Culture informazione alternativa e indipendente http://www.criticamente.it/index.php/culture Thu, 23 May 2013 18:39:33 +0000 Joomla! 1.5 - Open Source Content Management it-it Ratzinger si dimette e il suo segretario personale va da Vanity Fair http://www.criticamente.it/index.php/culture/23744-ratzinger-si-dimette-e-il-suo-segretario-personale-va-da-vanity-fair http://www.criticamente.it/index.php/culture/23744-ratzinger-si-dimette-e-il-suo-segretario-personale-va-da-vanity-fair

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Ratzinger si dimette da Presidente del Consiglio di Amministrazione conciliare e il suo segretario particolare cosa fa? Va a farsi fotografare dalla rivista scandalistica Vanity Fair. E Andrea Tornielli fotografa bene la mondanita' del pupillo del Presidente, che riceve lettere d'amore.

di Andrea Tornielli

La mattina del 6 gennaio, in San Pietro, e' rimasto impassibile per quasi tutta la cerimonia. Ma quando, con la mitria vescovile nuova di zecca sul capo, si e' presentato davanti al Papa per riceverne l'abbraccio, non ha retto all'emozione. Monsignor Georg Guonswein, segretario particolare di Sua Santita', con l'ordinazione episcopale e l'incarico di gestire ogni udienza e ogni incontro di Benedetto XVI ''' in qualita' di nuovo prefetto della Casa Pontificia ''' ha accresciuto notevolmente il suo potere. u diventato l'uomo piu' influente della curia vaticana. E benche' nessuna delle telecamere presenti abbia saputo catturare le parole sussurrate da Ratzinger al fedele servitore ''' da dieci anni al suo fianco ''' non e' difficile pero' immaginare che don Georg si sia sentito ringraziare e rassicurare ancora una volta, dopo l'anno tumultuoso che tutta la «famiglia papale» ha vissuto a causa dello scandalo per la fuga di notizie conosciuta come Vatileaks. L'inattesa promozione a prefetto e arcivescovo rappresenta infatti per il segretario, che continuera' ad abitare nell'appartamento papale come ha fatto fino a oggi, un attestato pubblico di stima da parte di Benedetto XVI. Una stima che non e' mai venuta meno, neanche quando don Gu¤nswein era finito nel mirino delle critiche interne ai sacri palazzi per la gestione delle carte papali, sottratte e divulgate dall'aiutante di camera Paolo Gabriele, il colpevole ''' reo confesso, condannato e infine graziato ''' della fuga di notizie.

 

Georg «il bello». Nell'aprile 2005, quando per la prima volta fini sotto i riflettori come segretario del nuovo Papa, don Gu¤nswein fece subito colpo per il suo bell'aspetto. Lo ribattezzarono «il George Clooney del Vaticano», lo paragonarono al padre Ralph di Uccelli di rovo. Donatella Versace gli dedico' una collezione uomo, nacquero siti Web e fan club su Facebook. u rimasto memorabile, anche perche' catturato dalle telecamere, l'apprezzamento per il «giovanissimo segretario» che Ratzinger si senti fare dalla signora Franca Ciampi durante la prima visita del Papa al Quirinale (in realta' don Georg, al momento dell'elezione di Ratzinger, giovanissimo non era, pur dimostrando meno anni dei 48 che aveva). I paparazzi non gli diedero tregua: dopo vari appostamenti e molta pazienza, uno di loro riusci a fotografarlo in calzoncini corti mentre giocava a tennis in un club romano, e lo scatto fini in copertina. Al compimento dei suoi cinquant'anni, e del primo del pontificato di Benedetto XVI, Gu¤nswein venne intervistato dal programma tedesco della Radio Vaticana: non era mai accaduto prima al segretario di un Papa vivente. In quella occasione, spiego' che il suo compito consisteva nel «proteggere il Santo Padre da una valanga di corrispondenza, di carte e burocrazia» in modo da permettergli di dedicarsi alla preghiera, alla riflessione e alla scrittura. «Sono lo spazzaneve del Papa», disse in un'altra occasione. Nel corso dell'intervista don Georg rispose con molta franchezza e liberta' anche a domande personali riguardanti il suo aspetto fisico e, a proposito dei commenti sulla sua bellezza, scherzo': «Ho fatto finta di non sentire, e con il tempo mi ci sono abituato». Spiego' inoltre di «aver sempre avuto un rapporto sereno e anche molto naturale con le donne», ammettendo che «naturalmente» nella sua gioventu' «c'erano delle ragazze che vedevo volentieri e altre piu' volentieri». Un anno dopo Gu¤nswein era tornato sull'argomento in una conversazione con la Su¼ddeutsche Zeitung. Dapprima aveva confessato un pizzico di irritazione per l'immagine di idolo delle donne veicolata sui media. Si era augurato che «non ci si fermi all'aspetto esteriore, ma si prenda coscienza della sostanza che sta sotto l'involucro». Poi pero' aveva aggiunto: «Non e' una cosa che fa male, anzi mi lusinga, del resto non e' un peccato». E alla fine aveva assolto anche i giornali: «Lo fanno con buone intenzioni, e in questo modo magari si rompono determinati cliche' sui preti». In quella occasione aveva anche confessato di ricevere «di tanto in tanto lettere d'amore», ma aveva smentito di aver avuto una fidanzata prima dell'ingresso in seminario: «Questo no. Ci sono state piccole, romantiche amicizie giovanili».

