Home schooling

Per home schooling si intende la possibilità di istruire direttamente, a casa, i propri figli. Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda annoverano tutti un gran numero di bambini educati a casa. I paesi anglosassoni vantano la tradizione più lunga di home schooling, e costituiscono un punto di riferimento internazionale importante. In lingua inglese esistono numerosi siti internet con forum di scambio, associazioni e pubblicazioni (Ludovico Polastri). 

In USA, 600 mila famiglie hanno ritirato i bambini dalle scuole, per sottrarli alla pseudo-pedagogia, e gli impartiscono l’insegnamento a casa. Il principio funziona anche perchè gruppi solidali di genitori condividono il sapere reciproco, mettendolo a disposizione della società. In Italia questo fenomeno è assai poco diffuso e soprattutto è orami scomparsa la pratica da parte dei genitori di seguire i propri figli, ovvero confrontarsi direttamente con il loro sapere e quello impartito dalle scuole.

Anche questa pratica può essere definita home schooling, invece di preferirla a pacchetti preconfezionati di cultura che comprendono dall’insegnamento musicale fino a quello sportivo. La famiglia italiana, tra le tante cose a cui ha abdicato, ha inserito anche quella dell’appaltare conto terzi tutto l’iter formativo dei propri figli. Si pensa, erroneamente, che questa pratica sia più efficace e soprattutto più conveniente in termini di investimento temporale di quella di cimentarsi direttamente con i propri figli nell’apprendimento di discipline o materie scolastiche che abbiamo appreso quando si andava a scuola. Nulla di più sbagliato. Tornare a seguire educativamente i propri figli vuol dire aggiornarsi e tenersi costantemente innovativi culturalmente e soprattutto confrontarsi con i metodi di insegnamento attuali che sono molto scarsi e faziosi. Gli attuali ed ancor di più i futuri metodi scolastici saranno rivolti all’appiattimento della mente e del carattere dei figli e non si pensi che affidandoli a “scuole serie” la musica cambi.

Uno dei fattori di cui più le famiglie si dovrebbero rimpossessare è il diritto di insegnare quello che ritengono più opportuno ai propri figli o quanto meno fare da contro-altare a pratiche di disinformazione molto diffuse nelle scuole, soprattutto italiane. Non so se le giovani mamme o padri di oggi siano all’altezza di questo gravoso impegno, forse no, inebetite dal gossip e dal chiacchiericcio mediatico che indebolisce mente e capacità critica. La regressione culturale, pianificata e voluta dai poteri politici vuole persone che non pensino, che non si ribellino, che non esprimano opinioni personali, che siano anestetizzate a tutto. E’ anche così che si perde la democrazia, con l’indifferenza culturale. Con il somministrare ignoranza a tutti i livelli specialmente ai bambini. I genitori invece dovrebbero ribellarsi a questo modo di pensare che come fine ultimo sarà quello di adeguare le intelligenze delle future generazioni ad un placido conformismo totalitario. Chi si informa, chi studia, chi legge, sarà sempre più un rivoluzionario. Una casa senza libri è come una fortezza senza armi. Prima o poi viene espugnata.

Basta prendere i libri di testo che ad ogni anno scolastico le famiglie sono costretti a comperare per capire l’incomprensione e la inadeguatezza al cervello di un bambino che frequenta le classi elementari o medie. Vengono spiegati con paroloni difficili concetti che mai potranno essere assorbiti da un bambino di 10-11 anni. Nessun libro parla più con semplicità, con esempi consoni alla fantasia dei bambini. Ho visto libri di testo delle elementari che spiegavano le equazioni, ma nessun testo parlava più delle favole, dei racconti per ragazzi, delle avventure classiche che avevano formato tante generazioni. Favole che poggiavano sul vissuto sì di personaggi fantastici ma così vicini al bambino da poterli ritrovare quotidianamente nella sua vita infantile. Favole che avevano un risvolto educativo notevole; alla fine c’era sempre una lezione di vita pratica da imparare e conservare. Ora è tutto finto, artefatto, con personaggi che non appartengono a quei miti classici che fin dai tempi dei greci e dei latini avevano contribuito alla nostra crescita culturale senza sforzare inutilmente il cervello ad immagazzinare concetti così astrusi per ragazzini ancora troppo piccoli.

In principio il ragazzino vuole, sente e pensa ciò che sente, vuole e pensa il gruppo, la banda dei coetanei; non ha desideri propri, ma i desideri “di tutti gli altri della mia età”: vuole gli stessi abiti, gli stessi segni di prestigio e riconoscimento che “hanno gli altri”. Privo di personalità, il ragazzino, specie adolescente, è stupidamente conformista. E’ anche falso e crudele, sempre perchè non ha un io.

La brava ragazzina in famiglia diventa la cubista dodicenne in discoteca. Il ragazzino “normale” diventa uno del branco e commette gli atti odiosi o autodistruttivi del branco, quando si trova nel branco. Dunque ha almeno due “io”, entrambi posticci e provvisori.

Una pedagogia seria deve “unificare” gli io falsi e molteplici dal ragazzino. In altre parole, aiutarlo a diventare “autentico”. Capace di chiedersi, ad un certo punto: cosa voglio veramente “io”?

Davvero voglio essere “come tutti”? Sono concetti che già C.G.Jung aveva studiato approfonditamente a livello psicologico con l’individuazione di archetipi infantili. E’ la scoperta della solitudine radicale, di quel processo interiore sofferto e solitario, da cui tutto può partire: per diventare un genio o un operaio ma orgoglioso del suo mestiere.

Personalmente non penso che una qualunque riforma scolastica possa rilanciare il sistema educativo scolastico perché in Italia ogni riforma è impossibile in quanto la società è troppo fratturata. Non riesce ad accordarsi nemmeno su terapie elementari e chiarissime, nemmeno di fronte a fenomeni tragicamente evidenti. Qualunque cosa si proponga, ci sono sempre potenti minoranze, o la maggioranza, che si oppongono con successo, in nome del “progresso” che non sanno più trasmettere, e che nasconde per lo più alcuni interessi costituiti. Il ragazzino di conseguenza capisce subito una cosa: che i “grandi” sono i primi a violare la Costituzione e a non praticare la “legalità”, in primis i politici e il governo, la magistratura e il parlamento: e ne conclude che la “legalità” non è altro che ipocrisia e falsità. Non a caso i ragazzi d’oggi sono allo stesso tempo cinici, disinformati e attratti (come rivelano i sondaggi) da modelli dittatoriali e autoritari. E allora non ci si può stupire se una diciottenne ostenta con orgoglio di essere una “escort con velleità di show girl” o se i ventenni ammazzano le fidanzate e nemmeno si vergognano.

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