Criticamente http://www.criticamente.it per un'informazione consapevole Tue, 02 Oct 2018 20:36:59 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 105025663 Le cellule tumorali possono essere riprogrammate http://www.criticamente.it/2018/10/02/le-cellule-tumorali-possono-essere-riprogrammate/ http://www.criticamente.it/2018/10/02/le-cellule-tumorali-possono-essere-riprogrammate/#respond Tue, 02 Oct 2018 20:36:59 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20850 (tratto da http://www.libertadiparola.com) Un medico e ricercatore italiano, ha svolto delle ricerche che dimostrano come le cellule tumorali possono essere riprogrammate utilizzando il linguaggio della...

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(tratto da http://www.libertadiparola.com) Un medico e ricercatore italiano, ha svolto delle ricerche che dimostrano come le cellule tumorali possono essere riprogrammate utilizzando il linguaggio della natura. Dopo oltre 30 anni di studi scientifici molti altri ricercatori, anche a livello internazionale, stanno confermando la sua intuizione.
Le cellule tumorali possono essere riprogrammate, l’essenziale è conoscere e saper usare il ‘linguaggio corretto’ con cui le cellule comunicano tra di loro. Dieci anni fa e dopo ben 20 anni di ricerche, il professor Pier Mario Biava è arrivato a questa conclusione e numerosi laboratori in tutto il mondo non fanno altro che confermare l’intuizione del ricercatore.

L’intuizione di Biava nasce dall’osservazione delle prime fasi dello sviluppo di un embrione, nel momento in cui sono presenti solo cellule staminali totipotenti, non è possibile indurre un tumore con agenti esterni, mentre quando si entra nella fase più avanzata di sviluppo questo diviene possibile. Nelle prime fasi dovevano esserci alcuni meccanismi di controllo e riparazione che proteggeva dell’embrione. Successivamente il ricercatore ha messo a confronto le cellule tumorali con le staminali, che costituiscono per la maggior parte l’embrione, scoprendo che hanno svariate analogie; entrambe si moltiplicano in maniera indifferenziata ed incontrollata. Capita pero’ che ad un certo punto per le cellule staminali che costruiscono i tessuti, arriva un segnale che le indirizza verso un ben preciso ‘percorso di differenziazione’. In questo modo si originano tutte le diverse cellule che fanno parte del nostro organismo: da quelle cardiache a quelle epatiche, da quelle epiteliali a quelle neuronali e altro ancora. Per le cellule tumorali non c’è un programma specifico. Esse crescono caoticamente creando i danni che conosciamo.

Fonte ricerche: www.reprogramcells.com ed anche www.oncovita.it

Biava si chiese se il segnale che induce la cellula staminale a differenziarsi fosse lo stesso che protegge l’embrione nelle sue prime fasi di sviluppo. Gli studi conducono il medico a confermare questa ipotesi e successivamente a pubblicare 25 anni fa il primo articolo che descriveva i meccanismi con i quali si possono riprogrammare le cellule.

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/030438358890287X

Il seguito si è scoperto che non è il DNA a determinare il comportamento dei tessuti ma è molto importante ciò che sta sopra alla genetica: l’epigenetica.

Per poter comprendere al meglio questi concetti dobbiamo farci dare un aiuto dall’informatica. L’era digitale ha difatti modificato il nostro linguaggio introducendo nella quotidianità. Concetti che erano stati ignorati come quello di programmare o riprogrammare.

Per la biologia, è possibile inserire una serie di informazioni e funzioni. Ormai tutti possediamo oggetti che contengono informazioni: chiavette usb, smartphones, ipad.

La scienza sta scoprendo che i meccanismi tramite cui le cellule si moltiplicano e mantengono le loro funzioni sono molto simili a quelle che vengono descritte dalla teoria dell’informazione. E’ possibile quindi immaginare il nostro DNA come un hardware molto potente, si sta già parlando dei prossimi computer come computer molecolari a DNA. Il DNA però di per sé non possiede un software installato; esiste infatti un altro codice, quello epigenetico, che controlla il DNA e lo rende funzionante tramite un programma ben preciso. Esso determina l’accensione e lo spegnimento dei geni e può uniformarsi alle situazioni ambientali dando poi flessibilità ed adattamento per l’evoluzione.

Queste scoperte hanno implicazioni che vanno ben oltre la genetica ed impregnano ogni singolo aspetto della nostra vita. Il dott. Ervin Lazslo, filosofo della scienza, l’ha scoperto ormai da decenni.

Nel documentario di seguito: “L’universo è un sogno”, sono descritte le ricerche in questo settore, dove vengono presentate tutte le implicazioni di tali scoperte.

 

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Come sopravvivere ad una improvvisa emergenza finanziaria http://www.criticamente.it/2018/10/01/come-sopravvivere-ad-una-improvvisa-emergenza-finanziaria/ http://www.criticamente.it/2018/10/01/come-sopravvivere-ad-una-improvvisa-emergenza-finanziaria/#respond Mon, 01 Oct 2018 20:14:56 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20847 Quando soggiunge un’emergenza e non sai come coprire le spese improvvise, ti puoi affidare alle agenzie di prestito online, piuttosto che agli istituti bancari. Richiedere...

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Quando soggiunge un’emergenza e non sai come coprire le spese improvvise, ti puoi affidare alle agenzie di prestito online, piuttosto che agli istituti bancari. Richiedere un prestito online è semplice e veloce. Nella maggior parte dei casi, il processo snello sviluppato dalla maggior parte delle agenzie, permette di richiedere un prestito online in pochi minuti e ricevere il denaro in contanti nel proprio conto bancario entro 24/48 ore.

In rete, sono diverse le agenzie di prestito che ti permettono di richiedere un prestito veloce da 1000 euro (pikalaina 1000) entro pochi minuti, ma non tutte offrono le stesse condizioni, quindi presta molta attenzione. Gli importi disponibili tramite queste agenzie, tendono ad essere abbastanza ampi; si possono trovare soluzioni trasversali che offrono importo a partire da 50€, passando per 1.000 o addirittura fino a 20.000 euro.

Il periodo di rimborso dipenderà dall’istituto che offre il prestito, nonché dall’importo del prestito: i mini-prestiti tendono ad avere un periodo di rimborso non superiore a 30 giorni, mentre i periodi di rimborso per i prestiti più grandi, tendono ad essere misurati in anni.

Inoltre, come con qualsiasi richiesta di prendere in prestito denaro tramite un istituto bancario tradizionale, il limite di credito concesso sarà in gran parte determinato dalla tua situazione economica. Ovviamente, maggiore sarà l’importo richiesto e più alte saranno le garanzie da fornire. Tuttavia, i prestiti istantanei, vengono generalmente accompagnati da pochissime richieste.

