P. Sorge: in Europa il "pregiudizio" non è anticristiano, ma contro il governo Berlusconi.

àˆ il “pregiudizio anticristiano” il novello fantasma che si aggira per l'Europa? Siamo seri – reagisce p. Bartolomeo Sorge nell'editoriale di Aggiornamenti sociali di dicembre – e non trascuriamo il problema vero: “una concezione matura di laicità ” interpretata da un altrettanto “maturo laicato”. Ecco dunque la replica di un autorevole organo dei gesuiti alla querelle cui ha dato la stura la bocciatura di Buttiglione a Strasburgo e proseguita con l'appello dei vari “atei devoti” alla difesa della “cristianità ” [Adista – 85/2004].


Bocciatura che Sorge non esita a demistificare, spostandone le motivazioni dal piano religioso a quello politico. Che a livello europeo “non si è agito per “pregiudizio anticristiano””, spiega infatti il direttore di Aggiornamenti sociali, è nella realtà dei fatti testimoniato anche da “Jean-Louis Bourlanges, presidente della Commissione Libertà del Parlamento europeo che ha bocciato Buttiglione”, il quale ha dichiarato come il verdetto in questione non sia stato “un voto anticattolico” ma un voto politico, dovuto al fatto che “le sue risposte non hanno rassicurato”, neppure in tema di immigrati e di richiedenti asilo.

D'altronde, aggiunge Sorge, “sul voto negativo ha influito pure il clima ostile a Berlusconi che si respira in Europa: anche all'on. Frattini, come prima a Buttiglione, è stata imposta la supervisione di una commissione ristretta”. E ciò ha cause politiche precise dovute a “un Governo che ha frenato su molte questioni: il mandato d'arresto Ue, la direttiva sul razzismo e la xenofobia, il pluralismo dei media…”. Nulla a che vedere perciò col “pregiudizio anticristiano” tirato in ballo dallo stesso Buttiglione: “del resto – sottolinea l'editoriale di Aggiornamenti sociali – la Casa delle Libertà non si distingue certo per la fedeltà ai valori cristiani, come dimostrano la legge Bossi-Fini sull'immigrazione, l'appoggio alla guerra in Iraq e altre scelte, lontane dalla dottrina sociale della Chiesa”.

Il punto è tornare a riflettere sul senso vero della laicità come “dimensione propria dell'identità cristiana” contro ogni “integrismo” e “laicismo” (v. in merito l'intervento di p. Sorge sul numero di Adista allegato).

Citando il card. Martini, Sorge ribadisce come “l'azione politica, che pure deve ispirarsi ai principi etici, non consiste di per sé nella realizzazione immediata dei principi etici assoluti, ma nella realizzazione del bene comune concretamente possibile in una determinata situazione”. Ma “quest'opera di mediazione culturale può essere il frutto solo di un laicato maturo”, capace di muoversi secondo “le regole della democrazia” attraverso “scelte di opportunità e di gradualità nel confronto con soggetti e programmi politici laicisti in contrasto con l'etica cristiana”. Ne consegue, conclude Sorge, che oggi c'è bisogno di cristiani “laici maturi” capaci di testimoniare la fede, “ma non integralisti” nel costruire la cittadinanza comune.

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