I senza impiego ad ottobre sono aumentati rispetto a settembre. L'Istat ha calcolato che si tratta del valore piu' alto dall'inizio delle serie storiche mensili, ovvero dal gennaio 2004.
La disoccupazione in ottobre e' cresciuta all'8,7 per cento, rispetto all'8,4 registrato a settembre. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) nel terzo trimestre dell'anno e' salito al 24,7 per cento, a fronte di un 23,5 per cento nello stesso periodo del 2009. L'aumento si registra soprattutto nel Mezzogiorno. Nel Sud un terzo dei giovani tra i 15 e 24 anni e' a casa.
Questo nuovo primato, ignorato dal governo, colpisce quindi con violenza soprattutto i giovani e le donne del Mezzogiorno, oltre un cittadino al di sotto dei 25 anni su tre e' senza lavoro. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, ha detto: "Se al tasso di disoccupazione giovanile, che ha raggiunto il 24,7 per cento e toccato un massimo del 36 per le donne nel mezzogiorno, aggiungiamo il numero degli scoraggiati, vale a dire di coloro che hanno rinunciato a cercare un lavoro, possiamo sicuramente affermare che nel Mezzogiorno del nostro Paese quasi la meta' dei giovani e delle donne non trova un lavoro o ha rinunciato a cercarlo". Il leader della Cgil ha, inoltre, definito "allarmante" la crescita del tasso di disoccupazione.
Fulvio Fammoni, segretario confederale della stessa Cgil, ha aggiunto: "Non e' un dato che dura un solo giorno, ma l'impietosa fotografia di una realta' che ormai assume caratteristiche di strutturalita' che ci trascineremo nel futuro senza interventi straordinari".
Il dirigente sindacale ha spiegato che oltre i dati "non devono tantomeno essere taciuti i peggioramenti della qualita' dell'occupazione, che anche la rilevazione dell'istituto statistico conferma", affermando che "non servono quindi false polemiche interpretative, ma azioni immediate per una inversione di tendenza che riguardi il lavoro, il Mezzogiorno, il futuro dei giovani e delle donne". Per Fammoni "non possiamo e non dobbiamo rassegnarci ad essere piu' piccoli e piu' poveri, di sommare il dramma occupazionale e la restrizione della base produttiva ad una precarieta' del lavoro che sempre piu' diventa precarieta' sociale a tutti gli effetti".
Per evitare questo scenario, secondo il segretario confederale, "servono tutele, quelle previste a partire dagli stanziamenti per la cassa in deroga sono assolutamente insufficienti; serve sviluppo in quantita' facendo ripartire i consumi e in qualita' innovando innovazione e ricerca. E' evidente - ha conclusi - il fatto che il governo non e' in grado e non vuole garantire questa scelta, per questo, a partire dal milleproroghe, il Parlamento assuma con autonomia iniziative e misure adeguate ed urgenti".
Con la ormai abituale pratica del negare l'evidenza a tutti i costi, invece il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha detto che la rilevazione trimestrale rimane al di sotto di una non meglio identificata la media europea.
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