Criticamente http://www.criticamente.it per un'informazione consapevole Sun, 11 Feb 2018 11:14:56 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.4 105025663 Come hanno fottuto i trenta/quarantenni http://www.criticamente.it/2018/02/11/fottuto-trenta-quarantenni/ http://www.criticamente.it/2018/02/11/fottuto-trenta-quarantenni/#respond Sun, 11 Feb 2018 10:56:25 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20780 di Ciccio Rigoli
Quando ero piccolo io negli anni Ottanta, bastava studiare e la questione era risolta. Una vita gloriosa si stendeva davanti a noi, che avremmo potuto studiare, non avremmo dovuto emigrare, avremmo avuto una vita piena e ricca di soddisfazioni. 

L’Italia pompava fatturato, i Mondiali di Italia 90 erano la rappresentazione chiarissima di come stava evolvendo e crescendo e godendo questo Paese.

Poi, sarà che siamo arrivati terzi ai Mondiali, sarà che all’improvviso il Pentapartito non c’era più con il bel faccione di Craxi a rassicurarci, sarà che quello che era considerato il più grande imprenditore italiano si è buttato in politica, insomma, la situazione è degenerata.
E non solo qui da noi, che alla fine dei conti eravamo abituati ad arrangiarci, ma in tutto l’Occidente, mentre il rising billion del Terzo mondo cominciava a dirci “Ehi, pure noi vogliamo le robe fighe che avete voi!”.

I segnali c’erano ma non li sapevamo cogliere, quando ancora Roberto Baggio sbagliava i rigori a Usa 94…

Insomma, ci siamo ritrovati laureati e abbiamo cominciato a scrivere “Dott.” o “Dott.ssa” alla fine dei curriculum ma a nessuno fregava più niente del fatto che fossimo Dott. o Dott.ssa. 

Bisognava studiare ancora, fare un Master, fare i debiti, e poi raccapezzarsi a passare una vita saltando da un lavoro all’altro.

Insomma, dopo che tutti ci avevano detto “Studia così starai bene”, ci siamo accorti che non era così.

E hanno pure cominciato a dire che era colpa nostra che eravamo stati abituati bene e che dovevamo adattarci. E a me viene da dire che non l’avevamo chiesto noi di essere trattati bene, non eravamo stati noi a creare le pubblicità del Mulino Bianco dove tutto andava sempre bene, non eravamo noi ad aver girato i film con Jerry Calà ed Ezio Greggio che ci avevano riempito la testa di successo, di vita bella e soldi facili. L’avevate fatto voi, che oggi siete sessantenni o settantenni e dopo averci riempito di palle sul fatto che voi avevate lavorato duramente ma adesso noi non avremmo fatto la stessa fine vi siete ritrovati con la casa di proprietà mentre noi fatichiamo a mettere insieme il pranzo con la cena. Vi siete ritrovati con più macchine nel garage mentre noi faticavamo a fare l’abbonamento dei mezzi.
Ci avete bruciato, maledizione, e ci abbiamo messo anni ad accorgercene. E non avete fatto nulla per prepararci allo sfascio, ce lo siamo ritrovati davanti, e l’unica cosa che avete saputo dirci era: “Adeguati, non c’è budget”.
E dove cazzo sono finiti tutti quei soldi? 
Stanno lì, nelle vostre pensioni con il sistema retributivo, nei pensionati a 50 anni che poi hanno aperto un’altra attività, stanno negli aiuti di Stato alle aziende che mettono gli operai in cassa integrazione, nei telegiornali che appena c’è uno sciopero in un qualsiasi cazzo di stabilimento FIAT fanno parlare i sindacati che se ne escono dicendo “Gli operai!!! Il lavoro!!! Le pensioni!!!” e poi quando vai a parlare con loro dicendo “Sono un precario, mi servirebbe una mano per un prestito” ti rispondono che non sei un operaio, che dovresti imparare a lavorare, che loro non sono preparati sui contratti atipici, che non sanno di cosa stai parlando perché loro devono preoccuparsi degli operai, degli insegnanti di ruolo e dei pensionati.
E se vai a parlare in banca ti chiedono se hai una casa di proprietà, e ti ritrovi a quarant’anni a far firmare dei documenti ai tuoi che devono garantire per te neanche fossimo ancora al liceo a farci firmare le giustificazioni.

Sapete che c’è? Avete vinto voi. Questa guerra l’avete vinta voi. Ora, però, basta.

Perché dopo averci riempito la testa di cacate sul posto fisso, sul lavoro, su tutto, abbiamo capito che oggi non funziona così. Noi l’abbiamo capito, voi no.

E quindi ci siamo adattati, ma non come volevate voi.

Abbiamo messo su famiglia lo stesso, abbiamo cominciato a fare 15 lavori diversi, lavori che non riusciamo manco a descrivervi e che a un certo punto ci saremmo anche rotti il cazzo di descrivervi mentre siamo lì ad aiutarvi perché “Non funziona Google”, e a 30 anni abbiamo più voci noi nel curriculum che voi a 60.
E quasi mai, se ci offrono il posto fisso, lo vediamo come il posto in cui lavoreremo fino alla fine dei nostri giorni, ma come il posto in cui abbiamo qualche certezza di lavorare per qualche anno senza essere sbattuti fuori a calci appena il vento gira, e dopo qualche anno siamo noi che ce ne andiamo, perché non abbiamo più stimoli e vogliamo averne di nuovi.

Siamo noi che sappiamo come usare i social network che voi usate solo per giocare e mandarvi i buongiornissimi, sappiamo che alcuni giornali sono attendibili e altri no, non ci facciamo fregare dai titoli del Corriere e di Repubblica o dal telegiornale su Rai Uno che pensavate dicesse sempre la verità.

Volevamo fare quello che sognavamo da piccoli, e lo facciamo. Magari non ci prendiamo dei soldi ma continuiamo perché vogliamo farlo, non abbandoniamo quello che volevamo fare solo perché vorreste vederci sistemati.

Non ci sistemeremo, fatevene una ragione, non per ribellione ma perché è impossibile fare quello che avete fatto voi negli ultimi anni del Novecento. Purtroppo o per fortuna, non è dato saperlo.
(Nella foto, il gruppo Iron Maiden)

Abbiamo quarantanni e ci vestiamo ancora con le magliette dei gruppi rock e andiamo ancora ai concerti e guardiamo i film e le serie tv perché il limite della giovinezza si è spostato, anche se voi ci considerate giovani fino a 35 anni se dobbiamo chiedere un prestito o partecipare a un bando di concorso, giovane fino a 50 se invece dobbiamo chiedere un aumento al lavoro.

Siamo noi che stiamo sistemando la situazione anche se ci avete regalato una macchina rotta. E non ci avete fatto neanche gli auguri quando ci siamo saliti sopra ma ci avete detto “Vai piano”. Col cazzo che andiamo piano, non possiamo andare piano, rendetevene conto.

Abbiamo fatto pace con quello che ci avevate promesso e non avete mantenuto. Non avremo la pensione? E vaffanculo, faremo senza. Non avremo una casa di proprietà? E vaffanculo, ce ne andremo da un’altra parte dove gli affitti costano meno.

Non avremo la macchina? E vaffanculo, tanto la macchina non serve più a nessuno.

Lavoriamo spesso più duramente di voi, perché voi davanti avevate il sogno realizzabile di sistemarvi, noi invece abbiamo il sogno irrealizzabile di mettere in banca qualcosa una volta pagato tutto. E non ce la faremo, e quindi vaffanculo, andiamo avanti lo stesso.

Metteremo in piedi startup, aziende, studi e cooperative, e assumeremo i ventenni pagandoli davvero perché non passino le stesse disgrazie che abbiamo passato noi, e se non riusciremo a pagarli per qualche motivo non ci nasconderemo dietro il “Almeno fai esperienza” oppure dietro il “Fai un lavoro che ti piace, vuoi anche essere pagato?” come troppo spesso fate voi che pensate che oggi sia possibile lavorare come una volta.

Insegneremo ai nostri figli che la vita è difficile, molto difficile, ma che possono fare qualsiasi cosa e non gli romperemo il cazzo dicendo “E allora quando ti sposi?” oppure “Non vieni mai a trovarci!”. Si sposeranno e faranno figli quando vorranno, se vorranno, e non ci metteremo in mezzo. Ci verranno a trovare quando avranno voglia loro, non costringendoli col ricatto sentimentale dopo avergli costruito attorno la gabbia della famiglia che ancora oggi continua a ingabbiare migliaia di persone che a cinquantanni si sentono ancora figli prima che uomini o donne.

Nessuno dovrà passare quello che abbiamo passato e stiamo passando noi, quello che voi non riuscite ancora a capire perché per voi gli anni Settanta non sono mai finiti, pensate ci siano ancora le lotte operaie, Guccini alla Festa dell’Unità e il Festival di Sanremo con il superospite internazionale.

Sapete che c’è? Avete vinto quella guerra, ma quella che stiamo combattendo noi, voi non sapete neanche che è in corso. Cazzi vostri, non possiamo starvi appresso in eterno, abbiamo da fare.