Sciatore e postino. Figlio di Albert ''' fabbro in una fucina di proprieta' della sua famiglia da sette generazioni ''' e di una casalinga, Gertrude, il segretario del Papa e' nato il 30 luglio 1956 a Riedern am Wald, Waldshut, una piccola citta' nella regione della Foresta Nera. Georg e' il maggiore di cinque figli, ha altri due fratelli e due sorelle: Reinhard, Helmut, Ursula e Johanna. Descrivendo se stesso, si definisce «affidabile, determinato e  schietto», ma ammette di «avere scarsa pazienza». Da ragazzo, ha raccontato, portava «lunghi capelli riccioluti», e questo non piaceva a papa' Albert, che gli chiedeva invano di tagliarli. Tra i 15 e i 18 anni ascoltava «Cat Stevens, i Pink Floyd e i Beatles». Suonava il clarinetto nella banda del paese ed era anche appassionato di storia dell'arte. Ma Georg non aveva la vocazione del contestatore, e alla politica ha sempre preferito lo sport. Prima di decidere di entrare in seminario, aveva rincorso il sogno di diventare un agente di Borsa e, per guadagnare qualche soldo, lavorava come postino. «All'inizio consegnavo la posta con la bicicletta in una piccola localita' della Foresta Nera. Poi mi affidarono una zona piu' ampia e dovetti passare all'automobile». Ha giocato a calcio e ha fatto il maestro di sci. Una passione, questa, che non ha abbandonato, neanche oggi che si trova in Vaticano. u capitato infatti piu' volte che il martedi, il giorno che solitamente il segretario del Papa si prende di liberta' ''' dato che in tutti gli altri deve sempre essere a fianco del «principale» ''', sia andato a sciare al Terminillo, accompagnato da alcuni amici di lunga data. Tra di loro padre Hermann Geissler, sacerdote austriaco che lavora alla Congregazione per la dottrina della fede. «Lo sport», dice don Georg, «da' la possibilita' di competere con altri in forma positiva, e' un sano modo di relazionarsi e confrontarsi. Nel poco tempo libero che ho, e' una cosa a cui molto difficilmente rinuncerei». Lontanissimo, almeno in questo, da Benedetto XVI, allergico fin da giovane a qualsiasi attivita' sportiva (nel libro intervista Luce del mondo racconta di aver fatto propria la massima di Churchill, «No sports!», e di non trovare quasi mai il tempo neppure per salire sulla cyclette dell'appartamento papale).

Il ritratto completo sul numero 3 di Vanity Fair in edicola da mercoledi 16 gennaio 2013.

Fonte: [www.vanityfair.it]

(Tratto da: http://www.stampalibera.com)]]>
nick@criticamente.it (Redazione) Culture Tue, 21 May 2013 13:04:00 +0000
Il Papa Francesco lancia un messaggio contro il Capitale finanziario http://www.criticamente.it/index.php/culture/23739-il-papa-francesco-lancia-un-messaggio-contro-il-capitale-finanziario http://www.criticamente.it/index.php/culture/23739-il-papa-francesco-lancia-un-messaggio-contro-il-capitale-finanziario di Luciano Lago

Il 18 Maggio 2013 e' stata una giornate particolare: il Papa ha lanciato ieri un suo messaggio al mondo : "Se cadono gli investimenti, le banche, questa e' una tragedia, se le famiglie stanno male, non hanno da mangiare allora non fa niente: questa e' la nostra crisi di oggi. La Chiesa povera per i poveri va contro questa mentalita'. Questa e' una crisi dell'uomo che distrugge l'uomo"',  ha detto ancora Papa Francesco durante la veglia in S.Pietro.

Il Papa Francesco I, dall'alto della sua autorita' morale e spirituale, finalmente ha lanciato un segnale preciso, importante ed in controtendenza contro il sistema del capitalismo neoliberale fondato sul profitto, sulla speculazione e sul predominio della finanza e delle banche.

Questo messaggio non sara' recepito con molto favore dalle elites dominanti che hanno basato tutto il loro potere sulle entita'  finanziarie sovranazionali che detengono una massa di capitali enorme  (14 volte il PIL mondiale) e  che, grazie al potere smisurato derivante dal denaro, dettano le regole ai governi  impongono le loro decisioni agli organismi internazionali e gettano nella miseria intere popolazioni.

 

Furono le elites dominanti che imposero ad Obama di ricapitalizzare le banche dopo il manifestarsi della  crisi del 2008 (crollo della Lehman Brothers) creando un effetto di recessione sull'economia con centinaia di migliaia di famiglie americane messe  in mezzo alla strada dai provvedimenti di sfratto delle banche e per la perdita della casa e dei posti di lavoro. Lo stesso copione si e' ripetuto qualche anno dopo in Europa, in particolare in Grecia ed in Spagna, Portogallo  ed ora anche in Italia. Versamenti di denaro pubblico per miliardi alle banche o istituzioni finanziarie (vedi in Italia MPS, vedi Morgan Stanley, vedi ESM/MES) e disoccupazione e miseria per le famiglie. L'unica preoccupazione dei governanti (esecutori dgli ordini delle elites dominanti) nei periodi di crisi: salvare le banche, rastrellare il risparmio delle famiglie mediante imposte, tasse ed accise varie (in Italia ha svolto egregiamente questo compito Mario Monti), per quanto ci riguarda in Europa  anche cedere ogni sovranita' all'eurocrazia di Bruxelles e Francoforte  e considerare l'Europa quale una 'mamma affettuosa' (le testuali ed incredibili parole di Enrico Letta).

Si tratta delle stesse elites dominanti che decidono di rovesciare quei  governi che non si conformano alle loro regole, scatenando guerre coperte da campagne di manipolazioni mediatiche (vedi Iraq, Libia, Siria) del tipo 'andiamo a portare la democrazia', con tutti i giornaloni del sistema e le TV a ripetere ossessivamente il messaggio  (in testa Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa, ecc.).

Questo e' un messaggio che accresce l'autorita' morale del Sommo Pontefice presso il mondo cattolico e cristiano ( e non solo  presso di questo) ma che  espone questo Pontefice  a dei forti rischi .

Immaginiamo che nei prossimi giorni sara' recapitato al Papa indirettamente un messaggio: ' i signori  del FMI, della Banca Mondiale, della BCE, della FED, del WTO,  hanno recepito il suo messaggio Santita' ma  non hanno gradito'.  Un avvertimento che potrebbe arrivare per via diplomatica o potrebbero incaricare a Roma lo stesso esimio presidente Napolitano, un personaggio che gode della piena fiducia della elites  finanziarie internazionali, di avvicinare il Papa e manifestare riservatamente il 'disagio' dei  potentati finanziari per questi messaggi troppo espliciti, invitando alla 'prudenza'. Il Pontefice deve sempre considerare che gli agenti dei servizi potrebbero sempre un domani scovare  o costruire qualche dossier scottante sulle relazioni che l'allora cardinale Bergoglio ha mantenuto con la dittatura militare di Videla in Argentina e renderlo poi  pubblico.

Inoltre il Papa sa bene che nella stessa Chiesa ci sono state infiltrazioni esterne che hanno cercato di minare dall'interno i delicati  equilibri e spostarne l'asse verso le tendenze moderniste, radicali, relativiste che avanzano nelle societa' occidentali. Il vecchio sogno degli ambienti massonici (mai cosi potenti come oggi) e' sempre stato quello di neutralizzare la Chiesa e di collocare un proprio uomo di fiducia sul seggio pontificio.

