo Letta http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23696-le-ginocchiere-del-governo-letta http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23696-le-ginocchiere-del-governo-letta (Fonte: altrenotizie.org)

di Fabrizio Casari

Come previsto ma con velocita' imprevista, ottenuta la fiducia delle Camere, Letta si e' recato a rendere omaggio a Berlino. Nemmeno un passaggio veloce al Quirinale, che non e' tempo di proconsoli: direttamente a corte, a riferire e a chiedere, rigorosamente in ginocchio, un via libera al suo programma e, soprattutto, un'apertura, anche minima, verso una nuova fase.

Solo cosi, infatti, il neonato governicchio potrebbe trovare un qualche sostegno dai mercati. Unione bancaria, fiscale, economica, politica: le parole con le quali Letta prova a dimensionare strategicamente un governo che non ha nemmeno spessore tattico, sono puro artificio retorico, termini obbligati per distrarre dalla polvere accumulata sulle ginocchia. Che la Cancelliera Merkel si faccia convincere a invertire o anche solo modificare le politiche rigoriste, che hanno garantito il maggiore surplus della storia per la Germania a danno delle altre economie europee appare decisamente comico.

La partita vera si gioca su due tavoli, uno a breve e l'altro a medio termine. Si gioca nell'immediato sulla richiesta di aiuti per ovviare alla ridotta liquidita' se si volesse operare sulla riduzione o abolizione dell'IMU, come chiede Berlusconi, azionista di maggioranza del governo insieme ad operazioni contabili (gia' suggerite da Monti) per migliorare il quadro d'insieme nei parametri tra debito e PIL.

L'altro si gioca su una riduzione delle misure di tenuta sotto controllo del debito che causano recessione; viene declinata sotto forma di sostegno alla ripresa, ma in realta' si tratta di un'impresa disperata, stabilito che la forza politica dell'Italia, della stesa Francia e degli altri paesi europei non trova terreno unitario, essendo ancora dominante il virus monetarista che impedisce di affrontare il differenziale tra PIL e debito aumentando il primo invece che riducendo il secondo.

Le politiche per la crescita, lo sanno tutti, prevedono un allentamento della psicosi inflattiva, giacche' non vedono un punto o due in piu' d'inflazione come minaccia mortale; anzi, lo ritengono inevitabile per costruire la ripresa economica, unico volano per migliorare nel breve, medio e lungo termine, la condizione dell'economia europea. Prevedono altresi un sostegno diretto all'occupazione, necessario per riequilibrare socialmente i diversi paesi e fondamentale per far ripartire i consumi, unico volano per ricostruire il ciclo vitale di produzione, distribuzione e consumo.

Non c'e' piu' spazio per manovre recessive e, pur essendo urgente un riordino della spesa pubblica con il taglio di quella improduttiva (fatta di corruzione, sprechi e clientele, enti inutili e consulenze d'oro, dotazioni costose e vergognose), e' arrivato il momento di considerare il recupero dell'attivita' produttiva con investimenti pubblici e la riduzione del cuneo fiscale (unica via praticabile per la riduzione del costo del lavoro) per i privati che riaprano il mercato del lavoro, cui prima la speculazione poi i dotti incapaci dei Monti-boys hanno sferrato pugnalate mortali.

Sara' il governo di Letta nipote ad approntare le misure necessarie? I curricula di molti dei suoi ministri sfuggono con destrezza al rigore delle competenze con il quale ci hanno decantato negli ultimi venti anni la cosiddetta autoregolamentazione del mercato del lavoro. In un paese nel quale persino il personale ausiliario nei servizi deve esibire titoli e certificazioni, il governicchio Letta propone senza cenno di vergogna ancelle improbabili del merito.

A cominciare dalla signora Lorenzin, spedita ad amministrare una delle due gambe fondamentali della spesa pubblica, la sanita', senza avere non solo le competenze specifiche, ma nemmeno la cultura generica, essendo priva di laurea e di ogni altro certificato che ne attesti cultura generale e competenze tecniche, a meno di non voler considerare la sua attivita' di segretaria di Paolo Bonaiuti come formativa per governare l'Italia.