La maggior parte degli istituti finanziari che elargiscono prestiti istantanei, richiedono solo una prova delle tue entrate mensili (busta paga) e documento di riconoscimento. Al fine di poter elaborare un prestito istantaneo, vengono richieste le seguenti informazioni:

  • Documento di riconoscimento o codice fiscale
  • Numero di cellulare
  • IBAN del conto bancario che riceverà il denaro
  • Documento che mostra la prova di reddito o stipendio

Ai mini-prestiti si applicano tassi d’interesse su base giornaliera, solitamente con un tasso maggiore rispetto a quelli applicati per un prestito più grande. Generalmente, il richiedente può scegliere anche il tempo di restituzione del prestito, che però non è quasi mai superiore ai 30 giorni.

Per i prestiti veloci di importo superiore a mille euro, generalmente i tassi d’interesse cambiano da banca a banca, quindi si consiglia di leggere le diverse condizioni o utilizzare un sito di confronto, prima di richiedere la cifra desiderata. Inoltre, si deve prendere in considerazione che per importi grandi, si applicano anche tasse nazionali, che non vengono applicate sugli importi di piccole quantità. Le tasse possono includere:

  • Quota d’apertura – è una percentuale dell’importo totale richiesto
  • Tassa di rimborso anticipato – per i prestiti di importo maggiore, viene riscossa una tassa per il rimborso anticipato del prestito
  • Interessi penali – se il denaro non viene rimborsato entro i termini stabiliti, il creditore può iniziare ad aggiungere interessi di mora e sovrattasse

In genere, i prestiti veloci vengono approvati entro poche ore dopo la richiesta, dal momento che non vi è quasi nessuna “documentazione” necessaria e ci sono pochissimi requisiti per qualificarsi. Quindi, se hai bisogno di prendere del denaro in prestito per coprire un’emergenza, sei coperto!

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GENOVA CROLLO PONTE MORANDI – TUTTO CIO’ CHE TI HANNO NASCOSTO http://www.criticamente.it/2018/08/31/genova-crollo-ponte-morandi-tutto-cio-che-ti-hanno-nascosto/ http://www.criticamente.it/2018/08/31/genova-crollo-ponte-morandi-tutto-cio-che-ti-hanno-nascosto/#respond Fri, 31 Aug 2018 14:01:28 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20843 (Daniele Pinna) CONDIVIDI QUESTO VIDEO prima che venga bannato e cancellato, usa questo hashtag #NullaCadePerCaso #CHIAREZZASUGENOVA Cosa sono quelle esplosioni che tutti hanno visto e...

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(Daniele Pinna) CONDIVIDI QUESTO VIDEO prima che venga bannato e cancellato, usa questo hashtag #NullaCadePerCaso #CHIAREZZASUGENOVA
Cosa sono quelle esplosioni che tutti hanno visto e sentito prima e durante il crollo?
Il Ponte di Genova è caduto a causa di una DEMOLIZIONE CONTROLLATA?
Perchè ci nascondono tanti dettagli sin troppo palesi ad un occhio più attento?

Ho fatto diverse ricerche e ciò che ho scoperto mi ha molto indignato.
Ancora una volta stanno nascondendo la verità.

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3% sul deficit/Pil: «Parametro deciso in meno di un’ora, senza basi teoriche» http://www.criticamente.it/2018/08/31/3-sul-deficit-pil-parametro-deciso-in-meno-di-unora-senza-basi-teoriche/ http://www.criticamente.it/2018/08/31/3-sul-deficit-pil-parametro-deciso-in-meno-di-unora-senza-basi-teoriche/#respond Fri, 31 Aug 2018 13:18:28 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20840 (di Vito Lops – http://www.ilsole24ore.com) «La decisione di abolire l’Imu sulla prima casa va nella direzione opposta alle raccomandazioni» diceva lo scorso settembre il commissario...

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(di Vito Lops – http://www.ilsole24ore.com)

«La decisione di abolire l’Imu sulla prima casa va nella direzione opposta alle raccomandazioni» diceva lo scorso settembre il commissario europeo Olli Rehn intervenuto alla Camera aggiugendo che «se i piani di bilancio dell’Italia non risulteranno in linea con gli impegni presi con l’Ue, la Commissione ha il dovere di chiedere correzioni». Messaggio chiarissimo con altrettanto netto riferimento ai rischi di sforamento del paletto del 3% sul deficit/Pil, proprio quando l’Italia era appena uscita dalla procedura d’infrazione.

Un mese dopo, dato che le stime indicavano uno sforamento di uno o due decimi (3,1-3,2%) l’Italia è stata “costretta” ad aumentare l’Iva dal 21 al 22%, nonostante uno scenario di consumi calanti e nonostante questi rappresentino a tutt’oggi la prima voce del Prodotto interno lordo.

Ancora una volta è caduta la scure del parametro deficit/Pil che non può superare il 3%. Ma da dove nasce questo paletto che oggi condiziona più di ogni altro l’attività di governo (certo molto di più di quello sul debito/Pil al 60% a giudicare dal recente upgrade di Moody’s sull’Irlanda pur in presenza di un debito/Pil balzato nell’ultimo anno al 121%)?.

Il quotidiano tedesco «Frankfurter Allgemeine Zeitung» e prima ancora il francese «Aujourd’hui en France -Le Parisien» hanno svelato l’arcano, poi ripreso anche da molti blog. La soglia del 3% sul deficit/Pil è stata elaborata negli anni ’80 da un sconosciuto funzionario del governo di François Mitterand: Guy Abeille, ai tempi non ancora trentenne.

La storia è andata così. Dopo la vittoria alle elezioni del 1981 in Francia i socialisti guidati da Mitterand per mantenere le costose promesse elettorali avevano portato il deficit da 50 a 95 miliardi di franchi. Per “darsi una regolata” Mitterrand incaricò Pierre Bilger, a quel tempo vice direttore del dipartimento del Bilancio al ministero delle Finanze di implementare una regola per evitare spese pubbliche all’impazzata. Bilger contattò due giovani esperti che avevano una formazione economica e matematica all’Ensae: Roland de Villepin, un cugino del futuro primo ministro Dominique de Villepin e Guy Abeille.