La persona del Pontefice e' vulnerabile e Papa Francesco non si limita ma piuttosto si espone molto nei suoi 'bagni di folla'.  Vogliamo sperare che una protezione dall'alto sia sempre presente su questo Papa soprattutto se vorra' essere colui che porta il messaggio dei diseredati ai potenti della terra.

[www.rainews24.rai.it]

(Tratto da: http://www.stampalibera.com)]]>
nick@criticamente.it (Redazione) Culture Sun, 19 May 2013 09:17:00 +0000
LE LEZIONI DELLA CRISI. AGENDA PER UNA NUOVA POLITICA ECONOMICA http://www.criticamente.it/index.php/culture/23715-le-lezioni-della-crisi-agenda-per-una-nuova-politica-economica http://www.criticamente.it/index.php/culture/23715-le-lezioni-della-crisi-agenda-per-una-nuova-politica-economica LE LEZIONI DELLA CRISI. Agenda per una nuova politica economica. Il nuovo libro di Alberto Berrini per Editrice Monti.

La crisi dà delle lezioni che bisogna essere in grado di ascoltare. Purtroppo il perdurare della crisi conferma che le lezioni da trarre da essa sono ancora tutte da "imparare". Una riflessione sul fallimento del modello neoliberista e sulle sue cause tarda a produrre quel cambiamento radicale di politica economica che la situazione attuale esige. Attualmente siamo ancora lontani dalla costruzione di una nuova e robusta tavola di valori condivisi con cui sostenere un progetto realmente riformista. Nel testo viene indicato come "riformismo" la capacità di imparare le lezioni della crisi.

Questo libro si pone il principale obiettivo di cominciare a delineare i capisaldi di una "nuova politica economica". Da contrapporre innanzitutto alla cosiddetta "austerità espansiva", ossia a un modello di politica economica i cui fondamenti teorici ribadiscono, contro ogni evidenza empirica che la crisi europea manifesta quotidianamente, il paradigma liberista. La proposta di una "nuova politica economica" poggia invece sul concetto di "keynesismo strutturale". In breve si tratta di intervenire non solo sul lato della domanda (attraverso politiche fiscali redistributive) ma anche su quello dell'offerta del sistema economico. L'obiettivo è quello di perseguire il bene comune di una società attraverso quegli investimenti di medio lungo periodo, sia pubblici che privati, che ne determinano il modello di sviluppo. Al fine di uscire da questa crisi in modo socialmente e ambientalmente sostenibile, bisogna ripensare radicalmente il modello economico che abbiamo di fronte. Serve niente di meno che un "mutamento fondamentale" del modello capitalistico.

LE LEZIONI DELLA CRISI. Agenda per una nuova politica economica.
di Alberto Berrini
€ 9,00 - pp. 128

ISBN 978-88-8477-259-6
Editrice Monti

Alberto Berrini, nato a Varese nel 1958, si è laureato all'Università Bocconi dove ha esercitato attività di ricerca. Formatore, svolge il ruolo di consulente economico per la CISL e la FIBA CISL Nazionale. È editorialista di «Valori. Periodico di economia sociale, finanza etica e sostenibilità» edito dalla Società Cooperativa Editoriale Etica, che fa riferimento alla Fondazione Responsabilità Etica e a Banca Popolare
Etica. Berrini ha già pubblicato: Soci o salariati? (San Paolo); Le crisi finanziarie (Editrice Monti, due edizioni); Come si esce dalla crisi (Bollati Boringhieri); Nella morsa della crisi (Diabasis); Una tempesta senza fine (Edizioni Lavoro).

http://www.editricemonti.it/

 

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nick@criticamente.it (Redazione) Culture Mon, 13 May 2013 21:10:50 +0000
Papa Francesco, le suore e le madri http://www.criticamente.it/index.php/culture/23728-papa-francesco-le-suore-e-le-madri http://www.criticamente.it/index.php/culture/23728-papa-francesco-le-suore-e-le-madri (Fonte: altrenotizie.org)

di Rosa Ana De Santis

Il papa argentino parla alle donne della Chiesa in un'udienza privata, riservata alle suore dell'Unione internazione delle superiori generali. Si rivolge alle coppie non sposate ribadendo che la Chiesa deve accogliere tutti. E' cosi che i cambiamenti che attraversano la cronaca della Chiesa non possono non suscitare riflessioni su quello che accade, o non accade, nel mondo fuori dal Vaticano.

Alle 800 donne consacrate papa Francesco ha lanciato un appello a essere madri e non zitelle!. Gia', proprio cosi. In una battuta secca ed essenziale, ben incarnata di comune sentire, ha voluto dire e ribadire alle donne della Chiesa che la castita' non puo' diventare chiusura al mondo e alla vita, ma deve piuttosto essere fecondita' spirituale verso gli altri: non i propri figli come accade per le madri biologiche, ma tutti i figli.

Papa Bergoglio, dai contenuti al linguaggio, morde cosi ai fianchi la tradizione consolidata e dispensa gia' pillole di quello che sembra assumere i contorni di un vero e proprio Concilio Vaticano III, per ora vissuto nelle piazze, nei discorsi ai fedeli e non, o non ancora, nelle segrete stanze.

Parla di tenerezza, libera' e affettivita': moti dell'animo, termini e diritti che erroneamente sono stati banditi nel modo di intendere la castita' sessuofobica da tanta storia, nemmeno troppo remota, della Chiesa soprattutto per le donne che li, come altrove, hanno sempre pagato una quota doppia di censura e di discriminazione rispetto ai maschi consacrati.

E se questo appello annuncia l'inizio di una possibile rivoluzione interna alla Chiesa piu' attenta al ruolo delle donne e finalmente sdoganata dal retaggio medievale della censura del corpo, parallelamente, con perfetto spirito sociologico, il papa ha ribadito l'urgenza e la necessita' di adattarsi ai tempi accogliendo nella comunita' cattolica le coppie non sposate, ancora adesso non previste nella forma.

Escluderle, questo il parallelismo di Bergoglio, significa tornare ai tempi andati quando non si poteva andare nelle case degli atei o dei socialisti. Basta pensare alla storia italiana per cogliere quanto certi veti abbiano condizionato la vita del paese con strascichi non del tutto estinti.