Fonte: medium.com
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La Gran Bretagna mai così in salute: crolla la disoccupazione http://www.criticamente.it/2018/01/25/la-gran-bretagna-mai-cosi-salute-crolla-la-disoccupazione/ http://www.criticamente.it/2018/01/25/la-gran-bretagna-mai-cosi-salute-crolla-la-disoccupazione/#respond Thu, 25 Jan 2018 11:05:31 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20778 L’addio all’Unione europea non sembra proprio far tremare l’economia britannica e la cura di Theresa May sembra funzionare. Il tasso di disoccupazione del Regno Unito è sceso al 4,3% nel terzo trimestre del 2017, dato confermato per il mese di ottobre. Ma la vera notizia l’ha sussurrata un uomo della Bank of England che solo una manciata di giorni fa ha detto che le previsioni per il futuro sono rosee: il tasso di disoccupazione potrebbe presto scendere sotto l’asticella del 4%. Cosa che non avviene dal gennaio del 1975. http://www.truenumbers.it/disoccupazione-del-regno-unito/

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Bologna, blitz del collettivo Hobo a incontro Pd: “Avete rovinato il futuro, vendete Italia ai fascisti”. “Vergognatevi” http://www.criticamente.it/2018/01/25/bologna-blitz-del-collettivo-hobo-incontro-pd-avete-rovinato-futuro-vendete-italia-ai-fascisti-vergognatevi/ http://www.criticamente.it/2018/01/25/bologna-blitz-del-collettivo-hobo-incontro-pd-avete-rovinato-futuro-vendete-italia-ai-fascisti-vergognatevi/#respond Thu, 25 Jan 2018 11:03:15 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20775 Il collettivo universitario Hobo, già noto per le diverse contestazioni a Matteo Salvini e alla Lega, ha fatto irruzione durante un incontro elettorale organizzato dal Pd locale nel centro di Bologna, nella serata di martedì 23 gennaio. Ne è nata una discussione molto animata tra i giovani, che hanno accusato i dem e il deputato Andrea De Maria.  Fonte: Il Fatto Quotidiano – Link al video–> www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/24/bologna-blitz-del-collettivo-hobo-a-incontro-pd-avete-rovinato-il-futuro-e-ora-vendete-litalia-ai-fascisti-vergognatevi/4112719/

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Danimarca, il segreto della felicità è il fattore “Hygge” http://www.criticamente.it/2018/01/06/danimarca-segreto-della-felicita-fattore-hygge/ http://www.criticamente.it/2018/01/06/danimarca-segreto-della-felicita-fattore-hygge/#respond Sat, 06 Jan 2018 18:33:26 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20769 (Fonte: www.huffingtonpost.it)

Da oltre 40 anni, la Danimarca risulta uno dei Paesi più felici del mondo. 

Durante il dibattito delle primarie del partito democratico di questo mese (articolo del 2015 – NdC) il candidato Bernie Sanders ha detto: “Se vogliamo rendere gli Stati Uniti un luogo più felice, dobbiamo guardare a Paesi come la Danimarca”. Questo commento ha scatenato un acceso dibattito sulle politiche pubbliche della Danimarca.

Qual è il segreto del successo di questo piccolo Paese del Nord Europa? Nel nostro libro, The Danish Way of Parenting: A Guide To Raising The Happiest Kids in the World, ho esplorato la questione con il mio co-autore, psicoterapeuta danese Iben Sandahl.

La risposta si trova nella parola danese “hygge”.

Il termine risale al 19° secolo e deriva dalla parola germanica “hyggja” che significa pensare o sentirsi soddisfatti. Non ci sono traduzioni esatte di questo termine. “Accogliente” potrebbe essere un tentativo di tradurre il termine ma non è sufficiente a spiegarne in modo esaustivo il concetto …

Hygge è qualcosa di tanto danese che non si può tradurre. Per provare a spiegarla, diciamo che significa creare un’atmosfera accogliente, piacevole, intima mentre si assaporano i piaceri della vita circondati dall’affetto delle persone care.

Questo concetto è considerata un fattore così determinante per la felicità che alcune università del Regno Unito e degli Stati Uniti hanno iniziato ad offrire dei corsi “hygge”. Molti pensano che significhi accendere le candele, preparare buon cibo, o creare di una bella atmosfera. Ma questo è solo l’aspetto superficiale di “hygge”. La verità è che è un concetto molto più profondo.

Ma quindi cos’è l’hygge?

Provate a immaginare una riunione di famiglia senza “drammi”. Non ci sono discussioni a proposito della politica, problemi familiari, o i bambini rompiscatole della zia Jenny. Non ci sono commenti maligni o una pesante negatività. Ognuno aiuta l’altro in modo che non sia solo una persona a fare tutto il lavoro. Nessuno si vanta spropositatamente dei propri successi, nessuno attacca nessuno, o è in concorrenza con un altro. Si tratta di una interazione equilibrata che si basa sul godimento del momento, del cibo, dello stare insieme. In breve, un rifugio dal mondo esterno.

Per alcuni, quella appena descritta può sembrare una normalissima riunione di famiglia. Per molti, invece, non lo è.

Queste regole non scritte sul fattore “hygge” sono esattamente ciò che lo rende così speciale. Gli Antropologi americani sono stati colpiti dalle interazioni “Hyggelig” e dal fatto che nessuno cerca di prendere il centro della scena. È un momento in cui ognuno si toglie la maschera e lascia le difficoltà dietro la porta cercando di apprezzare la potenza della presenza degli altri.

Ci sono montagne di ricerche che sostengono l’importanza dei legami sociali per il benessere. I sentimenti ricevuti e donati agli altri sono il senso e lo scopo della vita. I legami sociali possono aumentare la longevità, ridurre lo stress e anche aumentare il nostro sistema immunitario.

I ricercatori hanno anche scoperto che l’egualitarismo della Danimarca gioca un ruolo importante. Ad esempio, uno studio del 2009 di Robert Biswas-Diener ha trovato che mentre i ricchi americani e danesi sono felici in modo uguale, ciò non è così per i danesi a basso reddito che sono, invece, molto più felici rispetto ai loro omologhi americani.

Ecco cinque regole “hygge” che si consiglia di applicare alla propria vita.

1. Sii te stesso. Abbassa la guardia. Non cercare di dimostrare quello che non sei.

2. Dimentica le controversie. Prediligi discussioni spensierate ed equilibrate. Godi del cibo e della compagnia.

3. Pensa di essere un membro del team. Lavora insieme ai membri della famiglia o della comitiva. Aiutali a preparare la cena.

4. Guarda il fattore hygge come un rifugio dal mondo esterno. Un luogo dove tutti possono rilassarsi e aprire il proprio cuore senza giudicare ed essere giudicati, non importa quello che sta succedendo nella vostra vita. Nel bene e nel male, questo luogo è sacro e i problemi possono essere lasciato fuori.

5. Ricorda che il fattore hygge è limitato nel tempo. Fare hygge può essere difficile per un non danese. Prendere il centro della scena, vantarsi o lamentarsi, essere troppo negativi e cercandare di essere presenti senza discutere? Questi sono comportamenti molto difficili da applicare, ma la ricompensa potrebbe essere enorme. È una sensazione incredibile condividere questi momenti senza scocciature con le persone che più ti piacciono.

Questo post/articolo è comparso per la prima volta su HuffPost Us ed è stato poi tradotto dall’inglese da Valentina Trifiletti

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Figuracce Mondiali http://www.criticamente.it/2017/12/06/figuracce-mondiali/ http://www.criticamente.it/2017/12/06/figuracce-mondiali/#respond Wed, 06 Dec 2017 15:45:30 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20765 L’Italia era tra le 208 nazionali di calcio partecipanti alle selezioni, ma non è riuscita ad entrare tra i primi 32 paesi che manderanno le proprie squadre ai Mondiali di Mosca del 2018. Apriti cielo. Ma governanti, politici, sindacalisti e giornalisti non dovrebbero prestare più attenzione ad altre selezioni in cui la figuraccia dell’Italia è molto più grave e drammatica ?

di Fernando Rossi

Ad esempio, l’Italia è fuori da selezioni/classifiche dei migliori 32 paesi del mondo ben più importanti e rivelatrici delle condizioni di vita di un popolo:

1. Cinquantaduesima (52), su 180 paesi analizzati, nella libertà di informazione, nonostante la classifica sia generosamente redatta dalla associazione Reporter Senza Frontiere (della sorosiana galassia ‘san frontieres’), considerata una costola della finanza globalizzatrice, tanto da essere persino esclusa dal SMSI, Summit mondiale sulla società dell’informazione ; (https://www.ilfattoquotidiano.it/…/liberta-di-stam…/2654224/)
2. Ventunesima (21), ma su soli 30 paesi studiati, come migliori in cui nascere ( http://www.linkiesta.it/…/la-classifica-dei-migliori…/11341/ )
3. Centocinquantaseiesima (156) su 181 Paesi nel Mondo per efficienza della Giustizia (http://www.ilsole24ore.com/…/cassazione-inaugurazione-anno-… )
4. Sessantesima (60) su 176 nazioni esaminate per la diffusione della corruzione (https://www.money.it/Rapporto-Transparency-2015-l )
5. Tra i paesi del mondo con il peggior rapporto tra reddito medio e costo della vita (http://www.vita.it/…/la-mappa-dei-paesi-in-cui-la-v…/129043/ )
6. Cinquantesima (50) , su 144 paesi, per divario tra uomini e donne ( http://www.lastampa.it/…/la-classifica-dei-paes…/pagina.html)
(http://www3.weforum.org/d…/GGGR16/WEF_GGGR16_Full_Report.pdf)

Ma non tutte le classifiche ci vedono tra i paesi peggiori, ad esempio siamo tra i primi 10 per … TASSAZIONE (http://www.smartweek.it/paesi-le-tasse-piu-alte-al-mondo…/2/) … e primi nella graduatoria dei paesi che investono meno sull’ istruzione (http://www.corriereuniv.it/…/ocse-italia-fanalino-di-coda-…/), poi ci sono le morti per inquinamento, e non pensate solo alla Campania (terra dei fuochi), Sardegna (poligoni militari), Puglia ( IlvaTaranto), tra le aree più inquinate del mondo c’è la Pianura Padana ( https://www.wired.it/…/…/09/28/dati-inquinamento-oms-italia/).
Penso quindi che gli italiani non sotto ipnosi mediatica, avrebbero diritto a ministri, partiti, TG e talk show, che parlassero del perché siamo in questa situazione e come uscirne… quanto ai mondiali di calcio mi dispiace per l’Italia, ma guardando le partite, ogni volta parteggerò per il paese meno inquinato dalla grande finanza globalizzatrice.

http://coscienzeinrete.net/politica/item/3066-figuracce-mondiali

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http://www.criticamente.it/2017/12/06/figuracce-mondiali/feed/ 0 20765
Perché non ti fanno più togliere la batteria dallo smartphone (e molto altro) http://www.criticamente.it/2017/11/28/perche-non-ti-fanno-piu-togliere-la-batteria-dallo-smartphone-altro/ http://www.criticamente.it/2017/11/28/perche-non-ti-fanno-piu-togliere-la-batteria-dallo-smartphone-altro/#respond Tue, 28 Nov 2017 17:14:11 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20762
Intervento di Ugo Mattei, giurista e professore di Diritto Internazionale e Comparato alla California University e docente di Diritto Privato all’Università di Torino.
Costituzione, Comunità e Diritti – Torino, 19 novembre 2017

Negli ultimi tre o quattro anni sono stati installati, soltanto nella parte occidentale del mondo, quindi nel nord globale, circa un miliardo e quattrocentomila sensori per l’internet delle cose. Gran parte dei quali sono costruiti nei muri delle case, nei nuovi televisori – in tutti gli apparecchi elettronici che comperiamo – e nelle automobili. Parte di questi sensori, che sono invece fissi, sono inseriti negli spazi pubblici e sono quelli con i quali i nostri meccanismi elettronici si collegano senza che noi lo sappiamo.