Leggi tutto l’articolo su:

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-01-29/parla-inventore-formula-3percento-deficitpil-parametro-deciso-meno-un-ora-102114.shtml?uuid=ABJHQ0s

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L’ossessione al “mangiare sano” è un disturbo alimentare http://www.criticamente.it/2018/08/28/lossessione-al-mangiare-sano-e-un-disturbo-alimentare/ http://www.criticamente.it/2018/08/28/lossessione-al-mangiare-sano-e-un-disturbo-alimentare/#respond Tue, 28 Aug 2018 06:56:59 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20837 (di Maurizio Binetti  – https://thevision.com) Il controllo ossessivo e maniacale di tutto ciò che ingeriamo, che ci porta a volte fino al punto da ridefinire...

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(di Maurizio Binetti  – https://thevision.com)

Il controllo ossessivo e maniacale di tutto ciò che ingeriamo, che ci porta a volte fino al punto da ridefinire le nostre relazioni sociali e le scelte che compiamo quotidianamente, si chiama “ortoressia” – dal greco “orthos”, corretto, e “orexis”, appetito. A oggi, l’ortoressia, di cui si parla molto sui media, non figura ancora nel DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), che fornisce la seguente definizione dei disturbi legati all’alimentazione: “I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o di comportamenti collegati, che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale.”

Secondo l’indagine “Nutrimente”, promossa dal Ministero della Salute, le “fissazioni” più comuni di un soggetto a rischio ortoressia sono la cosiddetta pianificazione dei pasti – per cui si dedica gran parte delle giornate, in particolare la domenica, a definire come si mangerà la settimana successiva, calcolando alla perfezione le dosi di pranzo e cena o “il tempo trascorso [per non dire perso] al supermercato” – e la ricerca ossessiva degli alimenti più salutari presenti sugli scaffali. Che si trovi in ufficio, in vacanza, in viaggio per lavoro, il soggetto ortoressico manifesta le sue nevrosi soprattutto quando è costretto ad andare in un supermercato o in un ristornate “normale”, sprovvisto o meno fornito di un determinato tipo di prodotti, e si impone di cercare disperatamente quello che possa soddisfare i suoi bisogni. Non ultimo, “il pensiero ossessivo del cibo” porta a un’unica e martellante domanda ogni qual volta si presenta il rischio di sgarrare la regola: “mi farà male?”

Guardando ai dati del fenomeno nel nostro Paese, dei 3 milioni di italiani che soffrono di disturbi alimentari, circa il 15% soffre di ortoressia, con una netta prevalenza degli uomini (11,3%) rispetto alle donne (3,9%). Come sostiene Donatella Ballardini, Presidente dell’Associazione Nazionale Specialisti in Scienza dell’Alimentazione (ANSISA), “Questa differenza è da attribuire alla diffusione attuale, nella popolazione maschile, di modelli salutistici legati alla forma fisica e all’allenamento sportivo, che suggeriscono un elevato controllo del cibo per il raggiungimento della forma e della performance ideale,” controllo che passa attraverso un processo di disintossicazione. La carne, il latte, i carboidrati; gli zuccheri, i lieviti, il glutine: moderni demoni alimentari da combattere con alternative free.

Di fronte a un palinsesto televisivo dominato da programmi di cucina ricca e tradizionale, forse anche come risposta a questa direzione mediatica, pressoché immutata dal boom del dopoguerra a oggi, si contrappone un regime alimentare dove vige un’unica regola: l’esclusione. L’abnegazione, il rifiuto di tutto ciò che, per moda o perché l’ha detto un guru dell’alimentazione o il tuo personal trainer viene connotato come nocivo, dannoso, e quindi da eliminare.

Le cause che trasformano questa scelta – a monte anche condivisibile rispetto a determinati fattori salutari o ambientali – in nevrosi sono diverse e a volte sono il corollario di diete che sono veri e propri regimi e promettono miracoli in breve tempo. Il soggetto ortoressico è portato a controllare compulsivamente tutto ciò che ingerisce, e i suoi comportamenti tendono, di conseguenza, a ricordare aspetti dell’anoressia nervosa o del disturbo ossessivo-compulsivo. Questi due disturbi condividono infatti tratti perfezionistici e di controllo maniacale: l’aderenza alla dieta diventa sinonimo di autodisciplina, mentre la trasgressione viene interpretata come un fallimento del proprio auto-controllo.

(leggi tutto su https://thevision.com/cultura/ossessione-cibo-sano/)

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La curcumina per combattere il cancro, adesso è possibile: come ci sono riusciti http://www.criticamente.it/2018/08/11/la-curcumina-per-combattere-il-cancro-adesso-e-possibile-come-ci-sono-riusciti/ http://www.criticamente.it/2018/08/11/la-curcumina-per-combattere-il-cancro-adesso-e-possibile-come-ci-sono-riusciti/#respond Fri, 10 Aug 2018 22:00:11 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20832 di Zeina Ayache Nella curcuma c’è una sostanza, la curcumina, che è in grado di bloccare le cellule del cancro e sconfiggere la malattia. I...

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di Zeina Ayache

Nella curcuma c’è una sostanza, la curcumina, che è in grado di bloccare le cellule del cancro e sconfiggere la malattia. I ricercatori sono riusciti a trovare il modo di far affluire la curcumina nel sangue incrementando le possibilità di utilizzarla realmente come trattamento: ecco come funziona.

La curcumina, un estratto della Curcuma longa, è in grado di sconfiggere le cellule cancerose e adesso si può pensare seriamente ad una terapia visto che i ricercatori sono finalmente riusciti a sciogliere il pigmento in acqua. Ma cosa significa?

La curcumina contro il cancro. Precedenti studi hanno dimostrato che la curcumina è in grado di interferire con i processi biochimici delle cellule tumorali impedendone la proliferiazione. Ai tempi però i ricercatori dovettero fermarsi perché non si riusciva a trovare un modo efficace per permettere alla curcumina di entrare nel flusso sanguigno: veniva espulsa troppo rapidamente per poter colpire le cellule malate.

Sciogliere la curcumina. Adesso però i ricercatori dell’università di Illinois sono riusciti a trovare un modo per sciogliere la curcumina in acqua. “Quando vuoi somministrare un farmaco, questo deve essere solubile in acqua per poter fluire attraverso il flusso sanguigno”, spiega Santosh Misra, uno dei ricercatori. Gli esperti hanno creato un sofisticato complesso mettociclico utilizzando il platino che, non solo ha consentito di rendere solubile la curcumina, ma ha anche reso il mix 100 volte più efficace contro il cancro, nello specifico contro il melanoma e il cancro al seno, rispetto a quanto lo siano i due elementi separati. “Sappiamo che un farmaco si legherà a una certa “molecola ospite” se è presente la giusta ‘tasca’ “, spiegano i ricercatori che concludono “Abbiamo trovato la chiave per dimostrare l’efficacia della terapia e risolvere un problema di vecchia data con l’insolubilità della curcumina”.

