LA FED FARÀ CROLLARE I MERCATI FINANZIARI GLOBALI PER FAVORIRE IL GRANDE RESET?

F. William Engdahl
journal-neo.org

Sembra sempre più probabile che la Federal Reserve degli Stati Uniti e i poteri globalisti useranno il drammatico aumento dell’inflazione come scusa per far crollare i mercati finanziari statunitensi e, con essi, azzerare la più grande bolla finanziaria della storia. L’enorme aumento dell’inflazione dopo i dannosi lockdown e i trilioni di dollari in spese di emergenza da parte sia di Trump che di Biden, insieme alla continuazione delle politiche senza precedenti della Fed di offrire tassi d’interesse vicini allo zero e i miliardi spesi in obbligazioni per mantenere la bolla gonfia ancora per un po’, hanno posto le basi per un imminente crollo del mercato. A differenza di quello che ci viene detto, questo crollo è voluto e gestito.

Le interruzioni della catena di approvvigionamento dall’Asia, insieme ai problemi che affliggono il trasporto su gomma in tutto il Nord America, stanno alimentando negli Stati Uniti la peggiore inflazione degli ultimi quarant’anni. Tutto è pronto perchè le banche centrali possano abbattere l’attuale sistema economico, gonfio di debiti, e preparare il Grande Reset del sistema finanziario mondiale. Tuttavia, questo non è un problema di inflazione e non è causato da qualche processo misterioso o “temporaneo.”

Il contesto è fondamentale. La decisione di far crollare il sistema finanziario è stata preparata nel bel mezzo delle misure pandemiche globali che stanno devastando l’economia mondiale dall’inizio del 2020. È in arrivo, mentre le potenze della NATO, guidate dall’amministrazione Biden, stanno rischiando di far precipitare il mondo in una possibile guerra mondiale per un errore di calcolo. Stanno inviando armi e consiglieri in Ucraina e vogliono provocare una risposta da parte della Russia. Stanno intensificando le pressioni sulla Cina su Taiwan e portano avanti guerre per procura contro la Cina in Etiopia, nel Corno d’Africa e in innumerevoli altre località.

L’incombente collasso del sistema basato sul dollaro, che trascinerà con sé la maggior parte del mondo a causa dei legami del debito, avverrà quando, nell’UE, negli USA e oltre, le maggiori nazioni industriali entreranno completamente nella fase di autodistruzione economica provocata dal cosiddetto Green New Deal. Le ridicole politiche delle Zero Emissioni per eliminare gradualmente il carbone, il petrolio, il gas e persino il nucleare quest’inverno hanno già portato la rete elettrica dell’UE sull’orlo di catastrofici blackout, dato che la percentuale di energia prodotta dall’inaffidabile eolico e solare costituisce una parte importante della rete. Il 31 dicembre, il nuovo governo “verde” tedesco ordinerà la chiusura forzata di tre centrali nucleari, che producono l’equivalente di energia elettrica consumato dall’intera Danimarca. L’eolico e il solare non possono in alcun modo colmare queste lacune. Negli Stati Uniti le politiche di Biden, chiamate erroneamente Ricostruire Meglio, hanno spinto i costi del carburante a livelli record. Aumentare i tassi d’interesse in questa congiuntura devasterà il mondo intero, il che sembra essere precisamente il piano.

I falsi dati sull’inflazione statunitense

Fin dai primi anni ’70, quando il presidente Nixon aveva chiesto al suo amico Arthur Burns, allora capo della Federal Reserve, di trovare un modo per sbarazzarsi dei dati mensili sull’inflazione al consumo, politicamente dannosi, che riflettevano l’impennata dei prezzi del petrolio e del grano, la Fed ha usato quella che viene definita “inflazione di base,” [core inflation] cioè l’aumento dei prezzi al consumo MENO quelli dell’energia e dei generi alimentari. All’epoca l’energia costituiva un significativo 11% dei dati sull’inflazione. Il cibo aveva un peso del 25%. Subito dopo, nel 1975, nonostante un aumento del 400% dei prezzi del petrolio da parte dell’OPEC e un aumento del 300% dei prezzi del grano a livello mondiale a causa dei fallimenti dei raccolti nell’Unione Sovietica, l’”inflazione di base” era scesa notevolmente. Questo, nonostante il fatto che i consumatori americani dovessero pagare molto di più per la benzina e il pane. Le persone reali non possono vivere senza energia o senza cibo. L’inflazione di base è una truffa.

