La vittoria di Tsipras e la sottomissione dell’Europa


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C’e’ molto fermento intorno alla vittoria trionfale di Alexis Tsipras in Grecia. Indubbiamente si tratta di un risultato storico: per la prima volta nella storia europea, un importante paese dei 28 vede salire al governo un leader della sinistra vera e propria, da non confondersi con quella socialdemocratica che fa capo al PSE. Non sono mancati, a ben guardare, dei precedenti, tra cui il piu’ noto e’ di certo la presidenza di Cipro andata ai comunisti, ma in questo caso parliamo davvero di un paese importante per gli equilibri comunitari, la cui drammatica crisi interna ne ha persino accresciuto l’influenza sui destini dell’euro.

Perche’ questo e’ il fatto: la Grecia, finora considerata un piccolo attore del concerto europeo, a cui era possibile somministrare una cura da cavallo confidando nel fatto che fosse circoscritta ad una realta’ pur sempre provinciale e locale, e’ progressivamente e suo malgrado diventata un fattore di stabilita’ per tutta la cosiddetta ‘eurozona’. La vittoria di Tsipras, col suo rifiuto dei rimedi finora propinati dalla Troika, rappresenta agli occhi di molti osservatori europei, politici e non, un uragano pronto a sconvolgere equilibri tutt’altro che stabili e consolidati.

E allora come la mettiamo? Da oggi la Grecia ha un altro governo. E’ un paese che sotto il PASOK e Nea Demokratia ha fatto la fine che sappiamo. Non contenti, questi partiti hanno poi provveduto a sottoporre il paese ad un trattamento disumano, che ha ridotto sul lastrico un milione di greci, finiti sotto la soglia della poverta’. La vecchia classe politica greca ha preparato il terreno a tutto quel che le e’ seguito: sostenendo uno Stato sociale dispendioso e decisamente al di sopra delle possibilita’ della nazione, ha finito col mandare quest’ultima in rovina. Non parliamo poi della corruzione e dell’evasione fiscale. Dopodiche’ sono arrivati gli speculatori internazionali, che hanno avuto gioco facile nel mettere ancora piu’ in crisi un paese gia’ in forte difficolta’ e dalle tante criticita’, rendendo cosi obbligatorio o quantomeno non facilmente evitabile l’intervento della Troika. Il fatto di ricorrere, per curare il malato, alle solite cure che lo avevano gia’ fatto ammalare, ovvero al liberismo e alla destrutturazione dello Stato a vantaggio del mercato, ha ovviamente comportato solo un ulteriore aggravamento della patologia.

Stando cosi le cose, era inevitabile anche la vittoria di Tsipras. Come dicevamo, nelle fila della sinistra piu’ identitaria, un tempo definita come radicale, c’e’ molto gaudio per questo trionfo, mentre in quelle della sinistra ormai neocentrista del PD albergano in molti casi scetticismo e mal di pancia. Cio’ non ha comunque impedito al premier Renzi di augurare, a Tsipras, buona fortuna con la sua certamente difficile missione politica.

Il fatto che i mercati azionari abbiano accolto la vittoria di Syriza senza quel gran scossone che tutti si aspettavano dovrebbe gia’ farci capire, comunque, come Tsipras non sia fondamentalmente visto come una minaccia da parte dei cosiddetti ‘eurocrati’. Ma soprattutto da parte dei settori anglosassoni della finanza internazionale, quelli che hanno speculato sulla crisi greca contribuendo ad affossare Atene e a mandarla tra le fauci della Troika. Il Fondo Monetario Internazionale, in fondo, possiede solo il 10% del debito di Atene mentre i principali paesi creditori risultano essere la Germania, la Francia e l’Italia. Il nostro paese ha erogato alla Grecia, negli anni scorsi, qualcosa come 40 miliardi di euro, che qualora Tsipras si rifiutasse di ripagare dovremmo semplicemente far finta di non aver mai prestato (e quindi avuto) o quasi.

Insomma, la decisione di Tsipras di ribaltare il tavolo andrebbe soprattutto a svantaggio dell’Europa, che di colpe su come e’ stata gestita la crisi e ridotta in brache di tela la Grecia ne ha parecchie, ma che e’ pure un bersaglio privilegiato della finanza angloamericana. Se l’euro e la concordia europea dovessero finire a pezzi, ovviamente a trarne beneficio sarebbero proprio Londra e Washington, le quali quindi hanno i loro buoni motivi per guardare con una certa malcelata simpatia al nuovo Zapatero greco.

E qui si ritorna ad un vecchio discorso, gia’ fatto in passato: gli Stati Uniti perseguono un progetto egemonico nel Vecchio Continente, in cui la Germania rappresenta l’ultimo pollo del pollaio da strozzare. Uno per uno tutti i paesi europei vengono strangolati, proprio come dei polli, e spesso e volentieri beneficiando anche della complice assistenza della Germania. Quando poi restera’ soltanto la Germania, strangolarla sara’ un gioco da ragazzi. Purtroppo la Germania, unica potenza di rilievo nel panorama europeo, e’ potenza solo per meta’: lo e’ in termini industriali ed economici, ma non in termini politici e militari. Non ha sovranita’, e quindi potere decisionale. Allorche’ il Trattato di Libero Commercio entrera’ definitivamente a regime, gli Stati Uniti si spartiranno dapprima il Continente europeo con la Germania, e quindi se ne approprieranno del tutto eliminando anche quest’ultima e riducendola, al pari degli altri Stati europei, a loro colonia commerciale, castrata e deindustrializzata.

La Grecia e’ stata una delle mosse di tutta questa strategia, insieme alle sanzioni russe, che hanno staccato Mosca dall’Unione Europea e soprattutto dalla Germania. Insomma, ci siamo capiti: non e’ necessario aggiungere troppe cose. Un poco per volte l’Europa, di cui l’euro rappresentava un progetto certamente lacunoso e perfettibile di tracciare un’autonomia da Washington, sara’ ricondotta nei binari dell’assoluta obbedienza. Tsipras sara’ stato, in tutta questa strategia, un inconsapevole quanto gradito strumento.

 

(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)

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