Cosa fa la curcumina. La curcumina è in grado di prevenire la fosforilazione della STAT3, un fattore di trascrizione che porta alla crescita delle cellule del cancro e permette loro di sopravvivere. La combinazione tra curcumina e platino è in grado di uccidere le cellule malate frammentando il loro DNA. E non è tutto. La curcumina è in grado di attaccare le cellule staminali tumorali responsabili della ricrescita dei tumori riuscendo così a dimostrarsi ancor più efficace nella lotto contro il cancro.

Fonte: scienze.fanpage.it

Disclaimer: Questo articolo non è destinato a fornire consigli medici, diagnosi o trattamento.
Le informazioni diffuse dal sito non intendono e non devono sostituirsi alle opinioni e alle indicazioni dei professionisti della salute che hanno in cura il lettore, l’articolo è solo a scopo informativo.

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Ricambi per auto, le occasioni per il risparmio e la qualità da cogliere in rete http://www.criticamente.it/2018/08/10/ricambi-per-auto-le-occasioni-per-il-risparmio-e-la-qualita-da-cogliere-in-rete/ http://www.criticamente.it/2018/08/10/ricambi-per-auto-le-occasioni-per-il-risparmio-e-la-qualita-da-cogliere-in-rete/#respond Fri, 10 Aug 2018 18:13:33 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20829 Quella di  ricercare in rete le occasioni di acquisto degli oggetti desiderati è oramai una tendenza consolidata che riguarda sempre più anche il mondo degli...

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Quella di  ricercare in rete le occasioni di acquisto degli oggetti desiderati è oramai una tendenza consolidata che riguarda sempre più anche il mondo degli automobilisti.  La ricerca non riguarda solo le automobili in senso stretto, ma anche singoli componenti, accessori  e ricambi.

D’altro canto, il lavoro del meccanico negli ultimi anni è cambiato drasticamente.  Intervenire per sostituire un componente in un’auto di recente produzione richiede competenze molto più complesse  rispetto anche solo al recente passato.

Ciononostante, e anche se gli italiani non sembrano mediamente  particolarmente  vocati per il  bricolage, anche nel nostro Paese il settore dei ricambi online sta conoscendo un exploit che vede una crescita stabilmente in doppia cifra da anni.   L’ampia disponibilità in rete di tutorial,  guide, soluzioni guidate ai problemi tecnici più o meno comuni,  rende sempre  più interessante la possibilità di eseguire autonomamente piccoli interventi, miglioramenti e riparazioni alla propria automobile.

Le parti dell’auto più acquistate online sono quelle più semplici da installare. Ovviamente le preferenze sono concentrate sugli accessori più comuni come tappetini , coprisedile e  copri volante, porta bibite,  tendine,  ma anche strumenti più impegnativi come barre porta tutto, porta sci,  porta bici, bauli esterni,   navigatori satellitari etc..  L’obiettivo dell’automobilista non è solo quello del risparmio;  in molti casi  c’è la voglia di acquistare pezzi unici e originali, che magari sono introvabili nei negozi tradizionali, sia che si tratti di auto di lusso, fino alle più popolari auto come Fiat, Ford e altre.

Uno dei principali portali del settore,  shopricambiauto24.it, ha analizzato le preferenze e le tendenze dei propri clienti.  Si tratta di prodotti trasversali  per complessità  e competenze  necessarie (filtri aria e olio, lubrificanti, tergicristalli,  lampade,  candele , etc.).  In genere, basta un minimo di manualità per risparmiare anche molto denaro.  E non mancano anche acquisti più tecnici, come componenti del motore,  dischi e pastiglie dei freni,  componenti elettroniche.

Questo è il segno che il mercato dei ricambi auto online, oltre ad essere frequentato da “meccanici amatoriali”  che puntano al risparmio ed al fai da te , è oramai un territorio in cui si muovono sempre più spesso anche meccanici e carrozzieri professionisti. In questo caso, la motivazione  è senza dubbio quella del contenimento dei costi (spinti verso il basso da un’ampia concorrenza), ma anche  la comodità di accedere ad un sistema di fornitura rapido, efficiente e personalizzato.

In questo contesto, è interessante  accennare anche al mercato delle auto da collezione, che si e’ significativamente ampliato negli anni 2000, fino a diventare una classe di investimento finanziario a pieno titolo.  Con una crescita di valore superiore al 350% in 10 anni, questo mercato é diventato una classe di investimento alternativa che risulta poco legata alle asset class tradizionali.  Chi si occupa di ristrutturare e riportare all’originale splendore mitiche auto del passato trova nel mercato dei ricambi online delle valide opportunità di fare affari, che possono procurare nel tempo degli ingenti guadagni.

Infine,  il mercato dei ricambi auto online, rappresenta il contesto dove reperire le più moderne e recenti tecnologie in grado di garantire affidabilità, durata e sicurezza alle nostre automobili, con prodotti sempre più all’avanguardia e concepiti per assistere l’automobilista nella prevenzione degli incidenti.  Si tratta di dispositivi elettronici che hanno la funzione di assistere il guidatore in caso di emergenza o pericolo e che è bene fare installare  da tecnici allo scopo specializzati.

 

 

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Earth Overshoot Day, una Terra in esaurimento http://www.criticamente.it/2018/08/02/earth-overshoot-day-una-terra-in-esaurimento/ http://www.criticamente.it/2018/08/02/earth-overshoot-day-una-terra-in-esaurimento/#respond Thu, 02 Aug 2018 07:58:14 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20825 (Anna Romano, https://oggiscienza.it) Le risorse del pianeta non sono infinite, eppure le sfruttiamo ben più di quanto riescano a rigenerarsi: l’Earth Overshoot Day segna la...

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(Anna Romano, https://oggiscienza.it) Le risorse del pianeta non sono infinite, eppure le sfruttiamo ben più di quanto riescano a rigenerarsi: l’Earth Overshoot Day segna la data in cui la nostra impronta ecologica supera la biocapacità degli ambienti naturali.

Ci siamo già: oggi abbiamo consumato tutte le risorse che la Terra può rinnovare in un anno. L’Earth Overshoot Day è esattamente questo, la data calcolata dagli scienziati nella quale l’impronta ecologica dell’uomo supera la biocapacità degli ecosistemi; la data dalla quale non faremo che sovrasfruttare con il nostro Pianeta, accumulando un debito ecologico che non sarà per nulla semplice da ripagare. E una data che ha continuato ad anticiparsi dagli anni Settanta, quando abbiamo cominciato a calcolarla, a oggi.

