Giovedi, 29 Luglio 2010
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    ALCOA e il disastro ambientale in Islanda

    La devastazione connessa alle grandi opere, spesso costruite per soddisfare gli insaziabili appetiti delle multinazionali, non ha risparmiato neppure una nazione come l'Islanda che da sempre siamo abituati ad immaginare come un'immensa distesa di spazi incontaminati, aliena ad ogni forma d'inquinamento, scarsamente urbanizzata e lontana anni luce dal cancro della cementificazione che stiamo sperimentando in ogni sua forma nelle nostre citta'.

    Proprio in Islanda, nella regione di Karahnjukar, sta nascendo un faraonico progetto industriale destinato a cancellare per sempre 3000 kmq (circa il 3% dell'intera superficie nazionale)di territorio incontaminato. L'area selvaggia piu' grande d'Europa, la cui unicita' stava per essere universalmente riconosciuta attraverso l'istituzione del piu' vasto Parco Nazionale del continente, sara' infatti destinata a scomparire nel silenzio mediatico piu' assoluto, sommersa dalle acque di 3 laghi artificiali e dalle esalazioni venefiche di una colossale fonderia. Il ciclopico progetto Karahnjukar prevede la costruzione di 9 dighe in terra, fra cui la piu' imponente d'Europa, una centrale idroelettrica da 690 megawatt ed una mega fonderia in grado di produrre 320.000 tonnellate di alluminio l'anno. Artefici del progetto, con il beneplacito della compagnia energetica islandese Landsvirkjun, ma contro la volonta' del 65% dei cittadini islandesi che hanno espresso la propria contrarieta' all'operazione, saranno la multinazionale americana Alcoa e l'italiana Impregilo.

    Alcoa e' la piu' importante corporation mondiale che opera nel settore dell'alluminio. Ha recentemente chiuso 2 fonderie negli Stati Uniti al fine di trasferire parte della propria attivita' in Islanda dove le sara' possibile tagliare notevolmente i costi della manodopera, sfruttando gli immigrati cinesi e polacchi residenti in loco e soprattutto inquinare in completa liberta', dal momento che grazie ad una deroga del Protocollo di Kyoto all'Islanda e' stato concesso di aumentare del 10% l'opportunita' di emissione di gas inquinanti nell'aria. Il governo islandese si e' inoltre impegnato a vendere l'elettricita' prodotta tramite le dighe all'Alcoa ad un prezzo di favore per i prossimi 50 anni.

    Impregilo accusata dall'Associazione ecologista Savingiceland di comportamenti intimidatori nei confronti degli ecologisti e vessatori verso i propri dipendenti, la maggioranza dei quali di nazionalita' cinese, polacca e portoghese, ha gia' incominciato la propria opera di devastazione facendo saltare in aria con l'ausilio di cariche esplosive il piu' spettacolare canyon dell'Islanda, deviando il corso di 3 fiumi e iniziando la costruzione della diga Karahnjukastifla Dam che con i suoi 193 metri di altezza, 730 metri di lunghezza ed un volume approssimativo dell'invaso di 8,5 milioni di m³ sara' la piu' grande diga in terra d'Europa.
    Il governo islandese ha tentato di creare nel paese condivisione nei confronti del progetto tramite una martellante campagna pubblicitaria mirata a proporre la fonderia di alluminio come una panacea in grado di risolvere i problemi di disoccupazione ed emigrazione che affliggono l'Est dell'Islanda. Nonostante queste effimere suggestioni la maggior parte dei 250.000 abitanti dell'Islanda, numerosi esponenti del mondo accademico e tutte le associazioni ambientaliste hanno avversato fin da subito un progetto dal quale finiranno per trarre giovamento solamente le multinazionali che sono deputate a costruirlo e gestirlo. L'opinione pubblica islandese sta infatti comprendendo sempre piu' chiaramente come la ricaduta occupazionale promessa, consistente in 700 posti di lavoro, destinati in larga parte a mano d'opera straniera alla quale verranno corrisposti salari da terzo mondo, non costituisca assolutamente una motivazione sufficiente per giustificare l'avvelenamento dell'aria e dei fiumi, il dissesto idrogeologico e l'erosione che stravolgeranno la morfologia del territorio. La disoccupazione e l'emigrazione continueranno sicuramente a rimanere un problema che semmai risultera' acuito dalla perdita di un patrimonio ambientale unico al mondo. Nonostante cio', come sempre piu' spesso avviene tanto nei paesi cosiddetti in via di sviluppo quanto nelle mature democrazie occidentali, tutte le decisioni vengono prese passando sopra la testa dei cittadini, senza che venga minimamente rispettata la loro opinione ed anche in Islanda si continua a scavare, spacciando un'azienda fra le piu' inquinanti ed energivore al mondo come elemento di progresso e sviluppo. (Tratto da: http://ilcorrosivo.blogspot.com)


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