Nel 1975 la Fed di Burns aveva eliminato il costo delle abitazioni ed altri fattori, lasciando un indice dei prezzi al consumo che era solo il 35% del paniere originale delle materie prime misurate. A quel punto, l’inflazione reale quotidiana era fuori controllo. Tornando al mondo reale di oggi, negli USA la benzina è più cara del 58% rispetto al 2020 e, negli ultimi 12 mesi, i prezzi dei prodotti alimentari sono saliti in media di oltre il 6%. Oggi l’indice dei prezzi al consumo USA non include il costo di acquisto e di finanziamento delle case, nemmeno le tasse di proprietà, la manutenzione o il miglioramento della casa. Nell’ultimo anno, questi costi hanno subito un’impennata in tutta l’America. Ora l’unica cosa che manca è una dichiarazione della Fed che dica che l’inflazione è più grave del previsto e che occorrono aumenti aggressivi dei tassi per “spremere l’inflazione fuori dal sistema,” un mito comune delle banche centrali, diventato dogma sotto Paul Volcker negli anni ’70.

L’ipertrofico mercato azionario degli Stati Uniti

I mercati di Wall Street, oggi con le azioni ai massimi storici, sostenuti da tassi Fed vicini allo zero e da 120 miliardi di dollari di acquisti mensili, anche di obbligazioni, da parte della Fed, sono ad un punto in cui un’inversione di politica da parte della Fed, prevista per l’inizio del 2022, potrebbe scatenare una fuga frenetica dal mercato azionario per “uscire finché si può.” Questo, a sua volta, scatenerà probabilmente una corsa frenetica alle vendite e un crollo a valanga del mercato, che farà sembrare una bazzecola il recente crack immobiliare e azionario di China Evergrande.

Dalla crisi finanziaria globale del settembre 2008, la Federal Reserve e le altre grandi banche centrali, come la BCE nell’UE e la Banca del Giappone, hanno seguito l’inaudita politica dei tassi di interesse zero e, spesso, quella degli acquisti obbligazionari (quantitative easing) per salvare le principali istituzioni finanziarie e le banche di Wall Street e dell’UE. Una politica che poco ha a che fare con la salute dell’economia reale. Si è trattato del più grande salvataggio della storia di banche e di fondi d’investimento praticamente cadaveri. Il prevedibile risultato di queste politiche senza precedenti della Fed e delle altre banche centrali è stata la creazione della più grande bolla speculativa azionaria della storia.

Come presidente, Donald Trump aveva continuamente indicato i nuovi rialzi record delle azioni dello S&P 500 come prova del boom dell’economia, anche se come esperto uomo d’affari sapeva essere una bugia. Lo S&P 500 saliva a causa della politica dei tassi d’interesse zero della FED. Le aziende stavano prendendo in prestito a tassi bassi non tanto per espandersi investendo in impianti e attrezzature ma per riacquistare le proprie azioni dal mercato. Questo ha avuto l’effetto di far salire il prezzo delle azioni di aziende come Microsoft, Dell, Amazon, Pfizer, Tesla e centinaia di altre. È una manipolazione molto amata dai dirigenti aziendali, che ricevono come benefit milioni in azioni delle proprie aziende. In alcuni casi hanno guadagnato miliardi, pur non creando alcun valore reale economico o di mercato.

Quanto è grande l’attuale bolla del mercato azionario statunitense? Nell’ottobre 2008, subito dopo la crisi Lehman, le azioni statunitensi erano quotate ad un totale di 13 trilioni di dollari di capitalizzazione. Oggi sono a più di 50 trilioni di dollari, un aumento di quasi il 400% e più del doppio del PIL  degli Stati Uniti. La sola Apple Corp. è quotata 3 trilioni di dollari.

Eppure, con le massicce carenze di manodopera, i lockdown in tutta l’America e le enormi interruzioni delle catene di approvvigionamento commerciale, specialmente dalla Cina, l’economia sta affondando e la fasulla legge di Biden sulle “infrastrutture” farà poco nella ricostruzione delle infrastrutture economiche vitali, come le autostrade, la manutenzione del territorio, gli impianti di trattamento delle acque e le reti elettriche. Dopo il crollo immobiliare del 2008, per milioni di Americani l’acquisto di azioni era stata la migliore speranza di un reddito pensionistico. Per il 2022, la FED ha preparato un crollo delle azioni, solo che questa volta sarà usato per inaugurare una vera Grande Depressione, peggiore di quella del 1930, in cui decine di milioni di normali cittadini americani si vedranno spazzar via i risparmi di una vita.

Il gioco del riacquisto delle proprie azioni

Negli ultimi quattro trimestri, le società di S&P 500 hanno riacquistato 742 miliardi di dollari di proprie azioni. Il quarto trimestre del 2021 vedrà probabilmente un aumento record di quella cifra, dato che le aziende si affretteranno a ricomprare il più possibile le loro azioni in vista di una tassa di Biden sui riacquisti di azioni aziendali. Dall’inizio del 2012, le aziende di S&P 500 hanno riacquistato quasi 5,68 trilioni di dollari di azioni proprie. Questa non è una bazzecola. La dinamica è talmente folle che, il mese scorso, dopo la decisione di Microsoft di riacquistare ancora più azioni, il CEO di Microsoft, Satya Nadella, ha scaricato, in un giorno solo, oltre il 50% del suo pacchetto Microsoft. Ma il valore delle azioni non si è praticamente mosso perché Microsoft stessa era impegnata a riacquistarle. Questo indica il livello di irrealtà del mercato statunitense di oggi. Gli addetti ai lavori sanno che sta per crollare. Elon Musk di Tesla ha appena venduto 10 miliardi di dollari di sue azioni, in teoria per pagare le tasse.

