A una famiglia di poveri diavoli avrebbero di sicuro propinato la "Vita in diretta" e "Porta a porta"...c'è qualcosa di peggio dei reality ed é la realtà .
Un padre e una madre sono stati feriti con un coltello e un'accetta. Sono in ospedale a Legnano: lui grave, lei no. à ˆ stato il figlio di 17 anni. Era la vigilia del suo compleanno. Aveva festeggiato con i genitori e la sorella maggiore in un ristorante: è una famiglia importante, benvoluta, seria.
Poi il ritorno a casa, a Busto Arsizio. Il figlio ha colpito padre e madre nella stanza sacra per un ragazzo, quella matrimoniale, dove non si entra dopo i dodici anni. à ˆ balzato dentro, come una maledizione, menando colpi alle gambe, al volto di chi l'ha generato.
Una faccenda del genere avrebbe calamitato le telecamere della Rai, se ci fossero stati di mezzo Pinco e Pallina. Ci sarebbe stata una conferenza stampa delle forze dell'ordine.
La "Vita in diretta" avrebbe rubato immagini segrete commentate da Michele Cucuzza, poi Porta a Porta avrebbe ospitato Paolo Crepet e il criminologo Bruno.
à ˆ l'inciviltà dei giornali e della tivù: ma di questo vivono. Invece ci sono volute almeno dodici ore perché trapelasse una notiziola dall'ospedale. Fino a sera il comandante dei carabinieri ha poi negato l'evidenza, spaventando i cronisti. Poi a denti stretti qualcosa si ammette. Ma si minimizza. Nessun arresto né accusa di tentato omicidio per il ragazzo. La prognosi per le vittime si ferma opportunamente ai 19 giorni, ed in tal modo la magistratura non procede d'ufficio. La televisione tace.
Perché? Facile. L'uomo ferito, prima che un padre è un leader della Rai e della politica locale, insomma è il notabile cui si deve rispetto. In Rai avrebbero preso sul serio la sua telefonata dove asseriva di essere in clinica per un ictus. Dunque una delicatezza assolutamente particolare. Rispetto? Osiamo chiamarlo servilismo. Ad una famiglia di poveri diavoli avrebbero di sicuro propinato il menu sopra descritto. Abbiamo detto Rai, ma questa censura ha dominato anche Mediaset. Persino "Studio aperto" del grande Mario Giordano, dove si mandano telecamere segrete negli antri delle balene, e non si guarda in faccia a nessuno, stavolta ha glissato. Siamo tutti rispettosissimi delle persone. Specialmente se contano, non è vero?
Intendiamoci: al posto dell'interessato ciascuno di noi avrebbe fabbricato carte false per tutelare figlio e famiglia. Io avrei giurato di essere ruzzolato dalle scale, sostenuto la tesi del tentato omicidio della moglie e del mancato suicidio mio. Usato e abusato di titoli e aderenze. Tutto. Ma gli altri perché hanno agito come se fossero non i tutori della comunità , dell'opinione pubblica e persino della propria professionalità , ma dei Vip? Paura per la carriera? State tranquilli, dopo questo articolo chi scrive a Rai Due non si affaccerà nei cosiddetti programmi amici del governo e della Lega. Amen.
Carabinieri, primari d'ospedale, magistratura, televisioni. Sembra la Francia provinciale di cui scriveva Simenon: Maigret si trovava dinanzi un muro. Lo buttava giù. Per lui era più morale smascherare (con delicatezza) le ipocrisie che velare (con violenza) il male. In che Italia siamo? E' questo lo stile di potere che si insedia con la nostra amata Lega? Certo: rispettare le persone. Mentire, però, non è lecito. Non si gioca con i buoni sentimenti della gente per lavare in segreto i panni della nomenklatura.
Massimo Ferrario è un'eccellente persona, ed un ottimo dirigente. Sappiamo bene che in questi momenti vorrebbe essere un nessuno. Egli sta pensando ora non a salvare la sua faccia e la sua carriera ma il bene impagabile che è il futuro del figlio. Egli si domanderà dove ha sbagliato. Richiamerà nella sua mente le parole troppo dure, le sere passate lontano da casa a inventare magari programmi di intrattenimento per tenere unita la famiglia, o le serate nei palazzi della politica per rinforzare la «cellula della società ».
Si darà da solo del pirla e del fallito. Non lo è. Siamo tutti dei poveretti. Queste tragedie familiari non autorizzano i farisei a tirare fulmini su chi le subisce. Ci domandiamo però se sia giustizia quella cui assistiamo: sia in senso televisivo sia in senso stretto. Si entra con l'accetta e il coltello e non è tentato omicidio? Magari non è andata così. Ma questa cortina di fumo induce a pensare male.
Un'altra riflessione, se permettete. Rai Due, di cui Ferrario è direttore, ha una gemma all'occhiello. Quanto ad ascolti non la batte nessuno: è l'Isola dei famosi, il racconto quotidiano delle avventure di una squadra di gente più o meno nota, costretta per contratto a smutandare i propri sentimenti davanti alle telecamere in regime di prigionia su una spiaggia caraibica. Ora, per la gioia dell'audience, nei giorni scorsi è scoppiata una rissa a base di sberle e graffi tra le signore. Uno scaldaletto, ma tutti hanno pensato: sono cose della vita.
C'è qualcosa di peggio dei reality-show, ed è la realtà . Ci domandiamo se per caso la schifezza di quelle finte tragedie propinate ai telespettatori non aiuti a peggiorare le nostre giornate, a trasformarle nello stesso ring dove però il sangue è vero. C'è troppo spettacolo costruito sulla violenza alimentata nei laboratori virtuali. In questo modo si genera un fatalismo infame. Come se fosse impossibile educare ad un'altra maniera di trattare gli altri e di risolvere i guai della vita. Noi non ci rassegniamo.
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