Queste cose vengono chiamate “Smart“, nel senso che noi sentiamo parlare costantemente di “Smart City“, “Smart Card” eccetera. Tutte le volte in cui si sente la parola “Smart” io penso sempre che gli “Smart” siano loro e i cretini siamo noi. Qui la situazione sta diventando davvero molto preoccupante, soprattutto alla luce di quello che è stato detto adesso. C’è in costruzione un gigantesco dispositivo (e qui proprio la parola “Dispositivo” studiata da Foucault è direttamente utilizzabile per parlare dei dispositivi elettronici che noi compriamo). Un gigantesco dispositivo di controllo sociale di tutti quanti, che viene ovviamente sperimentato per fare un passo in avanti in modo da rendere in qualche modo l’umanità coerente con la nuova frontiera…

Parliamo della frontiera di tanto tempo fa, del saccheggio coloniale e così via. Quella era la frontiera della modernità.
Con la modernità si scoprono le Americhe, nelle Americhe si sperimenta tutto ciò che non si poteva fare all’interno del nostro continente europeo. Perché non si poteva fare? Perché la tradizione lo impediva. La tradizione giuridica impediva la sperimentazione di ideologie proprietarie come quelle di Locke, che presupponevano la tabula rasa, un’idea di un vuoto che viene colmato attraverso delle istituzioni giuridiche fortemente semplificate. Fra le quali due capisaldi della modernità che sono la proprietà privata assoluta, il dominio dispotico di cui hanno parlato i giuristi da un lato e la sovranità dello Stato. Che sono i due poli organizzativi intorno ai quali noi abbiamo costruito le categorie giuridiche e politiche della modernità: il pubblico e il privato.

Oggi la frontiera non è più una frontiera fisica, non abbiamo più le scoperte di Magellano, di Amerigo Vespucci o di Cristoforo Colombo, ma chiaramente la frontiera è una frontiera di tipo informatico. Quella che Floridi aveva chiamato qualche anno fa l’”Infosfera“. Questa frontiera di tipo informatico condivide con la frontiera fisica, la frontiera dell’inizio della modernità, una caratteristica fondamentale, che ha reso il capitalismo da essa completamente dipendente.

Oggi è impensabile immaginare il capitalismo nella forma attuale – quindi dei rapporti di produzione capitalistici globali – senza la mediazione della rete di internet. Se voi pensate alla vostra vita quotidiana, vi rendete conto perfettamente che nulla oggi può funzionare se non mediato dalla rete. Quando andavo a comprare un biglietto del treno, per andare a trovare i miei amici in età giovanile, c’era un signore che me lo faceva a mano. Certo, io sono molto anziano, però oggi se arrivi in stazione e il computer è giù, tu il biglietto non lo compri e il treno non lo prendi. Perché la sostituzione della macchina all’umano, in queste operazioni anche molto semplici come quella di fare un biglietto, è tale per cui semplicemente non è più possibile farne a meno.

Se estendete tutto questo al mercato finanziario, alle banche, a tutto quanto, vi rendete perfettamente conto che chi può accedere al Master Switch (come è stato chiamato in un famosissimo libro molto importante di un signore che si chiama Tim Wu, professore della Columbia University), che sarebbe l’interruttore centrale, è colui che in realtà può disattivare il capitalismo.

La frontiera. In questa frontiera si sperimentano molte cose. La frontiera dell’Infosfera è una frontiera dalla quale il capitalismo è dipendente e che dev’essere naturalmente tutelata in un modo assolutamente molto forte. Tramite che cosa? Tramite la costruzione di una serie di tabù, di una serie di ideologie, di una serie di convinzioni generalizzate che non si possono mettere in discussione.

Faccio un esempio molto semplice. 
Quando a noi arriva un messaggio di posta elettronica, di solito sotto c’è scritto: “Non stampare questa email, mantieni l’ambiente salubre“.
Questo è una sorta di messaggio criptico per cui sostanzialmente la posta elettronica sarebbe, dal punto di vista ecologico, un modo di comunicare totalmente sostenibile, mentre stampare la carta e spedire la lettera non lo sarebbe.
Il messaggio che passa è che la rete internet vive in una sorta di empireo astratto assolutamente pulito (adesso si parla di nuvole, no?). In realtà la rete internet è fatta, fisicamente, dall’hardware, di parte è la rete estesa: sono dei giganteschi cavi, estremamente grossi che passano sotto i mari. Sono una serie di server potentissimi che consumano una quantità spaventosa di energia e che semplicemente nessuno sa dove siano. Si sa vagamente che sono collocati nella zona dell’occidente degli Stati Uniti, tra la parte – diciamo – nord della Stato della California, dello Stato di Washington e dell’Oregon. Si pensa che pezzi siano nel Canada, ma non v’è certezza. Una delle tesi più accreditate è che il famoso Master Switch, cioè il server centrale, quello davvero importante, stia in un sottomarino nucleare al largo di Seattle.
Tutto questo si va a schiantare contro quello che è la nostra impronta ecologica. 
Se noi guardiamo l’impronta ecologica. Quanti sanno cosa sia l’impronta ecologica? L’esperienza drammatica che io sperimento ormai un po’ dappertutto, in giro per il mondo, è che nessuno ha idea di che cosa sia l’impronta ecologica, quando trattasi di uno dei concetti più semplici e più banali: che cioè avendo soltanto alcune risorse che sono riproducibili – che sono in qualche modo il flusso di reddito che deriva dal capitale (usiamo questa locuzione neoliberale, perché è l’unica che ormai le persone capiscono, purtroppo), un capitale che da un certo reddito, avere un’impronta ecologica equilibrata significa vivere soltanto del reddito.
L’impronta ecologica giusta è 1, ma oggi l’impronta ecologica globale è 1.4 e 1.5, il che significa che tutti gli anni verso luglio/agosto siamo nel cosiddetto Overshoot Day, vale a dire il giorno nel quale abbiamo finito di consumare le risorse che sono teoricamente riproducibili e incominciamo a consumare delle risorse che non saranno mai più riprodotte. 1.4 è una pessima impronta ecologica!
Ma la cosa ancor più pessima è che i luoghi che vengono indicati da tutti come i più avanzati del mondo, la famosa Silicon Valley, dove ci si va a fotografare se si diventa Primi Ministri, da Twitter a Cupertino, a Palo Alto, a Mellow Yellow Party, i famosi posti della famosa Silicon Valley, ebbene l’impronta ecologica della Silicon Valley è 6. Il che significa che se tutto il mondo vivesse e si sviluppasse per poter diventare come ci dicono che potremmo diventare, cioè come la Silicon Valley (“Crescete in modo tecnologicamente avanzato”, e noi importiamo questo modello di sviluppo), ci vorrebbero sei pianeti per poter mantenere tutti quanti questo tenore di vita.
Il che significa che se l’impronta ecologica è di appena 1.4, è solo perché dal Burkina Faso, all’India alla stessa Cina, l’impronta ecologica è molto più bassa rispetto a quella che è l’impronta ecologica dell’occidente ricco. D’accordo? La Cina ha un’impronta ecologica di più della metà rispetto a quella degli Stati Uniti, anche se viene normalmente indicata come il posto in cui tutti inquinano e fanno delle cose tremende! E quella pro-capite è doppia negli Stati Uniti.
Guarda l’intervista di Byoblu a Mathis Wackernagel, l’inventore dell’impronta ecologica, risalente al 4 dicembre 2010 (attivare i sottotitoli in italiano):


Insomma questo per dirvi che abbiamo una situazione molto, molto squilibrata e che quindi se dopo poi ci stupiamo dei flussi migratori, delle situazioni drammatiche che si verificano, questo dipende semplicemente dal fatto che l’equilibrio globale è fortemente sbilanciato dal punto di vista dei consumi.
Nessuno dei temi che abbiamo affrontato qui, compreso quello della Costituzione, può essere affrontato senza un’analisi seria dello stato del capitalismo attuale. Perché altrimenti noi ci mettiamo a ragionare di categorie astratte e non capiamo le condizioni materiali nell’ambito delle quali l’umanità si trova a vivere.
E quali sono le possibilità, i rischi legati alla costruzione di questi dispositivi? 
Esempio molto semplice: gli untori. “Teniamo fuori i bambini che possono contagiare tutti gli altri“. Che cosa significa? Che le mamme di questi bambini sono dei cattivi cittadini perché non investono sufficientemente in precauzione rispetto agli altri.
Si costruisce un modello moralistico contro quelle mamme, e questo modello moralistico rende utilizzabile una sorta di implementazione diffusa di un ordine giuridico assolutamente contrario al precetto della Costituzione stessa. La Costituzione prevede che non si possano imporre trattamenti sanitari obbligatori se non in casi assolutamente particolari, ed è chiaro che una vaccinazione a tutto raggio fatta per tutti quanti non rientra in quelle categorie di eccezionalità che giustificano il trattamento sanitario obbligatorio. Questo lo capisce chiunque.

