ANALISI: LA CRISI EUROPEA DEL DEBITO: L'ITALIA NON PER MOLTO COSÌ AL SICURO
L'Italia ha evitato finora in gran parte la crisi del debito che ha sommerso la Grecia e l'Irlanda, nonostante abbia il tasso di crescita piu' debole della regione, un enorme debito pubblico e una politica notoriamente instabile.
Tutto cio' sembra all'improvviso poter cambiare pericolosamente.
I governanti italiani hanno cercato martedi di rassicurare i mercati, perche' e' cresciuta la preoccupazione che la terza economia in ordine di grandezza dell'eurozona si stia impantanando nella pervasiva crisi del debito della regione, con conseguenze potenziali inimmaginabili.
Imperturbabili, gli investitori hanno spinto il differenziale tra il tasso di interesse dei titoli di stato italiani e quello - che funge da punto di riferimento - dei titoli tedeschi al massimo storico, poiche' sono concentrati piu' sulle debolezze dell'Italia che sulla sua forza.
'Ora, sembra una crisi di liquidita' nel mercato dei titoli di stato, che per l'Italia - con le sue enormi necessita' di finanziamento - e' critica', dice l'analista di Citibank Giada Giani.
'I mercati stanno gia' dando per scontato che il Portogallo avra' bisogno di un pacchetto di salvataggio, e stanno prendendo di mira la Spagna e l'Italia. Ora solo l'ECB [la Banca Centrale Europea] puo' essere d'aiuto, comprando i titoli di stato.
L'analista di Unicredita' Marco Valli ha detto che la situazione sta peggiorando ma che non e' ancora fuori controllo. Anche lui chiede un intervento massiccio dell'ECB.
'Non ci dobbiamo abbattere, il rendimento dei titoli italiani a 10 anni e' ancora sotto il 4.7%, che non e' un problema in termini di costi di finanziamento', ha detto.
L'Italia ha uno dei livelli di debito pubblico assoluto piu' alti dell'eurozona e assicurare le sue necessita' di finanziamento per i prossimi tre anni costera' un'eccedenza di 800 miliardi di euro.
I fondi di salvataggio dell'Unione Europea, uniti al sostegno del Fondo Monetario Internazionale, possono arrivare a un totale di 750 miliardi di euro per le nazioni bisognose. La sostanziosa parte di 100 miliardi e' stata gia' data all'Irlanda.
'E' molto preoccupante, perche' la Spagna e' quasi troppo grande per essere salvata'mentre l'Italia e' troppo grande per essere salvata', ha detto Everett Brown, stratega dei titoli europei
presso IDEAglobal.
Per mesi, economisti e dirigenti hanno sostenuto che l'Italia, con i suoi fondamentali relativamente sani, dovrebbe essere immune dagli attacchi del mercato, eppure i mercati non sembrano ascoltare.
I punti di forza
A differenza di precedenti storie di successo di crescita elevata, come l'Irlanda e la Spagna, l'Italia, con tutti i suoi problemi, non sembra affatto differente da com'era prima della recessione del 2008 e del 2009.
Grazie ad una politica fiscale prudente le sue finanze pubbliche si sono indebolite molto meno della maggior parte dei paesi dell'eurozona, non ha sofferto nessun crollo immobiliare, e nessuna delle sue banche ha avuto bisogno di essere salvata con denaro pubblico.
Con circa il 118% del prodotto interno lordo, il debito pubblico italiano e' il secondo piu' alto dell'eurozona, dopo la disastrata Grecia, ma e' aumentato molto meno di quello dei suoi vicini e gode di proiezioni future piu' favorevoli.
'Gli sforzi di stabilizzazione richiesti all'Italia sono minori di quelli richiesti ad altri paesi', ha detto martedi a Reuters Pier Carlo Padoan, l'economista capo dell'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo.
Anche le famiglie italiane e le ditte private sono meno indebitate rispetto alle loro omologhe di paesi come l'Irlanda e l'Inghilterra, dove le famiglie si sono pesantemente indebitate durante gli anni del boom.