La Meg Ryan de' noantri (l'attrice americana ci perdonera') dovra' gestire una macchina da circa 110 miliardi di Euro l'anno senza aver avuto mai nessuna esperienza nel settore.

Lo stesso dicasi per Nunzia Di Girolamo, ormai nota come signora Boccia, che va ad occuparsi di un altro settore strategico, quello dell'agricoltura, vitale per la ripresa produttiva e per altre 'banalita'', tipo la riduzione del differenziale tra import ed export. Quale competenza ha nel merito la signora? Nessuna. Non si tratta di non voler difendere la democrazia paritaria nei generi, ma le stesse donne impallidiscono a leggere funzioni e curricula. E l'elenco potrebbe estendersi lungamente.

Dunque Letta potra' recarsi in Europa a dire che serve l'unita' di tutti i governi per invertire il ciclo e, contemporaneamente, dimostrare come l'Italia per prima non crede che i governi siano il luogo piu' alto della capacita' politica e gestionale di un paese. Accettare i diktat del PDL sui nomi, oltre che sulla linea politica, e' in fondo la premessa per accettare le bacchettate tedesche al primo segno di movimento delle dita per liberarsi dalla morsa. Sono il primo e il secondo tempo di una partita gia' persa. In fondo, la differenza tra un cristiano e un democristiano e' tutta qui: il cristiano s'inginocchia davanti a dio, il democristiano davanti a tutto.

(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)]]>
nick@criticamente.it (Redazione) Primo piano Wed, 01 May 2013 00:00:00 +0000
Con Letta l'Italia sempre piu' nelle mani della finanza mondialista http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23680-con-letta-litalia-sempre-piu-nelle-mani-della-finanza-mondialista- http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23680-con-letta-litalia-sempre-piu-nelle-mani-della-finanza-mondialista- (Fausto Carotenuto, Coscienzeinrete.net)

Enrico Letta è stato cresciuto da giovanissimo dagli ambienti mondialisti della finanza internazionale. Ha seguito un accurato curriculum di studi internazionali ed europei, protetto sotto la gesuito massonica ala di Beniamino Anderatta (passato dai liberi keynesiani alle file dei mondialisti). Fino a diventare a 32 anni ministro. Nella gerontocrazia politica di allora un fatto incredibile. Solo Andreotti cresciuto dai cardinali aveva fatto qualcosa di simile...

Dire Enrico Letta è come dire Monti: stesso ambiente, stesse coperture, stessa funzione di assoggettare l'Italia alla finanza mondialista e di portarla ad un superstato europeo anticamera del superstato mondiale Dopo averne svenduto proprietà, sovranità e libertà. Entrambi figli di ambienti vaticano gesuitici, massonici internazionali, Goldman Sachs.. entrambi membri della Trilaterale del luciferino Brzezinsky, protettore di Carter, Clinton, Gore, Obama. Quel Brzezinsky che ha chiaramente dichiarato che il maggiore pericolo per il potere è il risveglio delle coscienze in atto nel mondo. Non sarà certo un caso che insieme a Rockfeller hanno scelto come sigillo del loro gruppo l'Idra a sette teste dell'Apocalisse, simbolo di Lucifero.


Ma Letta è più di Monti, perché è un politico, non solo un tecnico. Quindi una funzione forte. In connessione con il gentiluomo del Papa Enrico Letta, il potentissimo zio berlusconiano. Con il quale hanno per anni presidiato a turno la cruciale e strategica posizione di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.


Enrico Letta è antiecologista, nuclearista, pro-ogm, pro-TAV, pro-inceneritori, privatizzatore dei beni comuni, favorevole a tutto quello che fa la finanza internazionale, difensore strenuo degli ambienti industrialisti, fortemente favorevole ad ogni possibile cessione di sovranità all'Europa.

