Venerdi, 12 Marzo 2010
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    Le bastonate cinesi a Google...

    Le bastonate cinesi a google fanno emergere la falsa ideologia 'liberale' e il falso automatismo del motore di ricerca di Page e Bein. Anche google censura, dice Forbes.com, che ricorda i ' negazionisti' di Aaargh

    Forbes ha ragione, ma compie un errore non secondario sostenendo che Google censurerebbe solo 'su richiesta dei governi'. In realta' non e' cosi, la censura Google e' piu'
    articolata e sottile, e anche e soprattutto autonoma:
    1) Page & Brin possono accettare, se effettivamente esistono, le richieste dei governi che si confanno o non si oppongono alla loro ideologia estremista ebraica: si alla censura del revisionismo olocaustico in Francia e di quello in Turchia sul massone antimusulmano Kemal Ataturk fondatore della Turchia laica e prosionista oggi in crisi; no alla censura del Dalai Lama - grande amico del sionismo, che ha sempre sostenuto le balcanizzazioni degli
    Stati multinazionali - in Cina;
    2) richieste o non richieste, Google censura e discrimina comunque anche di propria esclusiva iniziativa - violando la sovranita' degli Stati in cui si infiltra o e' ospitato - quei siti e persone che non rispettano i suoi 'gusti' di grande Sacerdote del Tempio Internet.
    3) Torna dunque solo in parte l'analisi di Tarpley postata su Comedonchisciotte di ieri: Tarpley ricorda la funzione di Google e di Twitter in Iran, in Georgia, nelle rivoluzioni colorate antiPutin, ma poi inquadra tutta la complessa realta' di questi processi eversivi nel solito schemino antiamericanista e antiCIA: 'Google fa parte di un cartello di societa'
    operanti in internet, che complottano assieme all'apparato d'intelligence statunitense,
    anche per la destabilizzazione di governi stranieri... La manipolazione politica per mezzo di
    Internet e' una componente indispensabile della ricetta della CIA per condurre rivoluzioni
    colorate, rivoluzioni di velluto, golpe popolari e golpe postmoderni [2]... il Dalai Lama e' in
    realta' un famigerato asset dell'intelligence occidentale ...'.
    Dubitiamo di questa riduzione di Page&Brin, con le loro forti specificita' e senso di identita'
    ebraici, ad 'agenti della CIA'. E' la solita storia che sullo sfondo di quanto emerso nel e attorno al libro di Walt e Meirsheimer 'La Lobby israeliana', fa vedere a molti solo quello
    che non fa paura, ed e' anzi tranquillizzante: la Cia nella strategia della tensione, la CIA nelle BR, la CIA nel caso Mattei, la CIA in Georgia, la CIA nei conflitti africani e mediorientali, la CIA in Iran... Tutto qui, un tempo col pendant di destra del KGB: ogni volta, contro i fatti, la presenza Israele e la dialettica Israele-USA viene annullata e obnubilata: in tal modo autorevoli commentatori e finti rivoluzionari recuperano e egemonizzano la fetta oggi sempre piu' ampia del bacino di utenza internet e dei mass media in generale, tendenzialmente portata (non certo solo per motivi 'psicologicocaratteriali' come recita un'altra balla) a indagare eventuali complotti che possono eventualmente decidere delle sorti dei paesi e dei popoli.
    Ma al di la' di questo pur fondamentale problema, quel che emerge e' chiaro: come abbiamo
    sempre sostenuto e come ha scritto ieri su Comedonchisciotte Tarpley, l'automatismo e il
    carattere 'liberal' del motore di ricerca israelo-americano sono due grandi balle che nascondono il progetto di egemonia ideologica a livello planetario di Brin&Page e compari:
    dialogate, discutete, scannatevi su tutto, gentili e cari utenti, ma tacete su tutto quello che
    puo' ledere l'immagine della tribus dei due fondatori di Google. Altrimenti piovono i 'filtri'
    o gli oscuramenti per siti e blog indipendenti, diminutio e alert news che ledono gli autori
    veramente politically not correct , il tutto che i governi teoricamente sovrani siano d'accordo o no: perche' Google non e' alle dipendenze di nessuno, e puo' ispirare e egemonizzare persino la 'potentissima' CIA.


    Leggi tutto e sempre sul 21e33 gli articoli di Global Time (anche in pdf) e della rivista
    americana Forbes, 'Where Google still censors' sul sito ([www.forbes.com]. html)

    (Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)


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