Portatore sano/contagiato asintomatico: una questione politica

di Lorenzo Borrè – 07/09/2020

La questione linguistica è una questione politica diceva Gramsci, per il quale l’uso delle parole, un determinato uso delle parole, costituiva un aspetto della vita, anzi della lotta politica.
E la scelta della locuzione “contagiati asintomatici” anzichè di quella, più corretta, di “portatore sano” è una scelta politica, così come quella dell’uso del sintagma “distanziamento sociale” al posto di “distanziamento fisico”.

Il paradigma che ispira questa scelta politica è di chiara evidenza: il securitarismo come sostituto del civismo, la paura come guida delle scelte del cittadino.

In Svezia, che non è la Corea del Nord, si è puntato più sul civismo e sull’adeguata informazione e ad oggi il Paese scandinavo ha una delle più basse percentuali di contagi (1) pur non avendo mai adottato un rigido regime di segregazione e di chiusura delle attività (pubbliche e imprenditoriali).
Da parte nostra, criticamente ligi alle prescrizioni governative, ci limitiamo ad osservare che un’informazione pubblica realmente tale non dovrebbe limitarsi a comunicare i dati dei contagiati, ma ad analizzarli, chiarendo le condizioni cliniche dei deceduti, dei ricoverati in terapia intensiva, dei malati da Covid 19 e dei portatori sani, evitando sensazionalismi su casi di personaggi pubblici e ricordando che uno dei primi “negazionisti” è -guarda il caso- un politico che dopo aver minimizzato (come fanno appunto i cosiddetti “negazionisti” ) la pericolosità del virus, nonostante fossero già stati acquisiti i rapporti delle commissioni scientifiche, oggi utilizza a ogni piè sospinto questo epiteto per screditare chiunque si limiti anche solo a fare una faccia incredula…
(1) fonte: corriere della sera del 5.9.2020 (non “la voce del negazionista” insomma)

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