Ecco, dalla padella nella brace. Povera Italia... e pensare che i media salutano entusiasti dicendo "finalmente un giovane... è arrivato al Quirinale con l'utilitaria!... gira in motorino!..." Il solito teatrino dei servi del potere...

Chi dobbiamo ringraziare? La sceneggiata messa su da Napolitano e dagli infiltrati mondialisti in tutti i partiti. Ma anche chi poteva sparigliare il gioco come Grillo e che non lo ha nemmeno tentato, i media del regime, e il popolo ancora immaturo che si è fatto coinvolgere in una serie di illusionismi e di false strade. vedi il precedente articolo su come si è arrivati a questo punto: http://coscienzeinrete.net/politica/item/1249-a-cosa-%C3%A8-servita-questa-crisi-politica-a-eliminare-le-ultime-resistenze-in-10-mosse%E2%80%A6-scandaloso


E' proprio la mancanza di consapevolezza che consente ai cittadini di continuare a cadere in queste trappole...

Per questo la prima cosa da fare è sforzarci di diffondere consapevolezza e voglia di Bene. Voglia di Bene per tutta la società.. non per noi o per una fazione...

E agire di conseguenza, là dove siamo. Così sconfiggeremo il mostro: con azioni piene di consapevolezza e di amore, come San Michele col Drago...

 

]]>
nick@criticamente.it (Redazione) Primo piano Tue, 30 Apr 2013 09:22:17 +0000
Enrico Letta: Io grande fan di Berlusconi http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23670-enrico-letta-io-grande-fan-di-berlusconi http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23670-enrico-letta-io-grande-fan-di-berlusconi Enrico Letta, Silvio Berlusconi e le origini del PD

In occasione della nomina di Enrico Letta come Presidente del Consiglio riproponiamo questa vecchia intervista, in cui chiarisce i rapporti con il capo del Pdl. Dopo averla letta, speriamo sia chiaro a tutti che non sono solo i "complottisti" o i "grillini" che possono parlare di "inciucio". E con qualche ragione.

Fonte: WallStreet Italia

Io grande fan di Berlusconi "Sembrerà assurdo, ma se non si era ancora capito, io sono un grande fan di Berlusconi". Risponde cosi Enrico Letta a una delle 100 domande di Anna La Rosa per LIBERO.

"Chi è il politico dell'altro schieramento che le piace di più? "

"Berlusconi ha fatto la storia d'Italia degli ultimi 10 anni - continua il responsabile economico della Margherita - anche se vorrei che fosse meno sborone e raccontasse meno balle agli italiani. (...) Mantengo una linea molto critica con Berlusconi, ma vorrei fargli un appello inedito. Vorrei, a prescindere dall'esito delle prossime elezioni, dicesse subito che lui si impegna a rimanere nella vita politica italiana e a mantenere la sua leadership del Polo. Perché il mio grande timore è che un Berlusconi che pareggi o perda faccia un biglietto per Tahiti. Se Berlusconi facesse questo gesto sarebbe la tomba del bipolarismo italiano. farebbe precipitare il centrodestra indietro di 10 anni. Ricaccerebbe An nell'angolo, cosa secondo me sbagliata. Il grande pregio di Berlusconi è di aver portato An al centro".

Nella stessa intervista Enrico Letta risponde anche a una domanda sui matrimoni gay: "Sono d'accordo con Prodi quando dice che è necessario che anche in Italia ci siano diritti e doveri riconosciuti alle coppie di fatto".

E sul candidato del centrodestra alle elezioni, Enrico Letta dice: "Non lo so. Io ho sempre pensato che la logica dei sondaggi avrebbe portato Berlusconi a fare un passo indietro e a mettere Casini alla testa del Polo. Mi sembra di capire invece che il ‘cul de sac' nel quale si sono infilati in questi giorni potrebbe ribaltare questa mia impressione e lasciare Berlusconi al centro della scena".

L'articolo Enrico Letta: Io grande fan di Berlusconi su Corretta Informazione.