Allora, il punto vero è che oggi quella sperimentazione che viene fatta in Italia, per poi estendere i vaccini in tutto il mondo, io credo che venga fatta anche per sperimentare una futura possibile frontiera. Che è quella di rendere l’internet delle cose sempre più inevitabile.

In altre parole, se ci fate caso, quando vi comprate un telefonino di questa generazione ultima, non potete più togliere la batteria. 
Vi sarete chiesti: perché non si può più togliere la batteria? Perché togliendo la batteria ci si può disconnettere. Non la puoi togliere fisicamente!
E certo potresti smontare il telefono, ma guardate che se voi comprate un telefonino di ultima generazione e lo accendete – questo vale per la vostra televisione o per qualunque oggetto Smart -, prima di poterlo utilizzare dovete premere una serie di pulsanti sui quali c’è scritto: “I agree. I agree. I agree“.
E voi che cosa accettate, naturalmente senza leggerlo (perché figuriamoci se uno che ha appena ricevuto nella bianca notte di Natale si mette a leggere quello che sta accettando, e figuriamoci per di più se non accetta: non gli funzionerebbe il regalo e quindi tanto varrebbe restituirlo: non c’è nessun’altra possibilità rispetto ad accettare)?
Tu hai accettato in quel momento una serie di cose che non accetteresti mai rispetto ad una tua normale proprietà. Per esempio hai accettato il fatto che non lo potrai portare a riparare da chi ti pare, ma dovrai portarlo a riparare soltanto da quello che ti indica il venditore. Hai accettato il fatto che non potrai hackerare, manipolare la tua proprietà per renderla più compatibile con un altro sistema operativo, perché se lo fai commetti un reato!
Hai accettato semplicemente una giurisdizione all’interno della quale tutta una serie di comportamenti, che sono comportamenti totalmente normali rispetto a un proprio oggetto, sono in realtà comportamenti rilevanti dal punto di vista penale. Hai in più accettato anche il fatto di togliere di mezzo ogni giurisdizione, cioè che utilizzando questo strumento e scaricando qualsiasi tipo di App, implicitamente non puoi più andare in una giurisdizione – sia straordinaria che amministrativa – a far causa a uno qualsiasi di questi provider cui hai venduto i tuoi dati.
Facebook ha un miliardo e mezzo di utenti. È tanta gente! 
I nostri giornalisti ci dicono che si tratta della più grande Nazione del mondo.
Quel miliardo e mezzo di persone hanno accettato il sistema di risoluzione delle controversie tra l’utente e Facebook stesso, ma indovinate quante volte nella storia di Facebook lo hanno utilizzato? Sessantaquattro! Vale a dire che è stato completamente tolto di mezzo qualsiasi strumento di accesso alla giurisdizione ordinaria. E anche quella speciale, che ti viene offerta come giurisdizione privata, non viene semplicemente utilizzata mai. Cosa significa questo?
Significa che nella frontiera dell’Infosfera possiamo fare a meno del giurista! La presenza del diritto non è più necessaria per costruire la struttura portante del capitalismo. Il giurista e il diritto sono stati sostituiti dai programmatori che riescono a introdurre dei processi che fondano le basi di transazioni economiche al di fuori di qualsiasi possibilità di controllo da parte dei giuristi.

Voi mi direte: “Ma che bella cosa, perché i giuristi ci stanno molto antipatici!“, e io sono anche d’accordo, da un certo punto di vista, perché purtroppo li frequento molto.

Però il punto è che mentre nella storia tutte le rivoluzioni fin qui hanno sempre cercato di togliersi dai piedi i giuristi, ma non ci sono mai riuscite perché prima o dopo la loro presenza era necessaria per costruire le basi di una società organizzata fondata sullo scambio, oggi per la prima volta è possibile.
Il che significa che mentre prima il capitalismo doveva in qualche modo sopportare i pistolotti dei giuristi che gli dicevano: “Ma guarda che ci sono anche gli standard di decenza, ci sono i diritti umani fondamentali, non si possono imporre vaccini obbligatori, non si possono fare una serie di cose senza ragionevolezza“, perché quel ceto era un ceto in qualche modo indispensabile per la funzione primaria da cumulo capitalistico, oggi che quel ceto non serve più.
Anche le nostre prediche sono destinate a rimanere, come diceva il buon Bob Dylan, Blowin’in the Wind. Sono destinate a rimanere completamente inascoltate, per un semplice fatto: che incentivo hanno ad ascoltare Ugo Mattei che gli fa il predicozzo, se poi non ne hanno bisogno per poter estrarre valore nei rapporti economici commerciali utilizzando le sue dottrine sul contratto sulla proprietà? Semplicemente se lo tolgono dai piedi nell’uno e nell’altro settore.

Questa è una sperimentazione che per ora sta avvenendo in frontiera, nell’Infosfera, ma che sempre più rapidamente – io prevedo – arriverà anche nella madre-patria, nel mondo off-line – come oggi si chiama – perché quelle sperimentazioni lì vengono fatte in quel luogo e poi dopo ricadono anche nella nostra vita quotidiana. Proprio come le sperimentazioni di saccheggio nell’America latina, soprattutto nel nord America, sono ricadute nella strutturazione del capitalismo della madre-patria.

Questo è un punto di una certa gravità, perché né tu né un altro miliardo di persone adesso potete più togliere la batteria: c’è il diritto penale che presiede alla vostra ubbidienza rispetto a quello che avete accettato. E questo è gravissimo, perché nel momento in cui tutti noi, dal primo all’ultimo, commettiamo dei reati senza saperlo, perché premiamo dei pulsanti, noi tutti, dal primo all’ultimo, possiamo essere inquisiti per quello che abbiamo fatto.
E quindi noi, dal primo all’ultimo, possiamo finire nei guai proprio come è successo ad Aaron Swartz negli Stati Uniti d’America.
Quanti di voi hanno sentito parlare di Aaron Swartz? Nessuno, ecco bella roba! 

Aaron Swartz era un ragazzo che all’età di 12 anni era un genio informatico, un genio che aveva preso una sua consapevolezza politica.

A 12 anni aveva fatto il Coding per il famoso programma, quello di Lawrence Lassie per i CoPilot, quindi insomma era un personaggio di grandissimo livello. A un certo punto capisce l’importanza di questi discorsi e pubblica un piccolo manifesto che si chiama “Guerilla Open Access Manifesto“. Pubblica questa cosa e comincia a dire che l’unico modo di mantenere la società come una società di liberi e non una società di schiavi è quella di rendere la cultura accessibile a tutti.

Siccome era un genio e sapeva fare queste cose… penetra nella notte negli archivi dell’MIT, il Massachusetts Institute of Technology, e scarica tutte le collezioni di JSTOR, che è il più grande collettore di dati scientifici che ci siano nel mondo, e le rende pubbliche. Ok? Fa questa operazione di guerriglia per rendere accessibile questa informazione sulla base di una consapevolezza politica impressionante, perché nel Guerrilla Manifesto c’è tutto un ragionamento sul fatto dello iato tra i Paesi ricchi e i Paesi poveri, sulla cultura e di come deve essere in qualche modo accessibile, distribuita. Insomma, un personaggio di grande spessore nonostante la giovane età.

Viene ovviamente preso di mira dall’FBI e nonostante ottenga un accordo con JSTOR per uscire dalla cosa – io conoscevo bene il suo avvocato che mi ha raccontato tutto -, distrutto dai conti che ha dovuto pagare, tra avvocati ed altre spese, all’età di 26 anni si è suicida.

C’è un bellissimo documentario che ne racconta la storia, si chiama “Killswitch“, vale la pena di vederlo perché è esattamente la storia di come in frontiera la partita si svolga tutta fra programmatori, così come una volta il giurista critico era visto come il peggior nemico del capitalismo stesso. Pashukanis viene ammazzato dallo stesso Stalin perché aveva introdotto una riflessione critica sul diritto che dava fastidio a chiunque volesse costruire delle strutture di sovranità. Quindi era sostanzialmente demonizzato perché conoscitore del segreto iniziatico. Stessa cosa successa per Aaron Swartz.

Quindi questa è una partita molto importante. 

Che cosa impedirà un domani di far uscire una legge che per ragioni di sicurezza e per lotta contro il terrorismo ci obblighi a introdurci con una piccola iniezione un microchip sottocutaneo che si collega automaticamente con i vari sensori che ci sono nel mondo, signori miei? Assolutamente nulla!
Dal punto di vista tecnico è già totalmente possibile – ci sono già state sperimentazioni sull’introduzione di particelle talmente piccole che possono essere sostanzialmente iniettate sotto cute. Poi mi dicono che sono un “Conspiracy theorist“, che è il modo di dire di qualcuno che cerca di pensare criticamente: gli dicono che fa la “Conspiracy theory“, ma la verità vera è che oggi la tecnologia – se non oggi fra 3 anni, 5 anni, 8 anni, ma in un tempo molto vicino – consentirà cose di questo genere in modo assolutamente banale. Perché sono già totalmente possibili.

Oggi il mio telefono, che è un telefono di un livello medio-scarso, è già molto più potente del top di gamma dell’Apple computer nel 2005. L’accelerazione tecnologica legata alla cosiddetta Legge di Moore, fa sì che oggi noi abbiamo un telefonino di livello medio-basso molto più potente del top di gamma non di 30 anni fa, ma di quattro, cinque, otto anni fa. Quindi siamo a delle accelerazioni davvero impressionanti.

