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Mercoledi, 19 Giugno 2013
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    Gli ultimi sussulti della Rai

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    (Fonte: Inviatospeciale.com/)

    Mentre il Paese affonda nell'azienda pubblica si continua a lottizzare. E si 'taglia' Report di Gabanelli e non solo. Dopo Alitalia sta arrivando il turno di viale Mazzini?

    L'agenzia Ansa ha reso noto ieri: "Il direttore generale della Rai, Lorenza Lei, ha formalizzato ieri sera le proposte di nomina che domani mattina (oggi per chi legge, ndr) saranno sul tavolo del consiglio di amministrazione. Per la direzione di Rai2 il nome e' quello di Pasquale D'Alessandro, che da Rai5 prenderebbe il posto di Massimo Liofredi, destinato a Rai Ragazzi. A Rai4 la proposta del dg e' la conferma di Carlo Freccero, a Rai5 Massimo Ferrario, a Rai Gold Livio Leonardi, a Rai Educazione Silvia Calandrelli, al coordinamento sedi regionali Alessandro Zucca".

    La rete piu' importante tra quelle in procinto di cambiare direttore, la Due, rimarrebbe di osservanza Pdl, perche' il futuro nominato D'Alessandro, ex craxiano negli anni '90 e poi ritenuto vicino ad An (come Lioffedi) non ha seguito Fini nel suo distacco da Berlusconi e dovrebbe essere rimasto fedele al Cavaliere.

    E mentre il Cda di viiale Mazzini si esercita nel suo sport preferito, il consigliere Nino Rizzo Nervo, ex Margherita oggi Pd, ha scritto sul quotidiano Europa: "In un'atmosfera di sostanziale indifferenza di tutti (vertice aziendale, giornalisti, forze politiche, sindacati) si sta consumando la fine del principale "genere" che giustifica piu' di altri l'esistenza di un servizio pubblico radiotelevisivo: l'informazione, cioe' il diritto-dovere di raccontare i fatti, realizzare inchieste e esprimere opinioni".

    Identificandosi in un 'cittadino semplice' e dimenticando di essere uno dei capi della Rai, Rizzo Nervo ha aggiunto: "L'ostinazione messa in campo per negare a Milena Gabanelli quella tutela legale che le era stata sempre riconosciuta, come doveroso ombrello protettivo deciso dall'editore per garantire la messa in onda del suo piu' importante programma d'inchiesta, sta producendo un clamoroso autogol: privare della difesa nel caso di citazioni penali e civili tutti i giornalisti della Rai. Questa nuova "policy aziendale", come qualcuno l'ha definita, sarebbe obbligatoria e vincolante perche' la Rai e' si una societa' per azioni ma, in quanto societa' di proprieta' pubblica, deve essere assimilata alle pubbliche amministrazioni per le quali vige il divieto assoluto di assumere la difesa dei propri dipendenti, che devono anticipare le spese legali salvo chiederne il rimborso in caso di proscioglimento o di assoluzione con sentenza passata in giudicato".

    Il ricorso al rispetto acritico delle norme e' sempre stata l'arma dei cretini. Nel caso che riguarda non solo Gabanelli, ma a quanto pare tutti i giornalisti Rai, la rinuncia a garantire la difesa ai dipendenti in caso di querela da parte dell'azienda e' un vero e proprio esercizio di idiozia.

    E Rizzo Nervo ha spiegato: "La nuova e restrittiva interpretazione avra' come conseguenza, infatti, non solo la rinuncia ad un programma d'inchiesta (Report, ndr) che, per la serieta' e bravura della sua autrice-conduttrice, si e' guadagnato sul campo il favore dei telespettatori ma anche un atteggiamento di estrema prudenza sino all'autocensura di tutti i giornalisti Rai con il rischio di trasformare i telegiornali in bollettini ufficiali".

    Per la verita' il consigliere di amministrazione se da un lato ha ragione per quanto riguarda Report, da un altro sembra in preda ad allucinazioni. "Il rischio di trasformare i telegiornali in bollettini ufficiali"? Perche' oggi cosa sono?

    L'ex direttore per volonta' del centro sinistra ha raccontato: "Dal '98 al 2001 sono stato prima direttore della Testata giornalistica regionale e poi del Tg3 unificato. Credo di aver collezionato in quegli anni una trentina di querele. Sono stato sempre prosciolto insieme con gli autori delle notizie o dei servizi "incriminati". Se la Rai non si fosse assunta le nostre difese i nostri stipendi sarebbero a mala pena serviti per pagare gli onorari degli avvocati. Qualcuno puo' pensare che oggi, in un Paese peraltro dove una citazione in giudizio non si nega a nessuno, vista la difficolta' di vedere riconosciuta la lite temeraria se assolti, il giornalista Rai sia disponibile ad assumersi da solo i rischi della sua attivita' professionale?".

    Per la verita' sono ben pochi i giornalisti dell'azienda pubblica messi in condizione di svogere a pieno la propria professione, perche' la lottizzazione non lascia spazi di nessun genere all'autonomia personale. Ma Rizzo Nervo ha le idee chiare su presente e futuro: "Una sorta di "muoia Sansone con tutti i filistei". Spero che non sia cosi, ma purtroppo la frittata mi sembra gia' fatta. Eppure non mi rassegno perche' sono fermamente convinto che una soluzione ragionevole puo', anzi deve essere trovata al piu' presto per garantire la regolare messa in onda di un programma approvato dal Cda e gia' presentato agli investitori pubblicitari. Per questo rivolgo un appello al presidente, al direttore generale e al consiglio di amministrazione: chi potrebbe mai credere che una trasmissione di successo venga cancellata dopo 14 anni per ragioni tecnico-giuridiche? Nessuno".

    Come nessuno tra le migliaia di dipendenti di Alitalia credeva che la Compagnia sarebbe finita alle ortiche e poi venduta agli 'eroi di Berlusconi'. Mai dimenticare la saggezza dell'esperienza.

    (Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/) Gli ultimi sussulti della Rai




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