Come si calcola?

L’Earth Overshoot Day è calcolato dal Global Footprint Network, un’organizzazione internazionale di ricerca che ogni anno aggiorna i dati e le metodologie per la valutazione. Per capire quanto la nostra specie pesi sulle risorse del Pianeta, il parametro usato è l’impronta ecologica, o ecological footprint, definita come l’area necessaria per fornire a ciascuno ciò di cui ha bisogno: il cibo, incluse le risorse ittiche, il legname e il cotone per il vestiario, lo spazio per la costruzione di strade e case, l’area forestale necessaria ad assorbire le emissioni di anidride carbonica…

Il confronto è, ovviamente, con quanto la Terra è dal canto suo in grado di offrire, un parametro indicato come “biocapacità” che indica la produzione mondiale annua di quegli stessi elementi o sistemi presi in considerazione per il calcolo dell’impronta ecologica.

Se quest’ultima supera la biocapacità, significa che stiamo superando le capacità produttive annuali prese in considerazione. “In parole povere, significa che non aspettiamo la fine dei 365 giorni per cominciare a sfruttare ciò che il pianeta non può rimpiazzare”, spiega a OggiScienza Gianfranco Bologna, direttore scientifico e Senior Advisor del WWF Italia.

“Il metodo dell’impronta ecologica è uno dei tanti che si tenta di usare per dare un’indicazione di quanto pesiamo sui sistemi naturali. Rappresenta una stima e scientificamente è stato molto dibattuto, perché è difficile riuscire a tenere conto di tutti i nostri interventi sul Pianeta: qualsiasi metodo che sia adottato per calcolarlo, la stima sarà inevitabilmente per difetto. E già così, permette di comprendere con immediatezza come, pur prendendo in considerazione solo alcuni elementi della pressione umana sulle risorse naturali, ne sottraiamo un quantitativo superiore, nell’arco dell’anno, di quelle che la natura stessa produce nello stesso periodo di tempo”.

E la differenza non è da poco. Al momento, infatti, il Global Footprint Network stima che stiamo consumando l’equivalente di 1,7 Terre. E per quanto riguarda l’Italia, se tutti vivessero come noi, il consumo salirebbe a 2,6 Terre e l’Earth Overshoot Day sarebbe addirittura il 24 maggio. Questo ci dice anche qualcos’altro di già noto, ma che vale sempre la pena ricordare: ci sono Paesi che consumano a scapito di altri.

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AFRICA, CULLA DEL NEOLIBERISMO – Ilaria Bifarini http://www.criticamente.it/2018/07/31/africa-culla-del-neoliberismo-ilaria-bifarini/ http://www.criticamente.it/2018/07/31/africa-culla-del-neoliberismo-ilaria-bifarini/#respond Tue, 31 Jul 2018 19:43:40 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20821 (tratto da https://www.byoblu.com) Ilaria Bifarini, blogger e autrice del libro “I coloni dell’austerity”, parla ai microfoni di Byoblu.com del legame fra neoliberismo, Africa e fenomeni...

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(tratto da https://www.byoblu.com) Ilaria Bifarini, blogger e autrice del libro “I coloni dell’austerity”, parla ai microfoni di Byoblu.com del legame fra neoliberismo, Africa e fenomeni migratori di massa: cosa possiamo imparare dall’esperienza africana? Chi sono i veri carnefici e le vere vittime della globalizzazione della povertà? Come possiamo distinguere le cause dagli effetti nelle politiche di austerity?


È attraverso la globalizzazione della povertà che questa economia, questo modello perverso  assolutamente autodistruttivo, oltre che antisociale, si sostiene.

Di nuovo con noi Ilaria Bifarini, buonasera e bentornata su Byoblu.com.

Grazie, grazie a voi e buonasera.

Dopo il grandissimo successo del primo video neoliberismo e manipolazione di massa, “I coloni dell’austerity” è il tuo nuovo libro, nel quale parli di Africa, migrazioni di massa e neoliberismo in un unico contenitore: vuoi spiegarci meglio? Come mai accosti questi tre fattori?

Perché le politiche di immigrazione di massa altro non sono che lo strumento che usa attualmente il neoliberismo per imporre la globalizzazione della povertà. Quello che è accaduto in Africa è quanto ora si sta riproponendo in Europa e in Occidente, attraverso le politiche neoliberiste dell’austerity.

Infatti la narrazione unica dominante attribuisce tutte le colpe del sottosviluppo endemico dell’Africa all’esperienza coloniale, creando una questione morale per cui l’accoglienza è un modo per sdebitarsi per quanto è accaduto in passato, come fosse una colpa da espiare. In realtà, a seguito della decolonizzazione (che nel mio libro indico come una falsa decolonizzazione), le politiche nazionaliste, che stavano prendendo piede attraverso, ad esempio, la sostituzione delle importazioni e dei tentativi di sviluppo dell’industria nascente locale e che avevano portato in Africa e in tutto il terzo mondo a una età d’oro (una crescita a livello locale e a livello di sviluppo socio-economico), vengono poi interrotte per l’irruzione delle politiche neoliberiste. Ciò accade attraverso uno strumento che hanno dato a tutti: è noto a noi in Occidente e soprattutto in Italia, ossia lo strumento del debito.

Dopo la crisi del debito infatti, avvenuta nel 1982 con il default dichiarato dello stato del Messico, vengono attuati e imposti da parte della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale i piani di aggiustamento strutturale, ossia dei piani che prevedono delle condizionalità per la concessione del debito. E’ esattamente quello che sta avvenendo ora in Europa: è di pochi giorni fa la notizia della revoca dei fondi a Stati come l’Ungheria, se non rispettano le condizioni che l’Europa vuole; scopriremo, attraverso lo studio e l’analisi della storia economica post coloniale, come sia stato proprio il terzo mondo, e in particolare l’Africa, la culla del neoliberismo.

Il mio libro non riguarda specificatamente l’Africa (perché non sono un’esperta di questo continente, sul quale esistono libri specifici dedicati alla materia), ma in realtà parla del neoliberismo, continuando lo studio che ho iniziato con il mio precedente libro “Neoliberismo e manipolazione di massa”. Questa volta mi concentro invece sul neoliberismo e le migrazioni di massa e studio il caso Africa, perché è proprio da quello che accade nel terzo mondo che possiamo valutare quale sarà il potenziale distruttivo delle politiche di austerity, sperimentate proprio lì in Africa che ora vengono attuate da noi in Occidente. Quindi l’Africa siamo noi: con 30 o 40 anni di ritardo sta succedendo esattamente quello che è già stato sperimentato nei Paesi del terzo mondo e che ne hanno impedito lo sviluppo economico; questa mancanza di avvio di uno sviluppo economico sta portando ai fenomeni migratori massivi, che esportano la povertà in occidente, attuando la globalizzazione della povertà, fine ultimo del neoliberismo, perché è il solo obiettivo e motivo di business economico e di speculazione.