Io credo che la questione della tecnologia debba essere affrontata in modo molto serio, perché ha trasformato profondamente i nostri sistemi politici portando alla sparizione totale della famosa contrapposizione fra pubblico e privato, sulla quale abbiamo costruito la civiltà liberale che ci governa, o comunque la civiltà moderna.

Quando Barack Obama fu eletto Presidente degli Stati Uniti, io dissi: “Secondo me Obama è come Gorbaciov”. Gorbaciov era stato l’ultimo dei comunisti all’interno del sistema sovietico, che aveva cercato di trasformare dall’interno senza riuscirci. Barack Obama è stato l’ultimo degli americani a provare a trasformare il sistema liberale dall’interno, a provarci secondo diciamo le possibilità concrete di farlo, che erano assai limitate perché non era un uomo particolarmente coraggioso. L’esito è stato da un lato la rivoluzione che ha portato a Putin, dall’altro Donald Trump, e poi questo modello di Governo che stiamo vedendo ovunque, da Modi in India, alle trasformazioni del Partito Comunista Cinese. Ovunque si sono istituite delle Costituzioni tecno-fasciste. In altre parole delle Costituzioni, delle strutturazioni che si sono liberate completamente dal vecchio controllo, dalla vecchia dicotomia pubblico/privato.

Oggi nel consiglio di amministrazione di Facebook, delle cinque grandi Corporation di grandi gruppi farmaceutici, siedono tanto dei rappresentanti del capitale quanto dei rappresentanti del Dipartimento di Stato, della CIA all’FBI. Perché non c’è più sostanzialmente nessuna separazione, e non può più esserci.

Chi è il proprietario di queste grandi strutture dentro internet? Chi mantiene quei cavi? Chi ha le chiavi per entrare ad aggiustare quel Master Server? Chi è che fa gli investimenti per migliorarlo? Semplicemente non lo sappiamo. 
Io sarò un ricercatore ignorante, zuccone e asino, ma sono tre anni che provo a trovare dei lavori scientifici seri sull’hardware, sulla parte hard della rete internet, e non si trova assolutamente niente. Non c’è un paper scientifico che affronti dal punto di vista teorico quella che è la questione della proprietà delle infrastrutture materiali che governano l’Infosfera. Questo è un buco nelle nostre conoscenze estremamente pericoloso?

Allora, se così stanno le cose, io credo che noi non possiamo trovare soluzioni che si facciano carico dei problemi, così come essi si verificano a questo livello di sviluppo tecnologico, all’interno delle vecchie strutture dell’ordinamento costituito. Noi non possiamo immaginare che possano essere i legislatori ordinari dei Paesi del mondo, siano essi i Paesi deboli e semiperiferici come il nostro, ma siano anche i grandi blocchi avanzati, a riuscire a mettere sotto controllo il potere economico così come è venuto a svilupparsi oggi.

I rapporti di forza tra privato e pubblico sono drammaticamente cambiati. Il Leviatano un tempo era un signore pubblico, contro il quale avevamo costruito il Diritto costituzionale liberale, per proteggere l’individuo vivo, la proprietà privata, la privacy, la nostra entità o la persona rispetto alle potenziali deviazioni del potere concentrato.
Oggi le cose non stanno più così. Oggi non è più il privato a essere più debole del pubblico e a necessitare della tutela nei confronti del pubblico stesso, ma è il pubblico, sono questi sistemi burocratici che sono stati talmente colonizzati dal capitale privato, per cui nessuna delle scelte che vengono fatte può essere più considerata una scelta politica.

Ma voi pensate che sia stata davvero la Lorenzin a decidere questa cosa dei vaccini? Ma stiamo scherzando? 

E pensate davvero che siano state le istituzioni europee sulla base di qualche think tank di alto livello? Ma scherzate proprio?
Sono stati i Consigli di Amministrazione di due, tre, quattro grosse Multinazionali, che erano le stesse che ai tempi della mucca pazza – ogni tanto vengono costruite queste situazioni d’emergenza – avevano creato le condizioni per poter operare delle “estrazioni” – come dire – molto importanti. Perché per la mucca pazza in Italia avevamo comprato una quantità di vaccini, che poi abbiamo buttato via, impressionante! Milionate, milionate e milionate di vaccini!
Avremmo finanziato la ricerca nei beni comuni, nel territorio e tutto quel che volevamo, ma c’è stato l’allarme mucca pazza, no? Adesso si è capito – come spesso avviene – che il momento di estrazione e di accumulo originario, quello che il vecchio Marx chiamava l’”Accumulazione Primitiva” non è un momento specifico (le torri gemelle e allora dichiaro la guerra). No! Semplicemente si tratta di un modello permanente di strutturazione della società che consente a questi processi di andare avanti in modo lineare sempre in quella particolare direzione.

Allora, come si risponde a questo? Io credo che prima di tutto bisogna avere l’umiltà di provare a capire questi processi.

E provare a capire questi processi non è facile perché ti oppongono: “Ma tu, Mattei sei un giurista. Che ne capisci di informatica? Ma tu Viale sei un sociologo, che ne capisci di medicina? La medicina e l’informatica non sono democratiche, no?” Esattamente questo è il punto! Si sente la necessità di una cultura che sia nuovamente una cultura di tipo olistico, una cultura di tipo interdisciplinare che sia capace una volta tanto di esercitare un controllo critico sulle cose che lo specialismo cerca di farci ingurgitare. Questo è un punto – secondo me – molto molto importante. La seconda cosa è capire che oggi noi come individui non contiamo più niente: non importa niente a nessuno di noi come individui. Noi siamo delle categorie merceologiche.Nel momento in cui qualcosa ci viene dato gratis, significa che noi siamo la merce.
Quando qualcosa è gratis, il prodotto sei tu. 
Siamo categorie merceologiche che sono interessanti nel momento in cui veniamo raggruppati attraverso la forza computazionale, che sta aumentando in modo rapidissimo.
Vi ricordate von Hayek? La teoria della conoscenza liberale qual era? Che il piano sovietico è destinato a perdere perché il libero mercato ha molte più informazioni di quante ne abbia il piano.
Per cui i sovietici, non avendo il mercato libero che produce informazione, erano destinati al fallimento perché tanto – sostanzialmente – non si sapeva quanti stivali e quante scarpe col tacco lungo erano desiderati in quel momento, e quindi si producevano troppi stivali e troppo poche scarpe col tacco. E questo comportava l’impossibilità di far funzionare il piano.

Oggi non è più così. 

Oggi la capacità computazionale crea una capacità pianificatoria molto più forte rispetto alla catalessi del mercato. Non c’è più – secondo me – un elemento per cui il potere diffuso possa imporsi rispetto al potere concentrato, nel momento in cui il potere concentrato mette sotto controllo la tecnologia ai livelli in cui la tecnologia è messa sotto controllo oggi.
Il che significa che dobbiamo ripensare le stesse basi del dibattito teorico/filosofico che ci hanno accompagnati dalla modernità fino ad oggi. È un compito molto serio, molto molto importante e di cui però bisogna cominciare ad occuparsi. Bisogna che qualcuno abbia il coraggio di prendersi del buffone, ma andare a parlare di queste cose dove di queste cose bisogna parlare.
Siccome non contiamo più come individui, ma come categoria merceologica, abbiamo la necessità di ricostruire istituzioni del collettivo. 
L’individuo è morto. 
L’individualismo basato sul diritto soggettivo assoluto è, come diceva Rosa Luxemburg a proposito della socialdemocrazia tedesca dell’epoca, un fetido cadavere, cioè qualcosa che non ha più senso di esistere perché oggi ci sono i collettivi che vanno ricostruiti. O ricostruiamo una situazione di collettivizzazione, anche di quelle persone che non accettano di essere merci da estrazione capitalistica, o ci siamo fatti riempire la testa di nozioni che ci depotenziano.

Io sento dire che su alcune cose, i diritti civili liberisti sono più avanzati e quindi gli vogliamo dare spazio. Non si capisce che i diritti più importanti, come quelli sul nostro corpo, quelli sulla nostra identità sessuale, sono destinati a non servire assolutamente a nulla. Quindi ricostruire condizioni del senso comune, ricostruire solidarietà, ricostruire strutture di condivisione anche fondate sull’amore è secondo me molto importante, perché quello è il solo modo grazie al quale si può avere il coraggio di opporsi in modo radicale a delle leggi che sono leggi insostenibili, ingiuste e che creano obblighi collettivi di resistenza.

Fonte: www.byoblu.com

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LA STORIA SEGRETA DI COME LE SUORE ABBIANO NASCOSTO LA VENDITA DI MIGLIAIA DI BAMBINI IN SPAGNA http://www.criticamente.it/2017/11/13/la-storia-segreta-le-suore-abbiano-nascosto-la-vendita-migliaia-bambini-spagna/ http://www.criticamente.it/2017/11/13/la-storia-segreta-le-suore-abbiano-nascosto-la-vendita-migliaia-bambini-spagna/#respond Mon, 13 Nov 2017 14:54:57 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20759 È il 1982, in Texas. Randy Ryder, dopo un’infanzia passata con la madre affetta da alcolismo e problemi psichiatrici, scopre di non essere suo figlio. Lei gli confessa di averlo comprato in un ospedale a Malaga, in Spagna, nel 1971.

È il 2009. In un ospedale di Madrid, Jean Luis Moreno ascolta suo padre sul letto di morte confessare di averlo comprato nel 1969 da un prete a Saragozza per 150.000 pesetas, poco meno di 50.000 euro. Sconvolto, Jean Luis va a vedere i registri dell’ospedale dove crede di essere nato. Non ci sono né il suo nome né quello di sua madre. Usando investigatori privati risale alla suora che aveva reso possibile l’adozione. Lei prima nega di aver preso denaro, poi ammette con tono gelido di ricordare i compratori. Jean Luis presenta denuncia al tribunale civile, poi all’ordine provinciale di Saragozza e infine alla corte suprema. Il caso viene sempre archiviato.

