Dopo la drammatica pagina di Tangentopoli, che svelo' la corruzione ai vertici del sistema Italia, i partiti della Seconda Repubblica, sospinti dal vento dell'indignazione e dalla possibilita' di cambiamento, ebbero l'opportunita' di compiere un passo successivo nella storia italiana, aprendo una nuova fase di riforme tutt'oggi fondamentali, e dando alla Costituzione la condizione, e il contesto, per rinnovarsi dopo 40 anni dalla sua nascita. Ma fino ad oggi la politica ha vissuto una lunga fase di stagnazione; destra e sinistra - unite nella mediocrita' dei loro uomini - non hanno saputo anteporre ai loro interessi quelli di una Italia che necessita un cambiamento - Universita', lavoro, giustizia, economia e politica stessa -. Se il berlusconismo e' stato artefice di una politica fondata sull'individualismo, e sulla logica del potere non gia' come fonte per la collettivita', quanto per la scalata sociale al potere, la sinistra non ha saputo anteporre al berlusconismo un'idea di sistema politico efficace, tanto che instabilita' e alternanza sono state le debolezze di questo ventennio. E proprio perche' la democrazia dei partiti e' un tipo di regime fondato sul compromesso parlamentare - la Casta e' tale proprio perche' destra e sinistra, in un emiciclo politico, sono un sistema unico con idee differenti, e il Parlamento e' un luogo dove non vi e' piu' deliberazione -, in venti anni non si e' riusciti nemmeno a concettualizzare una legge contro il conflitto di interessi, oggi piu' che mai da costituzionalizzare, e dunque combattuto per mezzo della Costituzione. La crisi dei partiti italiani della Seconda Repubblica, che si sono divisi il potere democratico senza concludere nessuna battaglia fondamentale, e' un effetto collaterale del movimento di protesta.
Mentre un tempo, infatti, votare per un partito significava 'appartenenza' ad un determinato contesto sociale (e il partito ne era il simbolo nella stanza dei bottoni), oggi il deflusso dei voti e' sinonimo di 'non-appartenenza'. Non sorprende, percio', che il Movimento 5 Stelle, naturale movimento antipartitico, sia tanto temibile e gradualmente sempre piu' grande. Chi vota i 5 stelle si caratterizza per una non-appartenenza, non riconoscendosi, appunto, nell'attuale sistema politico. E proprio perche' il movimento si concettualizza come estraneo al sistema vigente, non sorprende che la sua idea democratica non sia quella storica della rappresentanza, altresi quella della partecipazione.
Gli anni '60 del boom economico avevano visto una sinistra comunista e socialista accrescere il proprio elettorato, pur con una Dc sempre al governo; gli anni '70, vuoi per una crisi energetica che condiziono' l'agenda politica, riporto' l'Europa sotto la stella della destra; gli anni '80, soprattutto in Italia, furono quelli del moderatismo e del socialismo; gli anni'90 quelli della Seconda Repubblica. La seconda parte del primo decennio, e i prossimi dieci anni, sono stati e saranno quelli del cambiamento: destra e sinistra, oggi, sono appartenenze sempre piu' obsolete e politicamente indistinte, mentre dalla piazza il movimento di protesta, attraverso le elezioni, reagisce e si mobilita per entrare in Parlamento. Soltanto una risoluzione veloce e decisa della crisi economica scongiurerebbe, o rallenterebbe, l'ascesa di un nuovo modello, chiudendo la fase di questa rivoluzione morale e di sistema, e tramutando il movimento di protesta in una rivoluzione mancata (proprio come avvenne nel '68, anche se allora il movimento studentesco fu caratterizzato da un altro contesto, e da modalita' e ideologie differenti). Non inganni l'attuale fase dei tecnici: il governo Monti, pur non essendo politico, e non avendo nulla a che vedere con la societa' reazionaria, rappresenta soltanto la conclusione della parabola degli ultimi vent'anni, il culmine del fallimento repubblicano. I partiti sono cosi deboli che, oltreche' guardarsi dai reazionari indignati che i sondaggi danno in ascesa, dovranno fare i conti anche con l'eredita' che lasceranno i tecnici: il prossimo Presidente del Consiglio, e l'eventuale maggioranza, non potra' non tenere conto di Monti politico e del montismo. I partiti, in estrema sintesi, saranno sempre piu' minacciati e, sempre dai sondaggi, isolati, anche perche' figure nuove e politicamente forti, all'orizzonte, non se ne vedono. D'altra parte la societa' ha un urgente bisogno di cambiamento sociale, morale e politico, e siccome i partiti hanno fallito la strada delle riforme e della Costituzione, e pare che non siano piu' in grado di risollevarsi, sono due le strade che dovra' percorrere: o si arriva al cambiamento attraverso un processo democratico, e dunque riformulando le questioni in Parlamento, oppure attraverso un processo antidemocratico e storicamente degenerativo, che e' quello delle rivolte in piazza. Entrambe, pur con modalita' diverse, sono altrettanto efficaci.
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