Numerosissimi i genitori che non sono uniti in matrimonio e fanno battezzare i propri figli e di fatto fanno crescere la propria famiglia nello spirito della Chiesa. Tagliarli fuori significa non osservare la societa' che cambia e non prestare il giusto servizio alla comunita' dei fedeli. Accoglienza, abbraccio, umilta' sono i valori in nome dei quali papa Francesco si scaglia contro i consacrati carrieristi e arrampicatori. Gli esclusi dalla Chiesa sono piu' loro che i conviventi o le famiglie di fatto. Questa la deduzione che qualche mal di pancia ai prelati dello stato non potra' non procurare.

La nomina di papa Francesco ha dimostrato di saper accettare sul serio la sfida del rinnovamento molto piu' di quanto mostrato finora dalle nostre Istituzioni. Eppure l'impronta del conservatorismo e del dogmatismo e' piu' giustificabile tenga strette le briglie di uno stato confessionale come il Vaticano.

Cosi anche qui, dove lo Stato arranca a riconoscere i dico o i pacs, la Chiesa supera i dogmi del catechismo e si lancia in una ricognizione lucida della societa' e delle sue trasformazioni. Un vuoto che nella Chiesa poteva essere parzialmente riscattato dalle norme della dogmatica e che nello Stato costituisce solo una nuda e cruda inadempienza senza giustificazione alcuna.

Forse il discorso alle donne e il riconoscimento delle nuove famiglie di fatto non rappresentano ragionamenti disgiunti, ma il segno di un nuovo pensiero teologico che al centro ha scelto di mettere i problemi reali e i bisogni. Ricostruendo la fede dal basso e adottando la trasparenza di un linguaggio audace e semplice.

Come audace la scelta di volere santo uno come Romero. La speranza e' che un nuovo modello di fede cosi coraggioso da azzerare il volto peggiore della Chiesa sia un modello di metodo utile e condizionante, per una volta verso la modernita', anche dall'altra parte del Tevere.



(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)]]>
nick@criticamente.it (Redazione) Culture Fri, 10 May 2013 00:00:00 +0000
'Entering the New Era', il primo album interamente acustico in 432 hertz http://www.criticamente.it/index.php/culture/23703-entering-the-new-era-il-primo-album-interamente-acustico-in-432-hertz- http://www.criticamente.it/index.php/culture/23703-entering-the-new-era-il-primo-album-interamente-acustico-in-432-hertz- Da Pietro Valente, batterista e compositore padovano, la nascita dell'idea di un disco registrato in 432 Hz, nell'ambito della collaborazione con il gruppo Quantum 4. Pietro Valente ci spiega di cosa si tratta: "da diversi anni mi interesso di questioni esoteriche, spirituali e legate al condizionamento della società in cui viviamo e nel 2011 per la prima volta ho trovato un potente nesso tra la mia grande passione/lavoro di musicista con questi argomenti. E' stato molto emozionante! Sentivo che quello che potevo fare non era più limitato al ruolo di intrattenimento e cultura proprio della musica ma potevo dare un importante contributo di cambiamento alla società. In questi due anni ho dovuto superare grandi ostacoli ma la consapevolezza dell'importanza di questo progetto mi ha dato la forza di rialzarmi anche nei momenti più bui. La composizione dei brani è durata più di un anno di duro lavoro, volevo che questa musica rappresentasse al meglio la mia voglia di vivere in un mondo migliore oltre a descrivere questa epoca di cambiamento che stiamo vivendo. Per tale motivo anche il gruppo doveva essere speciale e dopo aver molto cercato, provato e dopo molte porte chiuse in faccia ho finalmente trovato i componenti ideali."

L'obiettivo del gruppo Quantum 4 è di far tornare la musica in armonia con l'essere umano e la terra. "L'accordatura con il LA centrale a 432 hertz è il futuro per un mondo di pace e prosperità in cui la musica contribuisce al processo di trasformazione sottile della coscienza umana", spiega Pietro Valente.

"Chiunque intuisce l'importanza di questo progetto è chiamato a dare un sostegno perché per chi cerca di rompere le catene e aprire la strada è difficile andare avanti da solo ma con la collaborazione di tutti non c'è limite alla bellezza del mondo che possiamo costruire." "L'importanza del contributo non riguarda solo i soldi ma soprattutto la diffusione di questo progetto in modo che possa rappresentare un punto di partenza per un cambiamento generale nel mondo della musica. "

Tutte le informazioni relative al progetto e le modalità per sostenere l'iniziativa di Pietro Valente ed il gruppo Quantum 4 sono disponibili cliccando il link : http://igg.me/at/432hz-album/x/2961253

I componenti del gruppo Quantum 4:
Marco Ponchiroli - piano, tastiere
Alessia Obino - voce
Filippo Vignato - trombone
Pietro Valente - batteria, campane tibetane, percussioni ospite
Paola Zannoni - violoncello

 

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nick@criticamente.it (Redazione) Culture Mon, 06 May 2013 21:48:47 +0000
Siamo il loro incubo: ecco cosa pensa di noi il capo di Letta e di Monti http://www.criticamente.it/index.php/culture/23679-siamo-il-loro-incubo-ecco-cosa-pensa-di-noi-il-capo-di-letta-e-di-monti http://www.criticamente.it/index.php/culture/23679-siamo-il-loro-incubo-ecco-cosa-pensa-di-noi-il-capo-di-letta-e-di-monti Cosa pensa il capo della Trilaterale, quella che ha in mano di governo italiano prima con Monti e ora con Letta? Quella fondata da Brzezinski e Rockefeller e che ha per simbolo il mostro a sette teste dell'Apocalisse? Pensa che il loro principale nemico è il risveglio della coscienza.

Fausto Carotenuto (http://coscienzeinrete.net)

Brzezinski nel 2011 al CFR (Council on Foreign Relations - uno dei bastioni del mondialismo gesuita-massonico) afferma con una incredibile faccia tosta:
"Un risveglio politico globale combinato con le lotte interne tra le élites di potere, minaccia di deragliare il cammino verso il governo mondiale".
Chiaro chi é il loro principale nemico no?
E allora hanno fatto qualcosa anche in Italia:
le élites italiane in lotta le hanno forzate a mettersi d'accordo sotto le loro bandiere, a colpi di scandali, di corruzione, di tradimenti e di grillismo. Ora per finire il lavoro vogliono cercare di aggredire e comprimere la libertá delle coscienze. A cominciare dalle libertá politiche, economiche, culturali...
A questo servono i loro governi Monti e Letta.
Ma non sará cosí facile.
I politici si comprano e si ricattano... Le coscienze in risveglio no. Una parte di loro la puoi raggirare con tribuni populisti che spingono all'odio e producono fanatismo, ma poi le coscienze rischiano di risvegliarsi anche da quella illusione. Perché in loro c'è la ricerca del Bene, non la voglia di predazione...
E le gabbie, anche le più raffinate, potrebbero non bastare a tenerle bloccate.
Non sará facile illuderci che sono buoni e che "lavorano per noi" come dice su Repubblica Scalfari... (poveretto, non abbiamo mai capito se ci fa o ci é... )
Il risveglio delle coscienze é cosa seria e forte. Una parte dell'opinione pubblica non cascherá nelle loro trappole.
Questo l'incubo... per i mondialisti.
E il bello... per noi!

