Il criminale comune e terrorista difeso dall'intelligentia 'borghese' ha ricevuto dal Brasile l'ultimo lasciapassare. In nome di un malinteso senso di giustizia.
L'ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) e' libero perche' il Tribunale supremo federale brasiliano ha deciso di negare l'estradizione in Italia. L'uomo e' stato condannato all'ergastolo nel 1985 (sentenza passata in giudicato nel 1991) per quattro omicidi.
Le vittime della furia del militante dei Pac sono state Antonio Santoro, maresciallo della Polizia penitenziaria, ammazzato il 6 giugno 1978 a Udine e colpito dai proiettili di Battisti e di una complice; il gioielliere Pierluigi Torregiani, ucciso il 16 febbraio 1979 a Milano, in un agguato del quale il terrorista sarebbe stato co-ideatore e co-organizzatore; Lino Sabbadin, macellaio, assassinato sempre il 16 febbraio 1979 a Santa Maria di Sala, in una azione nella quale sempre Battisti fece da "copertura armata" all'esecutore materiale Diego Giacomin e Andrea Campagna, agente della Digos, giustiziato il 19 aprile 1979 a Milano, eliminato personalmente dal terrorista.
Battisti si dichiara innocente per tutti gli omicidi e di recente ha scritto una lettera nella quale ha sostenuto: "Non sono responsabile per nessuna delle morti di cui sono accusato e so che il dolore che hanno causato e' immenso ancora oggi". Poi ha aggiunto: "Sono un perseguitato politico. I veri colpevoli sono Gabriele Grimaldi, Sebastiano Masala, Giuseppe Memeo e Sante Fatone".
Grimaldi e Masala furono condannati come autori materiali. Il primo si penti e con l'altro partecipo' all'omicidio Torregiani. Uno fece l'autista, l'altro il palo. Per quel delitto Battisti non fu considerato un esecutore.
Nella sua missiva, il criminale ha aggiunto: "Sappiamo anche che la pallottola che rese invalido il figlio del gioielliere Pierluigi Torregiani proveniva dalla pistola di suo padre", ribadendo un particolare noto fin dal primo momento delle indagini e poi ha aggiunto: "La persona che mi ha accusato e' stata torturata", senza fare nomi, ma presumibilmente alludendo a Walter Andreatta, che nel '79 aveva confermato agli investigatori come Grimaldi e Memeo gli avessero raccontato di aver partecipato all'omicidio del gioielliere. Due anni dopo Andreatta cambio' idea e sostenne di essere stato picchiato e per questo di aver 'parlato'.
Battisti infine ha concluso la sua lettera in questo modo: "Spero che la mia situazione venga compresa e che io possa vivere in liberta', con la mia famiglia, gli ultimi anni della mia vita".
I sostenitori di un documento di sostegno al presunto omicida hanno affermato: "E' forse il caso di ricordare, in maniera sintetica, i motivi per cui, nel 2004, divulgammo un appello contro l'estradizione di Cesare Battisti dalla Francia. E perche' manteniamo, in circostanze cambiate (oggi e' prigioniero in Brasile), il nostro sostegno".
Quindi hanno spiegato: "Quando Battisti subi il primo processo, nel 1981, fu condannato a 12 anni di prigione per possesso di armi e associazione sovversiva. La pena risulto' pesante perche' aumentata da finalita' terroristiche. Evase, riparo' in America Latina.
Le condanne successive all'ergastolo gli caddero addosso lui assente. Una serie di 'pentiti' dei PAC, Proletari Armati per il Comunismo, gli attribuirono tutti i crimini compiuti dall'organizzazione. Solo poco a poco ammisero che certi delitti attribuiti a lui li avevano commessi loro.
Il pentito principale, Pietro Mutti, smenti piu' volte se stesso. Ha di recente lasciato intuire che lo fece sotto tortura (vedi qui). Le sue rivelazioni sono tutte di seconda o di terza mano. Ha detto poco tempo fa che vide di persona Battisti uccidere il direttore del carcere di Udine, Santoro. Peccato che, dagli atti giudiziari (e' raccomandabile leggere la sentenza completa), cio' non risulti possibile. Mutti avvio' anche l'infausta 'pista veneta', che vedeva l'OLP di Yassir Arafat quale sponsor delle Brigate Rosse. Fini in nulla.
Noi preghiamo di leggere la sentenza del 1988 contro Battisti e i PAC. Sembra irreale, eppure e' quella vera. A quel tempo le sentenze si scrivevano cosi, con catene di 'sentito dire'. Oggi si spera ''' senza troppa convinzione ''' che sia diverso.
Mutti fece arrestare tale Sisinnio Bitti. Lo aveva ascoltato, in un bar, dirsi d'accordo con l'omicidio del gioielliere Torregiani. Bitti fu arrestato e sottoposto a percosse che gli lesero l'udito. Successivamente fu catturato di nuovo e subi anni di prigione. Cio' per la frase al bar, udita da Mutti.
A parte l'incrocio tra pentiti e dissociati, non esiste alcun riscontro ulteriore che accusi Battisti".