]]>
nick@criticamente.it (redazione web a.l.) Primo piano Wed, 24 Apr 2013 20:38:27 +0000
Salvare l’Euro o le persone? http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23651-salvare-leuro-o-le-persone http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23651-salvare-leuro-o-le-persone

(http://www.urcaurca.it)

 

Come ogni preside di scuola elementare, Leonidas Nikas era abituato a vedere bambini giocare, ridere e sognare il futuro. Ma di recente sta vedendo qualcosa di completamente diverso, qualcosa che pensava fosse impossibile in Grecia: bambini che cercano cibo nei bidoni della scuola, che chiedono gli avanzi ai loro compagni ed un ragazzo di 11 anni, Pantelis Petrakis, piegato su se stesso per i morsi della fame. "A casa non aveva mangiato quasi nulla", ha detto il preside. Ha voluto parlare coi genitori che, con vergogna e imbarazzati, hanno ammesso che da mesi non trovavano lavoro, i soldi erano finiti da tempo e vivevano mangiando solo pasta e sugo di pomodoro. "Non avrei mai immaginato di poter vedere situazioni del genere", ha detto il signor Nikas, "vedere bambini che arrivano a scuola affamati. Oggi le famiglia non hanno solo la difficoltà del lavoro ma della sopravvivenza". L'economia greca è in caduta libera, la disoccupazione è oltre il 27 per cento, la più alta in Europa, ed il 60% di quelli che cercano lavoro dicono di non lavorare da più di un anno. Ecco perché i bambini arrivano a scuola affamati. L'anno scorso, circa il 10 per cento degli studenti della scuola elementare e media soffriva di ciò che i professionisti della sanità pubblica chiamano "insufficienza alimentare", cioè hanno affrontato o rischiato la fame, ha detto Athena Linos della Athens Medical School, che è anche a capo di un programma di assistenza alimentare, Prolepsis, un gruppo non governativo di salute pubblica che sta studiando la situazione. "Per quando riguarda l'insufficienza alimentare, la Grecia è oggi scesa ai livelli di alcuni Paesi africani", ha detto. A differenza di altri Paesi, le scuole greche non offrono pranzi agevolati per gli studenti, ma ognuno provvede da solo. I problemi sono stati aggravati da nuove misure di austerità richieste dai creditori della Grecia, dalle maggiori imposte, dall'aumento del costo dell'energia e dal taglio dei sussidi alle famiglie bisognose. I ragazzi vedono i loro genitori senza soldi e senza sapere cosa fare. "I nostri sogni sono stati distrutti", ha aggiunto Evangelia, una studente di Acharnes nell'Attica, i cui genitori sono disoccupati, ma che ancora non si trova nella situazione disastrosa di suoi coetanei. "Si dice che quando uno annega vede passare davanti agli occhi la sua vita in un lampo. La mia impressione è che in Grecia stiamo affogando sulla terraferma", ha detto. Alessandra Perri, che lavora presso la scuola del preside Nikas, ha detto che almeno 60 dei 280 studenti soffrono di malnutrizione ed aumentano a vista d'ochio. I bambini, che una volta si vantavano di mangiare dolci e carne, ora mangiano maccheroni cotti, lenticchie, riso o patate. "La roba più economica", ha detto la signora Perri. Ora che la Grecia resterà nell'euro, per gli altri sembra che tutto debba andare meglio, ma per i greci non è cambiato nulla. Un rapporto dell'UNICEF del 2012 riferisce che il 26% delle famiglie greche con bambini aveva una dieta alimentare economicamente debole, in particolare le famiglie di immigrati. Ma ora il fenomeno si sta allargando anche alle famiglie greche delle aree urbane. Nelle aree rurali le persone riescono almeno a coltivare gli orti, ma questo non è sufficiente a risolvere il problema. Il governo e gruppi come Prolepsis stanno facendo quello che possono. L'anno scorso, Prolepsis ha avviato un programma pilota che intende fornire un panino, frutta e latte in 34 scuole pubbliche dove i ragazzi hanno problemi di fame. Il programma, finanziato con 8.000 dollari dalla Stavros Niarchos Foundation, un'organizzazione filantropica internazionale, quest'anno vuole estendersi a 20.000 bambini di 120 scuole. Il preside Nikas ha preso a cuore la faccenda e sta organizzando delle unità alimentari presso la scuola. Lui è arrabbiato per come il problema venga trascurato da parte dell'Europa. "Non sto dicendo che dovremmo solo aspettare che gli altri ci aiutino", ha detto, "ma almeno che l'Unione europea agisca come questa scuola, dove famiglie aiutano altre famiglie perché, alla fine, siamo tutti una grande famiglia. Altrimenti siamo spacciati."

