Chi ha detto questo? 'Tutti i dati dimostrano che al di la' del tipo di standard di vita che la Gran Bretagna ha ora raggiunto, la crescita extra non si traduce automaticamente in benessere e felicita' dell'uomo'. Era a) il capo di Greenpeace, b) il direttore della New Economics Foundation, o c) un anarchico che pianificava il prossimo campo climatico? Nessuna delle precedenti: d) l'ex capo della Confederazione dell'Industria Britannica, che attualmente gestisce la Financial Services Authority. In un'intervista televisiva trasmessa lo scorso Venerdi, Lord Turner ha portato le osservazioni piu' sovversive sulla societa' dei consumi all'attenzione del grande pubblico.
Nei nostri cuori la maggior parte di noi sa che e' vero, ma viviamo come se non lo fosse. Il progresso viene misurato dalla velocita' con cui si distruggono le condizioni che sostengono la vita. I governi sono ritenuti di successo o fallimentari in base a come fanno girare il denaro, indipendentemente dal fatto che serva ad una qualche utilita'. E' considerato come un dovere sacro incoraggiare lo spettacolo piu' rivoltante del paese: l'annuale frenesia alimentare in cui gli acquirenti fanno la fila per tutta la notte, poi si precipitano nei negozi, sgomitando, calpestando e, talvolta, lottando per essere i primi a portare via qualche cianfrusaglia firmata che andra' in una discarica prima delle svendite del prossimo anno. Piu' pazza l'orgia, maggiore e' il trionfo della gestione economica.
Come il Guardian ha rivelato oggi, il governo britannico e' ora divisa sulla pubblicita' nei programmi televisivi: se si attua la politica proposta da Ben Bradshaw, il segretario della cultura, le trame ruoteranno attorno a cioccolatini e cheeseburger, e la pubblicita' sara' impossibile da filtrare, forse anche da rilevare. Bradshaw deve sapere che questo indottrinamento non ci fara' piu' felici, piu' saggi, piu' verdi e piu' snelli, ma rendera' alle imprese televisive 140 milioni di sterline l'anno.
Anche se sappiamo che non sono la stessa cosa, non possiamo fare a meno di identificare la crescita e il benessere. La settimana scorsa, per esempio, il Guardian portava il titolo 'Lo standard di vita del Regno Unito e' inferiore al livello del 2005'. Ma la storia non aveva nulla a che fare con il nostro tenore di vita. Invece ha riferito che, pro capite, il prodotto interno lordo e' inferiore a quello che era nel 2005. Il PIL e' una misura dell'attivita' economica, non dello standard di vita. Ma i termini sono cosi spesso confusi che i giornalisti oggi li trattano come sinonimi. Le basse vendite al dettaglio dei mesi precedenti sono state recentemente descritte da questo giornale come 'desolate' e 'cupe'. Le vendite elevate sono sempre 'buone notizie', le vendite basse sono sempre 'cattive notizie', anche se il prodotto offerto e' porno da cortile. Credo che sia tempo che il Guardian contesti questi riferimenti pregiudizievoli.
Coloro che ancora vogliono confondere il benessere e il PIL sostengono che il consumo elevato da parte dei ricchi migliora la sorte dei poveri del mondo. Forse, ma e' uno strumento molto goffo e inefficace. Dopo circa 60 anni di questa festa, 800 milioni di persone hanno permanentemente fame. La piena occupazione e' una prospettiva meno probabile di quanto lo fosse prima che la frenesia iniziasse.
In un nuovo documento pubblicato nelle Philosophical Transactions della Royal Society, Sir Partha Dasgupta puntualizza che il problema con il prodotto interno lordo e' il fatto che e', appunto, lordo. Non ci sono detrazioni coinvolte: ogni attivita' economica viene considerata come se si trattasse di un valore positivo. Il danno sociale e' aggiunto, non sottratto, al bene sociale. Un incidente ferroviario che genera un valore di 1 miliardo di sterline per riparazioni delle rotaie, spese mediche e spese funerarie, e' ritenuto, da questo punto di vista, vantaggioso come un servizio continuo che generi 1 miliardo di sterline dalla vendita di biglietti.