Studiare quello che è accaduto in Africa e conoscere la sua storia può essere molto utile per evitare di incorrere nel disastro economico verso il quale ci siamo avviati con le attuali politiche neoliberiste e dell’austerity. Rilevo attraverso l’analisi dell’evoluzione del debito pubblico dei principali paesi di emigrazione, come la Nigeria e l’Etiopia, come le politiche di contenimento del debito pubblico degli ultimi decenni e in particolare se noi prendiamo il caso della Nigeria, uno dei principali Paesi di emigrazione, che presenta un debito pubblico del 15%, uno dei più bassi al mondo. Queste politiche di austerity sono la prova di come impoveriscano la popolazione e inibiscano definitivamnete lo sviluppo portino ad un aggravarsi delle disuguaglianze sociali ed economiche e per cui l’unica soluzione è quella dell’emigrazione e purtroppo è quanto accade anche da noi in Italia dove sempre più giovani sono costretti ad emigrare per cercare lavoro. Importiamo il frutto della disperazione del neoliberismo e allo stesso tempo ne siamo vittime: quindi l’Africa siamo noi e la globalizzazione della povertà è stata portata a compimento.

Quindi, secondo te, in Africa sono state sperimentate le tecniche neoliberiste, in parte, per poterle poi applicare qui e, in parte, per creare un fenomeno che crei ancora più difficoltà in Europa?

Addirittura c’è chi fa risalire la nascita del neoliberismo con il Washington Consensus, avvenuto nel 1989, con il quale vengono stabilite ed applicate le politiche neoliberiste nel terzo mondo e in Africa in particolare; il neoliberismo nasce come attuazione (non ideologicamente) nei Paesi del terzo mondo e in Africa ed è possibile anche risalire alla Shock Economy e al caso che ho già citato nel precedente video su Allende, il colpo di stato che porta Pinochet al potere e l’ascesa dei Chicago Boys.

In realtà attraverso queste politiche di privatizzazione e liberalizzazione incontrollata con un focus totale sull’ esportazione, tant’ è vero che in Africa si dice che la povertà, come affermano studiosi africani economisti del luogo, non è dovuta alla mancanza di risorse, ma alla sua esportazione: anziché consumare le risorse, vengono esportate e questo provoca fenomeni veramente paradossali.

Però le esportazioni, in un sistema equilibrato, creano ricchezza, se non ho capito male di tutto quello hanno detto fino ad oggi gli economisti, che abbiamo avuto con noi. Perché non sta succedendo questo?

In realtà non è così, perché un’economia che non tutela la propria industria locale e che non sviluppa innovazione e investimenti, ma si basa soltanto sulla esportazione di materie prime, come quello che accade alle ex colonie (basate su un tipo di modello che viene chiamato estrattivo), impedisce che ci sia una specializzazione del capitale umano, un’innovazione e un progresso; il Fondo Monetario Internazionale opera anche delle svalutazioni monetarie in questi Paesi, dove in buona parte dell’Africa esiste ancora una valuta coloniale, il Franco CFA, una delle forme più palesi dell’impero neocolonialista esercitata dalle attuali potenze finanziarie. Di recente c’è stato l’arresto dell’attivista panafricano Kemi Seba, che aveva osato strappare un Franco CFA, proprio per rivendicarne l’illegittimità.

Tutto questo ha impedito lo sviluppo economico dell’Africa, dove invece sono state sempre più poste come condizioni per ottenere prestiti, che servivano a ripagare il debito che, a sua volta, serviva per ripagare gli interessi sul debito; quindi l’Africa è finita sotto il tritacarne del debito e degli interessi sul debito, nel quale siamo poi finiti ora: per cui il caso Africa è un caso molto importante di studio economico per valutare quale sia il potenziale distruttivo della politica neoliberista, che stiamo attuando e subendo adesso, perché imposta dalla Troika. Qello che ha fatto il Fondo Monetario e la Banca Mondiale in Africa è ciò che ha fatto la Troika in Grecia: esiste un parallelismo evidente e davvero sconcertante.

Le migrazioni di massa come si inseriscono in questo contesto? Le migrazioni sono l’effetto della globalizzazione anche dei dei costumi; l’Africa sta vivendo una crescita demografica inarrestabile e, proprio per mancanza di politiche di sviluppo, non ha fatto quel percorso di transizione demografica che porta di solito i Paesi dallo stadio del sottosviluppo allo stadio dello sviluppo, per cui si prevede addirittura che entro il 2050 la popolazione africana raddoppierà, passando da 1,2 a 2,5 miliardi di individui: l’emigrazione viene vista come unica soluzione e possibilità, di fronte a una disuguaglianza sempre maggiore e a una povertà endemica, a cui non si non si pone fine. Questo porta a incentivare le speculazioni dietro alle ONG e ai traffici di migranti e addirittura il modello dell’emigrazione viene considerato un modello di sviluppo anche da molti economisti e studiosi mainstream.

In che senso viene considerato un modello di sviluppo?

E’ un modello di sviluppo nel senso che, emigrando e consentendo a un giovane della famiglia di emigrare, si fa si che, secondo questa teoria ipotetica, possa portare maggiori competenze nel proprio Paese, una volta tornato, attraverso un’integrazione lavorativa, che non ci sarà mai in Paesi come il nostro, dove il tasso di disoccupazione giovanile è ai massimi storici e tra i più alti in Europa.

Quindi in un sistema utopico il meccanismo dell’emigrazione da Paesi meno sviluppati a Paesi più sviluppati, dove non solo c’è piena occupazione, ma c’è anche bisogno di forza lavoro, diventa sostenibile?

Esatto, ma è sempre un modello irreale, ipotetico e fallace, proprio come quello su cui si basa il sistema neoliberista e che permetterebbe di portare a una crescita dell’economia locale dei Paesi di provenienza, attraverso le rimesse economiche, ossia i soldi che i giovani immigrati mandano alle famiglie di origine; tutto ciò porta invece a una grande speculazione dei servizi di trasferimento di denaro, perché le commissioni applicate sulle rimesse economiche africane verso l’Africa (10%) sono le più alte in assoluto: a monte c’è tutto un business, come quello dei prestiti per emigrare concessi da Brac (la più grande ONG al mondo), sui quali poi verranno applicati degli interessi e dei vincoli.