È il 2010. Ines Madrigal scopre in un cassetto il suo certificato di nascita e qualcosa non torna. Date e luogo non coincidono con la sua carta d’identità. Affronta sua madre, e viene a sapere di essere stata data “in regalo” da un ginecologo famoso, che non disse mai da dove proveniva la bambina. Le aveva dato istruzioni di fingere la gravidanza.

Questi non sono casi isolati. Sono 300.000.

di Nicolò Zuliani

Nell’aprile del 1939, in Spagna, il generale Francisco Franco prende il potere. È un uomo con forti valori cattolici e nazionalisti. Uno dei suoi più fidati consiglieri è lo psichiatra Antonio Vallejo-Nagera. Vallejo aveva passato la prima guerra mondiale in Germania, dove aveva appreso il concetto di pulizia etnica e formulato una serie di cazzate clamorose spacciate per verità scientifiche. Tra i tanti deliri spiccava quello del “morbo rosso”. Secondo Vallejo, essere comunisti o dissidenti era una malformazione mentale, trasmissibile come un virus, dalla quale non si poteva guarire. Il 17 ottobre 1941, Franco semplifica le leggi sull’adozione per un motivo specifico: quando le famiglie dei nemici del regime venivano incarcerate, i figli venivano affidati agli orfanotrofi, che a loro volta li affidavano a famiglie considerate rispettabili: bastava fossero politicamente corrette, eterosessuali e cattoliche. Nel 1958 ci fu una seconda riforma, secondo la quale i genitori biologici, dopo tre anni dall’abbandono, perdevano qualsiasi diritto sul bambino. Gli orfanotrofi – leggi il Vaticano – non erano più tenuti a dare informazioni. Gli istituti si trovarono così a disposizione una fornitura continua di bambini e neonati, a volte figli di donne non sposate, a volte strappati dalle mani di anarchici, comunisti e dissidenti.

E perché regalarli, se si possono vendere?

Dal 1943 al 1987, in Spagna il traffico di bambini genera introiti miliardari. Il meccanismo è semplice: le suore intercettano le puerpere ideali, di solito donne sole, con famiglie problematiche, o molto povere. Le coccolano dicendo che le aiuteranno, raccomandandosi che quando verrà il momento vadano nelle loro cliniche a partorire. Quando arrivano le drogano col Pentothal. Appena partorito, il bambino viene portato immediatamente in un’altra stanza, dove a volte c’è già la compratrice, a volte un nido nascosto. Si fa aspettare la madre biologica per ore, raccontando che il neonato ha delle complicazioni impreviste, poi dopo 6-9 ore si riferisce che è morto. Se la madre protesta o diventa aggressiva, la si sottomette prima con la forza, poi con la burocrazia e i ricatti. Sono tutte donne fragili, povere, fortemente cattoliche e ignoranti: le suore sanno che non possonopermettersi un avvocato.

Manoli Pagador partorisce nel 1971 a Madrid, a 23 anni. L’ultima cosa che ricorda di suo figlio è il pianto che sparisce giù per il corridoio. Quando nel 1975 Franco muore e il regime collassa, il traffico di bambini continua florido. Il popolo spagnolo è stremato e diviso. Affrontare i propri orrori non è mai facile, perché si rischia una spirale giustizialista dove tutti hanno colpe. Nel 1977, il nuovo governo promulga la ley de amnistia, che noi chiameremmo “legge scurdammoce ‘o passato”. Nessuno vuole parlare del fatto che ovunque madri e figli si stanno cercando. Chiunque sollevi l’argomento viene ignorato. Nel 1981, nella clinica Santa Cristina, Purificacion Betegon partorisce due gemelle premature. Suor Maria Gomez Valbuena le chiede di darle in adozione. Quando Betegon rifiuta, la suora riferisce che le bambine sono morte a causa dell’incubatrice rotta. La Betegon corre a vedere e le trova vive. Un’infermiera le spiega che sono cerebralmente morte, poi Betegon viene portata via a forza. Nessuno le presta soccorso o aiuto. Ma la gente per strada parla. Così, nel 1982, German Gallego, fotografo per il settimanale spagnolo Interviù, indaga. Va alla clinica San Ramòn, una piccola clinica con solo dieci stanze, ma un costante viavai di donne che vanno e vengono senza registrarsi né lasciare traccia. Il primario è il dottor Eduardo Vela, ginecologo. Lui rifiuta di rilasciare interviste e smentisce ogni voce. Lo stesso fa la suora responsabile, suor Maria. Alcune novizie, però, seppur spaventate, chiedono al giornalista di tornare nel cuore della notte. Una volta lì, gli confessano tutto. Il traffico, i soldi, i furti, le bugie.

Bimbi vanduti2

«E se la madre volesse vedere il corpo del bambino?» domanda Gallego.

Le suore mostrano una cella frigorifera, dove sono conservati dei neonati morti da mostrare in caso di emergenza. Gallego fotografa i corpicini, pubblica l’inchiesta e aspetta almeno una telefonata della polizia. Non arriva mai.

Il dottor Eduardo Vela durante il franchismo è diventato ricchissimo, ma non curando le persone: facendo affari. È stato consigliere della Security World SA, una società di sicurezza privata. Negli anni ’70 fonda la Bellcasa, una società immobiliare che ha le mani in tutta Madrid. Come riusciva a fare tutto? I soci della Bellacasa erano:

Adele Bermejo Rivas, sua moglie.

José Sainz de Miera, delegato capo della Falange franchista nella provincia di Valencia.

José Manuel Gonzales Fausto, consigliere dell’Istituto nazionale di Previsione.

Josè Antonio Giron de Velasco, detto “il leone” ministro del lavoro dal 1941 al 1957 e pupillo del generale Franco.

Dottor Manuel “F.M.”

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Ecco perché la Bellcasa va a gonfie vele: se un gerarca franchista ti vuole comprare la casa al prezzo di un panino, rifiutarsi potrebbe essere pericoloso. Giron era così in alto che dopo l’assassinio del primo ministro era candidato a sostituirlo, finché nel 1957 il suo ruolo viene affidato a dei tecnici dell’Opus Dei. Insomma, Eduardo Vela aveva agganci belli grossi, e di uno a tutt’oggi non si sa nulla: quel dottor Manuel F.M. di cui i giornali spagnoli non rivelano il nome completo, perché è l’ultimo ancora vivo. Quando nel 1982 esce l’inchiesta, tutte le proprietà del dottor Vela cambiano nome. Dal 1982, risulta nullatenente mentre sua moglie è miliardaria. Sempre nel 1982, il braccio destro di Vela, cioè suor Maria Gomez Valbuena, porta via dal grembo di Maria Luisa Torres la figlia appena nata, Pilar Alcalde. Quando la Torres chiede di vedere la sua bambina, suor Maria la minaccia di portarle via l’altro figlio e di farla incarcerare per adulterio.

Dal 1980, ogni tentativo di risolvere la questione legalmente viene bloccato e insabbiato. Quando le madri chiedono di esumare le tombe dei figli, dentro trovano resti di bambini ben più grandi, o del sesso sbagliato, o vuote, o riempite di pietre. In un caso, trovano la gamba di un maschio adulto. Uno dei giudici più influenti di Spagna, Baltasar Garzon, prova ad aprire un’inchiesta. Viene bloccata dalla corte suprema. Gli anni passano, e le voci aumentano, finché il traffico di bambini si interrompe nel 1987. Nel 2010, Vela parla (inconsapevolmente) con dei giornalisti di ElMundoTV, che si spacciano per bambini adottati in cerca delle loro madri biologiche. Lui confessa di aver bruciato l’archivio con i nomi di madri e compratori. Non c’è modo di risalire a chi fossero.

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Poi, nel 2011, arriva la BBC. In un documentario agghiacciante la giornalista ricostruisce tutto. Intervista le tante associazioni di madri derubate, ma mettere insieme tutte le storie umane, sotto le statistiche, è impossibile. Prova a intervistare anche Vela, che si rifiuta. Allora finge di essere incinta e fissa un appuntamento. Durante il colloquio, registrato con una telecamera nascosta, appena Vela capisce di essere di fronte a una giornalista, si altera, va nell’altra stanza e fa ritorno brandendo un crocifisso e recitando passi della Bibbia. Dopo l’inchiesta si mobilita l’opinione pubblica di tutto il mondo. I bambini sono stati comprati anche da coppie estere. Sono in sudamerica, America, Messico, Francia. A fine 2012 viene arrestata suor Maria Gomez Valbuena, imputata di avere orchestrato la rete dei sequestri. Si avvale della facoltà di non rispondere e il 19 gennaio 2013 muore di insufficienza cardiaca. Anzi, di enfisema polmonare. Anzi, era molto malata. Comunque è morta, c’è il certificato firmato dal dottor Enrique Berrocal Valencia. Peccato che il certificato, in tribunale, proprio non ci vuole arrivare. Ha ritardi inspiegabili. E quando arriva, ha delle strane anomalie.

Le associazioni non credono alla morte della suora. , “se possono falsificare il certificato di nascita e la carta d’identità di mio figlio, possono falsificare il certificato di morte di una suora”. Del resto nessuno ha visto il corpo: l’ordine a cui apparteneva rende pubblica la morte solo due giorni dopo, quando è già stata seppellita in una tomba priva di nome. E negli anni, gli spagnoli hanno imparato che nelle tombe spesso e volentieri non c’è quello che dovrebbe. Quando chiedono l’esumazione del corpo, la sorella di suor Maria la nega e dice che lei era presente al decesso. Nella stanza spoglia e austera dove suor Maria ha passato i suoi ultimi anni gli inquirenti trovano le cartoline che le famiglie adottive hanno mandato da tutto il mondo alla suora nel corso degli anni. Una, del 2013, dice “Buon natale! Lasciate che i bambini vengano a me”.