Piu' importante, nessuna deduzione e' fatta per tener conto del deprezzamento del capitale naturale: l'uso eccessivo o il degrado del suolo, l'acqua, le foreste, la pesca e l'atmosfera. Dasgupta dimostra che la ricchezza totale di una nazione puo' diminuire anche se il suo PIL e' in crescita. In Pakistan, ad esempio, le sue cifre approssimate indicano che, mentre il PIL pro capite e' cresciuto in media del 2,2% l'anno tra il 1970 e il 2000, la ricchezza complessiva e' diminuita dell' 1,4%. Sorprendentemente, non esistono ancora cifre ufficiali che cerchino di mostrare le tendenze in termini di ricchezza reale delle nazioni.
Si puo' dire tutto questo senza timore di punizioni o persecuzioni. Ma nei suoi effetti pratici, il consumismo e' un sistema totalitario: essa permea ogni aspetto della nostra vita. Anche il nostro dissenso dal sistema e' confezionato e ci e' venduto sotto forma di consumo dell' anti-consumo, come l' 'io non sono un sacchetto di plastica', che avrebbe dovuto sostituire le borse usa e getta, ma e' stato in gran parte utilizzato una o due volte prima di uscire fuori moda, o come i redditizi nuovi libri sul come vivere senza denaro.
George Orwell e Aldous Huxley hanno proposto totalitarismi diversi: uno sostenuto dalla paura, l'altro, in parte dalla cupidigia. L'incubo di Huxley si e' avvicinato alla realizzazione. Nei vivai del Brave New World, 'le voci adeguavano la futura domanda alla futura offerta industriale. 'Io amo volare,' sussurravano, 'io amo volare, io amo avere vestiti nuovi ... i vestiti vecchi sono orribili ... Buttiamo sempre via i vestiti vecchi. Buttare e' meglio che rammendare, buttare e' meglio che riparare'. Il sottoconsumo era stato considerato 'assolutamente un crimine contro la societa''. Ma non c'era bisogno di punirlo. In un primo momento l'autorita' mitragliava i Semplici che cercavano di dissociarsi, ma questo non ha funzionato. Invece hanno usato 'metodi piu' lenti, ma infinitamente piu' sicuri' di condizionamento: immergere la gente in slogan pubblicitari sin dall'infanzia. Un totalitarismo guidato dalla cupidigia, alla fine, diventa auto-esecutivo.
Lasciate che vi dia un esempio di quanto questa auto-esecuzione sia progredita. In una recente riflessione, un articolista ha espresso un' idea che ho gia' sentito un paio di volte. 'Abbiamo bisogno di scendere da questo minuscolo mondo e andare fuori, nell'universo piu' ampio ... se ci vogliono le risorse del pianeta per farci andare la' fuori, cosi sia. In qualsiasi modo le usiamo, in qualsiasi modo sfruttiamo l'energia del sole e la ricchezza di minerali di questo mondo e degli altri del nostro sistema planetario, o li usiamo per espandere ed esplorare altri mondi e diventare qualcosa di piu' grande di un animale semi-senziente che mangia fango, oppure moriremo come specie'.
Questa e' la societa' dei consumi portata alle sue estreme conseguenze: la Terra stessa diventa usa e getta. Quest'idea sembra essere piu' accettabile, in alcuni ambienti, di qualsiasi restrizione della spesa inutile. Che potremmo saltellare, come gli alieni del film Independence Day, da un pianeta all'altro, consumare le loro risorse per poi passare oltre, e' considerato da queste persone una prospettiva piu' realistica e auspicabile che cambiare il modo in cui la ricchezza si misura.
Come possiamo rompere questo sistema? Come possiamo perseguire la felicita' e il benessere piuttosto che la crescita? Per diverse ragioni sono ritornato depresso dai colloqui di Copenaghen sul clima, ma soprattutto perche', ascoltando le discussioni durante il vertice dei cittadini, mi ha colpito il fatto che non abbiamo piu' i movimenti; abbiamo migliaia di persone e ognuno chiede a gran voce che le proprie visioni siano adottate. Potremmo unirci per manifestazioni e marce occasionali. Ma non appena si comincia a discutere di alternative, la solidarieta' viene frantumata da un individualismo possessivo. Il consumismo ha cambiato tutti noi. La nostra sfida e' ora di combattere un sistema che abbiamo interiorizzato.
George Monbiot e' l'autore dei libri bestseller 'The Age of Consent: un manifesto per un nuovo ordine mondiale' e 'Captive State: l'acquisizione aziendale della Gran Bretagna'. Scrive una rubrica settimanale per il quotidiano The Guardian. Visitate il sito www.monbiot.com
Titolo originale: 'After this 60-year feeding frenzy, Earth itself has become disposable'
Fonte: http://www.guardian.co.uk/
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04.01.2010
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CONCETTA DI LORENZO (Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)
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