Le famiglie di origine accedono ai prestiti per poter espatriare e mandare all’estero i propri figli, imbarcarcandosi in questi viaggi della speranza per ritrovarsi di nuovo nella spirale del debito: ritorniamo ancora una volta all’essenza del neoliberismo, cioè tutto gira intorno al debito e alla speculazione, alla povertà e alla miseria, uniche fonti di guadagno di un’economia che ha perso il suo connotato di economia reale. Siamo di fronte all’economia della distruzione, della sofferenza e della povertà e, attraverso la globalizzazione della povertà, questo modello perverso e autodistruttivo, oltre che antisociale, si sostiene in questo modo: si impoveriscono di conseguenza i Paesi di accoglienza e si creano anche degli scontri sociali inevitabili là dove manca lo Stato Sociale per il nostro Paese, che è quello di maggiore approdo per le stesse politiche di austerity, che hanno già depredato l’Africa.

Lo Stato Sociale lascia i giovani senza una difesa, senza nessuna possibilità se non quella di emigrare e senza nessun supporto; al contrario Lo Stato Sociale, quindi l’assistenza, viene concesso a questi giovani immigrati, perché dietro c’è sempre il solito giro perverso di speculazione e questo non può che creare rabbia e frustrazione sociale di fronte a chi si trova in una situazione di sofferenza; ma questi scontri sociali sono scontri orizzontali intraclasse, che deviano il potenziale rivoluzionario e di ribellione, che sta dietro il malcontento della popolazione, verso un falso obiettivo, il famoso scontro tra poveri, per cui poi si ingenerano anche fenomeni di razzismo:  non dico che siano giustificabili, però sono comprensibili in uno scenario di questo tipo, dove il cittadino si sente discriminato rispetto all’immigrato e di conseguenza tende a colpevolizzare l’immigrato stesso, facendone un nemico. E questo è funzionale al sistema, perché permette la sopravvivenza di questa eterna speculazione sulla miseria e sul degrado sociale.

Ilaria, grazie mille per queste parole perché credo che ce ne sia molto bisogno: è molto difficile stare nel mezzo quando si parla di questo tema, perché o ti prendono per razzista o ti prendono per quello che vuole accogliere tutti; però in realtà non siamo neanche i primi a fare questi discorsi, partono proprio da lì questi ragionamenti e alcuni presidenti africani hanno fatto questi ragionamenti o sbaglio?

Esatto, prendo  le mosse da quello che è stato il primo presidente del Burkina Faso ex Alto Volta, il burkinese Thomas Isidore Noël Sankara (da molti considerato il Che Guevara africano), un vero eroe rivoluzionario dell’Africa, ma purtroppo viene poco conosciuto e viene poco divulgato dal mainstream. Thomas Sankara nel 1987, oltre 30 anni fa, davanti al organizzazione dell’Unione africana osò dire quello che economisti coraggiosi dicono soltanto oggi: “smaschererò l’inganno del debito … rimborsare o non rimborsare il debito non è una questione morale, non è una questione d’onore, perché se noi pagheremo probabilmente moriremo, se noi non pagheremo loro non moriranno, statene certi”.

Lui aveva previsto che queste sue parole così rivoluzionarie e provocatorie di fronte al mondo intero avrebbero avuto delle ripercussioni e aveva anche messo in conto di pagare con la morte il suo coraggio, tant’è vero che affermò: “probabilmente pagherò con la morte, ma dopo di me ci saranno altri, cento, mille Sankara”. Tre mesi dopo venne assassinato pare dal suo successore, Blaise Compaoré, appoggiato dai francesi e da forze internazionali, che portò avanti tutte le riforme neoliberiste a cui, coraggiosamente, Sankara si era sottratto, cercando in quel periodo e raggiungendo ottimi risultati per un Paese come il Burkina Faso, che è tra i più poveri al mondo, e cercando di portare e di far sviluppare un’economia nazionale e di produzione locale: era famosa la scena in cui mostrava il suo abito tradizionale cucito dalle donne burkinesi e tacciava invece di essere quasi ridicoli coloro che indossavano abiti americani di importazione; portò un grande contributo al sistema di infrastrutture e al sistema sanitario, facendo riuscire a vaccinare 3 milioni di bambini. Nonostante però abbia raggiunto ottimi risultati e fosse molto amato dal suo popolo, venne brutalmente stroncato.

E’ così che opera il neoliberismo e, ancora peggio, ad ammazzarlo doppiamente è stato il silenzio di un personaggio così importante e così eroico, che in pochi conoscono proprio, perché occultato da una narrazione dominante che preferisce addossare tutte le colpe della povertà e del sottosviluppo attuali e di questo continente così ricco di risorse al passato coloniale: dobbiamo sentirci in colpa noi stessi per quello che abbiamo fatto, dobbiamo colpevolizzare la vittima, così attraverso i nostri sensi di colpa possiamo accettare tutte le imposizioni da parte di queste forze, che operano in funzione del loro profitto attraverso l’imposizione delle politiche neoliberiste.

Visto che studi tanto questi argomenti, io spero che il prossimo libro sarà “La medicina al neoliberalismo” per capire quali siano le azioni che possiamo intraprendere per arginare questa questo scatafascio.

In realtà alla fine del libro offro anche delle soluzioni che sono sempre possibili, però dobbiamo innanzitutto prenderne consapevolezza, perché la conoscenza è fatta di interiorizzazione dei contenuti, non è fatta solo di informazione; una volta che noi prendiamo consapevolezza di come effettivamente il sistema operi e di come basterebbe poco per smascherarlo, allora possiamo anche pensare a delle soluzioni, però bisogna avere un quadro completo perché altrimenti si scambiano vittime con carnefici e cure con malattie, che quello che poi facciamo o con il fenomeno della migrazione di massa: dobbiamo accogliere perché loro non sono in grado di svilupparsi da soli o perché spesso c’è molto razzismo anche nei fanatici dell’accoglienza che quasi non vedono in questi giovani degli individui come loro, in grado di lavorare in grado di sviluppare una propria economia, una propria crescita e un proprio percorso di benessere.

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Gli Stati Uniti sono allarmati per l’influenza della Cina in Africa http://www.criticamente.it/2018/07/31/gli-stati-uniti-sono-allarmati-per-linfluenza-della-cina-in-africa/ http://www.criticamente.it/2018/07/31/gli-stati-uniti-sono-allarmati-per-linfluenza-della-cina-in-africa/#respond Tue, 31 Jul 2018 19:28:48 +0000 http://www.criticamente.it/?p=20819 Pechino sta realizzando una rete stradale unificata in Africa che collegherà Etiopia, Eritrea, Gibuti, Uganda, Kenya e Tanzania La prima base navale cinese all’estero ha...