Il debito aggregato delle famiglie e delle imprese in Italia e' circa il 125% del prodotto interno lordo, rispetto al 210% della Spagna, al 240% del Portogallo e al 280% dell'Irlanda.
Con un basso debito ed elevati risparmi, la salute fina nziaria delle famiglie italiane vale il 200% del prodotto interno lordo, rispetto al 150% dell'Irlanda e della Spagna e a solo il 100% della Grecia.
Inoltre, solo circa il 50% del debito pubblico e' detenuto da investitori stranieri, la proporzione piu' bassa dell'eurozona, che rende i titoli italiani meno vulnerabili agli improvvisi spostamenti di portafoglio degli investitori internazionali.
'E' chiaro che in un momento di crisi le banche, le compagnie di assicurazione e i cittadini saranno piu' che disposti a fidarsi dell'Italia', ha detto Luigi Speranza, di BNP Paribas.
L'Italia e' anche molto meno in rosso dei suoi travagliati partner in fatto di flussi finanziari e commerciali. Il suo deficita' di conto corrente e' solo il 3% del prodotto interno lordo, rispetto ai deficita' di circa il 10% della Spagna e del Portogallo.
Il deficita' di bilancio annuale dell'Italia, a circa il 5% del prodotto interno lordo, e' tra i piu' bassi dell'eurozona, grazie alla sua prudenza durante la recessione.
Ma tutto cio' potrebbe non bastare.
I punti deboli
I mercati sono ora decisamente concentrati sugli errori nell'eurozona e questi non hanno bisogno di essere gli stessi da un paese all'altro.
L'Italia e' stata per piu' di un decennio una delle economie a piu' lenta crescita del mondo, una tendenza che si prevede continuera' nell'immediato futuro perche' si e' dimostrata incapace di aumentare la produttivita' o di varare cruciali riforme di stimolo alla crescita.
Il suo potenziale massimo, ovvero la crescita non inflazionistica, e' ora valutato a solo circa l'1%. E se l'economia non cresce, il rapporto debito-prodotto interno lordo non diminuira' velocemente, se non altro.
La spesa nei consumi e' cronicamente debole e gli analisti dicono che anche l'alto tasso dei risparmi delle famiglie riflette un insufficiente livello di benessere e una mancanza di fiducia nel sistema pensionistico.
Finora, i mercati hanno avuto un occhio benevolo verso questa economia stagnante, non competitiva e e gravata di debiti, con livelli di evasione fiscale secondi solo alla Grecia, esattamente come hanno ignorato finora la sua cronica instabilita' politica.
Ma vi sono ora segni che stanno diventando meno indulgenti.
Il 14 Dicembre, il Primo Ministro Silvio Berlusconi affrontera' in parlamento il voto di fiducia che potrebbe scatenare la caduta del suo governo conservatore a meta' del suo mandato quinquennale.
Visto che anche l'opposizione di centro-sinistra e' malmessa, la prospettiva di un governo forte e delle necessarie riforme economiche raramente e' apparsa piu' debole.
Se cade il governo, i mercati guarderanno attentamente ogni segno di deviazione dalla stretta morsa imposta dal Ministro dell'Economia Giulio Tremonti.
E gli analisti dicono che il pericolo piu' grande per l'Italia potrebbe iniziare quando avra' finalmente luogo una ripresa stabile nell'area dell'euro.
'Non direi che l'Italia sara' colpita da un'accelerazione di vendite del mercato, ma solo quando i tassi d'interesse inizieranno a crescere', ha detto Speranza di BNP Paribas.
'Quando la Banca Centrale iniziera' ad aumentare i tassi il rendimento italiano potrebbe arrivare al 6%, spingendo i costi di pagamento del debito sempre piu' in alto e mettendo l'Italia nei guai', ha detto. 'Questo non succedera' l'anno prossimo, ma potrebbe accadere l'anno successivo'.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale e' disponibile all'indirizzo: [www.reuters.com] (Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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