Poi, chiedendosi se "Battisti e' innocente" hanno continuato:
"Non possiamo affermarlo. Di una serie di azioni armate, inclusi azzoppamenti e atti gravi, fu sicuramente responsabile, e non lo ha mai negato. Ci limitiamo a notare che:
Il caso che gli viene piu' di frequente attribuito, l'omicidio Torregiani, e' l'unico che sicuramente non lo vide presente. I colpevoli furono arrestati poco dopo il delitto. Battisti, accusato del simultaneo omicidio Sabbadin, fu tirato in ballo molto piu' tardi, per avere partecipato alla riunione che decise i due attentati.
Battisti fu condannato in contumacia, e mai piu' potra' rispondere dei suoi presunti crimini. La legge italiana, unica in Europa, non prevede una ripetizione del processo, qualora il contumace sia catturato.
Se estradato in Italia, verrebbe sottoposto al famigerato articolo 41 bis, riservato a terroristi e mafiosi. Avere contatti con lui diventerebbe difficilissimo.
Fra i motivi di riluttanza delle autorita' brasiliane all'estradizione, c'e' il fatto che li la colpa si estingue in vent'anni di buona condotta. Da noi in trenta, e non e' detto (fonte: Amnesty International, Brasile).
La legislazione brasiliana non contempla l'ergastolo, ritenuta sanzione disumana, al pari della pena di morte".
L'incipita' dell'appello deve far riflettere. Battisti, affermano i suoi sostenitori, fu "condannato a 12 anni di prigione per possesso di armi", ma la pena "risulto' pesante" e per questo l'uomo "evase e riparo' in America Latina". Bislacco modo per descrivere i fatti.
Appare singolare che una persona trovata a maneggiare armi, oggetti pensati per uccidere, e membro di una organizzazione terroristica che ammazza per scelta politica possa affermare di sentirsi estraneo a quello che i suoi colleghi di setta facevano. Cosi come e' interessante notare come i promotori dell'appello affermino che una non meglio identificata entita' abbia ritenuto "pesante" una pena e quindi autorizzato il condannato ad evadere.
Wikipedia descrive in questo modo la gioventu' del terrorista: "Nel 1968, Cesare Battisti si iscrisse al liceo classico, ma gia' nel 1971 abbandono' la scuola. Protagonista di una fase giovanile piuttosto burrascosa, punteggiata da atti di teppismo e di delinquenza che lo segnalarono piu' volte all'attenzione delle forze dell'ordine, Battisti fu per la prima volta arrestato nel 1972, per una rapina compiuta a Frascati. Nel 1974 venne nuovamente tratto in arresto per una rapina con sequestro di persona compiuta a Sabaudia ma non sconta la pena. Dopo aver raggiunta la maggiore eta', nel 1977 fu arrestato, sempre per rapina". Inoltre il futuro "perseguitato politico" fu da giovane denunciato per atti di libidine su una persona che secondo i verbali dell'epoca era "incapace", ma mai processato.
Battisti, diventato scrittore, adesso gode della 'stima' e della solidarieta' di Bernard-Henri Le'vy, Serge Quadruppani, Daniel Pennac, Gabriel Garcia Marquez e molti altri. Su di lui, tuttavia, alcune considerazioni vanno fatte.
L'uomo non rappresenta una fase 'sfortunata' o 'impazzita' della politica e della storia italiana. Battisti ha fatto parte di una organizzazione che con le Br, Prima linea, gruppi eversivi fascisti ed agenti di numerosi servizi segreti ha non solo ucciso, rapinato ed utilizzato la violenza come strumento di lotta, ma ha anche colpito il movimento democratico e progressista del nostro Paese. Perche' le prime vittime del terrorismo sono stati i lavoratori.
In quei lontani anni gli attuali 'difensori' di Battisti sarebbero stati definiti 'piccolo-borghesi' senza qualita' indaffarati nella ricerca di un posto al sole altrimenti irraggiungibile. Oggi sono semplicemente dei privilegiati travestiti da 'intellettuali', sempre pronti a discutere di diritti civili in salotti colmi di pasticcini alla crema.
La liberta' del terrorista criminale dei Pac e' un'offesa per tutti i militanti democratici che durante gli 'anni di piombo' difesero la democrazia e si opposero alla legislazione di emergenza, che nego' non poche liberta' individuali. E testimonia come l'aver imbastito processi improvvisati, aver cercato l'ennesima 'pacificazione' ed essere diventati delle comparse di terza fila nella politica internazionale ha permesso non ad un 'perseguitato politico', ma ad un assassino condannato all'ergastolo di starsene libero su una spiaggia brasiliana.
(Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/)- 27/07/2011 10:00 - Utoya: il bersaglio eravamo noi
- 13/07/2011 21:13 - LA RIVOLTA DELLO SPIRITO
- 01/07/2011 22:02 - Primo: desensibilizzare la massa per renderle accettabile l'inaccettabile
- 29/06/2011 10:00 - Dalla P2 alla P4, trent'anni di torbidi intrecci
- 20/06/2011 10:00 - La bufala dei test Invalsi
- 09/06/2011 13:18 - Liberta' religiosa e diritti umani nei paesi arabi: due problemi di fondo
- 08/06/2011 10:22 - Societa' che esaltano la vita
- 07/06/2011 02:00 - Come si esce dalla societa' dei consumi
- 06/06/2011 02:00 - La globalizzazione del nulla
- 01/06/2011 02:00 - L'obsolescenza del lavoratore, verso la rottamazione dell'umanita'?






