Sabato, 25 Maggio 2013
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    Le mille esperienze per la riduzione dei rifiuti

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    Sono molte le pubbliche amministrazioni che hanno capito quanto sia importante ridurre l’impatto della nostra società sull’ambiente. Ciò è possibile modificando gli stili di vita quotidiani, e le pubbliche amministrazioni più sensibili, stanno sperimentando politiche di prevenzione dalla produzione dei rifiuti [Alessio Ciacci].



    La crescita costante

    Gli ultimi decenni sono, purtroppo, caratterizzati dalla continua ed inarrestabile crescita dei rifiuti. C’è chi ritiene che questo sia un bene, in quanto conseguenza dell’aumento dei consumi e, quindi, del benessere generale. C’è chi, invece, sostiene che, con volumi così enormi di produzione dei rifiuti, presto  saremo costretti a cercare un altro pianeta dove scaricarli.

    In Italia, da alcuni anni è stata superata la quota di 30 milioni di tonnellate annue di rifiuti urbani prodotti, equivalenti ad un valore pro-capite di circa 524 kg/abitante per anno.

    E’ allarmante il dato che vede, dal 1995 al 2000, la quantità di rifiuti urbani prodotti aumentare del 12,2%, con un tasso medio annuo pari al 2,4%.

    Come porre rimedio a questa situazione?

    Di fronte a queste crescenti montagne di immondizia, le amministrazioni pubbliche si trovano a dover decidere quali scelte strategiche adottare per salvarci dalla nostra spazzatura.

    Le alternative sono almeno due: bruciare i rifiuti, alimentando l’insostenibilità del sistema, oppure, scegliere pratiche di elevata differenziazione e riduzione.

    Ebbene sì, ci sono pubbliche amministrazioni e ministri che ancora oggi guardano all’incenerimento come una soluzione sostenibile per la produzione di energia. Peccato che la costruzione di un inceneritore e la sua messa in opera non sarà mai sostenibile, visto che l’impianto ha bisogno di rifiuti per alimentarsi e questi non potranno mai diminuire. Senza poi considerare gli impatti inquinanti delle polveri sottili, i rifiuti pericolosi prodotti dall’incenerimento e l’impossibilità di differenziare elevate percentuali dei rifiuti.

    Mai, logica fu così folle come quella di chi, dicendo di amministrare bene una città o un paese, avvelena irrimediabilmente aria, acqua, suolo ed i cittadini per fare dello smaltimento un vero business.

    La raccolta differenziata, un primo passo verso la sostenibilità

    Esperienze importanti in tutta Italia dimostrano come non esista un limite alla possibilità, da parte dei cittadini, di differenziare quasi tutta la propria produzione di rifiuti.

    Il Consorzio Priula, ad esempio, serve 26 comuni della provincia di Treviso, raggiungendo il 74% di raccolta differenziata attraverso l’applicazione regolare della tariffa (si paga per i rifiuti indifferenziati prodotti).

    Il Comune di Legnano (56 mila abitanti in provincia di Milano) nel mese di Maggio 2005 ha attivato il sistema di raccolta domiciliare dei rifiuti e la raccolta differenziata è passata dall’28 al 65%, riducendo del 74% lo scarto indifferenziato.

    Oppure l’esempio di Ascit, l’azienda pubblica in provincia di Lucca che, nel comune di Capannori, ha adottato un sistema di raccolta domiciliare dei rifiuti. Ascit, da oltre quattro mesi, sta superando  quota 83% di raccolta differenziata, con sensibile riduzione dei rifiuti ed un notevole risparmio complessivo di gestione.

    La riduzione dei rifiuti è possibile: ecco le prove!

    Decine, centinaia di città, di comuni, di paesi o d’intere regioni in Italia ed in Europa hanno capito quanto sia strategico ridurre i rifiuti. Per raggiungere questo obiettivo si sono messe al lavoro assieme ai loro cittadini.

    Una panoramica delle principali esperienze europee.

    Il comune di Vienna ha avviato una campagna di promozione della riparazione, del riuso, dell’affitto o dell’acquisto del materiale usato1; la stessa città, per contrastare l’acquisto dell’usa e getta, sta inoltre promovendo l’affitto, per le feste o le sagre di paese, di un furgoncino nel quale si possono trovare una lavatrice industriale e piatti a volontà.

    Il comune di Monaco ha indetto la giornata per la riparazione con tanto di pubblicità e poster appesi nel centro storico; l’amministrazione comunale di Bruxelles ha promosso la creazione di un Osservatorio2 sui consumi, che fornisce informazioni sui rifiuti originati da ogni singolo prodotto.

    Rotterdam ha inviato ai suoi cittadini una EcoCard con la quale si possono accumulare punti usando il trasporto collettivo e portando i propri rifiuti all’isola ecologica dove poterli differenziare: con l’aumentare del proprio punteggio si ricevono biglietti gratuiti per cinema o spettacoli teatrali.

    Norimberga promuove verso i suoi cittadini modi di fare regali che non comportano la produzione dei rifiuti, ogni cittadino ha infatti ricevuto a casa una lista di 99 regali ecologici.

    L’amministrazione comunale di Charleroi ha convinto le catene commerciali della città ad esporre un cartellino riconoscitivo per quei prodotti che comportano, in assoluto, la produzione di meno rifiuti.