A rendere il mercato azionario ancora più vulnerabile nei confronti di una corsa alle vendite innescata dal panico, una volta che sarà chiaro che la Fed aumenterà i tassi di interesse, c’è quasi 1 trilione di dollari in margin debt (il debito per coloro che comprano azioni con denaro preso in prestito dai loro broker), secondo i dati di ottobre. Una volta iniziata la grande svendita del mercato, probabilmente all’inizio del 2022, i broker chiederanno il rimborso del loro debito di margine, il cosiddetto margin call. Questo, a sua volta, accelererà le vendite forzate per aumentare le disponibilità di liquido.

Tapering?

Si discute molto su quando la Fed ridurrà i propri acquisti di titoli del Tesoro USA e di obbligazioni ipotecarie legate al governo. Questi acquisti sono enormi. Dall’inizio dell’isteria legata alla pandemia Covid, nel febbraio 2020, le partecipazioni totali della Federal Reserve in tali titoli sono più che raddoppiate, da 3,8 trilioni di dollari a 8 trilioni di dollari alla fine di ottobre 2021. Questo ha mantenuto i tassi dei mutui per la casa artificialmente bassi e ha alimentato l’acquisto frenetico di case, dal momento che la gente ha capito che i tassi bassi stanno per finire. La riduzione a zero degli acquisti mensili di obbligazioni e, contemporaneamente, l’aumento dei tassi di interesse più importanti, è chiamato “tapering” dalla FED, un doppio colpo mortale.

Questa è una cosa enorme e, all’inizio del 2022, il sangue scorrerà a Wall Street quando il tapering della Fed prenderà slancio, insieme all’aumento dei tassi di interesse.

Già a novembre la Fed aveva iniziato a ridurre i suoi acquisti mensili in supporto al mercato. “Alla luce dei sostanziali ulteriori progressi che l’economia ha fatto verso gli obiettivi del Comitato di massima occupazione e stabilità dei prezzi,” secondo quanto dichiarato dal FOMC (Federal Open Market Committee) nei suoi recenti verbali. Il comitato ha inoltre annunciato di voler diminuire in novembre e dicembre la quantità di acquisti di titoli garantiti da mutui ipotecari e dal Tesoro.

Dall’epoca della guerra del Vietnam, con l’amministrazione Johnson, il governo degli Stati Uniti ha continuamente manipolato i dati sull’occupazione e sull’inflazione per dare un quadro migliore di quello esistente. L’economista privato John Williams di Shadow Government Statistics, stima che l’attuale disoccupazione USA, ben lontana dal 4,2% riportato per novembre, sia, in realtà, ad oltre il 24,8%. Come nota Williams, “l’impennata dell’inflazione riflette l’enorme creazione di offerta monetaria, l’incredibile deficit federale e l’espansione del debito federale, le perturbazioni pandemiche e la scarsità dell’offerta; non riflette un’economia in surriscaldamento.” Il deficit del bilancio federale sta raggiungendo la cifra record di 3 trilioni di dollari l’anno, senza una fine in vista.

Aumentare i tassi in questo frangente precario farà crollare il fragile sistema finanziario statunitense e globale, aprendo la strada ad una crisi in cui i cittadini potrebbero implorare un aiuto di emergenza sotto forma di denaro digitale e di un Grande Reset. Vale la pena notare che ogni grande crollo del mercato azionario statunitense dall’ottobre 1929, compreso quello del 2007-8, è stato il risultato di azioni deliberate della Fed, mascherate sotto la pretesa di “contenere l’inflazione.” Questa volta il danno potrebbe essere epocale. A settembre l’Istituto di Finanza Internazionale, con sede a Washington, ha stimato che i livelli di debito globale, che includono il debito del governo, delle famiglie, delle imprese e delle banche, erano aumentati da 4,8 trilioni di dollari a 296 trilioni di dollari alla fine di giugno, 36 trilioni di dollari sopra i livelli pre-pandemici. Ben 92 trilioni di dollari sono dovuti dai mercati emergenti come Turchia, Cina, India e Pakistan. L’aumento dei tassi d’interesse innescherà crisi di default in tutto il mondo, dato che i prestatari non saranno in grado di ripagare il debito.

Questo era stato deliberatamente pianificato dalle banche centrali, guidate dalla Fed, dopo la crisi del 2008, spingendo i tassi di interesse a zero o addirittura in territorio negativo.

F. William Engdahl

Fonte: journal-neo.org
Link: https://journal-neo.org/2021/12/15/will-fed-crash-global-financial-markets-for-their-great-reset/
15.12.2021
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

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