(tratto da: http://www.urcaurca.it/salvare-leuro-o-le-persone.html)

http://www.nytimes.com/2013/04/18/world/europe/more-children-in-greece-start-to-go-hungry.html?ref=health&_r=0

]]>
nick@criticamente.it (Redazione) Primo piano Fri, 19 Apr 2013 06:29:42 +0000
Per il ministro delle finanze tedesco la crisi è una “necessita'” http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23601-per-il-ministro-delle-finanze-tedesco-la-crisi-e-una-necessita http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23601-per-il-ministro-delle-finanze-tedesco-la-crisi-e-una-necessita di Victor Grossman - 5 aprile 2013

Il volto di Angela Merkel di solita mostra un'espressione piuttosto schietta, amichevole, quasi benevola, che si accorda con le sue parole schiette e benevole. Ma in rari momenti in cui non si sorveglia, dicono alcuni, si colgono delle sembianze molto dure che si accordano, sempre raramente, con parole che sarebbe arduo definire benevole, come la sua seccata affermazione che Cipro stava "esaurendo la pazienza dei suoi partner europei". Sì, Angela può seccarsi e perdere la pazienza, soprattutto con quelle terre e quei leader irresponsabili del Sud così riluttanti a sopportare da uomini la quota necessaria dei loro oneri.

Tali oneri comprendono tagli agli stipendi e ai salari governativi, amputazione dei diritti previdenziali, lasciar crescere i prezzi dei beni di prima necessità, stare a guardare la disoccupazione mentre esplode tagliando contemporaneamente i mezzi per aiutare quelli che ne sono colpiti e privatizzare elementi chiave dell'economia, svendendoli ai migliori offerenti, o a quelli più favoriti. L'assistenza ospedaliera e all'infanzia deve essere ridotta, le scuole essere ridotte alla fame? Tali prezzi devono essere pagati se le economie devono essere salvate "nel quadro dell'euro". E' l'Austerità, la parola d'ordine magica della Merkel per la ripresa economica.

Ma per un numero sempre maggiore dei destinatari, tali soccorsi e tale ripresa sono peggiori dei pericoli e dei mali che già stanno attraversando. E' per questo che gente furiosa da Lisbona, all'estremo ovest d'Europa, a Nicosia, nella Cipro all'estremo est, con in mezzo Roma e Atene, compresa anche gente della settentrionale Dublino scrive aspri commenti su manifesti a proposito della Germania o scarabocchia baffetti alla Hitler sul volto così amichevole e sorridente della Merkel.

Un dirigente bancario cipriota ricorda una riunione a Bruxelles del 2001 quando la Merkel, il presidente francese Sarkozy, il boss del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde e i leader di destra dell'Unione Europea Juncker e Barroso presero decisioni sulla Grecia e sull'ancor più inerme Cipro che hanno determinato gli sviluppi sino al momento attuale. Come riferisce l'International Herald Tribune: "Nei tre anni dall'inizio della persistente crisi europea del debito esplosa inizialmente in Grecia, governi e cittadini dei paesi colpiti più duramente si sono infuriati per il fatto che le decisioni assunte a Bruxelles hanno prestato scarsa attenzione ai loro interessi e sono state dettate dagli interessi economici e dai cicli elettorali della Germania (17 marzo 2013, pag. 19)." Parlando di tale trattamento, soprattutto da parte dei tedeschi, un esperto cipriota ha mugugnato: "E' stata una cosa molto brutale, simile a una guerra".