 

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nick@criticamente.it (Redazione) Culture Tue, 30 Apr 2013 09:19:30 +0000
25 aprile - Festa della Liberazione dal nazi-fascismo. Intervista a Mario Pancera http://www.criticamente.it/index.php/culture/23676-25-aprile-festa-della-liberazione-dal-nazi-fascismo-intervista-a-mario-pancera- http://www.criticamente.it/index.php/culture/23676-25-aprile-festa-della-liberazione-dal-nazi-fascismo-intervista-a-mario-pancera- A cura di Accademia apuana della pace


Risposte del 1.4.2013 alle domande di Accademia Apuana della Pace
Mario Pancera
D: La Repubblica Italiana nasce sull'opposizione al fascismo, come negazione dell'uomo e dei diritti fondamentali della democrazia. Un valore questo che piano piano nella coscienza degli italiani si è andato progressivamente affievolendo.
R: I motivi di questo affievolirsi sono numerosi, a parte quello, ovvio, del tempo che passa e storicizza gli avvenimenti (quanti votanti di oggi sanno chi è Cavour o Garibaldi? sembra facile, ma fate una prova), i personaggi e le loro idee. Penso che la perdita di coscienza di ciò che è stato il fascismo si debba soprattutto alla scuola. Per quel che vedo, da alcune generazioni, non sono molti i maestri e i professori - laici e religiosi - che formano le coscienze degli alunni contro le dittature. A scuola sembra importante rispondere ai quiz, più che conoscere i fatti e approfondire la verità.
D: Dall'equiparazione dei "ragazzi di Salò" alle dichiarazioni di Beppe Grillo, leader del M5S, quanto pesa tutto questo in quel revisionismo storico e culturale che da anni sta dilagando?
R: Data l'ignoranza generalizzata, il ricordo della «repubblica di Salò» e l'affermazione del grillismo (degno erede del berlusconismo e del qualunquismo, altre forme di fascismo contemporaneo), sono uno sbocco logico. Il termine «marò» usato per i nostri marinai ci riporta alla X Mas di Valerio Borghese ovvero alla repubblica di Salò (1943-1945). Borghese nel 1970 congiurò addirittura per abbattere la democrazia. Eppure nessuno ci fa caso. E il triste sit in del caso Aldrovandi a Ferrara con il debole comportamento delle istituzioni repubblicane? È vero, la storia diluisce i ricordi, ma la coscienza deve averli ben presenti.
D: Il fascismo non come semplice memoria storica, ma come qualcosa che vive oggi e si declina, magari in diverso modo. Dinanzi a tutto questo come può essere declinato e attualizzato l'antifascismo oggi, facendo si che la memoria del passato sia qualcosa che rende viva una cultura altra del presente.
R: Se un chiaro concetto di fascismo non entra, come da anni non entra praticamente più, nella coscienza degli italiani, è difficile «attualizzare» l'antifascismo: se manca la coscienza del primo risulta inutile la presenza del secondo. L'opinione pubblica italiana è disorientata: dimenticate le nefandezze del primo, le sue leggi liberticide, la sua propensione alle guerre di conquista (presentate come guerra di difesa o di necessità demografica), la sua ideologia antiumanistica, l'eliminazione dei partiti e della libertà di parola, la volgarità dei suoi messaggi («Credere, obbedire, combattere», «Un popolo dalle culle vuote non può conquistare un impero!»), e così via, buona parte degli italiani pensa che le trasformazioni contemporanee del fascismo non siano fascismo. Con grillismo e berlusconismo assistiamo a una grave caduta di valori spirituali. Il quarantenne, laureato e cattolico direttore di un sito internet a un mio articolo sugli inizi vocianti di Benito Mussolini ha risposto che «Beppe Grillo va visto come Gesù e il Movimento 5 stelle come quelli dei primi cristiani, ingiustamente calunniati e perseguitati dai pagani». In tutta franchezza, come parlare di corretta memoria del passato e cultura del presente?
Per concludere, penso che chi ama la libertà debba continuamente cercare di spiegare che cosa è stato il fascismo e come può presentarsi oggi nell'individuo e nella società. Per Pasqua il papa ha ricordato, tra l'altro, che spetta agli uomini di buona volontà vincere il male. «Pasqua è il giorno in cui nasce la libertà». Non fermarsi, dunque, sconfiggere l'ignoranza. L'ignoranza è schiavitù. Si tratta di istruire i giovani e di convincere i meno giovani. L'istruzione seria e costante porta all'educazione delle coscienze. Non è facile ma, senza dubbio, è necessario.
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Martedì 23 Aprile,2013 Ore: 20:18

Fonte: www.ildialogo.org

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nick@criticamente.it (Redazione) Culture Sun, 28 Apr 2013 22:01:45 +0000
Perche' la vera decrescita oggi e' politica, non economica http://www.criticamente.it/index.php/culture/23700-perche-la-vera-decrescita-oggi-e-politica-non-economica http://www.criticamente.it/index.php/culture/23700-perche-la-vera-decrescita-oggi-e-politica-non-economica

Il politologo De Benoist sull'Ue, il capitalismo e la dicotomia destra-sinistra:"E' un'alternanza che non da' alternative".


