L FMI vede nero per l’Italia: «export e conti al collasso»

Male il deficit e il debito, che ritorna a salire. Malissimo la competitivitàƒ del sistema Paese, à‚«in persistente deterioramentoà‚». Pessimo là¢â‚¬â„¢export, il cui à‚«collassoà‚» a partire dal 2002 pesa sulla crescita. La fotografia che il World Economic Outlook del Fondo monetario offre dellà¢â‚¬â„¢Italia è piuttosto allarmante. Ai numeri giàƒ anticipati sullà¢â‚¬â„¢andamento dei conti pubblici, là¢â‚¬â„¢istituzione di Washington aggiunge altri elementi di preoccupazione. Fra i quali cà¢â‚¬â„¢è anche la situazione della Banca dà¢â‚¬â„¢Italia, à‚«una complessa vicenda che speriamo si chiarisca prestoà‚», ha detto ieri il capoeconomista del Fondo, Raghuram Rajan [La stampa, 22 settembre 2005].

A riempire un quadro a tinte fosche bastano comunque i dati strutturali sulla situazione dellà¢â‚¬â„¢economia: la caduta della produttivitàƒ del lavoro e l’aumento dei costi di produzione, fattori che hanno pesantemente ridotto la capacitàƒ di competere dellà¢â‚¬â„¢Italia non solo nei mercati mondiali, ma soprattutto nei confronti di Francia e Germania.

Una caduta di competitivitàƒ evidente nellà¢â‚¬â„¢export, e che dal 2002 pesa sulla crescita. Il Fondo dedica allà¢â‚¬â„¢argomento proprio un confronto fra là¢â‚¬â„¢Italia e i due grandi vicini. A differenza di quanto accaduto in Germania – dicono gli esperti di Washington – per noi la forte domanda di questi anni à‚«è stata insufficiente a prevenire un collasso delle vendite allà¢â‚¬â„¢esteroà‚». E del resto là¢â‚¬â„¢Italia, come la Francia, concentra il proprio l’export sui beni di consumo, un settore molto vulnerabile alla pressione dei Paesi emergenti.

Il viceministro al Commercio estero, Adolfo Urso, contesta il dato. à‚«Il Fondo non tiene conto dellà¢â‚¬â„¢andamento degli ultimi due annià‚». PerchàƒÂ© invece à‚«dal 2004 abbiamo ampiamente recuperato terreno e nei primi sei mesi di questà¢â‚¬â„¢anno le esportazioni sono cresciute del 6,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il miglior risultato fra i più grandi Paesi europeià‚».

PoichàƒÂ© i mali di tutti si insinuano spesso anche nei comportamenti di singoli, il Fondo punta il dito contro gli imprenditori italiani i quali, più che subire là¢â‚¬â„¢apprezzamento dellà¢â‚¬â„¢euro, in buona sostanza ne avrebbero approfittato. à‚«Sulle esportazioni hanno influito negativamente anche i comportamenti degli esportatorià‚». In che modo? à‚«In Italia hanno reagito  all’apprezzamento dell’euro trasferendo ai prezzi all’export una percentuale dell’incremento del costo del lavoro per unitàƒ di prodotto superiore alla media. CosàƒÂ¬ hanno mantenuto la redditivitàƒ di primaà‚».

Sul versante conti pubblici si confermano le anticipazioni di questi giorni: crescita zero per questà¢â‚¬â„¢anno, +1,4% nel 2006, il rapporto deficit-pil toccheràƒ il 4,3% quest’anno, il 5,1% l’anno prossimo. Questà¢â‚¬â„¢ultimo dato, il più significativo, è stato rivisto al ribasso di un ulteriore 0,1%. Se si dàƒ credito a questa stima per scendere al 3,8% indicato dallo stesso governo, non basterebbe un aggiustamento dello 0,8% (circa 11,5 miliardi) come promesso nel Dpef e alla Commissione europea, ma dellà¢â‚¬â„¢1,3%, pari a 17 miliardi di euro. Quello che il Fondo definisce à‚«un significativo, e ancora non identificato (nei contenuti, ndr) aggiustamentoà‚».

Di certo, dicono i tecnici dellà¢â‚¬â„¢organismo, quello del governo italiano saràƒ un à‚«testà‚» per il nuovo Patto di Stabilitàƒ europeo. Una prova per capire se à‚«la maggiore flessibilitàƒ concessaà‚» non saràƒ usata dai Paesi che l’hanno ottenuta à‚«per posporre del tuttoà‚» là¢â‚¬â„¢obiettivo del rigore di bilancio.

Dulcis in fundo, cà¢â‚¬â„¢è là¢â‚¬â„¢amaro capitolo del debito pubblico, che per la prima volta da anni torna a salire: il 105,5% del pil quest’anno, il 107,1% nel 2006. In questo caso siamo in ottima compagnia: il Fondo è preoccupato anche per lo stock tedesco (nel 2006 il 70,1%) e quello, stellare, del Giappone. Secondo le stime di Washington il debito nipponico nel 2006 raggiungeràƒ il 177,8% del Pil. Mal comune, mezzo gaudio.

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