Manifestazioni gigantesche hanno prevenuto il piano originale di tassare i conti bancari di tutti, persino dei più poveri, per pagare i debiti dei banchieri. Ma ci si aspetta che il piano modificato, anche se meno estremo, tagli per anni il livello di vita dei ciprioti. Paura e rabbia sono in aumento.

E' vero, gli euro rendono la vita più facile a chi viaggia in gran parte dell'Europa; nessun cambio di moneta, nessuna necessità di calcolare, mentalmente o elettronicamente, quanto costa quella carne o quel paio di scarpe nella propria moneta. Ma impedendo che ciascun paese modifichi i propri tassi di cambio per adattarli alla propria situazione, l'euro li costringe, deboli o forti, in un unico stampo dalla forma di un vero e proprio strudel tedesco.

L'"euro stabile" va bene per i grandi esportatori, come la Germania, non per gli altri. E nemmeno per tutti i tedeschi. Che si tratti di auto Volkswagen, di carri armati o di chimica della Bayer, forzare esportazioni che vincano in prezzo quelle dei concorrenti richiede di tenere basse le paghe e le altre indennità in patria. Anche se la media dei disoccupati è solo al 5,4%, ci sono comunque tre milioni senza lavoro e un gran numero degli "occupati" lo sono in lavori incerti, temporanei, spesso "collocati" da agenzie private la cui attività consiste nell'imbrogliarli, o lavorano a paghe così basse che devono continuare a rivolgersi all'assistenza statale per sopravvivere. A parte queste agenzie private, un'altra istituzione sta facendo affari tragicamente rapidi: la rete di dispense alimentari per i poveri, solitamente piena fino al limite ... di gente affamata. I lavori regolari, costanti a paghe decenti stanno diventando sempre più difficili da trovare.

Per nulla difficile da trovare nei telegiornali è l'uomo sulla sedia a rotelle, Wolfgang Schaeuble (si pronuncia ‘Scio-ible"). Un personaggio duro, che è sopravvissuto a un tentativo folle di omicidio nel 1990 che lo ha lasciato paralizzato dal busto in giù, detiene quasi il record di longevità nella politica tedesca e ha avuto una gran varietà di incarichi chiave di destra. Da ministro delle finanze dal 2009 e ombra della Merkel nei negoziati internazionali è stato definito "l'uomo più pericoloso d'Europa". E' un potente principale produttore di accordi feroci che decidono i destini di Grecia, Cipro o di qualsiasi altro paese nei guai. Molti incolpano le sue politiche per i disastri in entrambi i paesi. Quando Schaeuble ha affermato che l'accordo di Cipro che aveva contribuito a far approvare poteva essere un "modello di business" per altri paesi, persino il placido ministro degli esteri Asselborn dello stabile piccolo Lussemburgo si è adombrato: "Ho un'enorme difficoltà a digerire quell'espressione, ‘modello di business'," ha affermato; non voleva che nessuno gli ordinasse che cosa doveva fare, e meno di ogni altro il ministro tedesco delle finanze Schaeuble (Focus, 26.3.2013).

In Germania gli sforzi di Schaeuble sono diretti al pareggio di bilancio, accada quel che accada. Per ottenerlo vuole tagliare 3,5 miliardi di euro dai fondi per la sanità, 1,5 miliardi in più di quanto programmato in origine. "Risparmi costanti, a lungo termine e crescita non si escludono reciprocamente", ha affermato, aggiungendo: "E' un segnale forte per l'Europa". Parecchio simile al deputato Ryan!

Il suo obiettivo principale, secondo un'intervista al New York Times del novembre 2011, è l'unione politica dell'Europa, e con tale intento "egli considera i tumulti [del mercato] non come un ostacolo, bensì come una necessità": "Possiamo conseguire l'unione politica solo se abbiamo una crisi".