Adesso ci sono arrivati in tanti alla "decrescita" e allo scetticismo nei confronti della religione europeista, che impazzava negli Anni 90 e all' inizio del Duemila. Ma si tratta di idee e atteggiamenti che Alain De Benoist aveva teorizzato e coltivato gia' negli ultimi 40 anni.
Critico (con argomenti precisi) nei confronti dell'Europa, diffidente (in maniera articolata) verso il dio mercantilista, il politologo francese fondatore della Nouvelle Droite era stato per anni relegato, in maniera liquidatoria, nella casella dei pensatori di estrema destra.
Ora che la contrapposizione ideologica destra-sinistra che ha segnato il '900 non sembra piu' in grado di orientare le visioni politiche in maniera ferma e forte, e soprattutto ora che che la crisi economica sembra inverare timori e tremori per un tramonto d'Occidente, le riflessioni che De Benoist aveva disseminato riemergono come una trama nascosta, dietro le considerazioni di tanti, sempre piu' accreditati, maestri di pensiero.
UN LUCIDO DISINCANTO. Ne' impolitico, ne' populista, giammai nostalgico o reazionario De Benoist. Disincantato e lucido piuttosto.
"Tutti i sondaggi di cui disponiamo rivelano una sfiducia generalizzata dei popoli europei nei confronti della politica" ha detto De Benoist a Lettera43.it. "La fiducia sociale e' il fondamento della coesione sociale. Lo sprofondare della fiducia va di pari passo con l'aumento dell'amarezza e della delusione, della frustrazione e del rancore, cose che possono generare un'ondata di collera" ha concluso.

DOMANDA. Infatti la perdita di significato delle categorie novecentesche di destra e sinistra e' un fatto evidente.
RISPOSTA.Forse.
D. Eppure, almeno in Italia, si continua a ragionare secondo questi parametri.
R.In Italia come in Francia le parole destra e sinistra continuano a essere impiegate in riferimento al gioco politico parlamentare. Ma nello stesso tempo la gente vede bene che i governi di 'destra' e 'di sinistra' fanno piu' o meno la stessa politica.
D. Ossia?
R.Si tratta del sistema dell'"alternanza unica", di cui ha scritto Jean-Claude Miche'a, cioe' dell'alternanza senza alternativa.
D. Sorgono, invece, nuove contrapposizioni?
R.Una nuovo contrasto, molto piu' reale, e' quello che ormai oppone le classi popolari (di destra e di sinistra) a una "nuova classe", mondializzata, oggi totalmente distaccata dal popolo.
D. Ma almeno sul piano dell'elaborazione teorica, destra e sinistra hanno un senso?
R.La distinzione destra-sinistra non permette assolutamente piu' di definire degli autori come: Re'gis Debray, Jean Baudrillard, Serge Latouche, Emmanuel Todd in Francia, oppure Massimo Cacciari, Danilo Zolo, Marco Tarchi o Costanzo Preve in Italia.
D.E'uno dei fondatori della Nouvelle Droite, e qualcuno la ha associata al Fronte Nazonale di Jean-Marie Le Pen.
D.Le posizioni del Fn hanno suiito molte variazioni nel corso della sua storia, cosa particolarmente evidente in ambito economico.
D. Cioe'?
R.Trent'anni fa si definivano liberali e reaganiani. Al giorno d'oggi, dopo che Marine Le Pen e' succeduta a suo padre, lo stesso movimento milita contro il libero scambio, reclama l'introduzione di un certo protezionismo, e denuncia con vigore la deregulation economica.
D. Posizioni simili alle sue.
R.Sono opinioni che spiegano, d'altronde, come una grande parte dell'elettorato frontista provenga, ormai, dalla classe operaia. Resto invece in disaccordo con il "giacobinismo" repubblicano del Fronte nazionale, con la sua ostilita' di principio verso il regionalismo e le "comunita'", e col suo laicismo islamofobo.
D. Come giudica il successo del movimento di Beppe Grillo?
R.E' il sintomo rivelatore dello stato dell'opinione pubblica, e specialmente del discredito in cui e' caduta la classe politica.
D. Cosa intende dire?
R.Il fossato che si e' scavato tra la gente e i partiti di governo classici e' ormai tale che le persone si volgono a torto o a ragione verso tutto quello che sembra loro non inquadrato e diverso.
D. Alcuni sono allergici all'alto tasso di populismo grillino.
R.E' facile rispondere loro che le e'lite in carica non sono meno demagogiche dei populisti. Ma soprattutto: se gli elettori si sentissero rappresentati da quelli che hanno eletto o incaricati a questo fine, non si rivolgerebbero ai populisti. Quello che Beppe Grillo e i suoi amici potranno fare del loro successo, evidentemente e' un'altra faccenda.
D. Ma, da politologo, quest'idea della democrazia diretta attraverso la Rete, come la vede?
R.Internet gioca oggi un ruolo insostituibile nel campo dell'informazione "alternativa". E grazie a esso che si puo' sperare di sbriciolare il conformismo mediatico, o anche di far nascere delle vere discussioni.
D. Ma...
R.Sono molto scettico sulla possibilita' di sviluppare su questo mezzo una vera democrazia diretta.
D. Perche'?
R.La democrazia diretta esige un confronto diretto nello spazio pubblico. Gli internauti possono anche connettersi fra loro a migliaia, ma restano nella sfera del privato. Non e' soltanto diventando dipendenti da un telecomando o da uno smartphone, che possiamo rimediare alla scomparsa del legame sociale.
D. Internet non puo' svolgere questo ruolo.
R.Ne da' solo l'illusione, proprio come Facebook da' l'illusione di avere degli 'amici'.

"Anche l'ideologia del progresso e' in crisi"

D. La crisi della politica italiana riflette quella europea. Per Nietzsche "l'Europa si fara' sull'orlo di una tomba". Siamo arrivati sull'orlo?
R. Non ci siamo molto lontani. Ma lo stato di crisi di oggi non vuol dire che si va "a fare l'Europa" (che non faro' l'errore di confondere con l'Unione europea), vuol dire semplicemente che un ciclo sta per terminare.
D. Decrescita: per lei, come per Serge Latouche e altri, e' un imperativo motivato dalla finitezza delle risorse.
R. Non ci puo' essere crescita materiale infinita in uno spazio finito. In altri termini, gli alberi non possono crescere fino al cielo. Questo fatto ci colpisce, perche' noi abbiamo preso l'abitudine di considerare la crescita economica come qualcosa di naturale.
D. E invece?
R. In realta' questa idea e' recente. Storicamente e' legata all'ideologia del progresso, che anch'essa e' in crisi.
D. Quindi, che fare?
R. Decrescita non significa arresto di ogni attivita' economica o la fine della storia. Bisogna solo abituarsi a moderare il nostro modo di vivere. Cioe' capire che 'piu'' non e' sempre sinonimo di 'meglio'.
D. Ma i governanti europei l'hanno capito?
R. L'austerita' messa in atto dai governi europei per soddisfare le esigenze delle banche e dei mercati finanziari si traduce in un abbassamento del potere d'acquisto e in un aumento della disoccupazione. Risultati inversi a quello che si pensava.
D. Cosa intende con risultati inversi?
R. L'impoverimento delle classi medie e di quelle popolari. Ma cio' non impedisce che i piu' ricchi si arricchiscano ulteriormente. Tutto questo non ha nulla a che vedere con la decrescita.