    Quanto mai interessante l’esperienza avviata a Kalundborg, in Svezia, dove si è creata una simbiosi industriale: gli scarti prodotti da diverse industrie, vengono reintrodotti nel ciclo produttivo di altre. Con un investimento iniziale di 80 milioni di euro, ne sono già stati risparmiati oltre 180 in neppure due anni.

    A Milton , in Inghilterra, sono stati promossi i pannolini per neonati riutilizzabili; attraverso l’uso di questi prodotti, ogni famiglia con bebè, risparmia in media, oltre 360 euro annui e riduce del 10% i propri rifiuti.

    La città di Porto ha sperimentato, con ottimi risultati, una campagna informativa per l’autocompostaggio domestico dei rifiuti organici; nelle Fiandre si è arrivati a promuovere l’acquisto di galline, per trasformare gli scarti da cucina in risorsa per i propri animali.

    A Manlleu, in Spagna, il Comune ha promosso l’esposizione, da parte dei commercianti locali che hanno aderito alla campagna, di un adesivo identificativo che prevedesse, nel negozio, l’uso dei sacchetti di stoffa anziché quelli di plastica.

    I Paesi Bassi, attraverso gli strumenti forniti da ISO14001 o EMAS,

    impongono, alle aziende, una gestione degli imballaggi più attenta   nei confronti dell’ambiente. La Corsica, in pochissimi anni, attraverso una campagna di sensibilizzazione, ha ridotto dell’80% l’uso dei sacchetti di plastica.

     Anche in Italia sta aumentando la sensibilità delle pubbliche amministrazioni.

    Sempre più grande è la rete di enti pubblici che hanno adottato il GPP3, ovvero una procedura che impone, l’acquisto di prodotti a basso impatto ambientale (che comportano pochi rifiuti, risparmio energetico, uso di prodotti riciclati).

    Molte amministrazioni locali hanno incentivato, diminuendo fino al 30% la tassa o tariffa rifiuti, a chi effettua l’autocompostaggio.

    Vari comuni (ad esempio nelle Province di Venezia o Bergamo) hanno avviato campagne di sensibilizzazione per l’utilizzo del contenitore in vetro “vuoto a rendere” per l’acquisto del latte fresco, così come dell’acqua minerale, oppure di quello in plastica, riutilizzabile, per i detersivi.

    Il Comune di Capannori (Lucca), sta avviando una campagna di promozione dell’acqua di sorgente, per sottolineare l’assurdità dell’acquisto di acque minerali in località ricche di buonissime acque sorgive.

    La Provincia di Ascoli Piceno, assieme all’Associazione Italiana per l’Agricoltura biologica e la rete dei GAS4, hanno dato vita all’iniziativa “Filiera corta”5 che avvicina produttore e consumatore, accorcia il numero degli intermediari e diminuisce gli imballaggi prodotti.

    Il Comune di Follonica ha inaugurato, nei mesi scorsi, uno spazio denominato “Ecoscambio” dove, ogni cittadino, può portare mobilia od oggettistica ancora in buono stato e chi ne ha bisogno può prenderla gratuitamente, trasformando in nuovo prodotto un materiale che altrimenti sarebbe finito in discarica.

    “Cambieresti?”6 è l’iniziativa promossa dal Comune di Venezia, con la collaborazione di associazioni locali, che ha coinvolto oltre 1.000 famiglie per trovare ed adottare, in gruppi di lavoro, nuove scelte per ridurre l’impatto ambientale degli stili di vita quotidiana  su aspetti quali la mobilità, l’energia, i rifiuti, l’abitare ed altro ancora…

    Il Comune di Asti, ha avviato una campagna di informazione e coinvolgimento di esercizi commerciali per la promozione dei prodotti eco-compatibili e l’invito a non acquistare prodotti che comportino la produzione di grandi quantità di rifiuti.

    La Provincia di Bolzano, in collaborazione con l’azienda dei rifiuti locale, ha attivato un servizio di noleggio teso a mettere a disposizione di associazioni e/o privati un carrello comprensivo di piatti e lavastoviglie industriale itinerante, da usarsi durante le feste e poter  evitare, così, l’utilizzo dell’usa e getta.

    Ridurre gli impatti ambientali è l’unica strada possibile.

    Sono queste alcune delle principali iniziative in campo nazionale ed europeo sulla riduzione dei rifiuti. Passa da questi temi l’unica politica capace di costruire un futuro possibile e sostenibile per le future generazioni e per la Terra che abitiamo.

    E’ fondamentale che gli amministratori locali comprendano questa urgenza e si impegnino per fornire, alla propria cittadinanza, modelli alternavi, più etici e sostenibili.

    Sta ai cittadini collaborare per rendere queste iniziative veramente efficaci, e fare pressione sugli enti locali, affinché aumentino sempre più l’impegno concreto per il bene comune.

    Alessio Ciacci

    ciacci AT lillinet.org



    NOTE

    1 http://service.magwien.gv.at/wab/info/rep/index.htm

    2 www.kauf-schlau.at/

    3 www.compraverde.it/

    4 Gruppi di acquisto solidale: www.retegas.org

    5 www.filieracorta.org

    6 www.cambieresti.net












    Le mille esperienze per la riduzione dei rifiuti



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