Due cose del passato di Schaeuble meritano di essere ricordate. Nel 1999-2000 è stato implicato in un gigantesco scandalo relativo a somme donate segretamente (e illegalmente) al suo partito, l'Unione Cristiano-Democratica, da un commerciante d'armi potente e molto corrotto. Nessuna fognatura sarebbe all'altezza dei metri cubi di merda che furono scoperti; in conseguenza Helmut Kohl, totalmente compromesso, dovette lasciare la presidenza del partito. Schaeuble ne prese il posto ma dovette presto lasciarlo e cedere il passo a una giovane dell'Est ancora immacolata, Angela Merkel. Schaeuble non è mai stato processato né punito per tutta la corruzione, gli spergiuri e le diffamazioni del caso. Oggi, poiché la Merkel non ha motivo di temere la sua rivalità (ha già 71 anni) i due sono, almeno esternamente, una squadra.

La stella di Schaeuble ha brillato anche dieci anni dopo; o, piuttosto che una stella si è trattato di un "buco nero" divoratore di ogni cosa? Nel 1990 è stato lui a negoziare l'incorporazione della Repubblica Democratica Tedesca, la GDR, nella Germania Ovest e, con l'aiuto di corrotti complici dell'est, ha assicurato che ogni traccia di industria nazionalizzata, ogni residuo del sistema sociale un tempo così generoso, anche l'intero sistema mediatico, accademico, amministrativo e giudiziario, sì, qualsiasi cosa e ogni cosa con un minimo sentore di socialismo, fossero risucchiati e eliminati. Nella GDR del 1989 c'erano quasi dieci milioni di posti di lavoro; quattro anni dopo ne restavano solo poco più di 6 milioni. La formula di Schaeuble per la GDR è stata modificata per i vicini dell'Unione Europea. Vero, nessuno di essi può essere in alcun modo sospettato di essere socialista. Ma farebbero meglio a neppure sognarsi di muoversi in quella direzione! Quella, secondo me, è la funzione principale di tale organizzazione, con squadre occhiute, come quella Merkel-Schaeuble, nelle torri di guardia. Portogallo, Spagna, Grecia, Cipro, Italia e tutti gli altri: nessuno deve marciare fuori passo!

***

La Germania ha ancora qualche scandalo nuovo di tanto in tanto, con echi del passato a molti decibel. E' stato nel novembre 2011 che abbiamo appreso dell'assassinio a sangue freddo di 8 dettaglianti turchi, uno di origini greche, e di una donna poliziotto, e di un'esplosione che ha ferito più di 20 persone, prevalentemente di origini turche, e di 15 rapine in banca a mano armata. La vicenda da allora è rispuntata e scomparsa periodicamente dai media, con comitati investigativi di vario livello a digerire tonnellate di prove ma apparentemente senza arrivare da nessuna parte. Poche cose sono diventate chiare: le uccisioni sono state opera di una banda nazista, ma sin dall'origine sono stati fatti tentativi xenofobi di ascriverle a gruppi "mafiosi" di immigrati che si sparavano addosso reciprocamente. E sin dall'inizio ci sono stati tentativi di insabbiare i fatti relativi al coinvolgimento del governo, incolpando l'incompetenza e la burocrazia per gli "incidenti" mortali, anche riguardo alla sospetta distruzione di prove importanti.

Finalmente è programmato un processo a Monaco, a partire dal 17 aprile, all'unica sopravvissuta del trio omicida, Beate Zchaepe, e a quattro presunti complici. Ma, come segnala il canale giornalistico Der Spiegel Online:

"Il trio di neo-nazisti che aveva creato l'Underground Nazional-socialista (NSU) era circondato da informatori collegati all'Ufficio per la Protezione della Costituzione ... Ciò nonostante le autorità non avevano idea di quali piani fossero covati nella clandestinità neonazista ... Una delle grandi domande che oggi si pone è se l'Ufficio per la Protezione della Costituzione e i suoi metodi siano adatti a proteggere la costituzione tedesca, o se abbia in realtà rafforzato i gruppi militanti di destra ... ‘La maggioranza delle fonti' era costituita da ‘devoti estremisti di destra' che ritenevano ‘di poter agire impunemente per perseguire la loro ideologia, sotto la protezione dei servizi segreti, e che non dovevano prendere sul serio la polizia.'"