Bisogna "creare una nuova forma di vita pubblica, di cittadinanza"

D. Questo vale per tutta l'Europa forse. Qual e' stato l'errore alla base della costruzione dell'Ue?
R. Si e' effettuata fin dall'inizio contro il buon senso. Si e' dapprima scommesso sul commercio e l'industria anziche' sulla politica e la cultura.
D. E questo cosa ha comportato?
R. I popoli non sono mai stati realmente associati alla costruzione europea. Inoltre le finalita' di questa costruzione non sono mai state chiaramente definite. Si tratta di creare un'Europa-mercato o un'Europa-potenza? La domanda e' questa.
D. Al contrario, lei e' un sostenitore di un modello politico federalista, non nazionale. Piuttosto "imperiale". In che senso?
R. L'Europa ha conosciuto, nel corso della sua storia, due grandi modelli politici: quello dello Stato-nazione, di cui la Francia e' l'esempio piu' tipico, e quello dell'Impero, che e' stato prevalentemente quello della Germania e dell'Italia.
D. Differenze, sul piano pratico e organizzativo?
R. Il modello Stato-nazione e' caratterizzato dal centralismo e dal "giacobinismo", mentre il modello imperiale poggia sul rispetto dei diversi componenti, che possono eventualmente beneficiare di una certa autonomia.
D. L'impero era piu' federalista degli stati nazionali?
R. Il federalismo mi sembrerebbe il sistema politico che ha maggiormente recepito le caratteristiche del modello imperiale, nella misura in cui oppone il principio di una sovranita' condivisa al principio della sovranita' una e indivisibile.
D. Come l'Ue?
R. L'Ue, che certi qualificano talvolta come 'federale', da questo punto di vista e' perfettamente giacobina, perche' e' diretta dall'altro verso il basso, da una commissione di Bruxelles che si ritiene onnicompetente.
D. La tutela delle 'piccole patrie' locali come potrebbe avvenire, nei fatti?
R. I piccoli Paesi potrebbero federarsi tra di loro, mentre i grandi potrebbero federalizzarsi. Ma come precedente tutto questo suppone un'azione di base che privilegi il localismo e la vita comunitaria locale:
D. A che scopo?
R. Favorire la democrazia partecipativa, di rimediare allo scollamento sociale e di creare una nuova forma di vita pubblica, cioe' di cittadinanza.
D. Lei ha anche parlato di una"rivoluzione interiore", come rimedio al capitalismo finanziario e deterritorializzato. Ma come e' possibile se manca un indirizzo culturale-ideale forte?
R. Da questo punto di vista una vera riforma intellettuale e morale esigerebbe una 'decolonizzazione' dell'immaginario simbolico, oggi quasi totalmente assoggettato all'immaginario del mercato.
D. Ma non e' cosi semplice.
R. Per adesso le condizioni non sembrano in effetti concrete. Ma quello che si vede oggi non ci dice niente di cio' che succedera' domani.
D. Com'e' possibile ottenere decrescita e una "rivoluzione interiore" nell'era del nichilismo?
R. E' un errore opporre senza sfumature antiche societa' - in cui l'influenza religiosa era forte - a societa' moderne o postmoderne dove la religione e' quasi scomparsa. Le cose sono piu' complicate di cosi.
D. E come sono?
R. Il bisogno che l'uomo ha di riferirsi a qualcosa di piu' alto di lui e' secondo me una costante antropologica. Appartiene alla natura umana. Cio' non significa che solo le religioni tradizionali possano rispondere a quest'esigenza.
D. In che senso?
R. Penso solo che il sacro risorge in generale dove uno non se l'aspetta, e che l'uomo ha sempre bisogno di superare se stesso per dare un senso alla sua esistenza.
D. Suonano strane queste parole dette da lei che non e' ne' un nostalgico, ne' un tradizionalista...
R. Ho sempre rifiutato il "restaurazionismo" che sostengono gli autori reazionari. Gli ambienti reazionari sono ambienti in cui il riferimento al passato serve da rifugio o da consolazione. Ma la nostalgia non e' un programma. A meno che non sia la nostalgia dell'avvenire.

Giovedi, 25 Aprile 2013

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)]]>
nick@criticamente.it (Redazione) Culture Fri, 26 Apr 2013 00:00:00 +0000
Romero, finalmente un santo http://www.criticamente.it/index.php/culture/23667-romero-finalmente-un-santo http://www.criticamente.it/index.php/culture/23667-romero-finalmente-un-santo (Fonte: altrenotizie.org)

di Rosa Ana De Santis

La pratica di beatificazione di Monsignor Oscar Romero, il martire di El Salvador che aveva denunciato gli orrori della dittatura militare e aveva difeso strenuamente il popolo oppresso, era ferma dal 1997. Papa Francesco, finalmente e per primo, riapre la causa e ne invoca subito la beatificazione.

Prima di essere brutalmente assassinato dagli squadroni della morte di Roberto D'Abuisson, Monsignor Romero, aveva cercato aiuto dal Vaticano. Pur bussando alla porta di Giovanni Paolo per avere sostegno nella denuncia della barbarie che avveniva in Salvador e in tanto Sudamerica, rimase pero' inascoltato e ai margini della Chiesa di Roma per lungo tempo. La sua fede nella giustizia risultava troppo infarcita di 'politica' ed era poco 'in linea' con la mission politica del papato di Woytila, impegnato fino in fondo nella mistica anti-comunista e filo americana e molto poco sensibile all'imperialismo del Sud del Mondo.

Eppure Romero, e' bene ricordarlo, era un sacerdote conservatore vicino all'Opus Dei, non era mai entrato nelle file dei sacerdoti armati della teologia della liberazione cosi diffusa nel continente latinoamericano. Della Teologia della Liberazione, anzi, ne era tenace oppositore,  ed era rimasto sempre a fare il prete e ad onorare con coerenza i valori cristiani. Ma la realta' del dominio genocida dei militari salvadoregni aveva avuto il sopravvento sulle questioni teologiche e quanto vide lo obbligo' moralmente a denunciare le violazioni dei diritti della sua gente, le diseguaglianze sociali, la barbarie della dittatura e le complicita' omertose internazionali.