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Pechino sta realizzando una rete stradale unificata in Africa che collegherà Etiopia, Eritrea, Gibuti, Uganda, Kenya e Tanzania

La prima base navale cinese all’estero ha fatto la sua comparsa a Gibuti nel 2017. Proprio lì è collocata anche la più grande base militare negli Stati Uniti in Africa, Camp Lemonnier, con 5.000 soldati.

Gibuti è un piccolo Paese sulla costa del Mar Rosso. Non ha minerali utilizzabili, la sua flora e fauna sono scarse. La principale risorsa di Gibuti, per il commercio con il mondo esterno, è la sua posizione geografica. Nel Paese sono stanziati non solo militari cinesi e americani, ma anche francesi, italiani, giapponesi, spagnoli, tedeschi e sauditi. La base militare cinese è la più grande (10mila militari).

Gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Cinese competono per l’opportunità di consolidarsi in questa zona strategicamente importante. Gibuti è un’opportunità per controllare l’angusta imboccatura dello Stretto di Babel Mandeb, con una larghezza minima di 29 km. Lo Stretto collega il Mar Arabico dell’Oceano Indiano con il Mar Rosso e poi, attraverso il Canale di Suez, con il Mediterraneo.

Bab-el-Mandeb è un corridoio marittimo che dall’Europa conduce al Sud e all’Est asiatico. Attraverso di esso passano circa 4 milioni di barili di petrolio al giorno, principalmente dai Paesi del Golfo Persico. Una parte del petrolio viene consegnata in Europa per mezzo dell’oleodotto Su-Med (capacità di trasporto 2,5 milioni di barili al giorno), dalla costa del Canale di Suez verso l’UE, attraversando il Mediterraneo.

Gibuti è l’unico “accesso al mare” per l’Etiopia, che è ricca di risorse naturali, ma nell’entroterra. Dopo che la provincia etiopica dell’Eritrea ha dichiarato l’indipendenza nel 1993, dopo una lunga lotta armata, l’Etiopia ha perso il suo accesso alla costa del Mar Rosso. La Cina ha risolto il problema: nel 2016 ha costruito la ferrovia Addis Ababa – Porto Negad (Gibuti), del valore di 3,3 miliardi di dollari, ha aperto l’aeroporto internazionale di Gibuti, sta modernizzando Porto Negad per importare materie prime fornite dalle zone all’interno dell’Africa.

Porto Negad (Gibuti)

 

Allo stesso tempo, la Cina sta approfondendo le sue relazioni con l’Eritrea, ricca di oro, zinco, ferro, rame, potassio. Nel 2017 l’ambasciatore cinese in Eritrea, in una conferenza congiunta sulle prospettive di cooperazione bilaterale, nel quadro della nuova via della seta, ha detto: “L’importanza dell’Eritrea per il progetto risiede nella sua posizione privilegiata e strategica sul Mar Rosso.”

E solo sei mesi prima, gli esperti dell’American Atlantic Council, in una relazione speciale al Presidente Trump hanno indicato la necessità di riconsiderare urgentemente le relazioni con l’Eritrea, in vista della crescente influenza della Cina nella regione.

Dopo una serie di conflitti armati dell’Eritrea contro lo Yemen (1995), l’Etiopia (1998) e Gibuti (2008), e per aver prestato aiuto agli islamisti somali, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, con il sostegno degli Stati Uniti ha introdotto l’embargo per le forniture di armi all’Eritrea e sanzioni contro il governo eritreo.

Ora i consiglieri dell’amministrazione Trump affermano l’esatto contrario: non sono state trovate prove del sostegno agli islamisti somali da parte dell’Eritrea, dove la democrazia non è da meno che in altri Paesi, e di conseguenza le sanzioni devono essere rimosse. Tutta la colpa è dell’Etiopia, che ha male informato gli Stati Uniti, circa i legami del gruppo somalo, amichevole agli Eritrei,”Unione delle Corti Islamiche” (UCI) con “Al-Qaeda”.

Il Vicepresidente della Commissione militare centrale del Partito comunista della Repubblica Popolare Cinese, Fan Changlong, a bordo di una nave cinese a Gibuti

L’UCI è stato sconfitto dalle truppe governative somale con il sostegno dell’esercito etiopico nel 2006 e il gruppo terroristico Al-Shababha fatto la sua comparsa sui suoi resti. Gli Americani dicono: per la comparsa dei terroristi in Somalia sono da biasimare non gli stessi terroristi, ma le autorità dell’Etiopia, che hanno provocato la radicalizzazione della popolazione locale combattendo i terroristi! 

Marinai cinesi a Gibuti

Gli attacchi americani all’Etiopia sono direttamente collegati al desiderio di impedire l’accesso della Cina, da Gibuti ed Eritrea, alle zone interne dell’Africa e viceversa.

L’8 luglio 2018, il Presidente dell’Eritrea, Isaias Afewerki, è arrivato in Etiopia per la prima volta dopo 22 anni per firmare un accordo bilaterale su pace e cooperazione. È probabile che la riconciliazione tra Etiopia ed Eritrea non sia avvenuta senza l’assistenza della diplomazia cinese. A differenza di Washington, che è interessata a continuare il confronto etiopico-eritreo, la Cina ha bisogno di pace a livello locale.

Il raggruppamento territoriale Etiopia – Eritrea – Gibuti, secondo Pechino, dovrebbe essere un nodo per il trasporto e la logistica nella fornitura di merci cinesi verso il continente nero e di materie prime africane verso la Cina. L’avvio di questa rotta consentirà di risparmiare notevolmente sulla consegna di container per trasporto merci, provenienti da Shanghai a Gibuti e oltre, nel profondo dell’Africa.

Oggigiorno, la Cina è campione dell’importazione di beni etiopi e uno dei maggiori esportatori in Etiopia. Entro il 2020, Pechino prevede di completare la costruzione in Etiopia di 22.000. chilometri di strade e ferrovie, che verranno poi combinati in un’unica rete principale,della lunghezza di quasi 1100 km, che collega l’Etiopia con Eritrea, Gibuti, Uganda, Kenya, Tanzania.

Vladislav Gulevic

Fonte: https://www.fondsk.ru/

Link: https://www.fondsk.ru/news/2018/07/17/ssha-vstrevozheny-vlijaniem-kitaja-v-afrike-46463.html

17.07.2018

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da NICKAL88

 

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