In qualche citta' italiana, cominciando da Milano, il numero delle persone che vivono da sole, i cosiddetti single, ha ormai superato quello di chi vive in coppia, o in famiglia. In Italia, oltre un quarto delle famiglie e' costituita da una sola persona. Sarebbe pero' affrettato spiegarlo solo con la "crisi della famiglia".
Questo fenomeno, che forse si avvia a riprodurre in Italia lo scenario di citta' come New York, Chicago, Boston, rappresenta tendenze assai diverse tra loro. Nell'aumento dei single compaiono varie tipologie.
Dagli immigrati regolari, che inizialmente si registrano per solito come singoli, alle donne, che vivono piu' a lungo e si ritrovano spesso sole dopo lunghe convivenze familiari, ad altri e diversi fenomeni.
Il nucleo piu' forte della singleness e' pero' sicuramente costituito dalle aumentate difficolta' nella relazione tra uomo e donna. E' a questa fatica di stare insieme che si deve il crescente numero di coppie che si lasciano: ormai circa una su due nelle zone piu' ricche del Paese, sempre piu' spesso per iniziativa della donna. Ed e' ancora questa difficolta' a far si che molti giovani (soprattutto donne), decidono di metter su casa da soli, magari dopo aver tentato una convivenza o un matrimonio non riusciti.
A tutti costoro va poi aggiunto il vero e proprio esercito di giovani che rimangono in famiglia per opportunita' economiche o di "servizio" (le cure della mamma, per esempio). Sono i cosiddetti bamboccioni di cui parlano le cronache. Meno responsabili, per solito, dei veri e propri single, essi uniscono spesso alla condizione di sostanziale solitudine una forte dipendenza verso la famiglia, in particolare verso la figura materna. Sono i classici pazienti degli psicoanalisti, noti al grande pubblico dalle caricature spietate che ne fa Woody Allen in molti suoi film.
Deplorati dai ministri dell'Economia, per i quali rappresentano un peso morto, i bamboccioni sono pero' assai popolari, in Italia, presso alcuni giudici, che spesso condannano i padri a mantenere a vita questi figli, anche se non lavorano ne' si laureano. Come ha fatto di recente il Tribunale di Bergamo che ha ingiunto a un artigiano trentino di 60 anni di pagare gli alimenti alla figlia di 32 anni, fuoricorso da 8 alla facolta' di Filosofia, avuta dalla prima moglie dalla quale aveva divorziato.
Il papa', che ora provvede a una nuova famiglia, l'ha mantenuta fino a 29 anni, e poi ha smesso perche' non si decideva a laurearsi (forse sperando di spingerla a farlo).
Anche questa figlia, per sentenza del Tribunale a carico del padre, fino a quando non accettera' di mantenersi da sola, fa parte del variopinto esercito single. Una massa sempre piu' importante nel paese, e, come abbiamo visto dai volti assai diversi. Con pero' qualche tratto comune. Uno, assente in qualche raro caso (come quello delle vedove, o degli immigrati in attesa di congiungersi alla famiglia in arrivo), e' un livello piu' o meno alto di conflitto, o almeno di diffidenza, tra uomini e donne. Questo tratto e' presente anche nel caso della figlia trentaduenne che fa condannare il padre: vicende simili sono spesso, anche, una tardiva vendetta a favore della madre.
Osservando bene si vede come la condizione di single si sviluppi nelle smagliature (prima ancora che della famiglia) del rapporto tra uomini e donne, che stentano a intendersi, ad amarsi, a fidarsi l'uno dell'altro.
Oggi Adamo ed Eva si allontanano dal giardino dell'Eden ognuno per conto proprio, non sapendo bene che farsene l'uno dell'altro. Con molte paure, a stento mascherate da un'affettivita' senza entusiasmi e senza gioia.
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