Furono denunce gridate dal pulpito della sua chiesa come attraverso i canali stabiliti dal Vaticano, ma furono soprattutto le sue prediche nella sua chiesa gremita di fedeli che lo resero intollerabile al governo del democristiano Napoleon Duarte e dei suoi complici paramilitari, tutti agli ordini degli Stati Uniti.Romero da quel pulpito denunciava e su quel pulpito venne assassinato il 24 marzo del 1980, con un ostia in mano e sull'altare, mentre pronunciava le sue ultime parole: 'In nome di Dio vi prego, vi scongiuro, vi ordino: cessi la repressione'. Il proiettile dei sicari arrivo' a chiusura della frase mentre i fedeli attoniti correvano a soccorrerlo. Fu tutto inutile. Per paradosso della storia, o per ipocrisia congenita, Duarte divenne Segretario dell'Internazionale della Democrazia Cristiana.

L'annuncio dello sblocco voluto da Bergoglio arriva a Bari per bocca del postulatore, arcivescovo Vincenzo Paglia, nel momento in cui vengono celebrati i venti anni della morta di don Tonino Bello, un altro prossimo beato. Il segno del rinnovamento che ha accompagnato la nomina di Papa Francesco non e' solo questione di stile, di linguaggio e di comportamenti piu' sobri e meno cerimoniosi. Avviene, evidentemente, con delle scelte concrete e coraggiose che segnano profonda discontinuita' rispetto al passato, sia con il papato di Joseph Ratzinger che con il ventennio di Wojtyla che lo ha preceduto e che ha caratterizzato una fase marcatamente politica e temporale della storia della Chiesa.

Papa Bergoglio pone le basi non soltanto di una Chiesa piu' umile e vicina all'autenticita' del messaggio cristiano, ma di una vera famiglia spirituale dove i martiri come Romero sono santi subito, anche quando sono scomodi negli equilibri dei poteri politici o forse soprattutto in questo caso.

L'annuncio della beatificazione di Oscar Arnulfo Romero arriva come un risarcimento spirituale per il popolo del Salvador e di tutta l'America Latina che dall'anno della sua morte celebra gia' nelle chiese Monsignor Romero come icona di giustizia e come martire contemporaneo. Ma la beatificazione di Romero e' una benedizione piu' per la Chiesa e la Curia romana che ha incensato santi d'ogni sorta, guaritori e vergini, stigmate, figure controverse come Josemaru­a Escrivu¡ de Balaguer, fondatore dell'Opus dei canonizzato da Wojtyla in velocita', lasciando fuori la porta chi ha dato la sua vita per gli ultimi, chi ha denunciato i farisei, chi ha combattuto contro Erode fino a morire in croce con l'ultima omelia per la giustizia e il coraggio sulle labbra. Una di quelle denunce che in Argentina il gesuita Bergoglio avra' ascoltato mille e una volta. Papa Francesco ha deciso di riparare alle sordita' del passato e ad aprire la porta a un santo degli ultimi e con lui, come in molti sperano, agli ultimi.

(Tratto da: http://www.altrenotizie.org)]]>
nick@criticamente.it (Redazione) Culture Wed, 24 Apr 2013 00:00:00 +0000
La coltivazione di cannabis non costituisce reato. http://www.criticamente.it/index.php/culture/23652-la-coltivazione-di-cannabis-non-costituisce-reato http://www.criticamente.it/index.php/culture/23652-la-coltivazione-di-cannabis-non-costituisce-reato Duro colpo alla criminalità  organizzata. Un'altra  interpretazione  discordante dall'orientamento delle Sezioni unite. La condotta non mette in pericolo la sicurezza pubblica, che è il bene tutelato dalla norma incriminatrice

 

Imputati assolti perché il fatto non è previsto dalla legge come reato. È quanto emerge dalla sentenza 1176/13, pubblicata dal tribunale di Ferrara che stabilisce" Vanno esenti da censure, all'esito del rito abbreviato, i due giovani arrestati perché coltivano in casa quattro piantine di canapa fra i quaranta e i sessanta centimetri ciascuna. Se infatti il bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice è rappresentato dall'ordine e dalla sicurezza pubblica, non possono risultare irrilevanti elementi come il numero delle piante, la destinazione a uso personale dello stupefacente e il luogo di detenzione della sostanza in un appartamento, dunque luogo non accessibile al pubblico.

La vicenda riguardava due ragazzi che avevano comprato semi e attrezzature in negozio dopo essersi documentati tramite internet su come coltivarli. I due giovani, arrestati dai carabinieri due settimane fa in seguito a una perquisizione domiciliare in cui erano state rinvenute quattro piantine di marijuana e otto grammi di sostanza stupefacente non erano spacciatori ed avevano una vita normale. Erano solo consumatori di cannabis stanchi di procurarsela in strada. È per questo che il Giudice monocratico ha assolto gli imputati: perché il fatto non è previsto dalla legge come reato. Pertanto risulta dunque disatteso l'orientamento delle Sezioni unite penali secondo cui ogni coltivazione di cannabis costituisce reato, al di là dell'utilizzo.

Secondo il giudice del merito le argomentazioni non  sono «aderenti alla realtà che si sperimenta quotidianamente nei palazzi di giustizia». Con tutta la droga che gira in Italia, fa capire il magistrato, non sono le quattro piantine coltivate in casa da due giovani non collegati ai clan che fanno aumentare in modo apprezzabile la quantità in circolazione. Paradossalmente il consumatore che produce cannabis in proprio per il consumo personale «evita di contribuire all'incremento dei traffici legati alla criminalità organizzata». Inoltre il concetto di coltivazione, secondo il giudice del merito, deve essere interpretato in senso restrittivo e quella "domestica" deve essere assimilata alla semplice detenzione di stupefacenti.

Per Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", un'altra storica decisione in materia in materia di consumo di cannabis e derivati che dovrebbe persuadere il legislatore ad una modifica della  disciplina  troppo severa di fronte  ad un  fenomeno di massa che in questi anni  con le leggi vigenti ha foraggiato le mafie  che hanno trovato terreno fertile nel mercato  illegale.

 

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nick@criticamente.it (Redazione) Culture Fri, 19 Apr 2013 22:18:50 +0000