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Il dottor Eduardo Vela, che grazie a un’equipe di avvocati riesce a procrastinare il processo da quattro anni, finalmente finisce alla sbarra. Il processo procede a rilento perché nomi, fatti, documenti, sono difficilissimi da reperire. Tutto è in mano a poche donne che ricordano, testimoni ormai lontani sullo sfondo di un regime crudele e ancora troppo vicino. Quando Zapatero nel 2007 ha istituito la legge della memoria storica, la Spagna si è divisa. Fare i conti col proprio passato rischia di far sprofondare il popolo in una spirale d’odio e rancore senza fine. L’ETA non fa in tempo a consegnare le armi che la Spagna affronta una delle crisi peggiori della sua storia tra secessionisti, indipendentisti ed estrema destra. In un contesto del genere, buttare benzina sul fuoco potrebbe non essere la cosa più saggia da fare.

Ai “niños robados”, però, oltre alla giustizia interessa soprattutto trovare la propria famiglia. È solo di recente, grazie al processo della Betegon, che qualcuno pensa a suor Maria. La donna annotava meticolosamente nei quaderni blu i nomi dei bambini, dei genitori adottivi e biologici, il prezzo e l’indirizzo. Un secondo archivio, in pratica. Quei quaderni esistono ancora, ma la Conferenza Episcopale Spagnola, presieduta dal cardinale Antonio Maria Rouco Varela, rifiuta di collaborare coi tribunali spagnoli. I quaderni sono custoditi da loro, che fanno capo al Vaticano. Ossia uno Stato estero. Chissà quando, dove e come il Vaticano ne è entrato in possesso.

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Solo a maggio di quest’anno una delegazione delle Nazioni Unite si è incontrata coi rappresentanti delle autorità spagnole e della Chiesa, dicendo che è ora dire basta. Tutti hanno convenuto sia ora di aprire i quaderni, ma ad oggi non c’è ancora nessun colpevole. Le associazioni hanno formato una banca del DNA e ogni domenica manifestano in piazza, tenendo in mano un cartello che dice “Ti cerco. Ti stiamo cercando”. Prima di morire vorrebbero poter vedere il volto del figlio, o della madre, che non hanno mai conosciuto.

Fonte: http://thevision.com/attualita/bambini-venduti/

 

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http://www.criticamente.it/2017/11/13/la-storia-segreta-le-suore-abbiano-nascosto-la-vendita-migliaia-bambini-spagna/feed/ 0 20759
Gentiloni ce l’ha quasi fatta: potrete essere censurati e schedati sul web http://www.criticamente.it/2017/11/13/gentiloni-ce-lha-quasi-fatta-potrete-censurati-schedati-sul-web/ http://www.criticamente.it/2017/11/13/gentiloni-ce-lha-quasi-fatta-potrete-censurati-schedati-sul-web/#respond Mon, 13 Nov 2017 14:28:56 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20756 Gentiloni e il PD a un passo dall’ottenere quel che si prefiggevano: misure da Grande Fratello Orwelliano per schedare le opinioni e censurare i siti scomodi con la scusa Fake News.

di Marcello Foà

I lettori di questo blog ricordano la battaglia condotta, all’inizio del mese, contro l’approvazione del disegno di legge del premier Gentiloni che introduceva due provvedimenti gravissimi, all’articolo 2:

– i dati internet e telefonici potranno essere conservati per 6 anni, il che significa autorizzare la schedatura di massa

– l’Agcom, ovvero l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, avrà il potere di intervenire sulle comunicazioni elettroniche dei cittadini italiani a tutela del diritto di autore, impedendo, all’occorrenza, l’accesso ai siti “in infrazione”; il che significa spalancare di fatto le porte alla censura sul web con il pretesto di infrazioni marginali, come la pubblicazione di una foto scaricata da un motore di ricerca.

Notate bene: nessun Paese democratico contempla misure così severe. Lo scorso 5 ottobre, il Senato avrebbe dovuto votare il disegno di legge, infilato furbescamente nel decreto mille proroghe, per non dare nell’occhio. Da notare che era già stato approvato alla Camera e dunque si trattava del voto definitivo, contro il quale il sottoscritto e altri opinionisti hanno lanciato impellenti e drammatici appelli.
Nei giorni successivi ho cercato di sapere com’era andata. Sui giornali neanche una riga e come poteva essere diversamente? A parte il Fatto Quotidiano, che ha svelato la vicenda, e ilgiornale.it, nessuno ne ha parlato. Tutti zitti, tutti, forse, inconsapevoli.
E allora mi sono attivato da solo. Non avendo mai fatto il giornalista parlamentare e non possedendo la necessaria dimestichezza con tali atti, mi sono rivolto al portavoce del Senato, Alessio Pasquini, mettendo in copia la segreteria. Di solito queste richieste vengono trattate dall’ufficio stampa.  E l’Ufficio stampa di un Parlamento risponde. E invece… sì, lo avete capito. Sto ancora aspettando la risposta.
Allora mi sono rivolto alla senatrice Ornella Bertorotta, del Movimento 5 Stelle, che un paio di anni fa mi aveva invitato a parlare a un convegno di politica internazionale a Palazzo Madama. Molto cortesemente, la senatrice Bertorotta, che ringrazio, mi ha risposto inviandomi lo stenografico di quella seduta, che trovate qui. Vorrei tanto sbagliarmi ma leggendo questo resoconto risulta che gli emendamenti presentati per togliere o correggere quei due passaggi sono stati bocciati, mentre l’articolo 2 è stato approvato.

 

E allora è legge? Non ancora, per fortuna. Il disegno di legge 2886 non è ancora stato approvato in maniera definitiva perché su un articolo, il numero 5, è mancato il numero legale. Dunque l’approvazione definitiva è stata rinviata ad altre sedute.
Insomma, si è guadagnato tempo e l’unica speranza è che, nell’imminenza dello scioglimento della Camere, il provvedimento venga rinviato alla prossima legislatura. E chissà che una nuova maggioranza… Insomma, ci vorrebbe un miracolo.
Conta, purtroppo, che l’articolo 2 sia stato approvato ovvero  il premier Gentiloni e il suo Partito il PD sono a un passo dall’ottenere quel che si prefiggevano: predisporre misure da Grande Fratello Orwelliano per schedare le opinioni di tutti gli italiani e poter censurare i siti davvero scomodi, magari col pretesto sempre molto di moda delle Fake News.
Indovinate un po’ quali?

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/10/22/orrore-gentiloni-ce-lha-quasi-fatta-potrete-essere-censurati-e-schedati-sul-web/.

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L’età pensionabile e le generazioni future http://www.criticamente.it/2017/11/06/leta-pensionabile-le-generazioni-future/ http://www.criticamente.it/2017/11/06/leta-pensionabile-le-generazioni-future/#respond Mon, 06 Nov 2017 07:34:12 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20753 di Luciano Messori

L’attuale dibattito sull’opportunità di dar seguito all’innalzamento dell’età pensionabile previsto dalla normativa vigente in conseguenza dell’aumento della speranza di vita degli italiani rilevato dall’ISTAT ha il difetto di non tenere in sufficiente considerazione alcuni fatti importanti.

Per confrontarsi in modo serio sul tema delle pensioni occorre per prima cosa ricordare che il nostro è un sistema pensionistico a ripartizione. Come noto, questo vuol dire che i contributi previdenziali versati dai lavoratori in attività sono utilizzati per pagare le pensioni di chi in quel momento è già a riposo. Le pensioni di questi lavoratori saranno poi pagate utilizzando i contributi previdenziali versati da chi lavorerà quando loro saranno in pensione, e cosi via.

Si tratta di un sistema la cui sostenibilità si basa sul presupposto che il rapporto tra la numerosità delle generazioni in età lavorativa e quella degli anziani in pensione sia sufficientemente elevato da permettere di pagare le pensioni a questi ultimi senza generare un peso insopportabile sui lavoratori.

Un indicatore di questo rapporto può essere identificato nell’indice di dipendenza senile della popolazione, che rappresenta il numero di anziani di 65 o più anni per ogni 100 individui di età compresa tra 15 e 64 anni (quindi almeno potenzialmente in età lavorativa).

Nel 1974, quindi all’epoca in cui il governo Rumor varò il famoso DPR 1092 (quello che istituì le cosi dette baby pensioni) l’indice di dipendenza senile della popolazione italiana era pari a 18,3. Questo vuol dire che per ogni 100 individui di età compresa tra 15 e 64 anni esistevano 18,3 anziani di 65 o più anni.

All’inizio del 2017 l’indice di dipendenza senile della popolazione italiana era salito a 34,8. Tra il 1974 e il 2017 nel nostro paese il numero di anziani per ogni 100 persone in età lavorativa risulta quindi quasi raddoppiato. La tendenza per il futuro è di un ulteriore aumento di questo indicatore.

Questo vuol dire che in futuro ci saranno sempre meno lavoratori a versare i contributi previdenziali e sempre più anziani a riscuotere le pensioni. Se non vogliamo che l’onere a carico di questi lavoratori, che sono i nostri figli, diventi insostenibile, l’unica soluzione è quella di aumentare l’età pensionabile. In un mondo come il nostro nel quale il lavoro richiede mediamente sempre meno sforzo fisico questa soluzione sarebbe largamente fattibile e avrebbe l’ulteriore pregio di permettere alla collettività di non privarsi anzitempo dell’esperienza acquisita dai lavoratori più anziani. Questa esperienza avrebbe effetti positivi sulla produttività del nostro sistema economico e quindi contribuirebbe a creare più posti di lavoro per i giovani.

