Tobin Hood nella Sherwood della finanza


Nella foresta dei Sherwood dell’alta finanza, il dubbio ha cominciato a serpeggiare il 4 settembre e se lo sceriffo di Bercv, il ministro delle Finanze francese Laurent Fabius stesse preparando la resa? Quel giorno infatti il ministro si è deciso a riaprire il dossier della tassa Tobin.
Maledetta tassa Tobin! Eppure, un anno fa, Fabius aveva creduto di seppelirla definitivamente dichiarandola, sulla base del rapporto di un esperto, ‘generosa ma inapplicabile’. Da allora ci sono stati i cortei di Genova per una globalizzazione dal volto umano. E c’è stato il formidabile successo mediatico di un’idea cosi semplice da diventare irresistibile: la tassa Tobin, che potrebbe essere la figlia naturale di Robin Hood e di Amélie Poulain.
Si tratta di prelevare una piccola commissione – dell’ordine dello 0,1 per cento su tutte le transazioni finanziarie a breve termine sui mercati dei cambi. Il prodotto di quest’imposta mondiale verrebbe destinato a un fondo di aiuti allo sviluppo in tutto il mondo. Far pagare gli speculatori per aiutare i paesi poveri: quale cuore può essere così insensibile da non applaudire fragorosamente? Già nel 1971 l’americano James Tobin, futuro premio Nobel per l’Economia, aveva indicato questa via per evitare la follia speculativa all’origine delle crisi monetarie.
Facile da capire, piena di buone intenzioni e ammantata di rigore scientifico: qualsiasi guru del marketing sarebbe felice di averla inventata. Attac, l’Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie per l’aiuto ai cittadini, ne ha fatto il suo cavallo di battaglia. E dire che questa costellazione di associazioni, sindacati e giornali è nata dall’intuizione di un giornalista cinefilo!

Nasce Attac

Novembre 1997: Ignacio Ramonet, direttore di Le Monde Diplomatique, dà l’ultimo ritocco a un editoriale che invita alla creazione di un movimento non governativo per la promozione della tassa Tobin. cerca una sigla convincente. La sua scelta cade su Attac, in riferimento ad Attack! [uscito in Italia come Prima Linea], un vecchio film di Robert Aldrich che denunciava la vigliaccheria degli ufficiali superiori durante la guerra.
L’idea ha un successo strepitoso. Al giornale arrivano migliaia di lettere che esortano a ‘disarmare i mercati’. Tassare gli speculatori diventa uno slogan. Da Sud-Ptt alla Confederazione contadina di José Bové, dal Sindacato della magistratura ad Agire insieme contro la disoccupazione, tutti quelli che aderiscono alla rivoluzione antiliberale affluiscono allo sportello d’iscrizione. L’organizzazione si dota rapidamente di un consiglio scientifico, che riunisce un drappello di professori universitari. La sua missione: dare battaglia agli esperti ortodossi. ‘Ma il miglior modo di promuovere il dibattito pubblico intorno alla tassa Tobin era introdurla nell’arena politica’, precisa Bernard Cassen, il presidente del movimento.
In quattro mesi si costituisce nell’Assemblea nazionale un comitato di deputati Attac [130 eletti]. Ogni discussione sul bilancio è un’occasione per la presentazione di emendamenti a favore della tassa Tobin, concepiti come altrettanti trabocchetti per il governo.
Ogni volta vengono elencati gli stessi argomenti tecnico-economici opponibili all’imposta contro gli speculatori: perturbazione del buon funzionamento dei mercati finanziari e dunque del finanziamento dell’economia reale; rischio di evasione fiscale; difficoltà della riscossione della tassa; inefficacia in caso di crisi finanziarie serie. Insomma, per l’apparato politico e amministrativo, promuovere la tassa Tobin è solo una perdita di tempo.
Ma questi argomenti non hanno alcuna possibilità di scoraggiare l’ardore dei ‘tobinofili’. Secondo l’intransigente Bernard Cassen, ‘un esperto dice ciò che vogliono fargli dire quelli che lo pagano’. Soprattutto, nelle intenzioni del movimento incrociare la spada con gli speculatori è solo un primo passo. ‘La tassa Tobin è solo la chiave di sol della nostra melodia, un semplice strumento pedagogico per rimettere in discussione la globalizzazione liberale in tutti i suoi aspetti’, dice Pierre Tartakowsky, il segretario generale di Attac.
Prima di essere una fonte di finanziamenti per il Terzo mondo, la tassa Tobin è un’arma letale contro il ‘pensiero unico’. Ma l’ora dei ‘rinnegati’ della globalizzazione sarà realmente suonata solo quando il forum di Davos inserirà la tassa Tobin nell’agenda delle sue discussioni.

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