In effetti non poche irruzioni della polizia contro i neonazisti più virulenti sono arrivate in qualche modo troppo tardi; qualcuno aveva avvertito in anticipo delle perquisizioni. Che cosa rivelerà il processo? Che cosa coprirà? Le cose potrebbero diventare probabilmente molto calde e imbarazzanti.

In realtà sono già enormemente imbarazzanti. Il tribunale di Monaco che deve giudicare il caso ha scelto un'aula con soli 230 posti, metà dei quali sarà riservata agli avvocati e ai parenti delle vittime. Cinquanta posti sono stati riservati alla stampa. Ma sono stati in qualche modo accaparrati così in fretta che neppure un singolo corrispondente turco è riuscito a ottenere un posto. Come ha lamentato un giornalista di uno dei principali giornali in lingua turca:

"Il mio giornale, Hurriyet, ha telefonato ripetutamente al tribunale prima del periodo per l'accreditamento chiedendo di essere informato delle date in modo che non le mancassimo. Ci siamo registrati il primo giorno di accreditamento e ora ci è detto dall'ufficio stampa dell'Alto Tribunale Regionale di Monaco che altri sono stati più rapidi? Com'è possibile?"

Ogni tentativo di utilizzare un'altra aula, posti alternativi, procedure televisive o anche scambi di posti per consentire la rappresentanza dei media turchi è stato respinto per motivi formali. La sola soluzione della corte è che gli addetti dei media turchi cerchino di essere i prima nella fila per i pochi posti pubblici restanti. Il fatto che non sia stato riservato nemmeno un posto per l'ambasciatore turco, costringendo anche lui a fare la fila, magari insieme con i neonazisti, rende la faccenda ancor più sospetta. Restano circa due settimane per correggere questo "pericolo per l'immagine della Germania". E poi, forse, per assistere a interessanti scossoni politici, o a un insabbiamento! Staremo a vedere.

Victor Grossman, giornalista e scrittore statunitense, risiede a Berlino Est da molti anni. E' autore di Crossing the River: A Memoir of the American Left, the Cold War, and Life in East Germany (University of Massachusetts Press, 2003) [L'attraversamento del fiume: memorie della sinistra statunitense, della Guerra Fredda e della vita nella Germania Est].


Da Z Net - Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/for-the-finance-minister-of-germany-crisis-is-a-necessity-by-victor-grossman

Originale: Mr Zine

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2013 ZNET Italy - Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

]]>
nick@criticamente.it (Redazione) Primo piano Fri, 12 Apr 2013 05:24:33 +0000
GRECIA: OGNI MESE TAGLIANO LA LUCE A TRENTAMILA FAMIGLIE http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23565-grecia-ogni-mese-tagliano-la-luce-a-trentamila-famiglie http://criticamente.it/index.php/primo-piano/23565-grecia-ogni-mese-tagliano-la-luce-a-trentamila-famiglie (Fonte: comedonchisciotte.net)  DI TYLER DURDEN
zerohedge.com

Da quando il governo greco ha promulgato la simpatica legge per cui le tasse sulla proprieta' vengono incassate dai fornitori di energia elettrica di questo paese ormai assediato, un incredibile numero di famiglie ( 30.000) ogni mese, si sono viste staccare l'energia elettrica.
Il quotidiano greco Ekathimerini scrive che circa 700.000 clienti ormai hanno dovuto chiedere di dilazionare il pagamento dei loro debiti ed hanno concordato dei piani di rientro, ma a questo punto e' accaduto qualcosa di incredibile. (Tratto da: http://www.comedonchisciotte.net)]]>
nick@criticamente.it (Redazione) Primo piano Wed, 10 Apr 2013 00:53:00 +0000