Un altro motivo per il quale l’innalzamento dell’età pensionabile non solo non toglierebbe lavoro ai giovani, come si è comunemente portati a credere, ma anzi contribuirebbe a creare lavoro per i giovani è dato dal fatto che con l’aumento del rapporto tra numero di pensionati e numero di persone in età lavorativa, che si verificherebbe a causa delle tendenze demografiche in atto nel nostro paese se non venisse innalzata l’età pensionabile, la sostenibilità economica del nostro sistema previdenziale potrebbe essere garantita solo da un’ulteriore innalzamento dell’aliquota dei contributi previdenziali a carico delle imprese. Questo innalzamento genererebbe un aumento del costo del lavoro e quindi una diminuzione della quantità di lavoro domandata dalle imprese (naturalmente a parità di altre condizioni).

Un rinvio dell’innalzamento dell’età pensionabile significherebbe che vogliamo continuare a scaricare il problema della sostenibilità del nostro sistema previdenziale sulle generazioni future. Queste ultime, poste di fronte all’alternativa di rimanere in Italia a farsi carico dei nostri diritti acquisiti o di emigrare, sarebbero prevedibilmente incentivate in misura ancora maggiore rispetto a oggi a preferire quest’ultima soluzione.

 

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Catalogna: repressione e commissariamento http://www.criticamente.it/2017/11/03/catalogna-repressione-commissariamento/ http://www.criticamente.it/2017/11/03/catalogna-repressione-commissariamento/#respond Fri, 03 Nov 2017 09:02:58 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20750 di Michele Paris (http://www.altrenotizie.org)

L’impronta autoritaria e anti-democratica dell’intervento del governo centrale spagnolo per reprimere le manovre indipendentiste in Catalogna è apparsa nuovamente evidente nella giornata di lunedì con la richiesta di incriminazione dei leader del governo autonomo di Barcellona da parte della procura generale dello stato.

La decisione ha seguito l’assunzione diretta nelle mani dell’esecutivo del primo ministro conservatore, Mariano Rajoy, del governo della Catalogna in seguito all’approvazione venerdì scorso al Senato di Madrid dell’articolo 155 della Costituzione spagnola. In precedenza, il parlamento regionale di Barcellona aveva approvato una dichiarazione unilaterale di indipendenza, seguita poi dall’invito alla popolazione del deposto presidente catalano, Carles Puigdemont, a resistere “democraticamente” alla “repressione” e alle “minacce” di Madrid.

Lo stesso Puigdemont aveva fatto perdere le proprie tracce in previsione di un possibile arresto e lunedì è circolata la notizia della sua presenza a Bruxelles, dove potrebbe chiedere asilo al governo belga. Puigdemont e i membri della sua ormai ex amministrazione regionale potrebbero essere accusati formalmente di ribellione, sedizione e appropriazione indebita di fondi pubblici. Queste accuse prevedono complessivamente una pena massima di oltre 50 anni. Sulla richiesta di incriminazione del procuratore generale, José Manuel Maza, dovrà ora esprimersi un giudice spagnolo.

L’azione intrapresa contro i vertici politici catalani rende ancora più cinica e artificiosa la pretesa del governo Rajoy di volere risolvere in maniera pacifica e democratica la crisi in atto attraverso elezioni anticipate nella regione autonoma. L’implementazione dell’articolo 155 era stata infatti accompagnata dallo scioglimento del parlamento regionale, con il voto fissato per il 21 dicembre prossimo.

Le elezioni, oltre a tenersi sotto il controllo di Madrid e la mobilitazione delle forze di polizia e dell’esercito, potrebbero avvenire con alcuni dei leader dei partiti indipendentisti in carcere. D’altra parte, da settimane sono già agli arresti i leader delle associazioni politico-culturali Omnium Cultural e Assemblea Nazionale Catalana, Jordi Cuixart e Jordi Sanchez.

Il disprezzo per la democrazia del governo Rajoy è stato confermato dalle dichiarazioni di alcuni suoi membri, tra cui il ministro degli Esteri Alfonso Dastis, sulla sorte di Puigdemont, la cui candidatura alle elezioni di dicembre è stata definita possibile, sempre però che per quella data il deposto presidente catalano non sia dietro le sbarre.

Gli eventi drammatici del fine settimana avevano anche aumentato le aspettative in vista della riapertura degli uffici pubblici per verificare l’atteggiamento di politici e dipendenti del governo regionale di fronte alle misure repressive ordinate da Madrid. Le notizie provenienti lunedì dalla Catalogna hanno raccontato di una situazione relativamente normale, anche se la crisi politica e istituzionale potrebbe essere ben lontana dall’essere risolta.

A limitare le manifestazioni di protesta sono in primo luogo la minaccia di licenziamento che pesa su circa 200 mila dipendenti pubblici catalani, nel caso dovessero opporsi agli ordini del governo Rajoy. Inoltre, Madrid ha proceduto con la sostituzione dei vertici della polizia regionale (Mossos d’Esquadra), di fatto schierata fino ad ora in appoggio delle forze indipendentiste.

Che il voto del 21 dicembre prossimo sia un esercizio tutt’altro democratico è dimostrato anche dal fatto che un eventuale risultato favorevole alle forze indipendentiste si scontrerebbe con la determinazione del governo centrale spagnolo a fermare il riemergere di qualsiasi spinta alla secessione della Catalogna. Vista la situazione, è evidente che l’unico risultato che Madrid intenderà accettare sarà la formazione di una maggioranza a livello regionale disposta ad assecondare il governo centrale spagnolo.

La decisione di imporre elezioni anticipate ha ad ogni modo già accentuato le divisioni e moltiplicato le ansie nei partiti favorevoli all’indipendenza. Dal Partito Democratico Europeo Catalano (PDeCAT) di Puigdemont, alla Sinistra Repubblicana (ERC) del vice-presidente Oriol Junqueras, alla Candidatura di Unità Popolare (CUP), le principali formazioni politiche regionali hanno evitato di denunciare il voto o di annunciare un eventuale boicottaggio.

Il loro calcolo è con ogni probabilità quello di capitalizzare l’ostilità nei confronti della repressione di Madrid e i procedimenti giudiziari di natura politica messi in moto contro i leader catalani per ottenere una nuova maggioranza nel prossimo parlamento regionale.

Non solo, vista la sostanziale incapacità di queste forze di mobilitare ampie fasce della popolazione catalana sulla base di una battaglia autenticamente democratica contro un governo centrale del quale ne condividono in larga misura gli orientamenti economici e di classe, confinare la lotta indipendentista al di fuori del quadro parlamentare rappresenterebbe quasi certamente un colpo letale per le loro ambizioni.

Al di là degli appelli a resistere il pugno di ferro del governo Rajoy, i leader indipendentisti catalani hanno puntato le loro carte soprattutto sull’appoggio delle istituzioni e dei governi europei, essi stessi irrimediabilmente screditati agli occhi di centinaia di milioni di persone in tutto il continente. Con la disponibilità di questi ultimi a sostenere le aspirazioni della Catalogna mai materializzatasi, Puigdemont e i suoi partner di governo regionale si sono trovati in sostanza disarmati a contrastare in modo efficace i metodi apertamente franchisti messi in atto da Madrid.

I fatti registrati in Catalogna prima e dopo il referendum per l’indipendenza del primo ottobre scorso sono comunque da inserire in un quadro più ampio della creazione di una nuova entità statale nella penisola iberica e dei tentativi di impedire un’evoluzione in questo senso.

Gli esempi pacifici, tra gli altri, di Scozia o Quebec rendono insostenibili le tesi di coloro che – a Madrid come a Bruxelles – hanno giustificato il comportamento di Rajoy come l’unico possibile per fermare la deriva secessionista e per ristabilire la legalità costituzionale in Spagna. Il governo centrale, poi, aveva respinto le aperture dei leader catalani ad avviare un negoziato dopo che questi ultimi avevano congelato la dichiarazione di indipendenza in seguito al referendum.

Il ricorso a metodi violenti e a misure legali profondamente reazionarie a quarant’anni dalla fine del franchismo è da inquadrare in realtà in un processo, comune a tutto l’Occidente e in atto almeno dall’esplosione della crisi economica e finanziaria globale del 2008-2009, di rapido logoramento delle forme di governo democratiche che si credevano ormai consolidate.

Le scene raccapriccianti osservate nella giornata dedicata al referendum catalano un mese fa hanno sbalordito l’opinione pubblica di tutto il mondo, risultando all’apparenza decisamente sproporzionate rispetto alla minaccia effettiva. La reazione di Madrid, con il pieno sostegno delle “democrazie” europee e degli Stati Uniti, ha rivelato perciò lo stato d’animo di una classe dirigente terrorizzata da qualsiasi spinta popolare in grado di destabilizzare, anche solo potenzialmente, un sistema sempre più debole e screditato da quasi un decennio di feroci politiche di austerity.

L’altra faccia della medaglia della strategia del governo Rajoy è il tentativo di promuovere in funzione anti-secessionista tendenze nazionaliste spagnole ultra-reazionarie, le quali trovano appunto terreno fertile nel ricorso a metodi degni della dittatura franchista.

La manifestazione di domenica scorsa a Barcellona per l’unità della Spagna, a cui hanno partecipato circa 300 mila persone, ha confermato almeno in parte l’emergere di queste tendenze. Questo evento, così come un altro simile organizzato in precedenza, ha visto innegabilmente numerosi partecipanti, incluse sezioni della “working-class” catalana, favorevoli all’unità del paese in un quadro politico democratico.

Tuttavia, altrettanto evidente è stata la presenza di forze di estrema destra, protagoniste di slogan inneggianti al franchismo e di attacchi deliberati e talvolta violenti a persone o simboli collegati all’indipendentismo catalano. Precisamente su queste forze e sui grandi interessi economici indigeni e internazionali si basa la campagna anti-secessionista di Rajoy e del suo esecutivo, intenzionato a imporre forme di governo autoritarie che dalla Catalogna potrebbero essere facilmente replicabili nel resto di una Spagna tuttora attraversata da gravissime tensioni sociali.

Tratto da:

http://www.altrenotizie.org/esteri/7671-catalogna-repressione-e-commissariamento.html

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